Il ristretto cerchio pensante

“In Italia è ben ristretto il cerchio degli uomini che sanno pensare”, questo è ciò che Giuseppe Pelli scrisse a Cesere Beccaria nel 1776. Sono passati tre secoli ed il cerchio sembra essersi ristretto, la ragione sembra non avere spazio. Ma se qualcuno all’interno di questo cerchio c’è ancora, se dentro ci sono anch’io, allora è necessario fermarsi a riflettere su alcune cose. E’ necessario pensare al fatto che nelle farmacie l’igienizzante per le mani e le mascherine si esuriscono prima dei preservativi, che molti lavoratori non conoscono i loro diritti, che Jacques Diouf abbia allargato le braccia alla conferenza stampa finale del vertice della FAO ammettendone il fallimento. Dobbiamo riscattare la cultura umana, è necessario allargare il cerchio per salvarci dall’umiliazione che ci infliggono parte dei media e per non avere più le mani chiodate dall’assurdo che ci ordina.

8 thoughts on “Il ristretto cerchio pensante

  1. Mi piace trovare pagine come queste, è la dolce scoperta di non essere i soli a soffrire l’assenza del bello e la presenza di troppe brutture, la mortificazione culturale, la valorizzazione dei nuovi freaks (quelli mediatici) e l’ostentazione del nuovo grottesco. Se solo questo mondo emergesse sarebbe un nuovo rinascimento. A volte mi chiedo il destino dell’arte. Il mondo ha perso il senso estetico? Si guarda alle espressioni artistiche come superflue, ogni azione ha tanto più successo quanto più riesce a dare gloria ai nuovi dei e il bello è costretto a muoversi tra gli angoli, nelle poche pieghe delle città dove gli estimatori lo custodiscono o sul web. Eppure il web è anche il regno della nostra “neolingua”, sulla falsariga di quella orwelliana, quella dei “ke”, dei “xò” e dei “xkè”.
    La letteratura e la storia in fondo ci insegnano che l’aggettivo “nuovo”, che ho utilizzato più volte all’inizio, non poteva essere più improprio, non c’è nulla di nuovo nella repressione e nel soffocamento culturale, come nella diffusione del terrore (di una malattia, di una razza, del cambiamento), solo l’arte e la cultura, sanno davvero essere “nuovi”.

    • “ke, xò, xkè” fanno parte del linguaggio degli sms, più che di quello del web. Il web è una cosa troppo grande, per avere un solo linguaggio. Per fortuna. Così grande che forse, forse, uno spazio per arte e cultura c’è ancora. Forse è una falla del sistema, e qui i diagrammi di potere non arrivano, non sempre, non del tutto. Qui magari oggi riusciamo a dire qualcosa di bello, senza che nessuno ce lo possa vietare, per una volta.

  2. Nello stesso periodo di Pelli e Beccaria, il caro buon Giacomo Leopardi scopriva quanta più Italia facessero gli altri, scendendo nel prondo sud napoletano e guardando gli italiani di un’Italia che politicamente ancora non esisteva, lamentava la mancanza di coesione culturale, della mancanza di un bon ton tutto italiano nato in (altrettanto mancanti) “salotti” italiani.
    Sul processo di evoluzione o involuzione della lingua italiana determinati da certi contesti tecnologici io aprirei una discussione a parte.
    Per quanto riguarda ancora l’altro OT, ovvero le potenzialità della rete per la creazione creativa e le libertà rimando a Matrix ;-)

  3. Che poi, l’igienizzante.. fa un’incredibile puzza di alcol etilico. Inoltre sembra diventare merce di scambio anche fra amiche. Meglio delle sigarette e del trucco.
    “Ne vuoi un pò roby?”
    “Si, grazie.”
    La tv genera mostri.

  4. Che in Italia la tv e i media in generale riempiano la testa di ogni singolo italiano che lo permette di enormi cazzate, questo è fuor di dubbio. Che si faccia allarmismo per ogni minima cavolata, pure. Altrettanto si può dire per l’inesistenza della libertà di parola (e pensiero forse?) e per lo spazio inesistente rimasto all’arte e alla cultura e alla gente che pensa, che invece dovrebbero essere alla base di una società “sana” a mio parere. Il web è uno dei pochissimi spazi rimasti a questo scopo, “ke, xò, xké” a parte (@manu: quelli imperversano ovunque ormai); direi che è il caso di sfruttarlo al meglio, fino a quando non ci toglieranno anche questo.

  5. Concordo con il post ma non credo che il cerchio sia ristretto…e non credo che il problema riguardi solo l’Italia… Strano a dirsi, ma secondo me i più rivoluzionari attualmente sono gli Americani. Quegli Americani che hanno combattutto contro Bush e le sue guerre preventive – andando controcorrente rispetto ai propri concittadini che volevano lavare nel sangue l’attentato alle Torri Gemelle – che sono gli stessi Americani che adesso dimostrano di non farsi prendere per il culo da nessuno, perchè continuano a combattere contro un premio nobel per la pace: il neo-presidente Obama. Poi ci sono i Greci, che ancora lottano per la democrazia, contro lo stato di polizia…poveri Greci…vengono ancora ascoltati dal mondo proprio perchè il loro stato non è pienamente democratico…e si sa che la Democrazia occidentale invade ogni dove e demonizza la diversità…ma non sanno che al raggiungimento del loro obiettivo ci sarà un nuovo nemico, contro il quale ancora, in dieci anni in Italia, non si è ancora capito con che armi abbattere…o quanto meno contrattare! Ebbene, sono arrivata al punto del mio discorso: il problema non è che ci sono pochi Italiani pensanti…il problema è che oltre a lamentarci non sappiamo che cazzo fare! C’è gente che si lamenta, però non va a votare!!! Uno sforzo minimo, un diritto fondamentale nel nostro minimo spazio di partecipazione politica!! Però, aggiungo: vedo tantissime persone organizzarsi per manifestazioni che riguardano problemi più o meno vicini alla propria realtà…vedo associazioni nascere, vedo gente che paga il biglietto per andare a Roma a urlare a Berlusconi di tornarsene a casa… Il problema di tutta la democrazia occidentale è che le URLA di noi poveri mortali rimangono inascoltate dal cerchio oligarchico al potere… Vengono ascoltate e amplificate dai tg nazionali per un giorno…e ci fanno passare la notizia quasi come se si trattasse di qualcosa di simpatico, allegro, fatto tanto perchè nella vita non si ha niente di più impegnativo da fare…ecco come ci fregano: ci vogliono rinchiudere nel nostro piccolo orticello, ci costruiscono attorno gli steccati della “leggerezza”, delle “lamentele”. E’ cemento, è un muro che ci rimanda l’eco delle nostre GRIDA.
    Piano piano ci riescono…e per questo sempre meno persone si sforzano di partecipare alle manifestazioni, o di informarsi di politica…perchè gli scontri politici sono diventate risse di adolescenti politicanti e perchè le manifestazioni sono diventate feste itineranti….
    Il compito fondamentale di chi crede davvero che il cittadino della moderna democrazia possa cambiare le cose attraverso manifestazioni pacifiste e associazioni civili consiste nel “diffondere la fede”…allargare la cerchia dei “discepoli”…discepoli di cosa? Della speranza di non cadere in una moderna dittatura (nel caso dell’Italia), o in una moderna oligarchia, sotto una patina effimera di democrazia…perchè non abbiamo più potere. E non voglio essere disfattista, in fondo credo ancora che le cose possano cambiare…ma occorre rinvigorire questa fiducia, in tutti…rompere quei muri che ci hanno costruito attorno agli orticelli, a martellate,a sassate, come si può..anche se ci vorrà tempo.

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