Placido Rizzotto, uno dei tanti eroi dimenticati

Il 25 aprile ogni anno si festeggia la giornata della Liberazione, liberazione dal nazi-fascismo. Purtroppo questo non significa che l’Italia sia un Paese libero; per esempio la ONG Freedom House ha stilato una classifica mondiale sulla libertà di stampa e l’Italia risulta al 73° posto sulla scala mondiale ed è definita semi-libera.

L’Italia non è oggi libera da forme di fascismo latente, nascosto da un’ipocrita democrazia in cui puoi esprimere la tua opinione, la quale, però, non conta nulla; inoltre l’Italia non è libera dalle mafie: concentrazione forte al sud ma con metastasi che pervadono anche il nord, sotto altre forme.

Un uomo, uno dei tanti, che ha combattuto contro il fascismo e contro la mafia è Placido Rizzotto, oggi troppo spesso dimenticato, come troppo spesso dimentichiamo le centinaia di persone morte per mano mafiosa e le centinaia di persone del sud mandate a fare il militare al nord e che, disobbedendo, entrarono a far parte delle squadre partigiane.

Placido Rizzotto, nato nella Corleone che diede i natali ai più feroci mafiosi che la Sicilia abbia mai conosciuto, era un socialista (altro motivo per non ricordarlo, come intellettuali di sinistra ricordiamo solo i comunisti) e come tale si unì alle Brigate Garibaldi per combattere da partigiano il fascismo.

Dopo la guerra Placido tornò in Sicilia e fiero di aver fatto parte del CLN non aveva vergogna di portare al braccio la fascia da combattente che lo riconosceva come tale, cosa che lo contraddistinse subito nel paese come uno che aveva troppi grilli per la testa. Ne aveva così tanti che ricoprì l’incarico di Presidente dei reduci e combattenti dell’ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone. Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL, incitando i contadini all’occupazione delle terre incolte e a ribellarsi al sistema che loro stessi avevano contribuito a creare con il loro asservimento. Dopo Placido, molti altri incitarono l’occupazione delle terre incolte dei padroni mafiosi e, anche grazie a lui, il più famoso Pio La Torre poté portare in parlamento la riforma agraria che gli costò la vita.
La vita di Rizzotto finisce giù per Rocca Busambra e intorno alla sua morte invece gravitano altri nomi famosi: Luciano Liggio, l’assassino, e Carlo Alberto Dalla Chiesa, capitano dei Carabinieri che indagò sulla sua morte.

La cooperativa siciliana Libera Terra produce e commercializza due vini denominati Placido Rizzotto Bianco e Placido Rizzotto Rosso provenienti da vigne confiscate alla mafia nel corleonese.

Al partigiano Placido Rizzotto che resistette al fascismo e alla mafia è stato dedicato anche un film che porta il suo nome diretto nel 2000 da Pasquale Scimeca.

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