Barbie girl

Quante bambine in tutto il mondo hanno giocato con la loro Barbie, Ken, e i vari accessori!  Molte giocavano a Barbie avvocato, a Barbie professoressa, ed altre a Barbie casa-dolce-casa. In tutti e tre i casi la bambolona platino arrivava al successo in un baleno, nessuna difficoltà, nessuna discriminazione né tanto meno delle molestie. Crescendo, quelle bambine hanno portato avanti i loro sogni, hanno provato ad indossare gli abiti della bambola che tanto aveva stimolato la loro fantasia, ma si sono accorte che non sono comodi da portare, non è andato tutto liscio come durante quei pomeriggi nella loro cameretta. Hanno affrontato la vita reale, la vita di una donna. La bambina che giocava a Barbie avvocato ha ottenuto la laurea in giurisprudenza, una valigetta e poi ha conosciuto le discriminazioni dei suoi colleghi uomini, tanti Ken con meno capelli e più panza , che solo per il fatto di essere uomini pensano di essere migliori, più in gamba, e questo  legittima il fatto di poter allungare le loro squallide mani su una donna che non è lì per il loro trastullo, ma per lavorare con loro e come loro. Forse quegli uomini hanno, come il loro surrogato Mattel, dei problemi di dimensioni e quindi cercano in tutti i modi di manifestare la loro virilità con il potere che da secoli tengono per sè e che stentano a dare alle donne. Tutti uniti, tutti con lo stesso problema di dimensioni?

La bambina della Barbie professoressa è riuscita ad avere una cattedra all’università, ha lottato per i suoi diretti di donna, ma nonostante tutto ancora ha dei problemi a far capire al suo caro collega che quando parla non gradisce essere interrotta dalla sua arrogante mano che le fa capire di stare zitta. Capelli corti, modello di Barbie rifiutato, reggiseno sportivo, lotte femministe ed un imbecille che le tappa la bocca. Ha rinunciato alla sua femminilità, ma questo la rende una donna forte o solo una imitazione del modello maschile di potere?

Ed alla fine c’è la bambina della Barbie casa-dolce-casa, anche lei è cresciuta, ha trovato il suo unico e solo Ken, che ha giurato di amare per sempre “in salute e malattia”: oggi ha una casa identica a quella della sua Barbie, ha anche i suoi stessi capelli. Nella sua casa usa il corredo che la mamma e la nonna le preparano da prima che lei nascesse. Suo marito ha un ottimo lavoro, guadagna un mucchio di soldi e le allunga qualche euro una volta al mese, ha due bambini bellissimi, ed una cena diversa ogni sera pronta in tavola e per mantenersi in forma per il suo maritino, per tenerselo stretto, va in palestra almeno tre volte a settimana.

Poi un giorno il marito torna a casa con un bottone della camicia saltato, e le chiede di riattaccarlo, ma lei in quel momento non può, così il bravo marito la colpisce con una scarpa in pieno volto. L’idillio si è tinto di viola, come il livido sulla faccia della ormai donna, che di certo non aveva mai visto nel catalogo Mattel “Barbie vittima di violenze domestiche”, non sa come agire, la cosa migliore è non uscire di casa per le due settimane che serviranno all’occhio per guarire.

La brava massaia riflette su quello che le è accaduto e giustifica il marito, inizia a sentirsi in colpa perché avrebbe dovuto comprendere che il “suo uomo” è stressato e riparargli la camicia, che cosa le sarebbe costato farlo subito, dopo tutto se lui non ci fosse lei non saprebbe cosa fare, sarebbe sola, chi la manterrebbe, chi vorrebbe stare con lei. La paura di rimanere da sola, la paura dell’età che avanza sono frutto della violenza psicologica, oltre che fisica, esercitata dal marito, la donna diviene incapace di prendere la decisione più giusta, denunciarlo e andare via da quell’incubo rosa dalle sfumature viola. Il marito la domina, lei sente di dipendere per tutto da lui, la sua autostima è a terra, non riesce più ad avere fiducia in sè stessa.

Oggi al mondo ci sono milioni di casi di violenza sulle donne, in Russia c’è un detto “se ti picchia, vuol dire che ti ama”, questo detto non sembra appartenere solo ai russi, in tutte le parti del mondo le donne vengono maltrattate e picchiate continuamente. Anche negli ambienti più colti, tra le persone in apparenza più liberali si nasconde una traccia di maschilismo, ed anche in quegli ambienti le donne continuano a subirne la violenza sia fisica, ma soprattutto psicologica.

Sicuramente molto è stato fatto e continua ad essere fatto, ma non è ancora abbastanza.

Non possiamo farci dare ancora delle isteriche, facendoci affibbiare delle colpe che non sono nostre. Le donne non sono isteriche, è troppo semplice per gli uomini liquidarci così, iniziamo o continuiamo a puntare il dito contro di loro, ma senza rinunciare alla nostra femminilità.

Forse la Mattel avrebbe dovuto mettere in commercio una Barbie “Lorena Bobbit”, magari oggi staremmo meglio.

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