L’alieno cantore chiamato Faust’o

Dal 1978 fino a metà anni ’80 un tizio che si fa chiamare “Faust’o”, friulano d’origine, inizia una stramba carriera all’interno del panorama musicale alternativo. Il David Bowie italiano, dicono alcuni, forse il genio che non ci aspettavamo. Ed invece possiamo riscontrare diversi punti di vista in certe sue uscite soniche.

“Non usare il coito anale per il gusto di far male, fai l’amore con malinconia.” (Faust’o – Godi)

Suicidio è il primo disco, un concentrato di lustrini e paillette su un corpo vestito a dovere, per sentirsi amati, da altri. Come se fossimo costretti a fare le puttane per ricevere degli apprezzamenti. Eppure, nonostante la Sacra Chiesa sia sempre dietro l’angolo pronta a dirci cosa fare, vorremmo godercela questa maledetta vita, ma dobbiamo nascondere i nostri atti “impuri”, finché non ci rendiamo conto di avere il comando su noi stessi, e che possiamo allontanarci dai moralismi di convenienza ed evadere, finalmente, secondo natura. Fino a liberarci dalla violenza della società che ci costringe a sporcarci e respirare l’aria dei rifiuti.

Ma spesso, è l’eccesso che viene via dalla lotta continua ed incazzata contro familiari bigotti e compagni di classe poco simpatici. La medietas latina è così poco alla moda tra le gioventù frustrate dal confronto costante con coetanei e adulti, spesso irraggiungibili. C’è poi da capire cos’è eccessivo o meno. Secondo me è eccessivo ciò che può nuocere il prossimo.

A questo punto Faust’o si strucca, mette su gli abiti del new waver, colori grigi, giacca, senza tralasciare l’ironia, ma piano piano lo si vede imbattere in storie oscure, musicalmente persino difficili da digerire (ma tanto affascinanti), dove l’argomento “noia”, sembra lasciar presagire ambigue soluzioni. Funerale a Praga (contenuta nel secondo Poco Zucchero) è la lenta processione dell’asfissia e della disillusione, una sorta di Emilia Paranoica (CCCP) ante litteram, senza overdose da calmanti, né locali in cui passare il proprio tempo perso, ma soltanto una fotografia sbiadita, nell’attesa che un carro passi, con te dietro i vetri delle finestre. E’ vicino a quello che raccontava Ian Curtis (Joy Division) poco prima di farsi trovare impiccato dalla moglie. Ma si può evadere dalla vita con la morte?
Morire per avere in cambio cosa poi? Il nulla? La pace, per molti sofferenti. L’inferno del diavolo, per qualcun altro.

“Me stessi in fondo al mare” (Faust’o – Rip Van Winkle)

La sperimentazione di Faust’o dall’82 in poi rispecchia quasi uno stato d’animo distaccato da tutto, senza più sorrisi, alienato probabilmente, ma in un rapporto molto stretto con la propria interiorità. Come se le filosofie orientali lo avessero preso. Sembra la nuova soluzione, la fuga verso orizzonti sconosciuti e magari contenenti quella verità che poco prima ti stava facendo impazzire. Ma siamo di fronte all’autoillusione? O basta allontanarci dalla nostra realtà labirintica per avere un po’ di quiete nell’animo?

“E così ho spento la radio e ho stracciato i giornali preso a calci la televisione, silenzio totale” (Fausto Rossi – Silenzio Totale)

Negli anni ’90 si riprende il suo vero nome, Fausto Rossi, e lascia sopratutto due lavori come L’erba ed Exit, di passionale rock a bassa fedeltà (lo-fi), adulto e sporco. I suoi viaggi sembrano estremizzare certe visioni del mondo, tolgono le bende dagli occhi, vedono la crudezza della contemporaneità, tra guerra, scienza, religione e mass media. I deliri del solito vecchio, si direbbe. Erano deliranti anche Bradbury e P.K.Dick però.

Fa un po’ paura ascoltare i 14 minuti di Blues (da Exit), ma è la rappresentazione dell’oggi, niente da fare. Forse il suo delirio migliore, così definitivo e senza compromessi.

Convinto delle sue teorie sulle macchine, sull’uomo… è una voce fuori dal coro che non ha tempi di pubblicazione da rispettare, forse non ha neanche tanti soldi, o forse non gliene frega proprio un cazzo di averne. Uno così basta ascoltarlo, preferire una o tutte le sue trasformazioni. Prima lo devi trovare e poi non è da escludersi che possa farti cacare. De gustibus. A me ha dato diverse scosse fondamentali. Scosse eversive.

Per il resto fate voi.

11 thoughts on “L’alieno cantore chiamato Faust’o

  1. Quel Faust’O con la ò non si può veder :-)))
    Comunque manco una riga sulla svolta Jeess ( becoming visible e, sopratutto, below the line. I dischi che tracciano il nadir e lo zenit. PS ti linko sul blog , sul forum, sul web site

  2. Il mio intento non era fare una lista della spesa citando le produzioni innumerevoli del Fausto, anzi, ne volevo approfondire degli aspetti che sono venuti a galla da una riflessione, attualizzandoli e mettendoli in luce.
    Avrei scritto su Ondarock, nel caso :P

  3. …non e’ un commento allo scritto, molto interessante, di questa pagina.
    Volevo soltanto avere qualche dritta su come reperire i seguenti titoli di Fausto:
    Suicidio, J’accuse, amore mio, Out now, Faust’O e Love story.
    Non li riesco a trovare neanche a pagarli oro. Mi accontento (si fa per dire) di un download selvaggio o di copie in cd, a pagamento s’intende!
    grazie

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