Buttati nel turismo, un cazzo!

Ultimamente, non so se ve ne siete accorti, è diventato difficilissimo trovare un lavoro. Che scema! ma è ovvio che ve ne siate resi conto! Io per due mesi interi non ho fatto altro che alzarmi al mattino, inviare curricula e fare colloqui dai quali venivo categoricamente scartata. Un giorno, stanca dei soliti siti tipo infojob e robe così, decido di concentrarmi e pensare a come impiegare le mie risorse in base a ciò che mi circonda. Dal momento che sono di Trapani, ridente cittadina siciliana, mi balena in mente l’idea di puntare sul turismo. Che idea geniale! La provincia di Trapani è sempre invasa dai turisti nel periodo estivo. E così cercando cercando ho trovato uno di questi lavoretti da quattro soldi, per soli tre mesi, dove lavori tutto il giorno e stai a contatto con la gente: promozione turistica. Adesso sono qui,  seduta al piccolo molo turistico, cullata dal rumore delle onde che si infrangono sugli scafi. Vedo passanti fare lunghe passeggiate sul muretto che costeggia i frangiflutti, ragazzini che si improvvisano abili pescatori, marinai dalla pelle abbronzata (non in senso berlusconiano) che intrecciano reti, senegalesi e marocchini che preparano le loro bancarelle e, soprattutto, loro: i turisti.
Ci sono vari tipi di turista: c’è quello ricco straricco, che te ne accorgi perché va in giro con polo firmate pantaloncini e mocassini e con bassotto a seguito; c’è quello che vuole fare le “vacanze intelligenti”, anche se è partito ad agosto, ma insiste a voler risparmiare fino all’ultimo centesimo possibile, che te ne accorgi quando ti chiede lo sconto su un biglietto di 20 euro; c’è poi quello sprovveduto il quale non sa neanche dov’è che è andato in vacanza, che te ne accorgi quando ti chiede se da Trapani può andare a Mothia in canoa.
Ormai riesco a distinguere ogni tipo di turista che viene da me a chiedere delle escursioni in barca. I più si aggirano furtivamente intorno alla mia postazione, buttando l’occhio di quando in quando su qualche cartellone e, quando mi rivolgo loro chiedendogli se gradiscono delle informazioni, fanno un sorrisetto e rispondono “stavo leggendo…”, allorché io penso: “ma tanto sempre di me avrai bisogno, perché sul cartellone non c’è scritto il prezzo, scemo!” e difatti, puntualmente, si avvicinano con la domanda da un milione di dollari! Alcuni vengono con passo spedito e sguardo fermo, mi si piantano davanti e mi dicono: “allora, come funziona?”. Io non so mai cosa rispondere a questo tipo di turista, è quello che vuole sapere tutto, che fa mille domande che crede siano intelligenti quando invece sono del tutto inutili o inappropriate, quello che non mi lascia spiegare un accidente dei servizi che vendo, ma mi anticipa con richieste e supposizioni. Nel tempo, alla domanda “allora, come funziona?” ho preso l’abitudine di rispondere “a motore!”. La risposta invece che adoro più di tutte, e in base alla quale il cliente reagisce in modi differenti, è: “un euro al kg”. A chi rispondo così? A quei turisti che, siccome sono siciliani, pensano che fare un’escursione sia una cosa superflua, e la farebbero quasi per farci un favore. Questi si avvicinano, con un sorriso che vuol dire tutto, e mi fanno: “signorina… (pausa) Quant’è?”

Sarà che di questi tempi è difficile trovare un lavoro, ma con i turisti di oggi è quasi impossibile lavorare, riuscendo, a fine giornata, a non odiare il genere umano. Spero solo di non risultare anche io così cagacazzi quando vado in vacanza!

Questo post è catalogato come Satira. Questo è il link.

3 thoughts on “Buttati nel turismo, un cazzo!

  1. Mi rivedo un po’ in tutti i profili che hai indicato… mi informo bene prima di comprare qualcosa (di tecnologico soprattutto) e quando parlo col venditore faccio domande molto mirate sulle specifiche tecniche (a volte mettendolo in crisi)… è anche vero che se uno vende stufe a pellet deve sapere cos’è il rendimento… se non lo sa non sa quel che vende!
    A volte invece compro in modo emozionale (soprattutto oggetti d’arredo)… in quel caso invece entro molto in empatia col venditore con cui spesso scherzo e che altrettanto spesso mi confessa di non sopportare gli altri clienti.
    Beh il bello di fare/aver fatto tanti lavori diversi ti permette di comprendere quello che è dall’ “altra parte”… qualche giorno fa ho ricevuto un grande armadio, gli operai addetti al montaggio mi hanno chiesto di ruotare il letto temporaneamente perchè avevano bisogno di più spazio di manovra. Io (naturalmente) ho accettato e ho ruotato il pesante letto (è un letto contenitore che pesa più per il contenuto che per la struttura). Il capo-operaio mi ha confessato che in genere i clienti fanno storie, “Vedi che era necessario spostare il letto? Altrimenti non potevamo girare dietro l’armadio… non era un capriccio… noi adesso abbiamo trovato te che hai capito, ma la maggior parte delle volte non vogliono spostare nulla… nonostante le spiegazioni”.
    Il problema è stato quando loro sono andati via… perchè non c’era spazio sufficiente per ripetere la manovra di rotazione… ho dovuto spostare il letto sino a far uscire da una porta uno degli angoli del letto! SOB!
    A parte questo molte frasi quali “stavo dando solo un’occhiatta” o “no grazie non m’interessa” a volte dipendono dalla troppa insistenza di alcuni venditori:
    quando chiedi qualche informazione si sentono in diritto di provare a convincerti in tutti i modi… pensate ai promotori di carte di credito o chiavette internet all’aeroporto… sembrano degli avvoltoi “Buongiorno Le interessa una chiavetta internet a soli 29 euro al mese?” “No grazie” “Perchè no? Lei naviga in internet? Con quale operatore?” “Si, ho xxx, ma non sono interessato perchè dove sto io non c’è campo” “Dove abita?” “Abito in yyy” “Ah capisco…”
    tutto ciò avviene mentre “corri” verso l’imbarco in vistosa fretta… e il tizio… il venditore è praticamente costretto ad inseguirti mentre parli “controvento”…

    Tutto ciò perchè? Crisi, concorrenza, gente che è costretta a fare lavori malpagati, spesso a provvigione (in base al numero di clienti “adescati”) con modelli di vendita simili a quelli usati dai testimoni di geova…

  2. C’hai preso in pieno: promotore, concorrenza, nausea.
    A volte i clienti mi ignorano, proprio per colpa degli “avvoltoi” che non li lasciano in pace. Ma che ce vuoi fa’: ci si arrangia come si può…

  3. Diciamo che essendo commessa di un servizio non hai molti rapporti con il cliente se non dare informazione e se il tipo è alla mano parlare un po’ di più.
    Meglio commessa lì che commessa a provvigione in un negozio di corso olivuzza, no?
    Io quando vedo turisti per strada li immagino sempre come banconate che camminano e penso sempre che ci sono poche attrazioneni per spennarli in questa città, come fanno con me quando vado fuori!

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