Cento cagne …ops! dame sopra un osso

In Italia abbiamo un grosso osso: un cavaliere …che ama circondarsi di dame.
Le seconde sono al servizio del primo, anche se la società di corte è superata da tempo; anche se i suoi nobili valori e i suoi corpetti col gonnellone sono a marcire nel dimenticatoio da secoli.
Ma noblesse oblige, e la nostra moderna noblesse è quella del denaro capitalista, dell’era dello spettacolo e del sé vuoto con i seni pieni. In un nome, un cognome e un cuoio capelluto rifatto, è l’era di Silvio Berlusconi, detto “il Cavaliere” in ragione dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro (?) conferitagli nel 1977.
Prendendo spunto da queste evidenze, un gruppo di cineasti e giornalisti indipendenti ha realizzato Le dame e il cavaliere, un docu-film autofinanziato che analizza appunto il rapporto tra tal benemerito nobiluomo a le sue donzelle, fotografando la maestria con cui il sistema “dama-cavaliere” regge il nostro stato, le nostre menti e le nostre tasche.
Paura, eh? Abbiatene.

Come seguendo le orme di Videocracy, quest’inchiesta ci mostra un affresco spietato e tutto nostrano: all’apparenza, proietta le vicende private e politiche di Silvio Berlusconi; in realtà, il vero fil-rouge del film è l‘intreccio “Sesso & politica“, che svela come il berlusconismo si fondi su un ben definito do ut des: favori sessuali in cambio di programmi tv, candidature e lavori velino-istituzionali.
Non a caso, il docu-film si apre con le parole di Veronica Lario sul “ciarpame senza pudore” che era il “caso veline“, cioè la ventilata candidatura alle elezioni europee di alcune gnocche col Q.I. di una lavatrice uscite da programmi televisivi, concorsi di bellezza e silicone valley varie.
Da qui, il nastro scorre per 100 minuti delineando il profilo di un cavaliere di nome ma non di fatto che usa il sesso a fini politici.
Il ritratto prende forma a partire dal caso “Noemi“ (la papigirl per eccellenza), passando per la vicenda D’Addario, per Vallettopoli e per gli scandali sessuali del nostro PdC. Il tutto commentato da giornalisti con prove, registrazioni, incoerenze alla mano (da quelle con l’ex direttore di Rai Fiction Agostino Saccà, a quelle di Palazzo Grazioli e ad altri dialoghi telefonici ancora non resi noti dal circuito informativo) e da politici (Marcello Vernola e Paolo Guzzanti, ex deputati di Forza Italia) che raccontano ciò che Berlusconi pensa del Parlamento e della Costituzione italiana.
Come ci ha sottolineato il regista Franco Fracassi*, le singole informazioni presenti nel film sono più o meno già note, ma i media le hanno strategicamente presentate in modo frammentario e inefficace. Al contrario, vedere e ascoltare questa summa di “buone novelle” ne fa finalmente cogliere l‘enorme, scandalosa, portata. …Ovvero, che la storiella di Silvio-Robin Hood che ruba agli italiani per dare alle giovani pollastre è solo l’epigono di un più grosso e sordido mosaico di fandonie.
Fracassi e co. ricostruiscono un puzzle ben preciso: quello di un’Italia governata ad hoc secondo la legge estetico-funzionale del bello ma vuoto-incompetente-perfettamente manovrabile.
Una legge che ha creato un paese a misura di Silvio, un popolo di “Signorsì!” che, come sottolineava la Lario, “nel bene e nel male resta fedele al suo imperatore“. Lui, che ha la missione di riempire i vari parlamenti – regionali, nazionale ed europeo – di soubrette devote e ignoranti: donne ubbidienti e prive di un valore mentale che prescinda dalle loro curve, per reclutare le quali il PdL ha richiesto un curriculum vitae… e un book fotografico!

Le dame e il cavaliere allora è l’istantanea di uno stato prono, perfettamente posizionato a 90° alle esigenze sessual-politiche di un uomo. E’ la video-storia di una rivoluzione politico-culturale che sta strategicamente trasformando questo Paese e le sue istituzioni al fine piegare la nostra democrazia ai desideri del “capo“. E la cosa sta riuscendo così bene che, ci racconta Fracassi, perfino Licio Gelli se ne si compiace e ha stima per il nostro cavaliere!

Ma c‘è dell‘altro.
Questo docu-film ci mostra anche un altro frutto del berlusconismo: la crisi dell’informazione non-berlusconiana e la persecuzione/censura di tutti coloro che osano opporsi al nostro galantuomo nazionale.
Prova ne è che, nonostante quattro uffici legali diversi abbiano accertato l’attendibilità e l’inattaccabilità giudiziaria de Le dame e il cavaliere, nessuno ha voluto distribuirlo: né distributori cinematografici e di dvd, né giornali, edicole e programmi televisivi hanno accettato di “recapitarlo” agli italiani.
Nessuna porta aperta dunque, solo la possibilità di distribuire il film attraverso internet; e un’idea: parlare direttamente al pubblico, organizzare dibattiti e dargli la possibilità di indicare e votare l’inchiesta che si desidera sia realizzata, pagando anticipatamente il dvd che ne verrà fuori in modo da finanziare i costi del lavoro d‘inchiesta, della ricerca della verità.
Chiunque può farlo e/o acquistare il dvd seguendo le indicazioni presenti nel blog e nella pagina facebook de Le dame e il cavaliere.

Io ho avuto la fortuna di conoscere questo progetto grazie ad un incontro/proiezione illuminante organizzato da Libera Terra con il regista Franco Fracassi; vi riporto le domande che ho potuto porgli:

1) Come ci si sente a fare un lavoro in cui scopri tutto il marcio in cui viviamo? Intendo dal punto di vista umano, oltre la soddisfazione giornalistica della scoperta.
Diciamo che me lo aspetto, non ci resto male; è come avere sempre conferme di cose che già ci si aspetta. Questo però non scalfisce la mia idea che esista gente che non sia così, che non è tutto così. L’umanità non si elimina mai, ma io cerco di tenere staccate le due cose, il lavoro e l’umanità; forse è un modo di preservarsi senza saperlo.

2) Dove si trova la forza di continuare quando si sbatte sullo schifo che ci circonda e sulla passività della gente?
Io credo che la nostra missione sia questa, un po’ come per un medico senza frontiere; il giornalista è tale per dovere, un po’ come un prete e un medico.Quello che mi dà più fastidio, che è più brutto e grave è l’omertà, la complicità, piuttosto che il reato in se stesso; la cosiddetta area grigia è la cosa peggiore di tutte, il fatto che la gente sa, ma non parla. Perché la malvagità esiste e si sa, ma è solo grazie a queste persone che li applaudono e li coprono che i cattivi di turno possono prosperare.

3) E’ possibile che i ricchi senza scrupoli siano così tanti oggi da fagocitare e inglobare la coscienza critica del cittadino medio?
No, sono pochissimi, qualche decina di migliaia, pochi rispetto a 60 milioni. Ma la massa viene comunque controllata…

4) E ce ne lamentiamo. …Ma non c’è mai questa tanto acclamata rivoluzione dal basso. Possiamo dire allora che in fondo non stiamo poi così male?
Sì. Oppure la pigrizia e l’egoismo superano tutto il resto.

5) Allora come funziona secondo lei la coscienza critica dell’italiano medio?
Quella c’è, ma è la bravura di un politico, appunto, a dover svegliare questa coscienza.
Il politico dovrebbe essere un servo in mano ai cittadini, anche se in Italia non è così.
In Italia i politici sono tutti molto berlusconizzati, accettano una serie di cose, ad esempio quando continuano a non intaccare le loro forze finanziarie o si salvano giudiziariamente.

6) Qual è la sua personale soluzione a tutto questo marciume?
Beh, trovare strade per informare realmente la gente. Se informi non parzialmente, poi si crea la breccia, quella che a un certo punto sfonda tutto.

Io penso che questo tipo di professionisti possa aprire questa breccia, ma solo grazie all’aiuto di coloro che, come noi, hanno a cuore la democrazia e la libertà e che non si stancano di rivendicare la necessità di un canale indipendente di informazioni che le faccia passare senza censure e senza isolare chi dedica la propria vita alla ricerca del vero.
Vi chiedo allora di guardare il film e di spargere la voce… prima che questa, come altre inchieste, venga resa silente o addirittura illegale dalla legge-bavaglio.


*
Autore di inchieste nazionali e internazionali tra cui Zero – inchiesta sull’11 settembre (il documentario italiano più visto nel mondo, con oltre 55 milioni di spettatori) e  Sangue e cemento, l’inchiesta (candidata ai nastri d’argento come miglior documentario italiano) sul crollo degli edifici all’Aquila durante il terremoto.
In produzione: Le dame e il Cavaliere2, sull’assurda storia di Virginia Saintjust, per 3 anni fidanzata ufficialmente ufficiosa del cavaliere, un’inchiesta sulla guerra (di droga?) in Afghanistan, una sul caso Moro, una su Al Qaeda.

4 thoughts on “Cento cagne …ops! dame sopra un osso

  1. Bell’articolo, e riguardo al film…voglio vederlo al più presto!
    Mi pare assurdo che un’inchiesta del genere non venga distribuita nemmeno nei circuiti alternativi della cultura, evidentemente hanno tutti un po’ paura di dover emigrare. Lode massima al regista e a chi se ne è occupato, questo è giornalismo, non Vespa coi suoi plastici maledetti!

  2. Grazie donzelle (:
    Come Manu ha già potuto toccare con mano e orecchie, ho molto da raccontare su questa esperienza; l’articolo originariamente era di 4 pagine infatti, ma per pietà l’ho dimezzato! Appena possibile vi narro (o scrivo) tutto.

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