Un popolo commerciale

Domanda e offerta.
Soldi, spandi, spendi e spandi, effendi!

Ricordate che un anno fa scoprivamo la provincia in evoluzione (leggasi qui)?
A distanza di un anno circa, anche Palermo si è evoluta; o meglio, continua ad evolversi: sprofonda seppellita dalla solita ignoranza e strafottenza popolare e del popolino, sprofonda seppellita dalla sua immondizia malamente separata, poi raccolta ed infine smaltita (la smaltiscono?), dalla sporcizia e dalle carenze nella cura dei dettagli, del verde, del prossimo, che fanno da padrone tiranno in vicoli, strade e cuori dei tanti altri.
Ma evviva evviva, esultate reame tutto, ci siamo E-VO-LU-TI!
Ora il regno di Balarm ha ben altri due nuovi centri commerciali (grazie dirigenti e investitori del nord Italia!), che sommati al primo fanno tre: il Forum (zona Brancaccio), il Poseidon (zona Carini) e la Torre (zona Borgonuovo).
Non che servano in verità investimenti da parte di enti pubblici o privati in infrastrutture e servizi per il miglioramento o l’ampliamento degli attuali; chessò, parcheggi, smaltimento rifiuti, autobus o verde pubblico, no.
Tre centri commerciali. I tre-trè della convenienza e dell’innovazione.
Tutta sana rivalutazione delle periferie della città e delle zone limitrofe. In zone che per essere raggiunte bisogna attraversare quasi sempre la città, generando flussi di economia e di ingorghi stradali per la gioia dei benzinai, chiaramente!
E probabilmente gioia e convenienza anche per il riciclo di certo danaro sporco. Queste son solo mie illazioni, non ho prove nè altro su cui basarmi, ma certo è strano veder spuntare, come funghi del sottobosco, costruzioni così grandi in così relativo poco tempo e – tengo a precisare – mal finite, se non addirittura mai finite, anche se aperte al pubblico. D’altra parte, un noto centro commerciale chiamato IKEA ha deciso di non aprire in città, almeno queste le dichiarazioni ufficiali risalenti al 2009… È sempre la non cura nel dettaglio che ci frega! Mannaggia!

Riflessioni da disfattista che deve sempre lamentarsi, direte; liberi di pensarlo.
Le mie sono riflessioni sulla cultura del centro commerciale, sul gigante asettico pieno di ogni cosa contro la piccola bottega.

Non sono questi i punti dove vorrei soffermarmi, anche perchè vedo coi miei occhi che altri progetti di costruzione/manutenzione si muovono in città.
Quello che davvero non capisco e che mi chiedo è ben altro: i cittadini di Palermo hanno davvero tutti questi soldi da spendere cash nei centri commerciali? O meglio, a Palermo servivano davvero così tanti centri commerciali, tutti uguali, pensati con le stesse attrattive e gli stessi negozi e catene frenchising (dall’intimo alla ristorazione passando per il supermercato e lo store di elettronica) per diventare una città migliore?

Tre grandi centri commerciali per una sola città che congela il traffico al primo accenno di pioggia.

Forse è colpa mia, ho un’altra visione di Palermo e di cosa potrebbe servirle/ci; in più non sono uno che fa spesso compere e shopping, sarà che non ho tanti soldi da poter spendere… e fortuna anche che non abbia una busta paga che mi permetta di indebitarmi con prestiti e carte di credito a tassi vantaggiosissimi!

I centri commerciali sono come gli hamburgher da fastfood: belli nella confezione, finti e insapori; ed a quanto pare la sete di ipermercati non si fermerà qui.

3 thoughts on “Un popolo commerciale

  1. eheheh, il quadrò è perfetto, trogloditi del ventunesimo secolo che litigano per portare in caverna le prede migliori.
    per carità poi, non è tutto così negativo, i negozi servono; solo l’esagerazione porta negatività e inutilità : )

Rispondi