Dove ci sono campane ci sono puttane*

“Con il termine prostituzione si indica l’attività di chi offre prestazioni sessuali, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro”1.
Questo accadeva un tempo. Adesso i termini ‘prostituta’, ‘puttana’, ’battona’, ’mignotta’, ’zoccola’, ‘peripatetica’, ‘meretrice’, ‘passeggiatrice’, ‘call girl’, ’marchettara’,  ‘squillo’, ’troia’, sono stati concentrati in un termine più orecchiabile, meno volgare e non associabile a quelli sopra citati: escort.
Vengo e mi spiego, come disse Moana. Se indossi abiti succinti, stai sul marciapiede anche con la neve, hai un protettore (che non si chiama Lele o Emilio), vai con i vecchi e i giovani porci per quattro soldi, sei una puttana. Se indossi abiti succinti, frequenti le più famose discoteche d’Italia, hai un protettore che si chiama Lele o Emilio, vai con i vecchi porci, allora sei una bella marocchina che ha rapporti sessuali col Premier per avere in cambio auto, gioielli e denaro, sei una bella ragazza in cerca di notorietà.
E così, mentre prima le puttane erano costrette a provare vergogna per la loro condizione, adesso vengono addirittura mitizzate e trattate come se fossero delle grandi star. Fotografate, ospiti di qua e di là, intervistate da Alfonso Signorini che funge da mezzana, per renderle ai nostri occhi fanciulle per bene, con una vita difficile e, dunque, degne di rispetto.
Le ragazzine italiane guardano. Ascoltano. Capiscono che, se sono fortunate ad essere prese al servizio civile, forse 5mila euro li guadagneranno in un anno di dare il culo full time. Qualora invece riescano ad avere libero accesso ad Arcore, li potranno avere in una busta chiusa, dopo una cena, un pompino e qualche balletto osé.
Perciò, dietro incitamento di genitori e amici, comprendono che lo studio, l’intelligenza, la rettitudine morale non pagano. Silvio sì.
Quello che veramente fa venire la pelle d’oca, a parte un settantenne con evidenti turbe psichiche che non vuole invecchiare e, imbottito di viagra, si inebria delle vulve preferibilmente minorenni, è il numero esorbitante di ragazzine pronte a fare scempio del proprio corpo pur di comparire sui giornali e avere quattro spiccioli (si fa per dire) in tasca. Per strada gli uomini invidiano Silvio, le ragazze invidiano Ruby.

Essere troia oggi come non mai è un passepartout per il fantastico mondo della ricchezza e della bella vita. Prima i genitori erano fieri per una figlia che completava gli studi, che faceva i lavori più umili sempre con dignità e con rispetto per sè stessa. Adesso i padri sono fieri delle figlie che diventano foto su cui i camionisti si masturbano, sono fieri delle figlie che si svendono per entrare nell’harem del Presidente del Consiglio. Queste almeno portano vagonate di quattrini a casa. Alla fine la vagina è solo un buco, creato appositamente per sopportare il traffico in entrata e uscita. Non ci sono valori in mezzo alle cosce.
E anche chi si professa vergine è ormai appurato che il culo lo dà comunque con estrema facilità.

La realtà è questa. E le vere idiote, agli occhi dei più, siamo noi che abbiamo scelto la cultura, abbiamo scelto di farcela mettere in quel posto solo metaforicamente, facendo le schiave nei call center e in posti di lavoro che non ti danno certo da campare.
Perché noi le prugne secche le mangiamo tutt’al più per cagare, non le succhiamo per avere un’Audi e una copertina su Novella 2000.


*
In siciliano “Unni ci su campani ci su buttani”, per dire che le zoccole sono in ogni paese come le campane delle Chiese.
1 Da Wikipedia.

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