Anima Latina. Libertà espressa in versi.

(Cliccate sull’immagine)

La la la, la la la la la.

I cori cantati all’unisono dopo gli ultimi versi.

Sembrano partecipare tutti. Chi? Non importa. Tutti.

Scende ruzzolando
dai tetti di lamiera
indugiando sulla scritta
“Bevi Coca Cola”.

Non c’è niente che tenga, ostacoli urbani, geografie artificiali per esseri umani moderni. Liquida come la pioggia è la sostanza di un’anima libera.

Scende dai presepi vivi
appena giunge sera…
Quando musica e miseria
diventan cosa sola.

Non c’è religione che impone mistiche sensazioni come quella laica di una vita libera, di scambi importanti, aventi più valore del denaro. Sconvolge e coinvolge.

La gioia della vita.
La vita dentro agli occhi dei bambini denutriti,
allegramente malvestiti
che nessun detersivo potente può aver
veramente sbiaditi.

Appunto, una poesia moderna, acustica ed elettronica al contempo, dove gli oggetti quotidiani nati per essere grezzi contenitori utilistici d’inquinamento ambientale, non possono e non devono oltrepassare quel raggio d’influenza, che si chiama gioia.

E corre sulle spiagge atlantiche
seguendo il calcio di un pallone,
per finire nel grembo di grosse mamme antiche
dalla pelle marrone.

É un’immagine velocissima, da film sonoro, un volo pindarico che ha il carattere del necessario, dove tutto è reale e si riesce a toccare con mano. La questione viene riportata all’origine dei fatti. Alla nascita.

E s’agita nel sangue delle genti dai canti
e dalle risa rinvigorite
che nessuna forza, per quanto potente, può aver
veramente piegate.

(Anima Latina, Mogol-Battisti)

Versi dal sapore meramente antropologico. La forza di un popolo si nota dalla tradizione, negli usi e nei costumi, dalla cultura. Anche i popoli freddi dell’estremo nord hanno caratteristiche specifiche, feste, danze, voglia di condividere la gioia. Poi sono sicuramente i luoghi che plasmano i popoli, il sole che picchia e l’aridità del clima in questo caso. E anche i poteri che li governano. I sudamericani trovano nel carnevale, l’espressione più caciarona della libertà, una liberazione istintiva dalle oppressioni quotidiane. Ma quei sorrisi e quelle corse, paiono così imbattibili ed affascinanti allo stesso tempo che sembrano sprigionare solo energia positiva, dove nessuna presunzione di potenza potrà avere la meglio. Come nel povero Cristo in mezzo alla disattenta gente raffigurata nell’opera di Ensor.

Ma via! Chitarre, percussioni, cori, finchè non si cade a terra sfiniti di leggera Libertà!

(Il disco in questione è Anima Latina di L. Battisti (1974), dalla quale è stata estrapolata la canzone omonima. Lavoro nato dalla coppia Mogol-Battisti dopo un noto viaggio compiuto proprio in Sud America, è considerato una delle più geniali produzioni di chi cantava “le bionde trecce e gli occhi azzurri e poi..”. Stimato dal pop e dall’universo indie italiano, per le innovazioni e le sperimentazioni avanti diverse decadi, viene citato ultimamente da Dente, e addirittura dai Verdena per il loro stratosferico WOW.)

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