La Cina è vicina

In questi giorni mi è capitato, durante le mie rare incursioni sui canali televisivi nazionali, di sentir spesso parlare di Cina, prodotti cinesi, riciclaggio di denaro; tutte notizie che anche voi avrete sicuramente sentito.
Quello nella foto è uno dei negozi di abbigliamento cinese che si trova nel mio paese. Ce ne sono ben tre, per qualcosa come settemila abitanti scarsi. Tutti si lamentano del fatto che “questi cinesi stanno aprendo negozi ovunque!”; personalmente penso che se i cinesi non avessero dei riscontri positivi, non continuerebbero ad aprire negozi. E in effetti mi è successo spesso di notare che c’è sempre qualcuno che entra, dà un’occhiata, paga alla cassa ed esce con il suo bel sacchettino, soddisfatto del suo economico acquisto.
Non sembra anche a voi un ragionamento un po’ contraddittorio?

7 thoughts on “La Cina è vicina

  1. E’ che il commerciante palermitano medio vuole venderla lui la roba cinese (a un prezzo superiore), non sopporta che siano i cinesi stessi a venderla

  2. Il commerciante palermitano vorrebbe vendere i prodotti cinesi, a volte con grandi firme, al quadruplo del prezzo. Mi è capitato di vedere di recente un vestito in lana in un outlet, nonostante il 50% di sconto, ad un prezzo più alto dello stesso vestito senza etichetta (non firmato quindi) presente al mercatino, entrambi prodotti in Cina.
    Mi è capitata la stessa cosa per una borsetta comprata in un negozio (una catena), costo 20€, in un negozio cinese la stessa (e vi dico proprio la stessa) 13€.

    Il problema maggiore però sono i prodotti cinesi. Essi vengono infatti prodotti da lavoratori nella maggior parte dei casi sottopagati, senza alcun sistema di previdenza sociale, assicurazione, protezione. Gli stabilimenti stessi spesso sono carenti di controlli sulla sicurezza, l’inquinamento, la tracciabilità del prodotto, il rispetto delle norme (europee e non). E’ chiaro che produrre in queste condizioni costa notevolmente meno… pur nonostante i costi di trasporto… altro che Km 0 !

    La verità è che non dovremmo comprare nulla che non venga prodotto con un minimo di etica, che sia costato un braccio ad uno, un occhio ad un altro, nulla che abbia inquinato più del dovuto (a causa del trasporto o dei metodi di produzione). Il prodotto meno caro però brilla ai nostri occhi più dell’etichetta… e allora scambiamo un CE per un C E…
    http://www.consted.com/images/CEchina.gif

  3. >> La verità è che non dovremmo comprare nulla che non venga prodotto con un minimo di etica, che sia costato un braccio ad uno, un occhio ad un altro, nulla che abbia inquinato più del dovuto (a causa del trasporto o dei metodi di produzione). Il prodotto meno caro però brilla ai nostri occhi più dell’etichetta… e allora scambiamo un CE per un C E…

    le cose sono abbastanza più complicate… giusto per citare due esempi… vatti a documentare su quello che fa la Benetton oppure, assai più divertente ed eclatante, leggiti questo :
    http://punto-informatico.it/3149018/PI/News/foxconn-schiavi-al-lavoro.aspx
    oppure questo
    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/cina-suicidio-fabbrica-ipad-shenzen-391127/

    come lo riconosci un prodotto etico? la campagna contro i cinesi è esclusivamente e ipocritamente economica, dopo 50 anni che l’occidente li usa come manodopera loro usano se stessi come manodopera, non cambia nulla dal punto di vista dello sfruttamento

    • interessante. Non ho nulla Apple, ma lo so che se non è il componente i-phone è un altro componente del mio PC o altro a essere costato in “salute umana”… indubbiamente è difficile stabilire cosa sia prodotto con “etica” e cosa no… anche il suggerimento di Eugenia di basarsi sul prezzo (oggetto costoso = prodotto con maggiore rigore etico) sembra non funzionare (vedi il costo di un i-coso).

      E’ proprio l’informazione che fa distinguere un prodotto etico da uno che non lo è… probabilmente sull’elettronica non ce n’è uno che si salvi… sul resto ci sono tante alternative più costose, informarsi è difficile perchè manca una normativa che indichi non solo “made in italy” nel senso di “assemblato in italia”, ma anche la provenienza di componenti e materie prime… se non nell’etichetta almeno in un sito di riferimento. Per tanti prodotti la normativa in materia migliora: indicazione di provenienza dei prodotti agricoli, prodotti IGP, DOC, IGT… , metodo di allevamento delle uova… Questo grazie ad epidemie, batteri killer vari, petizioni della LAV, boicottaggi vari… Speriamo in un futuro più attento.

  4. i cinesi sanno copiare….e sanno farsi pagare meno. questione di scelte etiche alla fine. Io ho delle robe cinesi ma tendenzialmente non è il primo posto in cui vado perchè sono convinta che se una cosa costa TOT è perchè dietro ci sono alti costi di produzione e la gente deve guadagnarci (ovvio poi dipende dai casi….).

    il problema sarà quando i cinesi (cosi come gli indiani che secondo me soppianteranno tutti) sarann capaci di acquisire le competenze per saper produrre con la stessa qualità di una scarpa fatta a mano nel distretto delle scarpe italiano. li saranno cazzi amari …..ma qui sovviene sempre l’etica, per chi ci crede…

    Ieri, però, ho fatto la ceretta da una cinese. Cose folli per i palermitani che ancora non hanno visto la luce dei centri estetici orientali però in una città come milano che ti succhia il midollo lo si fa ….
    ebbene, i cinesi hanno acquisito la competenza, sono bravi, sono veloci e hanno prezzi concorrenziali e sono iper dediti al lavoro….

    bhe che i cinesi conquistino il mondo ma alla luce di una concorrenza corretta….che vuol dire tutele per i lavoratori, salari giusti, rispetto dell’ambiente etc ….

    Interessante a tal proposito credo sia la negoziazione durata dal 94 al 2001 per l’ingresso della cina nel WTO …o almeno….la domanda è: non è stato stupido da parte dei paesi membri di non permettere ai cinesi di commercializzare con l’occidente per TOT anni …..invece di costringerli, pena l’ingresso nell’organizzazione, ad adottare tutele come tutti i paesi sviluppati?

    (per la serie: notizie dell’altro mondo….. si parla tanto di debito pubblico italiano e gli americani si divertono ad abbassare i nostri ratings ma non guardano il loro giardino costituito da un debito privato impressionante ………..PAGATO DAI CINESI!!! leggasi: il destino dell’occidente è già agganciato alla volontà dei cinesi …..basta un loro gesto e crolla l’america e tutto il resto!)

  5. Piccolo aggiornamento:
    ieri sono stato ad un grosso ipermercato. Cercavo delle pantofole nuove… stavo per prendere delle pantofole in offerta, ma poi mi sono ricordato di questo post, e di quanto sia importante agire più che pensare. Mi sono messo alla ricerca di un paio di pantofole “made in Italy”. Inutile dire che tra gli oltre 50 modelli non ho trovato nessuno che non fosse “made in China” o “made in P.R.C” (leggasi repubblica popolare cinese)… anzi uno era “made in indonesia”. Alla fine mi sono arreso e ho comprato un modello di una nota casa italiana che metteva in evidenza “design made in italy” (ma solo il design…)

  6. a propo….http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_giugno_27/schiave-via-padova-190961424553.shtml . Arriverà il momento in cui i diritti li avranno pure loro sia nel territorio italiano sia in quello cinese ….al momento possiamo solo cercare di sensibilizzare le persone al problema…poi, ovviamente, la scelta rimane individuale.

    Andrea, appena ho letto il tuo post ho riso pensando alla disperazione nel cercare pantofole made in italy ….e lo capisco contando che un mio prof di economia ha coniato termini quale “made by italians” per tutti i prodotti importati….però ammiriamo lo sforzo!!!

    ma dicci, la differenza di costo era alta?

Rispondi