Dammi 3 parole: sole, cuore, illusione

Due persone si incontrano, sospirano, si corteggiano come pavoni, si “scelgono”.
Fuochi d’artificio. Incontro perfetto di due storie.
Superbo, idilliaco, ideale, sbrilluccicoso innamoramento.
That’s amore?
Beh. Diciamo che “questo è amore”, ma che è anche una condizione meravigliosamente quasi-patologica (L. de Groot), in grado di sconvolgere la razionalità e i normali ritmi di vita, da indurre insonnia, da litigare con mamma e papà per avere più soldi e meno corprifuoco, da occupare per ore l’unico bagno della casa, giacché le donne innamorate si depilano anche in pieno inverno, e gli uomini si lavano quattro volte al dì le ascelle e iniziano a cogliere che non è saggio mangiare a pranzo 350 grammi di pasta e a cena 200 grammi di carne+200 di patate fritte. E ancora: ore e ore spese a vestirsi bene, milioni di euri di profumi affascinevoli, deodoranti a lunga durata e bagni schiuma al frutto della passione, sopracciglia assottigliate, cenette prenotate, et voilà: il gioco può avere inizio.
…E’ il momento migliore della nostra vita e siamo costantemente e gioiosamente affaccendati a proporre all’altro un’immagine ideale di noi, studiandoci sofisticate tecniche di auto-presentazione, prenotando cene iper-romantiche anche se siamo mezzi barboni tirchi e ordinando cuoricini di extra-zucchero al bar di fiducia (che avremo così nominato per l’occasione). Il tutto condito da un’intensa idealizzazione e sopravvalutazione dell’altro e perfino da ampie dissoluzioni dei confini di un Sé che viene ora a coincidere con l’oggetto d’amore. (Il migliore che esista, s’intende!)

Mi sembra giusto a questo punto cambiare il disco melenso, rivelandovi che… è tutta una stupenda illusione! Forse alcuni di voi lo sospettano già, ma credo non così profondamente.
E dunque. Che cos’è questa bella bestia chiamata ammore?
Andiamo per gradi:

1# La scelta (“voglio te o quell’altro?”)
La scelta del partner è un’operazione complessa, reciproca e per lo più inconscia; ed è anche in un certo senso una dolce auto-presa per i fondelli: “è espressione di un gioco sottile e sofisticato in cui l’attenzione è diretta a cogliere determinati elementi di interesse nell’aspetto o nel comportamento di una persona e si accompagna ad una ‘disattenzione’ selettiva a tutti quegli aspetti del suo carattere che potrebbero complicare la relazione” (Nicolò, Zampino).
Questo grazioso processo è strettamente connesso alla storia individuale e familiare di ciascun individuo; infatti, “la nomination” avviene attraverso semplici meccanismi di compensazione e di coazione a ripetere: si cerca sempre nel partner una persona in grado di soddisfare antichi bisogni d’amore soddisfatti o mai soddisfatti dalla famiglia d’origine. Per andare per il sottile, questa scelta avviene per somiglianza o per differenza con il genitore di sesso opposto (ecco che ricorre il famoso Edipo!); nel primo caso, l’uomo sceglie una partner che somiglia a mammà e la donna sceglie un partner che somiglia a papà; nel secondo caso si cercano nel partner delle caratteristiche in apparente contrasto con il modello genitoriale. …Avete capito bene: nessuna chimica o serendipity, ma copioni relazionali che partono automaticamente nella nostra testa, infiocchettati dentro una cornice di meravigliosa attrazione a matrice familiare …interpretata come magica!
E tutto questo inconsciamente, chiaro (non pensate che il vostro cervello vi dia questi “ordini” mentre lo baciate per la prima volta!).

Immagino che adesso sentiate il il “Crik” del romanticismo che si infrange contro la punta di un iceberg. Ottimo progresso verso l‘esame di realtà. Andiamo avanti.
2# L’innamoramento (“sei la mia vità!”)
Innamorarsi non significa AFFATTO adorare incondizionatamente il partner e le sue caratteristiche reali; ci si innamora piuttosto dell’immagine che l’altro ci rimanda di noi e dell’immagine che a lui rimandiamo. Come già accennato prima, saremo più o meno attratti da quest’immagine (illusoria) nella misura in cui essa corrisponde alla soluzione di antichi bisogni profondi.
Ed è così che inizialmente ciascun partner vede nell’altro la realizzazione di tutti i propri desideri consci e, soprattutto, inconsci; ci si convince che Egli sarà un po’ come il nostro personale Gesù: un essere sovrannaturale in grado di appagare tutte le nostre aspettative, di colmare il nostro vuoto interiore, di stimarci e ammirarci e vezzeggiare la nostra autostima. In. Ogni. Modo. (E mo’ so’ cazzi!)

Da questi due primi passi consegue che il nostro ciccino adorato non è altro che il contenitore delle nostre proiezioni, e che la nostra principesca storia è l’espressione di una relazione fantasmatica interna che riproduciamo quasi istintivamente. …E se ancora avete voglia di leggere queste sviolinate disillusioni, è giunto il momento di accennare al vero e più profondo…
3# Ammore (“ti amo, tutto il resto è fuffa.”)
Infatti, quando crediamo di essere cotti a puntino e financo grigliati dalla passione, siamo ancora solo all’inizio di tutto ciò che accadrà.
La capacità di innamorarsi e di restare innamorati non è così semplice da realizzare e prima di emettere il canto del cigno eternamente fedele e in amore bisogna passare un’ultima e fondamentale prova, la più difficile: il passaggio dall’innamoramento all’amore. Facile? Manco per il *Beep*.
Questo delicato salto della quaglia che sancisce il definitivo approdo al vero e puro Sentimento dei Sentimenti necessita infatti di alcune sacre pre-condizioni:
– Essere in grado di passare dall’illusione alla disillusione, ovvero dalla percezione dell’altro come Gesù ( = realizzazione di tutti i nostri bisogni) a persona normale (dotata di pregi e DIFETTI), autonoma e diversa da sé che va riconosciuta e accettata come tale.
– Essere capaci di accettare la dipendenza senza sentirsi sottomessi all’altro.
– Essere capaci di “lasciarsi andare”, cioè di accettare di perdere e superare le proibizioni super-egoiche e i confini dell’Io.
Una persona in grado di integrare tra loro questi aspetti può essere considerata sufficientemente matura e capace di innamorarsi, amare, sentire gli squilli di tromba, sposarsi, convivere, figliare, etc etc etc, in salute e in malattia, finché morte o mangiaterie non vi separino.

4# Conclusioni (o come stanno veramente le cose)
Purtroppo o per fortuna, “il passato è il prologo” (G. Gabbard) e il funzionamento psichico è sovra-determinato dal nostro inconscio. Inutile pensare che amare sia il gesto più libero e spontaneo che l’essere umano è in grado di mettere in atto. Nessun libero arbitrio miei cari, se non quello della nostra storia: anche i nostri sospiri e i battiti eccitati del nostro cuore sono in larga parte prevedibili.
Ed è sempre colpa dell’associazione a delinquere formata da mamma&papà se la qualità delle cure genitoriali precoci crea dei precisi stili di attaccamento, delle modalità relazionali che generano in ogni adulto dei prevedibili modi di amare (onnicomprensivi di chi, come e perché amare).

…Ma forse certe cose meglio non saperle! (O sì?)

Nota Bene: A prenderne consapevolezza (mica facile!), la storia si può riscrivere, sappiatelo. (E può valere la pena tentare.)

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