This is England

E’ il 1983 : DR. Martens, “scudo stellare”, uomini dell’anno per il Time sono Reagan e Andropov, la Thatcher vince le elezioni.
In Italia, invece, Bettino Craxi presidente del consiglio, Buscetta viene arrestato in Brasile, il Presidente Pertini si schiera dalla parte dei pacifisti mettendosi in opposizione alla maggioranza del governo.
Flashdance è il caso cinematografico dell’anno, una certa signorina Ciccone canta Holiday, la Svizzera lancia coloratissimi orologi, gli Swatch e,  in mezzo a tutto questo, il conflitto delle Falkland.

Shaun, interpretato da un bravissimo Turgoose, è un bambino con la foto del padre in divisa sul comodino, di un padre morto in quella guerra nel Sudamerica, è un bambino che fa a botte quando viene preso in giro, che difende il ricordo del padre, che usa vestiti fuori moda propinatigli dalla madre. Shaun è solo con la sua fionda, con il suo mare inglese e il suo dolore. Fino a quando un giorno, ritornando da scuola con il viso segnato dalle tracce di un litigio, passa attraverso un piccolo tunnel, ai bordi del quale stanno seduti un gruppo di ragazzi strani: teste rasate, tatuaggi fatti in casa, anche su volto e mani, camice a scacchi, polo Fred Perry, attillati jeans Levi Strauss, anfibi Doc Martens, bretelle di larghezza pari a ¾ o ad ½ di pollice, portate anche scivolate sui fianchi, per metterle in evidenza. Poi, ci sono le ragazze, per loro i capelli sono a spazzola, tranne per una frangetta e delle lunghe ciocche nella parte posteriore e ai lati, a riprendere le basette utilizzate anche dagli uomini, portano jeans stretti, gonne corte e anfibi, senza far mancare le bretelle.

Sono ragazzi del sottoproletariato, sono ragazzi che lavorano in fabbrica, che si ubriacano a forza di birra, che più che la politica, a tenerli insieme è l’appartenenza alla stessa condizione sociale. Sono skinhead, fanno parte di quel movimento nato in Inghilterra negli anni sessanta, incrocio tra hard mod e rude boy giamaicani.

Sono questi i ragazzi seduti ai lati del tunnel e sono loro a fermare Shaun nel suo percorso solitario verso casa. Woody, il capo di questo gruppo di skin lo ferma: è molto più grande di quel bambino con i pantaloni a zampa d’elefante, gli chiede di sedersi, di non preoccuparsi, perchè nessuno lo avrebbe preso in giro, nessuno dei suoi amici. Era un gruppo pronto ad accoglierlo, era gente con un’appartenenza ed un’identità ben precisa, era quello che Shaun cercava, in un momento in cui nella sua vita non c’era più niente da seguire, più modelli a cui ispirarsi, gli era rimasta solo una foto sul comodino.

Ed effettivamente, anche se non subito, quei ragazzi con una connotazione estetica ben precisa, diventano i modelli di questo dodicenne pieno di coraggio e in cerca di appartenenza. E così, i capelli vengono rasati, i jeans vengono cambiati in un modello molto più stretto, gli anfibi vengono acquistati con grande entusiasmo e la camicia a quadri gli verrà regalata da Woody, ormai trasformatosi in una figura paterna. Tutto fila liscio, Shaun è uno skin, è un ribelle di dodici anni che sta con ragazzi più grandi, che fa cose da adulti e sta al gioco divenuto vita e sperimentazione del se, percorso di formazione, un viaggio di crescita e scoperta dei limiti, continua prova di forza, di carattere. Questo percorso diviene violento, cruento, nel momento in cui Combo, ex capo del gruppo esce dal carcere. Combo è carismatico, è forte, ed ha delle idee nuove, per Shaun, parla di politica, parla di appartenenza, dice cosa è Inghilterra e cosa non lo è. Parla di orgoglio nazionale, ammira Shaun per il suo coraggio, lo invita a riscattare la morte del padre, ridando lustro al nome dell’Inghilterra, Paese per il quale il genitore è morto. Shaun ha un nuovo “padre”, che gli dice come distinguere il diverso da sè, come riconoscere gli inglesi, e come fare del male a chi non lo è, perchè è colpa degli “altri”, di tutto ciò che non è Inghilterra se il lavoro manca agli inglesi, se la bandiera dell’ Inghilterra non sventola più gloriosa al vento.

Gli occhi di Combo in primo piano, spiazzano, lasciano spazio alla riflessione, sono colmi di lacrime, di rabbia e dolore, la sua violenza scaturisce da quelle lacrime, da quella rabbia, una violenza che il regista Shane Medows non mostra nel momento in cui si esplica, ma nelle parole che la precedono, nelle lacrime che riempiono gli occhi.

La musica, elemento fondamentale in questo mondo, fa da sottofondo, anzi da commento alle immagini, dà colore ad una vita che scorre sempre e comunque , ma accompagnata dalla musica, zone suburbane riempite da suoni punk, elettro pop, rock per arrivare fino a “Fuori dal mondo” di Ludovico Einaudi. Ed è sul suono di una cover dei Clayhill del bellissimo brano degli Smiths “Please please please let me get what I want“ che questo film finisce, con una scelta, con uno sguardo dritto a noi, di un bambino di dodici anni davanti ad una distesa di mare, lui, come Antoine Doinel de I quattrocento colpi, solo davanti a tutto ciò che ancora lo aspetta, è pronto.

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