Cosa posso fare io?

Ci sono dei posti in cui sai cosa troverai, altri invece ti spiazzano con la sorpresa dell’incerto e del possibile. Posti in cui ci si reca pensando di sapere cosa ci sarà e rimanerne spiazzati dall’alternativa a quel pensiero che ci ha condotti fin là, iniziare a contare da capo i passi e modularli a ciò che non si era messo in conto, sospirare davanti alla sorpresa del possibile. Palermo trabocca, si sveglia scoperta nelle sue magagne da un sole che la rende incredibilmente luminosa, quasi a celebrarsi magnificamente colpevole, aprendo gli occhi dopo una notte di riposo e iperattività, silenzi e musica, legalità e corruzione. Nel pieno di quella decadenza di cui ogni notte ci innamoriamo e che ogni mattina odiamo. La Vucciria guarda la dichiarazione d’amore, che dall’alto la saluta, e poi la bellezza prova a farsi largo tra l’immondizia, Ballarò riapre il suo mercato multietnico e prepara la sua pozione magica con cui dissetare ragazzi che, mentre il mercato vive, riposano, stanchi dopo averla consumata, calpestata e vissuta tra risa e chiacchere. Giorni diversi scorrono tra il Cassaro e viale regione Siciliana, in una città che non trova pace tra perdizione e salvezza, tra i morsi di chi vuole solo mangiarla e le cure di chi vorrebbe salvarla, la stessa area respirata da tutti in un mondo che incrocia strade strette e confuse, flussi veloci e disordinati, oggi e ieri, nello stesso posto che un tempo fu di tutti e che oggi cercano di tenersi stretto per “proteggerla” da chi da fuori viene, da chi non si vuole alimentare, per tenersi stretto quel pane che vogliono fare mangiare sempre dalle stesse bocche, già piene.
Qualcosa vorrà significare l’incanto che proviamo nel guardare la nostra città, una spinta di coraggio dovrà pur infonderla, uno sguardo trasognato e ammaliato dovrà pur essere responsabile dell’oggetto della sua meraviglia. Inerme, mi sento così delle volte, quasi sconsolata dalla bellezza che trovo, passo dopo passo, in questa giostra continua, fatta di alti e bassi. Vorrei poter dire di fare qualcosa, una spinta creativa, la voglia di fare e agire. E poi? Cosa facciamo per salvarla, cosa facciamo per condannare chi prova a levarcela? Cosa sentiamo per questo posto che ci accoglie ogni mattina, ogni notte?
Molto è cambiato, molto è stato fatto, sforzi di ragazzi, come noi, indignati, arrabbiati, che tentano di fare qualcosa, di cambiare lo status quo, andando oltre la semplice ammirazione per uno spettacolo estremamente bello. La mia domanda, quella che mi faccio, quella che vi faccio, è se veramente in ogni cosa, in ogni nostro gesto, nel vivere la nostra città, la nostra, siamo sicuri, di volerla veramente, di sentircene responsabili o se ci limitiamo a prendere atto e passare oltre. Cittadini, responsabili, cosa facciamo ogni giorno per sentirci tali? Mode e ondate di gente si appropriano di strade e quartieri, le rivestono, rifanno il trucco, ma è vera riappropriazione di luoghi di cui poi ci si dimentica? Dopo un week end passato tra le strade della nostra città, cosa è rimasto?
Oggi è lunedì, si ricomincia a lavorare, tra gli impegni di tutti giorni, con il sottofondo del traffico cittadino, uno sguardo va gettato fuori dalla finestra, è sempre lei, dilaniata e offesa, splendente e stanca, a chiedere aiuto, a stringere i denti per non mollare. Una domanda, forse solo una riflessione: cosa posso fare io?

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