[po-li-zì-a] s.f.

Corro trafelata perché tra 1 minuto scadrà la mia scheda parcheggio.
…A un certo punto, rallento, sconfortata: tanto per cambiare, il panorama che mi si profila da lontano è quello della mia povera 600 reclusa dentro un rettangolo fatto di auto e motorini. Il nervosismo da privazione di libertà si impadronisce di me: non posso uscire dal posteggio e chissà dove trovo questo stronzo che ha parcheggiato un motore (non di certo di quelli piccinipicciò) sulle strisce e praticamente appiccicato al mio parafango anteriore, siamo a Palermo, c’è traffico e siamo in pieno e incasinatissimo centro. Che fare? Suonare il clacson non servirebbe a niente.
In preda al furor sacro, cerco di spostare il motore di qualche centimetro, ma è troppo pesante. Dopo qualche secondo, finalmente 2 arzilli e non più giovani maschietti brizzolati si voltano verso di me; uno è tranquillo, quasi gioviale, l’altro è acido e pungente (sparte!): “Signorina! Non poteva chiedere?!?”. …Io. Dovevo chiedere, io? Mi contengo, ma nel mio cervello schizza l’adrenalina da raggia: ci risiamo, è uno di quei soliti pezzi di merda comodisti che vogliono avere sempre ragione. Gli rispondo con tutta la garbatezza che riesco a recuperare, con un freddo e diretto: “Beh, non pensavo che foste qui davanti e aveste lasciato il motore parcheggiato così”. Insomma, con un linguaggio nervoso ma morigerato gli spiego civilmente che no, caro, dovevi avere gli occhi spirdati tu che ostruivi il passaggio ai pedoni e alla sottoscritta, non ero io che ti dovevo chiedere se la moto fosse tua.
Il tizio mi guarda imbambolato, come se lo avessi offeso mortalmente; non si muove, mi lascia bloccata lì, così gli faccio un gesto di incitamento; niente, è fermo con gli occhi iniettati di sangue. Mi dà sui nervi e non riesco quasi più a trattenermi, pecco sfacciatamente di ὕβρις e gli dico: “Per favore, io devo andare. E tra l’altro siete pure sulle strisce!”
Finalmente su questa frase si mette in moto e come fosse un omino meccanico riattivato da un’aggressività repressa mormora al suo amico: “Ora le faccio vedere io”. Io capisco e non capisco, ma nel dubbio mi chiudo in macchina con la sicura; lui ha del tutto perso la sua inetta immobilità, si dirige baldanzoso verso di me, mi intima di abbassare il finestrino picchiando sul vetro insistentemente. Io gli dico di no, che è troppo aggressivo e di farmi andare via. Dopo di che – evidentemente nero di rabbia giacché una donnicciola qualunque aveva osato fargli notare la sua bella porcata – mi schiaffa con forza sul finestrino chiuso un tesserino: “Polizia Municipale”.
Io taccio, consapevole che vuole molto semplicemente incularmi, e senza vasellina.
Lui ora è eccitato, ha i denti stretti e giallognoli, la bocca è un tubo spara-merda di quelli taglienti sulla punta; con un sorrisino da bullo (per lui forse gagliardo, per me assolutamente viscido) afferma con forza che anche io sono sulle strisce e che mi farà la multa. Effettivamente l’ombra del mio parafango e un pezzetto minuscolo di esso sono sulle strisce, giacché il Suv dietro di me aveva occupato un posteggio e mezzo e io, dopo 35 minuti di ricerca-parcheggio, non ero stata schizzinosa su 3 centimetri di parafango fuoriuscenti dalle strisce blu.

A quel punto, lui sussurra malvagiamente all’amico: “Ora le prendo la targa e vediamo!”. Sento che voglio ucciderlo, ma mi limito a un razionalissimo insight da legge del taglione: tu inculi me, io inculo alla perfezione te anche se non sono poliziotta e non ho un pene. Ebbene, recupero dentro la mia borsa la mia fedele Sony, immortalo la sua faccia grigiofila, la sua targa e le strisce sotto di loro e mentre lui si sfila a spostare la sua moto inghiottito da un climax di grugniti da tubo tagliente, decido di farla completa e gli rispondo per le rime: “Caro, faccia ciò che vuole, l’importante è che la sua faccia e la sua targa siano fotografate qui! Buona serata!”. Lui scrive, e io filo via come il caro Jack Frusciante.

Morale della favola: curnuta, mazziata ma quantomeno dignitosa di fronte a un porco fuori servizio che sfoggia come un bullo da Zen il suo tesserino della polizia municipale. Viri chi c’è d’uocu.

Beh… Se mi arriverà la multa, cercherò di fare un ricorso, di metterglielo nel culo il suo abuso di potere ripieno di gaudente rabbia repressa. E se avete suggerimenti su come fare, ovviamente date e sarà vostro il regno dei cieli incorporato sul retro della mia 600.

Intanto, non resta che riflettere su questo organo di protezione dei cittadini che è la Polizia.
Eccovi alcuni spunti:

Il termine polizia è in genere usato per indicare il complesso delle attività istituzionali di gestione delle comunità umane organizzate, derivando il nome e l’origine storica del concetto dallo sviluppo della Polis della Grecia antica, […] al fine dell’amministrazione della cosa pubblica e spesso in funzione del bene comune. […] Nel senso moderno e (attualmente) più diffusamente corrente, si intende infatti per “polizia” un generico corpo istituzionale preposto alla tutela dell’ordine pubblico contro gli attentati che questo potrebbe patire dalla condotta illegale di alcuni individui o da eventi fortuiti, che minerebbero appunto la sicurezza pubblica. […] (http://it.wikipedia.org/wiki/Polizia)

Avete letto bene: “tutela dell’ordine pubblico contro gli attentati che questo potrebbe patire dalla condotta illegale di alcuni individui o da eventi fortuiti, che minerebbero appunto la sicurezza pubblica.”
Evidentemente, non è questo il mio caso, visto che era il signor poliziotto a tenere (per di più bellamente) una condotta illegale e lesiva della sicurezza e dell’ordine pubblico. Che novità…! Sono davvero cose MAI VISTE, come  mai viste sono vetture delle forze dell’ordine lasciate sui posti disabili o posteggiate sugli o davanti agli scivoli per le carrozzine o per gli attraversamenti ciclabili o in zona rimozione o in quarta fila o…
Forse però Wikipedia ci dà una lettura ragionevole di tutto questo marciume comodista:

Quasi tutti gli ordinamenti nazionali degli stati moderni prevedono l’istituzione e l’impiego di corpi di polizia, con differenziazioni che tengono conto delle relative specificità culturali (ed eventualmente anche religiose – ad esempio in regimi di teocrazia) e giuridiche. (http://it.wikipedia.org/wiki/Polizia)

Ecco! Forse le nostre specificità culturali prevedono che se sei poliziotto e ti devi fare una chiacchierata con l’amico puoi impedire a una carrozzina di salire comodamente sul marciapiede o a una persona qualunque di uscire da un posteggio, e che queste due persone ics non possono avere fretta e che siano in dovere di aspettare i tuoi porci comodi, ovvero il tuo tempo necessario per avvederti del turbamento che arrechi al prossimo e per spostare in modo bradipeggiante e privo di scuse e mortificazioni il tuo motorazzo.
Inoltre evidentemente le nostre specificità culturali prevedono che se sei della polizia puoi posteggiare in tripla fila per prenderti il caffettino a qualsiasi ora del giorno e della notte. E prevedono anche che puoi occupare il posto-disabili di via Notarbartolo per scendere a prendere una briosches stracciatella e bacio da Stancampiano. Insomma, bella e fortunata gente questa!
Però, beh, sarà bella e fortunata questa gente, ma di certo non è gente della Polis greca come recita Wikipedia.
Nzùnzù! Ci deve essere un errore da qualche parte, giacché nella Polis greca tutti i cittadini liberi soggiacevano alle stesse norme di diritto, non solo le forze dell’ordine. Ne consegue per definizione che se la polizia si ispira alla Polis, se il mio caro poliziotto del cuore vuole multarmi, va multato anche lui, o – più direttamente – che se lui si può posteggiare sulle strisce pedonali, anch’io e anche voi potremmo farlo: pace e bene!

O forse si sbaglia Wikipedia e non c’è nessuno spirito democratico-anticogrecista nella forma mentis della nostra polizia municipale. O forse per i secoli dei secoli noi comuni mortali abbiamo mal interpretato questo spirito e solo Loro, i Poliziotti, ne sono i veri detentori e amministratori.
O forse siamo nella merda, ovvero in sabbie mobili amministrate da gente che ci mobbizza quotidianamente per il suo miglior sollazzo.
O forse è tutto un equivoco e non è vero che l’attraversamento pedonale è una parte della carreggiata di una strada dedicata al transito dei pedoni.
Forse quando abbiamo preso la patente ci hanno contato palle, e Loro sono gli unici esseri illuminati: divinità punitrici somme pronte a multarti per riportarti su un’incomprensibile retta via che per loro va in direzione ostinata e contraria, mentre a me arriverà una multa equissima da pagare mettendomi un tappo in bocca e sarà giusto e bello e sacro così.

Forse.

5 thoughts on “[po-li-zì-a] s.f.

  1. Che tristezza.
    Una cosa simile è accaduta a mia mamma. Le hanno sequestrato la patente perché ha dato del cretino a un cretino qualunque che poi si è rivelato essere un poliziotto… belle cose, ‘a virità!

  2. Gran pezzo di cafone, l’abuso di potere è una delle cose che mi fa più incazzare. Far circolare la notizia su FB mi sembra già un buon punto di partenza. Più che sperare che non ti arrivi la multa, spero invece che ti arrivi e che tu possa fare ricorso tirando fuori la questione e mettendogliela in quel posto. Anzi, probabilmente dovresti agire in contropiede e segnalare l’accaduto a Striscia o simili.
    Solidarietà, come donna e come cittadina onesta.

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