Il mondo non finirà, non ancora

Come i soldati che in colonna tornavano dal fronte, chi senza un occhio, chi senza una gamba, bendati come mummie o divorati dai pidocchi, siamo infine giunti alla fine di questo 2012. È stato un anno così orrendo e pieno di sciagure che piuttosto avrei accolto con gioia le piaghe d’Egitto, comprese le pustole e le vesciche. Magari i Maya non parlavano di Apocalisse nel senso comune del termine, ma semplicemente avevano previsto che, a molti di noi, la vita avrebbe riservato dei disastri immani che ci avrebbero tolto la terra sotto ai piedi e ci avrebbero costretto a cambiare il nostro centro di gravità. Armageddon, ma senza musica strappalacrime degli Aerosmith e senza eroi trivellatori/astronauti. Anche se le trivelle non sono mancate. I nostri cuori si sono spezzati, siamo stati riempiti di letame, ci siamo imbottiti di psicofarmaci e abbiamo disertato la nostra vita per mesi, siamo stati abusati e sbeffeggiati, e ci siamo resi ridicoli.

Storie personali a parte,  in prossimità della festa che più di tutte ci induce alla riflessione e all’ipocrisia, possiamo tirare le somme di questo annus terribilis e cercare di capire se qualcosa da salvare c’è oppure no.

Nell’anno del Signore 2012, l’umanità si trovò a nuotare in così tanta merda che non bastarono i salvagenti a tenerla a galla. Il pontificato di Benedetto XVI continuava indisturbato, estendeva il suo lungo braccio armato di croce sui social network e perseverava nel salvataggio dei preti pedofili.
Il governo tecnico, eletto per cercare di mettere una pezza sugl’ingenti danni provocati dal mal governo di Berlusconi, tentò di riassestare le finanze, in qualche modo riabilitò la nostra immagine all’estero, orribilmente compromessa per anni dalle figuracce di un nano. Ha tentato di combattere l’evasione fiscale, ha fatto le sue stronzate, ma le magie non esistono. E la gente che si trovò a pagare valanghe di tasse era la stessa che aveva valanghe di proprietà, non perché la vita fosse particolarmente ingiusta o perché Monti fosse un Caino.
In una notte buia e tempestosa, Angelino Alfano rubò l’antico Libro dei Morti e, scoperchiato il sarcofago che conteneva un Berlusconi immerso in formaldeide e naftalina, lesse il rituale e Silvio tornò in vita. Dopo aver succhiato gli organi vitali ad alcune vergini, fu di nuovo pronto a mettersi in gioco per il nostro bene.
Mentre in Italia Grillo diventava un incrocio tra Tarzan e Mussolini, nel nuovo continente gli americani rielessero Barack Obama come loro Presidente. E il mondo intero fu costretto a sopportare le plateali dimostrazioni di gioia a stelle e strisce, con il solito contorno di patriottismo esasperato, abbracci meccanici e pianti calcolati a tavolino.
Questo fu anche l’anno in cui, non avendo imparato nulla dalla Storia, Israele dimostrò di aver superato in crudeltà il Terzo Reich, continuando un genocidio che affondava le sue origini nel giorno in cui gli USA decisero di ridare la Terra Promessa agli ebrei, strappandola ai legittimi proprietari. Migliaia di bambini palestinesi morivano ogni giorno, nella totale indifferenza del mondo, di un Obama e di un’Europa premi Nobel per la pace.
Tutto stava andando a puttane, benché materialmente nessuno si potesse permettere di andare a puttane.
Si potevano scorgere fra i resti dei mercati, vecchietti che frugavano tra gli scarti di frutta e verdura per racimolare qualcosa da mangiare, mentre altri si accalcavano per accaparrarsi l’ultimo modello di iPhone nei negozi di elettronica.
Il pianeta, fiaccato e stanco di essere abusato, scatenò gli elementi contro l’uomo: terremoti, alluvioni, uragani, furono all’ordine del giorno. Le vittime innocenti fecero i conti con l’avidità e l’egoismo dei propri simili, e per molte di loro non ci sarà un Natale da festeggiare.
Sì, il Natale. Ci saranno gli Ebenezer Scrooge e i Bob Cratchit, ma questi ultimi non avranno un lieto fine. Non ci saranno fantasmi a risvegliare coscienze e resteranno sedie vuote laddove i piccoli Timmy stavano seduti.
Questa è la realtà. Questo il 2012 ci ha portato. E, probabilmente, più della metà della popolazione mondiale si aspetta con speranza la fine del mondo in quel benedetto 21 dicembre, capitanata dalla troupe di Mistero che perderebbe ascolti in caso contrario.

Tutto sommato, siamo ancora qui. Siamo sopravvissuti, siamo andati avanti anche quando le previsioni dei maligni ci davano per spacciati. In barba alle profezie, convalescenti e impauriti, abbiamo riempito di palle i nostri alberi di Natale e, dopo aver eseguito magistrali scongiuri, contiamo che il nuovo anno sarà il nostro anno. Quello dei vinti. Perché la ruota della vita gira, per tutti, prima o poi. E, prima o poi, gioiremo nel vedere molti cadaveri nemici passarci davanti.
Così potremo goderci il nostro pandoro senza che la sua ingestione susciti la ribellione dei nostri succhi gastrici ed epatici.

Buon Natale e Felice Ano Nuovo.

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