Choosy no, ma fessa nemmeno!

In un mio post dell’anno scorso parlavo di giovani e lavoro e di come Guidi invitasse loro (ci invitasse, quindi) a lasciare l’Italia.
Alcuni miei amici l’hanno fatto, altri sono emigrati al Nord e nel bene o nel male hanno trovato un posto più o meno comodo nel mondo. Ma parliamo sempre di lauree spendibili, leggasi Economia e Ingegneria, per lo più.
Un caso a parte siamo noi laureati in materie umanistiche
Siamo una razza differente, è vero. Per molto tempo le nostre lauree in Lettere o in Filosofia sono state guardate con un po’ di sufficienza.
Ma io credo che qualcosa stia cambiando. Ne sono sicura e ci voglio credere.

Come mio solito, ho colto un (si spera) momentaneo decremento del lavoro come opportunità per mettere in gioco me stessa.
Dal momento che ho più tempo libero, ho seguito un corso di copywriting (di cui sono molto soddisfatta), organizzato dal team Pennamontata, capitanato dalla masterchef in fuxia Valentina Falcinelli, una copy che ha fatto della sua creatività un mestiere.
Ho così iniziato a coltivare alcuni miei progetti personali e ho accelerato lo studio di tutto quello che concerne la social media comunication.

Ho ovviamente inviato cv qua e là e ho risposto ad annunci che ho pensato potessero fare al caso mio. È una fase di dovere. Ovviamente nessuno mi ha chiamato. Manco a dirlo.
Difficilmente, infatti, un’agenzia di comunicazione verrebbe attratta da una tipa di 30 anni, dislocata in Culonia (leggasi Palermo), che ha “solo” quattro anni di esperienza come editor in testi tecnici e che si occupa di digital comunication. Questo mondo gira da Roma in su. Si sa. Ma va beh.

Fino a quando, il giorno del mio compleanno, mi giunge una e-mail con oggetto Proposta di webcontent management. Mi dico: è fatta! Finalmente!
La apro e comincio a leggere:

Gentile Candidato,

Qualche mese fa ha inserito il suo curriculum nei nostri sistemi dichiarandosi interessato a proposte di webcontent.

Se ancora interessato abbiamo una proposta per Lei.

Si tratta della redazione di articoli brevi.

Inutile nascondere il mio giubilo. Non riuscivo a credere ai miei occhi: mi contattavano per scrivere. Forse il mio sogno si sta realizzando, penso. Ma tengo i piedi per terra e proseguo nella lettura.

Mi spiegano quali sono i parametri da seguire e gli argomenti da trattare – ignoravo che si potesse scrivere qualcosa in merito ai temi proposti, ma mi dico “Ok, sarà una sfida” – per i quali verranno indicate una serie di parole chiave che dovranno essere presenti nel post un determinato numero di volte.

Uno dei requisiti è che il testo non deve contenere meno di 250 parole e deve essere un contenuto originale.
Ma il bello, cari miei, deve ancora arrivare.
Mi spiegano che non c’è un massimo di articoli da scrivere, ma un minimo: 25 al giorno.

A questo punto il criceto che abita nel mio cervello dice: “Cooosa?? Vogliono scritti 25 post al giorno? Questi son matti”.

Qui, comincio a subodorare la “sola”… e vado avanti.
Mi sottolineano che questo è nel mio interesse perché posso guadagnare quanto voglio.

E se a metà dell’e-mail la cosa mi puzzava, adesso ho proprio bisogno di aprire la finestra e cambiare l’aria.
Arriviamo poi al tasto dolente. Il pagamento.

Signori e signore la remunerazione è niente popodimenoché la bellezza di 0,66+iva ad articolo.
A questo punto mi dico che non può essere vero, avrò letto male. Rileggo. Ho letto proprio bene.
Adesso sì che sono indignata.

Ma poi arriva la conclusione che, puntuale come la ciliegina sulla torta, come un regalo non azzeccato per il mio trentunesimo genetliaco, mi fa andare in bestia:

Una volta innescato il meccanismo si possono arrivare a scrivere 70/80 pezzi in mezza giornata.

Il che equivale a circa 64 euro al giorno, che in un mese fanno circa 1920 euro.

Ora, io non so quale siano i tempi e le modalità di scrittura degli altri web writers, ma io, quando devo scrivere un articolo su un argomento tecnico, ma anche leggermente non afferente alla mia sfera di competenza (e nemmeno), mi documento, cerco notizie, stendo il testo, lo limo. Insomma ci lavoro su.

Per un articolo (è vero, più lungo di 250 parole) impiego almeno 2 ore, più o meno.

Quindi, considerato che potrei lavorare, volendo essere stacanovisti, un massimo 12-13 ore al giorno, potrei scrivere al massimo 6 post al giorno. Diciamo 10, per essere generosi. Ma non certo 25!

Dal momento che, anche se sono una giovane web writer e ho poca esperienza, ho comunque una professionalità da difendere, decido di rispondere utilizzando un’arma a me congeniale, il sarcasmo nerd. E scrivo:

Si rivolga a R2D2, lui sarà felice di “innescare il meccanismo”.

Cordialità

M.L.D.

Prima di raccontarti l’epilogo della vicenda. Ti spiego subito perché l’ho fatto. Potevo cestinare direttamente l’email, lo so. Ma non avrei scoperto quanto sia tracotante e senza vergogna la gente. Perché di questo si tratta.

Non è che io sia choosy, come qualche mese fa diceva la Fornero, però penso che ci sia un limite a tutto.

E di due cose sono sicura:

  1. Non intendo fomentare queste barbarie da crisi.
  2. Non voglio svendermi in questa maniera che rasenta la follia, se non lo schiavismo.

Ma, mio giovane Padawan (tanto per restare in tema di Star Wars), la Morte Nera della scrittura on line non si ritira in un silenzio di vergogna. No!
Lui (o lei) mi risponde anche (…) e in questo garbato modo:

sarà, ma sarà anche per questo che certi lavori (e quindi clienti e fatturato) finiscono in altri paesi…

e non certo tanto lontano… parliamo di francia e germania…

forse sarà anche per questo che loro (e i loro giovani) stanno meglio di noi (e dei nostri giovani)…

Cordialità…

In pratica questo (o questa) mi ha detto che me la tiro, per giunta! Mi prende per i fondelli, non c’è dubbio. E lo fa senza firmarsi né qualificarsi.

Ora, io dico, va bene la crisi, va bene che non c’è lavoro, va bene che ci dobbiamo accontentare.

Ma accontentarsi deve equivalere necessariamente ad accettare lavori poco gratificanti come questo che mi si è presentato?

Io sarò anche snob e presuntuosa, ma penso che la mia professionalità e la mia passione in quello che faccio valgano un tantino di più di 0,66+iva.

Questo mi basta.

Ma di motivi di indignarti ne trovi a bizzeffe, quando cerchi lavoro. Ti può capitare di trovare degli annunci di lavoro molto interessanti che si concludono con un finale a sorpresa, degno di Biutiful. Della serie “perché io non sono tuo padre, ma tua zia!”. E ti capita anche di trovare un’agenzia che cerca uno/a web copywriter che si occupi della stesura di testi per siti web e del consolidamento dell’immagine sui social network attraverso l’inserimento di contenuti e che gestisca i profili aziendali. Si richiedono conoscenze SEO e delle logiche del web 2.0 e basi di web marketing.

L’inquadramento e la retribuzione saranno concordati in base all’esperienza e alla capacità del candidato.

Mi dico, bene, questo fa al caso mio! E poi, sbatabam:

E’ richiesta bella presenza. I Curricula sprovvisti di foto non saranno presi in considerazione.

Ma – mi consenta (direbbe il CavaliereMascarato) – state cercando un professionista della scrittura o una promoter/modella/fidanzata? Che vi frega se sono una cozza se scrivo bene e so quello che faccio e potenzialmente posso svolgere egregiamente il mio lavoro? In fondo, devo stare dietro uno schermo, non sculettare e indossare capi da Sex&theCity. Teoricamente potrei venire in pigiama e struccata e non dovrebbe interessarti, se scrivo bene.

Davanti questi episodi, io resto davvero senza parole. Anzi le parole ce le ho, eccome. Che dite, rispondo all’annuncio e gliene dico quattro? :-)

Questi – purtroppo ne sono amaramente consapevole –  sono solo esempi di quello che è oggi il mercato del lavoro. Sono sicura che tutti i giovani abbiano un episodio (o più) da raccontare, anche se riferito a  campi diversi, ahimé.

Ma la mia sfida è questa: raccontarlo! Magari non risolveremo granché, è vero, ma quanto meno proveremo con le nostre esperienze a far riflettere alcuni nostri colleghi prima di accettare queste offerte di lavoro che non sono nemmeno degne di questo nome.

Che la forza sia con te!

47 thoughts on “Choosy no, ma fessa nemmeno!

  1. Ciao
    Scrivi bene, molto bene, quindi no, non è neanche in discussione accettare 0,66 + iva ad articolo e non lo sarebbe neanche se scrivessi da cani. Hai capito che utilizzare il tempo per formarti è la cosa migliore da fare, sono sicuro che non te ne pentirai, ma un’oretta per scrivere a quello stronzo che pretende la foto sul CV, forse ladovresti spendere, io invece la utilizzerò per leggere i tuoi articoli correlati e per diffondere un po’ questo bel post.

  2. Ciao Matteo, grazie per il tuo commento e i complimenti! Sono sempre bene accetti!
    Per quanto riguarda l’offerta di lavoro che richiede “bella presenza”, in realtà non cercano un web writer ma un account. :-)

  3. Ah, quindi è per questo che il 98% dei siti indipendenti italiani sono scritti da schifo e in massima parte si limitano a tradurre o accrocchiare contenuti altrui, non è ( non solo) colpa dei copywriter scarsi… è che devono scrivere 25 articoli al giorno!

    • perché mettersi dalla parte del torto? In fondo, credo che basterebbe che tutti gli dessero il due di picche. Se non ci fossero persone disposte a farsi pagare questa miseria, probabilmente smetterebbero di proporre queste “cose”.

  4. Spero che tu abbia risposto alla controreplica della Morte Nera, e spero anche che prima o poi un giovane Skywalker la faccia esplodere come merita.
    Il problema, comunque, è che qualcuno accetta lavori del genere (e compensi del genere), drogando in tal modo il mercato. Se tutti, e ripeto tutti, cominciassimo a mandare affanculo i negrieri 2.0, forse si leggerebbero meno “offerte di lavoro” a 66 cents più IVA. Io, nel mio piccolo, lo faccio da anni.
    Un saluto e tieni duro.

  5. Non ti preoccupare, tutti quanti i web writer degni di questo nome ci mettono più di 7 secondi a scrivere un post di 250 parole.
    A me più di una volta hanno proposto 2.5 € ad articolo. In una specifica occasione ho risposto a un’offerta del genere che con quella cifra ci pagavano circa 8 minuti del mio tempo…
    Ad ogni modo non c’è mercato in Italia per i testi.

  6. Ciao Marilisa, ogni giorno ne salta fuori una. Il mercato del lavoro sfortunatamente punta alla quantità non alla qualità. Io ho da poco aperto una start up specializzata in comunicazione online e sai che cosa mi sento spesso dire?: “Non c’è budget!”. Sfortunatamente è un circolo vizioso, nessuna entrata e nessuna assunzione. Io vengo da anni di stage sottopagati, ma a dispetto dei miei coetanei mi sono sempre rifiutata di lavorare gratis anche perchè non ho il sangue blu e 1 miliardo in banca.
    Bisogna cambiare e soprattutto non farsi fregare da chi cerca talento sotto pagato! Auguri e tienimi aggiornata sulle tue prossime avventure!Sary

  7. La considerazione più triste è che se c’è un’offerta di questo tipo è perché esiste uj mercato. L’altra considerazione è che in Italia, patria delle lettere, le lauree umanistiche valgono poco e sembra che a nessuno importi sostenere queste professionalità, siamo relegati in nicchie, sembriamo una specie di sfigati che lavorano per la gloria, per l’amore verso le professioni editoriali e non pensiamo ai soldi.
    Viviamo d’aria.
    Hai fatto bene a scrivere quest’articolo che diffondo con piacere, deve cambiare la mentalità, sia di chi si propone sia di coloro che offrono lavoro in ambito editoriale o nella comunicazione.

  8. Certo, ce li vedo in Germania e in Francia a mettersi a scrivere post specialistici per 66 centesimi. Poi ci si sorprende che i contenuti scritti sono in massima parte penosi! ma c’è poco da sorprendersi: la corsa al ribasso è doppia oggigiorno – ribasso delle remunerazioni e ribasso della qualità del servizio. Mi sembra sempre che, piuttosto che spendere, si sia disposti ad accettare qualunque ciofeca… O_o

    • Io preferisco puntare a contenuti di qualità, cosa a cui dovrebbero puntare tutti, senza scopiazzamenti e traduzioni varie, anche perché Google penalizza!

  9. Ciao, triste realtà Il problema di fondo è come molti, moltissimi, non ha ancora capito che la differenza viene graze alla qualità e la qualità si paga. QUeste persone puntano ai numeri e non alla qualità, e tu non offri numeri ma qualità. La loro domanda e la tua offerta non si incontrano, c’è chi invece offre numeri e può rispondere a quel genere di offerta.
    Mi domanda solo dove stiamo andando, dove sta andando il web con contenuti di buddia qualità e di dubbia fonte (sopratutto). E? necessario un cambio di direzione che parte prima di tutto dachi lavora nel web (noi ma anche queste agenzie).
    Rifiutiamo lavori simili rispondendo a tono… hai fatto bene giovane Jedi!
    Ciao
    Daniele

  10. Sarà un dettaglio, ma è significativo dello squallore: i 64€ al giorno “quindi 1920€ al mese” sono calcolati su 30 giorni lavoratavi per mensilità; quindi niente sabati o domeniche, o, non sia mai!, una settimana di vacanza!
    E le tasse da versare quando questo diventa reddito?
    Mi chiedo com’è che essere pagati per lavorare sia diventata fantasia.

    • Non lo scritto, ma è stata una delle prime cose che ho pensato! Questi sono pazzi o cercano potenziali serial killer, perché uno disposto ad accettare un lavoro del genere, per lo meno, ha tendenze suicide! :D

  11. Ciao,
    bello il post davvero. Anche io ne avrei da raccontare a decine di episodi, da quando ho iniziato a scrivere, circa 5 anni fa. Invece, ti dico solo: 30 anni e vivo in provincia di Siracusa. Penso tu possa capire…
    Bhé io sto quasi per rinunciare. Questi saranno i miei ultimi mesi per tentare di lavorare davvero con il Web, perché sono stanca di 1) non ricevere risposte ai curriculum (ho perso il conto di quelli inviati nel corso degli anni, seguiti dall’assoluto silenzio); 2) di annunci truffaldini che si concludono con “al momento non si prevede compenso”; 3) Di ricevere proposte da 0,50 € al pezzo, stage non retribuiti, rapporti di lavoro senza alcun tipo di contratto (in pratica alle volte non rientro nemmeno tra quelli più assurdi di contratti, tipo co.co.co. co.co.pro. cessione dei diritti ecc..) tanto vale fare la babysitter in nero come si usa qui; 4) leggere storie di successo online di qualcuno che si è inventato una vera cazzata virale e poi è stato assunto da tale casa editrice o tale altra agenzia.
    Ho concluso, perdonate lo sfogo.
    Sonia

    • Ciao Sonia, certo che ti capisco. Conosco benissimo Siracusa, venivo spesso alle rassegne di teatro antico quando studiavo drammaturgia dell’antichità!
      È vero c’è da scoraggiarsi, però nulla toglie che si possa fare un lavoro e coltivare le proprie passioni in attesa che il sogno si realizzi.
      Non demordere! :D Se vuoi mi trovi su fb, twitter o google plus e possiamo scambiarci le nostre disavventure! Un abbraccio!

  12. Ciao a tutti,
    non commento riguardo la proposta di “lavoro”, o meglio spremitura di cui parli. Vorrei invece dire una cosa a chi dice che in Italia non c’è un mercato per chi scrive.
    Se si tratta di scrittura di articoli posso darvi ragione, è vero che di solito si trovano proposte a 2-3 euro ad articolo, che è un po’ denigrante.
    Considerate però che in Italia la pubblicità ha un mercato che si muove molto, e in quest’ambito esiste la figura del CopyWriter, cioè chi scrive i testi per pubblicità, siti web di qualsiasi tipo e tutto ciò che concerne la digital communication.
    Quindi lamentarsi è sempre facile e rilassante, ma informarsi può dare nuovi sbocchi e nuove prospettive. Che ne pensate?

    • Carlo, credo che i copywriter o aspiranti tali siano già in molti. Ma il problema è sempre quello: le aziende cercano il giovane che abbia esperienza. Secondo te valuterebbe la mia candidatura?

      • Mari, secondo me se ti crei una tua visibilità e dimostri di saper ottenere risultati col tuo lavoro, allora sì che possono valutare la tua candidatura. E per risultati mi riferisco anche a post come questo, scritto con piacere e scritto bene e che sta ricevendo svariati commenti e visite, e che ti è permesso scrivere grazie ai ragazzi di Abattoir. Secondo me bisogna fare, e non fermarsi, collaborare con amici, cercare di creare qualcosa insieme ad altri per farsi notare nella propria professionalità, come questo blog.
        Pensate a lungo termine, noi siamo il futuro dell’Italia, non aspettate che lo capiscano gli atri per voi, non aspettatevi aiuto, procuratevelo, cercatelo in chi sta come voi, unite le forze e abbiate coraggio. Dobbiamo essere noi a cambiare il mondo del lavoro, perché saremo noi ad assumere i giovani delle prossime generazioni.
        Non è più il tempo del lavoratore dipendente che prende lo stipendio e ha la sua bella vita sicura.
        Si torna alla caccia, la mattina esci dalla caverna, prendi la tua lancia costruita con fatica ed vai a procurarti oggi una preda, domani un nuovo strumento per la caccia, e più ti impegni, più collabori con gli altri più potrà essere facile trovare il cibo per sfamarti. È ovvio però, che non è una vita felice per tutti, puoi anche prendere un aereo e andare fuori dall’Italia. Ognuno faccia i suoi conti.

        • e aggiungo anche una cosa: molte aziende sfruttano il lavoro in nero semplicemente per ignoranza. Non si informano nemmeno per vedere se gli è possibile assumere regolamente con delle agevolazioni, per cui spesso è una questione di pigrizia e/o chiusura.

  13. Io ho cominciato a scrivere per il web nel 2001 ( sì lo so, preistoria…) e posso dirti che anche quando eravamo in pochi era un mercato al ribasso. Visto che non riuscivo a uscire dalla spirale di lavori sottopagati sono passata al web design, ma non è che si stia meglio: dopo anni di esperienza documentata mi sento ancora offrire stage con il rimborso spese o poco più ma solo perché la Fornero ha abolito gli stage gratuiti… o gente che vuole pagarmi 100 euro per fare un sito completo.
    Continuare a rifiutare questi insulti mascherati da offerte è sacrosanto, il problema è che c’è sempre qualcuno che accetta.
    La cosa divertente è che ora agenzie che non mi hanno mai considerato per un profilo di content management/web writing mi scrivono per pubblicizzare qualche loro fighissimo cliente sul mio blog. Non sai quanto è bello dire di no a un post-marchetta di questo tipo… e tirarsela un po’!

  14. Comunque sarebbe stato semplice, dovevi fare un semplice investimento iniziale. Scrivere (o farti scrivere) un programmino di autoscrittura che seguisse queste regole:
    1) Funzione copia e incolla dal web, selezione di frasi random contenenti la serie di parole chiave indicate, ripetute il numero N di volte indicato
    2) Funzione conteggio parole. Verifica che numero di parole >= 250
    3) Funzione di controllo ortografia (non vogliamo mica rimanga un articolo di serie B)
    4) Funzione di verifica tempi e produttività. Verifica tempo per articolo (in ore) <= (24 h / 25 articoli minimi). 24 perchè se è uno strumento automatico possiamo sfruttarlo per più di 8 ore.

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  15. Quelle frasi sgrammaticate sono tratte da una ricerca su google, e sono scritte realmente così! Evidentemente c’è qualcuno che ha inventato un algoritmo ancora più figo che anzichè le frasi copia e incolla solo le parole…

  16. Invito tutti a scrivere dei propri episodi ed a mandarci gli articoli in posta (:
    Potremmo inaugurare un filone interessante ed un nobile tentativo di smascheramento/apertura occhi.

    Vi aspettiamo!

  17. se il lavoro intellettuale viene smerdato a tal punto che prospettive ha l’umanità se non quella di ritornare alla condizione neanderthaliana?… o peggio, perché allora la primaria forma d’intelligenza a quell’ominide non gliela mortificava nessuno…

  18. Ciao Marilisa, complimenti per l’ottimo articolo che diffonderò.
    Quando ti hanno risposto
    “Una volta innescato il meccanismo si possono arrivare a scrivere 70/80 pezzi in mezza giornata.Il che equivale a circa 64 euro al giorno, che in un mese fanno circa 1920 euro.”
    Gli avrei fatto notare 1920 è il risultato di 64*30…sabati e domeniche non esistono? Dai volendo fare anche lo stakanov e lavorare il sabato sono comunque 26 giorni e non 30.

    E poi gli avrei scritto ” 70/80 pezzi? Così pochi? Allora non siete l’agenzia che fa per me. Attualmente sto lavorando per un agenzia tedesca e viaggio alla media di 200 al giorno. Sarà perchè li non ci sono limiti di velocità”

  19. Ciao Marilisa, ti racconto cos’è successo a me: tempo fa ho ricevuto un’offerta di collaborazione irrinunciabile che prevedeva 100 articoli al mesi per la somma complessiva di 20 euro. “E non chiederci sconti”.

    • Ciao Ivano!
      E ci mancherebbe!!! Malandrino tu se hai pensato di trattare!
      Non è che sono assurdi, di più!!! Di più!!

  20. Scusate se mi intrometto, io non sono un professionista ma il web writing mi stimola, come ogni nuova disciplina. Seguo quindi i post scritti dai professionisti, come questo, eleganti, arguti ma lasciatemelo dire “vuoti”, manca infatti il dato più importante e si “sente” vi vergognate di pubblicarlo: quanto deve costare un articolo di 250 parole ben scritto?
    KIS Keep It Simple, ora molti saranno tentati a risponder “Dipende…” “Sai siamo dei liberi professionisti, ognuno ha la sua tariffa…” “Di queste cose ne parlo in privato…”. Tutto questo non ha senso, voi per primi dovreste sapere che la chiarezza e la trasparenza nella comunicazione sono il fattore decisivo, anche per fare business.
    Pubblicate i vostri tariffari e vedrete che rompendo i vostri tabu vi arriveranno molte più richieste di quanto possa riscuotere un post di sole lamentele. Mario.

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