“Perché la guerra?” *

“Caro signor Freud,
[…] C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra? E’ ormai risaputo che, col progredire della scienza moderna, rispondere a questa domanda è divenuto una questione di vita o di morte per la civiltà da noi conosciuta, eppure, nonostante tutta la buona volontà, nessun tentativo di soluzione è purtroppo approdato a qualcosa. […] 

Vi è una possibilità di dirigere l’evoluzione psichica degli uomini in modo che diventino capaci di resistere alle psicosi dell’odio e della distruzione?
Molto cordialmente Suo

Albert Einstein.” 

Perché la guerra?
Se lo chiedeva già Einstein nel 1933. Lo chiedeva a Freud, pensando che la risposta fosse solo mentale, istintuale. Ma Freud non sapeva ben rispondergli, in realtà.

Mi chiedo a che punto siamo.
Loro – grandi! Geni! – si ponevano queste domande nelle loro letterine, mentre noi le letterine che scriviamo sono auguri di buon anno planetario su facebook, twitter o sul nuovo quag, senza dimenticare l’utilissimo linkedin. Auguri mondiali ad amici mai visti in faccia che tuttavia hanno la dignità di amici dopo giuste ore di chattate su cani campioni di agility, di ricette di zuppe di soia e di critiche a riviste nerd non adeguatamente nerd. Interessante è anche tutto il capitolo implicito sul brand, come quello esplicitissimo sugli immigrati&Salvini e poi sull’immancabile capodanno o sull’importanza di non criticare i selfisti perché la bacheca è casa mia e io faccio quello che voglio. Sacrosanto. Giuro: sacrosanto!
Il mondo sta cambiando. Anzi: il mondo è cambiato, noi ci siamo dentro e le critiche sulle critiche sono pigghiate pu culu (non sempre adeguatamente riflettute) con cui amiamo perdere tempo e sollazzarci emotivamente mentre ci fustighiamo per questo “mondo perso!”, diceva mia madre e dice oggi mio nonno riferendosi al clima.
Eppure… a che punto siamo?

Sbattuliàti! Questo siamo.
Pezzetti di carne dentro al Bimby di ultima generazione trovato sotto l’albero della foresta amazzonica; noi, sfracellati sulle sue pareti di plastica trasparente, aromi a 80° su uno spappolamento psichico visibile a tutti tramite grandi schermi, a cui però non vogliamo dare nomi né troppa importanza, per carità!
Nel mentre, ci stringiamo la mano su Skype e ci doniamo like, noi uomini-brandellini di ciccia rossa ben condita e maciullata. E dormiamo sonni tranquilli noi, dentro materassi memory fatti di giochi fatui econocratici e o tecnocratici; tranquilli – anche se non troppo, perché “Tranquillo muriu in******!” -, viviamo guerre tra mondi diversi che scarnificano la nostra SS. “Addiction dalle certezze” lasciandoci nudi sotto bombe mentali. Nudi e abbandonati sotto napalm di Isis, di crisi, di povertà nostra e non altrui.
Eppure, noi abbiamo fede! E che fede! Incrollabile, crede feticisticamente nel valore monetario invisibile e volatile di cedole di carta, in cui cercare la propria identità e speranza di redenzione (Benjamin W.). “In God we trust”! Ce la faremo. Sì, ce la faremo! Perché i mercati dei capitali ammontano a circa… Boh… 83 mila miliardi di dollari? A un sacco di soldi, insomma! …Che in realtà non esistono! Che scompaiono e ricompaiono per magia nel giro di poche ore; soldisoldisoldi: liquidi, illusori, privi di contatto con la realtà, se non un contatto psicotico e aleatorio. Ce la faremo, sì. E’ un gioco delle ombre privo di sostanza a cui la maggior parte della gente non avrà mai la possibilità di accedere. Ma ci sono i saldi, per ora. Ce la faremo!

Eppure, come stanno le cose?
Stanno che la guerra è tutta dentro di noi. Il nemico è un fantoccio e i “buoni o cattivi”, arcaiche favolette a-temporali, nascondono ad arte il vero con le canzonette: oggi, la guerra non sta nei mussulmani, non sta in Thanatos, né in simili categorie che celano la verità e intorbidiscono le acque.

E allora, tornando indietro: Perché la guerra? “Warum Krieg?”
La guerra – questa (dis)umana! – sta tutta nell’idea di crisi: la moneta si deve rigenerare, e deve farlo sul “mio”, sul prendere e possedere, su agiti, pretese, espedienti e furbizie predatorie. La cultura del liberismo deve continuare a trionfare e l’individualismo economico di appropriazione deve difendersi dall’Altro sine die, perché “mors tua, vita mea”.
Ecco perché la guerra! La distruttività è la nostra idea direttrice di oggi: la guerra è l’eterna uscita dalla crisi, ovvero ciò che questa parola ontologica nasconde.
“Guerra!” E la borsa impazzisce! Che cosa ne capiamo poi noi di borsa resta un mistero, ma una cosa oggi è sicura: prima viene il fatto economico; poi il senso delle cose. Ovvero:
– Prima viene la borsa, poi la pace.
– Prima viene il mercato, poi l’uomo.
– Prima viene il denaro, poi l’umanità.
Ecco, sì, ecco la risposta che Freud non ha dato: prima viene la guerra di denaro, poi pace, uomo, umanità, carità, fratellanza.
…Perché la guerra? Perché la società è accessoria rispetto al mercato del denaro (Polanyi K., 1940). E sì: è una concezione mortificante dei bisogni umani, quella in cui “il vil denaro” è il vero regolatore del mondo. Quella in cui l’attuale Necro-capitalismo sta all’origine della sofferenza, delle bombe, dell’impasse mentale e culturale, della psiche depressa, della morte di milioni di animali, campi, bambini.


Se lo riconosciamo in noi è già un passo. Perché nessuno è innocente!
Ecco a che punto siamo: “Siamo noi i cattivi; […] il regno del male non è là fuori, ma sorge appunto in base al modo in cui noi, ‘i buoni’, combattiamo il regno del male” (Zizek S.).

(Continua.)

* Si ringraziano la mia nuova scuola di psicoterapia e i miei mentori per come mi stiracchiano continuamente i neuroni con questi insegnamenti.

One thought on ““Perché la guerra?” *

  1. nessuno è innocente è la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho sentito delle bombe di Parigi. Ho sentito dentro una rabbia mai vista. Siamo noi con i nostri bei profili a metterci le bandierine della Francia, che ieri, solo ieri, provava bombe all’idrogeno laddove a nessuno importa se la gente muore, che tanto non fa notizia,e stamattina un raid ha colpito il deposito del tesoro dell’Isis, causando sette morti civili e lo hanno detto come uno che dice “uh, devo comprare il latte”
    E allora no, i morti di Parigi mi rendono indifferente tanto quanto quelli di Gaza, perchè nessuno è innocente.

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