La gardenia di Madrid

Quando sono partito per Madrid mi sono lasciato alle spalle tutto: il mio vecchio lavoro, i palazzi liberty, il centro storico; la mia Palermo nascosta e scaldata dal sole tra le ombre dei vicoli e degli eventi. Mi dissi che era giusto così, che almeno una volta nella vita bisognava avere il coraggio di inseguire la felicità, anche se a 45 anni può sembrare ridicolo rincorrerla come fanno i bambini con le farfalle.
Per 15 anni mi sono portato dietro solo il ricordo del tuo negozio e il profumo dei fiori che portavo a mia moglie ogni giorno; e quel debito, quell’odioso debito che non sono riuscito a ripagare.
In verità, dei fiori, a mia moglie, non è mai interessato nulla. Non ci teneva particolarmente, anzi, quasi sempre li lasciava appassire prima del tempo non curandosi dei messaggi che, disperatamente, le inviavo. Mi ci è voluto molto per capirlo, e non è stato solo il doverselo raccontare continuamente, lite dopo lite, ma il comprenderlo umanamente, confessarlo all’anima una volta per tutte. Non sono mai stato felice con lei e per questo mi circondavo di fiori: mi rincuoravano e mi ricordavano il tuo negozio, le rughe in cui era tracciata tutta la tua vita, l’amore per le piante e le cose belle. Anche se non me l’hai mai detto apertamente, sapevi che non sarei mai stato felice con quella donna. Dicevi spesso che anche le ginestre, i fiori del deserto, hanno bisogno d’acqua, seppur in quantità molto ridotta, e che per lo stesso motivo tutti hanno diritto ad un briciolo di felicità. Mi raccontavi la leggenda del principe che cercava una moglie di cui fidarsi ciecamente, e di una sguattera, innamoratissima di quest’ultimo, che provò comunque a farsi avanti pur sapendo di avere poche possibilità. Alla fine, mi dicevi, nella prova che il principe impone per la scelta, è custodito il segreto dell’onestà ma anche della felicità; non è forse l’onestà verso se stessi la prima regola per essere felici?

Quella mattina, stringendomi le mani, mi facesti promettere con tutte le tue forze di essere felice e cercasti in ogni modo di convincermi a non comprare più fiori e volare a Madrid, per raggiungere colei che io ritenevo essere la felicità, senza più voltarmi indietro.

Nonostante le tue parole, decisi di comprare comunque l’ultimo mazzo di fiori a mia moglie nel disperato bisogno di cogliere in lei qualcosa che assomigliasse anche solo vagamente a tutto ciò che avevo amato; ciò che prima vedevo in lei e che adesso inseguivo in Isabel. Ti strinsi teneramente promettendoti che sarei comunque passato a salutarti. Con me avevo solo una banconota di grosso taglio e, pur insistendo, non t’importava, te li avrei ridati prima di partire insieme al mio ultimo saluto.

Percorro il viale a fatica, sorrido. Mi dicevi spesso che sarei rimasto giovane per sempre, ma anch’io sono invecchiato. Ed anche se avrai sempre dieci anni più di me sarai sempre la stessa splendida donna di sempre. Spero di trovarti ancora dietro il bancone.

“Buongiorno, desidera?”
“Buongiorno, signorina. Mi chiamo Domenico e… beh, ecco, lei non mi conosce, ma sicuramente avrà conosciuto la vecchia proprietaria, la signora Ada. Sono un suo vecchio amico, ma per varie vicissitudini con gli anni ci siamo persi di vista, sa dove posso trovarla?”
“Mia nonna Ada è scomparsa più di dieci anni fa”.
“Mi… mi spiace moltissimo”.
“No, no, è proprio scomparsa, diceva sempre che prima o poi sarebbe andata a cercare la sua gardenia in qualche parte del mondo. Quando ero piccola mi parlava spesso di un uomo gentile che ogni mattina comprava fiori per una donna che non ricambiava il suo amore. È lei, vero? Credo che mia nonna l’abbia amata molto, più di quanto non amasse mio nonno. Lui non l’ha mai saputo, è morto qualche anno prima che lei partisse. Prima di andar via ci ha lasciato solo una lettera in cui, chiedendo scusa, comunicava a tutti la volontà di lasciarsi alle spalle tutte le bugie della sua vita, compreso l’amore per mio nonno. Diceva di avergli offerto solo un vaso truccato, ma non ho mai capito cosa intendesse dire…”

“Si riferiva ad una vecchia storia cinese che parla di onestà. Un principe che non ha ancora trovato moglie raduna le fanciulle del suo regno e dona loro dei semi. La ragazza che dopo sei mesi gli porterà il fiore più bello diventerà la sua sposa. Le aspiranti principesse non sanno però che i semi altro non sono che granelli di legno dipinto e che da essi non sarebbe mai potuto nascere nulla se non il fiore dell’onestà: la sincerità verso la persona amata. Mentre quindi tutte le ragazze riempiono i loro vasi con fiori bellissimi, la più povera e umile delle serve restituisce il vaso con la sola terra. Alla fine il principe riconosce l’animo sincero della ragazza e la sposa…”

“È una bellissima storia… E lei ha trovato la sua felicità? Avrà fatto soffrire molta gente… Tutto questo è servito a qualcosa?”

“È servito a non avere rimpianti. È importante, specie alla mia età: con gli anni uccidono più i silenzi e i rimorsi che i fiori non raccolti”.

5 thoughts on “La gardenia di Madrid

  1. Leggerlo senza febbre mi ha permesso di apprezzarlo di più. La correzione dei testi con la febbre a 39 è un’esperienza surreale :D

  2. mi sembra ci siano tutti gli ingredienti che sarebbe bello trovare nel tuo prossimo libro… la combinazione giusta per appassionare ed emozionare… complimenti!

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