Essere Donna oggi

Caro uomo targato di fresco “2017”,
ti chiedi mai cosa c’è dietro una moglie-compagna-madre-nonna-figlia-sorella?

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(Elettroencefalogramma piatto.)
Ok. Il quadro non è incoraggiante. Lo so. Lo so! Le tue reti neurali non sono quasi mai così complesse. Ma poiché io credo nel potere dell’abilitazione/riabilitazione, dietro opportuna stimolazione, di aree cerebrali vicarie, confido anche nel fatto che, dopo un’opportuna psicoeducazione culturale, anche l’uomo potrà cogliere il complesso portato della donnosità odierna e smettere di dire, di fronte a un lavabo colmo di capelli-morti-per-stress: “A vulisti a bicirietta?!? Pedala!!!”; che nelle famiglie bene diventa: “Cara, hai voluto la laurea, fare la donna in carriera, la moglie, la madre? Non lamentarti anche se mentre io dormo il bambino piange e devi andar tu che sei già sveglia per lavoro arretrato! Ah…: ti amo!”; altra alternativa, per i più laconici: “Ma certo che ti stimo: io sono orgoglioso di te! …Che si mangia oggi? ”. 

Ora.
Le parole sono importanti. Chi parla male, vive male. (Grazie Nanni!) …Ma manco le paraculate però!!! “AMORE” è una parola che ha a che fare col sentimento, con l’empatia, col volere il bene dell’altro, col riconoscere l’altro, i suoi bisogni e desideri (anche se diversi dai nostri), le sue stanchezze, i suoi limiti; ha a che fare con la complicità. Ha a che fare con inghiottirsi uno dei tanti “No, cazzo, ma di nuovo le lenzuola ti devo aiutare a cambiare domani?”; ha a che fare col tacere dopo la seguente risposta paziente: “Amore, dopo un mese con le stesse stiamo allevando le pulci! Ho bisogno di te, lo sai che ho la brachialgia cronica…”; ha a che fare col non cercare di scuetare le beate furie con l’ennesimo: “Ma proprio domani?!? Ma poi hai sempre la brachialgia?!?”.

Ora.
Uomo.
Sei consapevole che dopo le tue 4, 8 o 12 ore di lavoro tu ti spegni con buona pace del 70% del tuo mondo, mentre io dopo le mie 4, 8 o 12 ore sono chiamata dal 90% del mondo a prendermi cura degli animali che hai voluto tu, dei figli che abbiamo voluto insieme, dei miei e dei tuoi genitori, del trivani, della lavatrice (lavaggio + stendaggio), della spesa, della cena, della munnizza, dell’affitto, del condominio, dei detersivi finiti, dei croccantini del gatto, della lettiera del gatto, di epurare il pallet del gatto dalle sue cacche quotidiane, di passare lo swiffer, di fare i piatti, di coccolarti e stuzzicarti il giusto, di non contrariarti, di dare una parvenza di accettabilità ad una casa (onde evitare che gli assistenti sociali ci tolgano pure i canarini), di defibrillare la tua voglia di vita amicale, di ricordarti di ricordare che esisto e di essere più gentile con tua madre, di ricordarti anche di lavarti i capelli ogni tanto, di ricordarti infine di ricordare che mi avevi promesso che mi avresti fatto un favore, tipo che avresti smesso di lamentarti per tutto, di ricordarti che gli amici attendono nostre, ché pare che siamo emigrati in segreto in Lapponia… Etc. Etc. Etc.
Picca roba, le cose giuste. Cosa? Sono io che ho voluto la bicicletta? E ‘sta bicicletta nzocch’è? La voglia di realizzare i miei sogni? Di lavorare? Di essere colta? Di sapere cosa vuol dire “apotropaico” e non solo “figa”? Di amare scrivere o parlare con la gente? Di fare vita associativa? …E quindi… io “pago il fio” perché, pur di essere me stessa, non riesco a far tutto, dato che nessuno mi aiuta?!? Ah… tu “mi” fai i piatti una volta a settimana? Ho capito. E ancora con ‘sta bicicletta…: sì! sì! Se la bicicletta è l’uguaglianza, io volli, sempre volli, fortissimamente volli! No, nooooooh…: l’uguaglianza non è quella cosa per cui se ci sono 4 sacchi della spesa da 7 chili cadauno, anche se tu sei alto 1e89 per 90 kg ed io 1,49 per 60 kg, li portiamo 2 e 2; “ma non mi importa se hai i tacchi: vieni a posteggiare la macchina con me! Cosa?!? Hai il ciclo che ti spacca le ovaie??? E ma scusa: e l’uguaglianza? Che emancipazione è se non posteggi con me? Anzi, guarda, al ritorno guidi tu, ok? Che oggi ho la tosse”; mentre in sottofondo aleggia un “accussì t’insigni!”; o, sempre in quelle famiglie bene, un “così impari!”, come dicono i bambini piccoli per schernire qualcuno.

multitasking-2Voglio dire una cosa… Io di pazienza ne ho. Non troppa, devo dire. Ma sui miei sogni ne ho. E io ne ho vari di sogni; davvero molti, multitasking, propri di questa dea Kalì un po’ eccentrica & un po’ pazza di stress che descrivo: innamorata, madre di animali e picciriddi, donna sociale, donna fiera del suo lavoro, donna impegnata, a volte creativa e manco brutta, truccata, con lo smalto e la matita.
Io di pazienza ne ho, dicevo. Perché rinunciare? Eppure mi struggo, perché è come se la parola “donna” dovesse fare a botte con tutte queste parti di sé per essere completa. Invece no! Sarà faticoso, ma siamo questo e ancora altro, con buona pace del patriarchismo!

La notizia però non è questa. La notizia è che ce la possiamo fare, sapete? Possiamo essere individuE complete, serene, vittime felici della sindrome premestruale, madri quarantenni con smalti di gusto, cervelli brillanti e labbra rosso-attraenti. Ce la possiamo fare. Ce la potremmo fare anche se non avessimo madri multitaskinghissime a disposizione o eredità familiari per campare le colf. Basterebbe poco. Basterebbe che ci fosse cultura della donna, dell’Altro, dell’Uguale. Basterebbe che non ci prendeste per minacce e che il nostro essere sveglie, assertive, resilienti, affettuose ma anche creative (non solo in cucina) e ambiziose trovasse la vostra collaborazione. Basterebbe che le pulizie in casa le facessimo una volta l’uno, che imparassi a tenere bene la spugnina per pulire il cesso o ti ci cadrà dentro, che capissi che con la mappina dei piatti non ci devi lavare il pavimento dove il gatto ha appena segnato il territorio, basterebbe ricordati di fare il letto ogni tanto, la spesa insieme un po’ giocando e le chiamate per avere una vita sociale magari tu, mentre io finisco di lavorare e poi mi faccio bella per me e per te. Basterebbe poco, e così le mie braccia da Kalì lavorerebbero meno stanche, più complici e leggere, sostenute dai fili invisibili del tuo “amore”. Quello senza se e senza ma e senza biciclette. Quello che le nostre (mie) mamme e nonne non hanno avuto e per cui le ho viste piangere. Quello che passa semplicemente dal nostro, seppur responsabile, essere viste”.


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(No, maschio alpha: non sto chiedendo troppo.)

2 thoughts on “Essere Donna oggi

  1. Hai dimenticato: conosco mariti/compagni che non fanno neanche questo… la risposta (vera) ma più triste in assoluto. Posso fare di più ma non lo faccio perchè lo fai tu.
    Credo che dobbiamo sbatterci la faccia per capirlo fino in fondo; vedere le lacrime, assopire le urla, sentire la stanchezza la notte crollare a letto.
    Io, secondo la mia lei, sono migliorato tanto, ma è davvero davvero davvero difficile. Ci vuole tempo e a volte uno dei due se n’è già andato.

    • Grazie per il tuo coraggioso commento :p
      Il fatto é che i cambiamenti culturali sono lunghi e sanguinosi. Ci vuole pazienza, sí, ma anche tanta buona, evidente, concreta volontà… e, dall’altro lato, essere dispostE a pazientare (il giusto) o addirittura ad andarsene…

      Io poi amo le madri (sarà che non ce l’ho…), ma le mamme patriarchiste fanno veramente dei danni inverosimili…….!

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