#Bimbi – La guerra è bella anche se fa male

Caro P-log,
oggi a scuola abbiamo studiato la terza guerra mondiale. La signora maestra stavolta ha spento la lavagna luminosa e ci ha portati in sala olografica per farci vivere alcune delle scene di guerra più famose ricostruite in digitale. Ci ha prima rassicurati che avrebbe disattivato l’effetto sangue, anche il suo odore, e che la riproduzione del fumo non sarebbe stata pericolosa per i nostri polmoni, seppure ci avrebbe fatto tossire. Certo, non è stato esattamente come giocare (di nascosto) a WorldWar3 Special Ops, dove la confraternita dell’ovest si diverte a stanare gli occhi a mandorla dentro i loro bunker tra una battuta e l’altra. Nel gioco noi siamo i buoni e loro i cattivi, sono tutti soldati, non ci sono civili, donne, bambini e animali… c’è sangue dappertutto, ma in fondo liberiamo il mondo dalla tirannia, siamo nel giusto!

In quella sala però ho visto, come dal vivo, tutti quei morti ammassati, donne disperate coi loro bimbi morti in braccio, e altre scene che si intuivano e basta, visto che erano coperte da un effetto nebbia per mitigar le scene più violente… certo non c’era sangue, ma era chiaro che quei bimbi avvelenati e spenti sul cemento non dormivano ad occhi aperti, tra le fiamme a muoversi c’erano delle persone. Eravamo tutti scioccati, anche se non lo davamo a vedere. La maestra voleva esattamente questo. Siamo bambini, ma capiamo più di quello che sembra. Capisco perché ci fanno vedere tutto questo: “Per non ripetere i nostri errori in futuro” dice mio padre. La storia si ripete, è questo che gli adulti vogliono evitare.

Superato il grande conflitto, qui la vita nella rete di rifugi anti-atomici sotterranei è solo un assaggio della vita dei miei bisnonni, e quando la domenica facciamo qualche passeggiata in tuta antiradiazioni ne ho la prova. Anche se sono passati tanti anni, non si incontrano più animali e la natura solo piano piano si sta riappropriando della terra. Non ho mai visto il mare, né le farfalle, se non in sala olografica.
Dicono che la nostra è la generazione che potrà finalmente sentire il sole sulla pelle e morire respirando il vento un giorno. Le radiazioni stanno scemando, ma intanto qui il tempo passa ed oggi ho finalmente compreso il senso delle parole di quel poeta che abbiamo studiato l’altro giorno: “la guerra è bella anche se fa male”. Non si riferiva all’adrenalina che mi dà giocare a WW3, ma al fatto che, grazie alla guerra, possiamo comprendere quant’è bello, perdendolo, ciò che avevamo. Si vive poi con la speranza di conquistare di nuovo quel che avevamo perduto, che leggiamo sui vecchi libri, cercando di imparae a mantenerlo. Ma impareremo mai? Prima della terza guerra mondiale ce ne sono state altre, con altri nomi, altri stati coinvolti, altri morti, altri bimbi che giocavano ignari che tutto sarebbe finito, altra gente che stava pensando ai propri problemi che sembravano insormontabili allora e che poi hanno perso ogni senso di fronte a problemi ancora più grandi. Viviamo pensando che tutto sarà così per sempre, facciamo grandi piani pensando a cosa faremo da grandi… ma la storia ci insegna che possiamo perdere tutto, anche quando ci sembra di avere poco, basta la pressione su un bottone rosso.

3 thoughts on “#Bimbi – La guerra è bella anche se fa male

  1. Il pezzo-bimbi più bello per me. Ingenuità disincantate, verità senza veli eccessivamente articolati, paura. PAURA. Perché è reale.

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