#Bimbi – Mi chiamo Luna e mi buco…

di Adele Musso

Mi chiamo Luna e mi buco.
Sono sfilacciata dentro, dormo alla stazione, aspetto Daniela e il suo pasto caldo serale. Daniela è una volontaria.
Nessuno vuole qualcuno che ti ruba i soldi dal portafoglio, che ti picchia se non gli dai ciò che vuole.
Io volevo la luna, posseggo solo un nome.
Stamattina ho rubato della frutta al mercato, c’era una tizia nuova al banco, ha cominciato ad urlarmi contro, (mi hanno guardato tutti), pensavo non mi importasse più di niente, invece mi vergogno ancora. Ho tirato la mela che avevo in mano verso di lei, volevo colpirla, l’altra è nella mia tasca, una gobba, la mangerò più tardi.
Sono dimagrita, i calzoni mi ballano sulle gambe mentre cammino, e di notte il freddo risale verso la schiena. Gli angeli della sera ci hanno dato le coperte. Daniela è un angelo.
Prima era vita, mi prendevano in giro per questo nome stralunato, la curiosità di pochi la crudeltà di molti.

Ma i tuoi che cosa pensavano? Sei forse figlia di un astronauta? No, non è stato il mio nome la causa del mio malessere, non mi sono di certo drogata perché mi chiamo Luna.
Luna si droga, l’ho capito subito, a scuola ci dicono di stare attenti di non accettare niente da gente che non conosciamo. Luna così si chiama, lo ripete spesso quando sembra essere su altro pianeta, gira su se stessa ride e urla il suo nome. Mi fa ridere.
La settimana scorsa il bidello ha chiamato l’ambulanza, lei era a terra e non rispondeva, aveva la faccia sporca di sangue, gli occhi aperti, ma non vedeva nulla. La maestra ci ha detto che questo è ciò che accade a chi si comporta male, che queste cose non si fanno, che bisogna ascoltare i genitori e tenere lontano le persone cattive. A me Luna mi sembra buona, è solo sfortunata. La maestra ci ha lasciato un tema: La droga. Ma che devo scrivere? Allora ho pensato a lei, alla ragazza satellite che gira attorno alla scuola, che si addormenta seduta sul marciapiede e che chiede l’elemosina, ma io soldi non ne ho. Ieri l’ho vista durante la ricreazione, ha tirato fuori una mela dalla tasca e continuava a guardarci. A me è sembrata triste, anche se ogni tanto sorrideva, forse pensava a quando era piccola e giocava come facciamo noi. Sulla faccia aveva un cerotto enorme, mi sembrava meno sporca del solito.
La mia maestra di inglese mi ha detto che Luna forse un giorno cambierà vita che c’è sempre uno spiraglio di luce, la maestra Enza, invece, ci dice di pensare ad altro e di non piangere per chi non ha pietà di se stesso. La maestra di inglese io la amo, e voglio bene pure a Luna, se avrò un gatto lo chiamerò come lei. La maestra Enza è vecchia.
La scuola è sempre la stessa, sono cambiata io, c’è il grande albero di mimosa che nessuno pota e che quando ero piccola io non si vendevano i rametti ai semafori, ci sono le finestre coi lavoretti di Natale incollati su, ci sono le grate grigie e polverose, qui non ci si può fare male. Qui ho preso i pidocchi, (è stata la ragazza coi capelli rossi lunghi bellissimi, ne sono certa); ora dei pidocchi non me ne frega niente, mi fanno compagnia. Mia nonna mi tagliò i capelli, (non me ne frega niente dei capelli) ho solo voglia di una dose.
C’è una bambina che mi guarda, le sorrido, non si spaventa come le altre, la mia maestra non c’è più, meglio, se sapesse come sono finita ne avrebbe un dolore. Oggi non sto bene, ma io non sto più bene da tempo.
Nel cortile hanno addobbato un grande albero, a giorni sarà Natale. Ricordo ancora il giorno della recita. Io facevo sempre la stella cometa, mia madre tagliava il cartoncino e me lo appendeva al collo, io piangevo, io non posso fare la stella dicevo tra le lacrime, io sono luna, luna, luna.
Abbiamo fatto un grande albero, tutti i bambini hanno portato un decoro, che la scuola soldi non ne ha, io volevo portare il più bello, ma mamma mi ha detto no, le cose migliori restano a casa, mia madre somiglia tanto alla maestra Enza, è vecchia, però le voglio bene. Io il decoro più bello me lo sono messo in tasca. I grandi sono distratti.
Mi hanno detto di togliermi da qui che i bambini si spaventano e le madri si lamentano, alcune sono andate dalla Preside, me lo ha detto il bidello, quello che ha chiamato l’ambulanza, lui è il più anziano di tutti, lui è qui da una vita, mi guarda e mi dice Luna: perché? Io non lo so perché, forse sono rimasta piccola, troppo attaccata alla terra, e troppo distante da tutto, come le comete.
Il giorno della recita Luna non c’è. Cosa hai in tasca? mi chiede la mia compagna, non ho niente le dico, all’uscita di scuola il più bel decoro natalizio brilla sul marciapiede, quello è il posto di Luna, e Luna torna sempre.

Testo pubblicato anche su Apertura a Strappo

4 thoughts on “#Bimbi – Mi chiamo Luna e mi buco…

  1. Cara Adele psichedelica! Mi piace molto il tuo surreal-dipinto e il tuo testo fa soffrire…

    Alla prossima (:

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