#Bimbi – Microstorie scomponibili

di Raimondo Quagliana

MINI
Ecco, una mamma è appena uscita di casa, sono le sette e trentacinque di mattina, un bimbo di mezzo metro che si tiene alla sua mano nella posizione del tedoforo olimpico, anche il passo è uguale, corre corre per starle appresso.
La mamma indossa una tuta comoda che le servirà fra un’ora per la palestra, il bimbo è vestito per benino, mini-jeans con il risvolto e mini-sneakers rosse, un giubbottino ultimo modello pittibimbo, orologio fuori misura al polso, trascina un trolley minuscolo, una scatola venti per venti per dieci, con manico e ruote, a colori fluorescenti, va con la sua mamma alla scuola per l’infanzia, come se fosse pronto per un viaggio, che viene da pensare, cos’è?

Un bimbo d’affari, un omino instancabile di cinquanta centimetri che vola su piccoli aeroplani costruiti apposta per lui e per quelli come lui, cosa porterà dentro il suo mini-bagaglio? Una merendina, una mezza banana, piccoli plichi di documenti o microfilms, forse una bottiglina di acqua.
Viaggiatori d’affari, rappresentanti di mattoncini da costruzione, addetti al controllo qualità, avvocati, veterinari, piloti, guardie, ladri, con passaporto e ciucciotto, hanno una lingua incomprensibile, appartengono a un popolo diverso, con un parlamento e leggi proprie, vivono in perfetta integrazione, spesso si fanno mantenere e portare in giro, si spacciano per la nostra prole ma, fermi sul seggiolino dell’auto, comodamente trasportati da un capo all’altro della città, continuano a svolgere indisturbati le loro funzioni diplomatiche o lo spionaggio industriale.
La maestra d’asilo gira lo sguardo verso l’armadietto dei colori – è un attimo – e già due tre di loro si sono fatti occhietto, hanno preso il mini-taxi per recarsi di corsa al mini-aeroporto a sbrigare i loro affari, durante il viaggio li aspetta almeno un cambio, sarà una giornata impegnativa, tra riunioni e pappe di lavoro, prima che la mamma ignara torni a prenderli alle cinque del pomeriggio.

UN BAMBINO SCRITTORE
Un bambino scrittore non voleva mangiare, la mamma e la zia lo inseguivano sotto il tavolo con la pastasciutta, non mi piace non la voglio, io volevo le stelline, mangia che devi crescere. La mamma un pomeriggio vede passare lo zio Peppinello, era molto basso, sua moglie accanto a lui era una gigantessa, guarda lo zio Peppinello, gli dice, sai perché è così basso? Perché da piccolo mangiava sempre pasta corta, le stelline? Le stelline le lingue di passero le conchigliette, tutta pasta corta cortissima, mica spaghetti e tagliatelle, e allora è rimasto piccolo anche lui, e anche tu, se continui a non voler mangiare la pasta lunga.
Il bambino scrittore da quel giorno si è messo a voler mangiare solo quei tipi lunghi di pasta, anche se a lui non piacevano per niente, poi è cresciuto di età, è passata l’età dello sviluppo, è rimasto sempre piccoletto, ora non sa con chi deve prendersela, eppure sembrava tutto così vero.

UN BAMBINO PORTIERE DI NOTTE
Un bambino portiere di notte è giunto a un’età che chiunque altro si sentirebbe grande e indipendente, alcuni non vedono l’ora di diventare grandi e scappare da casa, e lui invece, anche da adulto, ancora lì tra le gonne di sua madre, continua a toccarle le tette, per fare uno scherzo, dice, ma a tutti pare alla fine che lo faccia perché ne è attratto, che adesso ha anche l’età – gli altri suoi coetanei si baciano con le donne e le portano pure nelle stanze d’albergo – lui continua a strusciarsi alla madre, non che a lei dispiaccia, ci sono mamme per carità che vorrebbero tenerseli vicini i figli, guardarli e portarli in giro a vantarsene con le amiche. La cosa dà fastidio di più ai suoi fratelli grandi, hanno l’invidia che il fratello possa toccare le tette della mamma, che loro delle volte per toccare le tette di una donna sono costretti a cercare delle zoccole e pagarle pure.

UN BAMBINO AVVOCATO DIVORZISTA
Un bambino avvocato divorzista mangiava la terra, avevano un bel da fare la segretaria e le colleghe a dirgli tutto il giorno, la terra non si mangia, la terra non si mangia, ma il bambino avvocato continuava, si vede che il sapore gli piaceva, cosa poteva saperne la segretaria del sapore che aveva la terra, così ogni giorno se ne mangiava un pochetto.
Arriva il giorno che all’avvocato divorzista, l’avvocato titolare dello studio gli dice, Luca – si chiamava Luca il bambino avvocato – senti, che ne dici se piantiamo qui nelle aiuole intorno allo studio un piccolo orto con i cavoli e le carote e l’anguria? Il bambino avvocato annuisce, non può rispondere perché ha la bocca piena di terra, ma l’idea dell’orto gli piace, ha imparato a mangiare le verdure, ha scoperto che la terra va coltivata, è diventato un avvocato sano e forte. Ora fa il mestiere dell’avvocato, titolare dello studio, la terra ormai è un ricordo, ne tiene un po’ nel cassetto della sua scrivania, giusto una zolletta, da sbocconcellare e succhiare nei momenti di nostalgia.

UN BAMBINO ALLEVATORE DI POLLI
Un bambino allevatore di polli si mette in testa un’estate di costruirsi un aeroplano, ma da dove cominciare non lo sa, chiede al papà portalettere del paese di portarlo a vedere gli aerei veri, all’aeroporto, li guarda, se li studia, ma da lontano, dietro il vetro ampio, non si vede bene come sono fatti, si capisce soltanto la forma più o meno come quella di un uccello, con gli occhi a finestra, ali aperte plananti, zampe a ruota, tutti verniciati e decorati.
Le galline della fattoria sono un po’ massicce, ma sono a portata di mano. Prima di dipingerne una di colore azzurro con la tempera, ha cura di legarle sulle ali due mini-ventilatori a batteria e sotto una macchinina che già la rimpiange, la gallina è tranquilla, abituata a granturco, ignara delle gioie dell’ebbrezza del volo a cui è stata consacrata.
Da sopra la terrazza, parte il primo lancio sperimentale, accesi i motori/ventilatori, con gesto ampio e dinamico viene spinta al di là del parapetto di cemento, da sotto, alcuni curiosi venuti dal paese fanno fotografie con i telefonini.
Sono le ultime immagini della prima gallina volante della storia.

UN BAMBINO PRESIDE
Un bambino preside si era innamorato di una sua maestra, quindi, per pudore, non ne parleremo.

UN BAMBINO REGISTA
Un bambino regista dorme con l’uomo ragno nel letto, un supereroe da compagnia, lui sa come cacciare i nemici e gli incubi notturni, più di una volta con la sua ragnatela da supereroe l’ha salvato dal precipitare in una grande ciotola di burro, ora il bambino regista si è affezionato, anche se sono passati tanti anni non ha il coraggio di farlo uscire da sotto le lenzuola e metterlo via. L’uomo ragno è ormai un vecchio ragno, ha piacere e conforto a rimanere disteso con la schiena a riposo, al calduccio, anche la ragnatela non viene più fuori con tanta facilità e l’arrampicarsi sulle pareti è quasi impossibile.
Il bambino regista lo ospita per compassione, potrebbe portarlo in una casa di riposo per supereroi, avrebbe la compagnia adatta a lui, l’assistenza specializzata che ci vuole per gente con i superpoteri, con una buona cura l’uomo ragno forse riuscirebbe di nuovo a produrre una discreta quantità di ragnatela, almeno per catturare le zanzare e le mosche e tornare a scalare i muri, ma preferisce tenerlo con sé, nel letto in cui è stato per tutta la vita, caro vecchio uomo ragno.

UNA BAMBINA INFERMIERA
Una bambina infermiera si è sporcata col gelato di fragola – e adesso chi lo dice alla bambina suora caposala – che è una cosa che le suore in generale non la sopportano, poi la macchia è grande e vistosa sul petto, il camice è tutto rovinato, con che coraggio si torna al lavoro, così pensa di rimanere un paio d’ore nel bagno del personale per cercare un rimedio una cura una soluzione, quando la bambina suora caposala tornerà la macchia sarà scomparsa e il camice avrà ripreso il suo aspetto.
Ha usato le forbicine da unghie, quelle con la punta un po’ curva, ha fatto un lavoretto pulito pulito, tagliato via tutta la parte compromessa, eliminato ogni sfilacciatura rossiccia, prima di gettare via ha succhiato un po’ lo zucchero dal cotone, poi ha sputato la pezza nel cestino della carta.
Ha sentito la bambina suora caposala che apre la porta del reparto, esce dal bagno e le si piazza davanti con il petto in fuori, orgogliosa di avere risolto un problema, è così che si comincia. Saluta la bambina suora caposala, scappa in corsia, felice di non essere stata scoperta.

UN BAMBINO PIASTRELLISTA
Il senso del gusto si sviluppa nei primi mesi di vita, con lo svezzamento si impara a riconoscere i sapori base, dolce amaro umami acido salato.
Un bambino piastrellista che non ha avuto modo di imparare è rimasto un ignorante sensoriale, non distingue un sapore dall’altro, non capisce cosa è buono e cosa è disgustoso, c’è da dire che, pure grosso e prominente, nemmeno il suo naso funziona nel modo giusto, non ci sono puzze che lo disturbano, non ci sono profumi che gli danno piacere, dategli un pezzo di cartone ondulato, al bambino piastrellista, e lui lo mangia con garbo ringraziandovi e pulendosi la bocca con il tovagliolo, perché tutto si può dire tranne che non sia stato educato alle buone maniere.
Per la famiglia non è di peso, anzi si risparmia molto sulla prima colazione – di solito un paio di fogli di giornale del giorno prima, con trucioli di matita e cera di provoletta – e sulle merendine a scuola, che lui attinge direttamente dalla cartella, una gomma pane, un segnalibro, un rotolino di scotch.
Nessuno lo prende in giro per questo comportamento stravagante, a dimostrazione che i piastrellisti delle nuove generazioni sono più tolleranti e aperti ad accettare chi è diverso da loro.

UNA BAMBINA RICERCATRICE
Una bambina ricercatrice frequentava la seconda elementare, la maestra assegnava delle ricerche di scienza o di geografia, a lei piacevano più di tutte quelle di scienze, con gli animali, che si dovevano cercare tutti gli animali che popolavano la savana, il leone la giraffa la zebra, li ritagliava dai giornali e li incollava sul suo quaderno. Erano tempi che nei piccoli paesi di provincia non c’erano i negozi di cancelleria, la colla si fabbricava in casa con acqua e farina, così quel quaderno diventava ogni giorno più pesante – e la bambina ricercatrice stanchissima – e a fine anno c’era almeno un chilo di farina, dentro quel quaderno di ricerche della bambina ricercatrice, quando non se lo mangiavano prima le formiche o il cane.

BAMBINI DISOCCUPATI
Altri bambini disoccupati con i capelli sudati si attaccano alla fontanella dell’acqua, hanno appena finito di giocare una partita di calcio sul piazzale della chiesa, un calcio sacrificato, lo spazio è poco, le porte si segnano con i sassi, il fondo è sconnesso, se piove diventa scivoloso e ci si fa pure male, ma i bambini disoccupati sono contenti, il prete ha raccontato che dio vede tutto, a dio non sfugge niente, nemmeno un fallo, non c’è arbitro migliore di dio, pensano, però delle volte si domandano dov’era l’arbitro quando è venuto il vigile urbano a tagliare il pallone.

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