Caos

Ci sono giorni che ci casco dentro pure io: clicco, commento, mi fermo a guardare lo schermo nel bel mezzo di un marciapiede. Ma ci sono giorni come questi: dove mi mancano le tombole a Natale, mio padre che si lamenta di tutto e di tutti tranne di sè stesso. I parenti che davi per scontato, che tanto mica muoiono prima di te, e poi lo fanno. Mi manca il senso di protezione dei miei genitori, che tanto mica diventi grande senza concludere niente; mi manca la radio: lo stereo con il mobile a parte, le casse enormi, i sette pezzi e il mega-amplificatore, il chiudere gli occhi e guardare il soffitto sperando che arrivi quella canzone. Mi manca perdere tempo, e pensare senza essere distratto da un trillo. Mi manca mia moglie senza il cellulare in mano, mia madre che mi chiama al cellulare, quello vecchio, quello dei “ma non ti fai mai sentire”, quello che aveva mio padre quando parlava dell’Inter senza bruciarsi il cervello con lo smartphone.

Ho paura per le mie figlie, ho paura di un mondo che giudica un paio di pantaloni sui social, ogni frase, ogni foto. “Mi conosci? chi sei? sai chi sono veramente? pensi sia tutto qui? Cosa ridi a fare? Anche tu hai paura cazzo, ammettilo!” La paura esiste ed è quella che non si pubblica mai, quella che si tiene stretta stretta, sotto un altro strato di pelle, le pieghe del cuore, le mani sempre più sottili. Un contatto, un abbraccio… è così difficile? “Ti voglio bene, mi manchi, usciamo.”
Il profumo che lasci andando via, l’odore di un androne, ogni silenzio diverso dall’altro: quanti poeti sono morti scrivendo di questo? quanti ne sono mancati non facendoci caso? quanto regresso esiste nel progresso?

Mi piacerebbe camminare sui sentieri del bosco senza la paura di rimanere senza batteria, senza misurare minuti, chilometri percorsi, solo un “dai, che stiamo arrivando”, “forza che diventa buio”. Antico? io? asociale io? Che sono stato tra i primi a connettermi ad internet: era il 1997 e tu non eri ancora nato.
Tutto è caos e non è un caso: è brand, like, fatture, seo, wordpress, tweet, tag, euro, hashtag, facebook, foto.
Le foto… “quante foto hai perso? come non lo sai? quante ne perderai cambiando cellulare?”

Spegni. Vivi. Sogna.

2 thoughts on “Caos

  1. Sempre bravo anzi no sempre piu’ bravo Marco, vogliano o no farlo uscire un bel romanzo stampato con carta profumata ? Forza che l estate e’ arrivata e noi italiani in estate leggiamo !! Ancora complimenti !!

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