Lo Ius Soli

di Lucia Immordino

“Civis Romanus sum”, cioè “Sono un Cittadino Romano”
(Cfr. Cicerone, In Verrem, II, V, 162)

Lo status di cittadino romano apparteneva ai membri della comunità politica romana in quanto cittadini della città di Roma (Civis Romanus), non era legato all’essere un abitante di uno dei domini romani fino alla Constitutio Antoniniana, emanata dall’imperatore Caracalla nel 212, che concedeva la cittadinanza a tutte le popolazioni abitanti entro i confini dell’Impero.
(Cfr. Wikipedia)

Lo Ius Soli, di cui si discute molto in questo periodo, non riguarda i conflitti per l’accaparramento di territori ma questiona di bambini e di cultura dei diritti, di una legge che ancora non prevede che diventino italiani pur nascendo sul suolo italiano (qualsiasi nazionalità abbiano i loro genitori), di piccoli abitanti dell’Italia senza Italia, di giovani studiosi di una Costituzione che non li accetta, di ragazzini che parlano la sua lingua che non li chiama “pari”, “uguali”, di bambini che pensano, giocano “in italiano” ma non hanno il diritto di dire “sono italiano”.
E ciò, ovviamente, non ha nulla a che fare con il controllo dei flussi migratori, con la sicurezza, con la politica, con lo spostamento irrefrenabile di esseri umani che dai Paesi martoriati cercano riparo in quelli che lo sembrano meno, con il Mediterraneo come punto focale di raccolta, con la delinquenza e con gli abusi sessuali.
Tutto quanto detto, che seppure nutre il panico, non può non dissolversi alla presenza di questi bambini e alla loro autenticità.

La Boschi ha dichiarato: “In Parlamento non ci sono i numeri”.
Alfano ha affermato: “La legge è giusta ma il momento è sbagliato”.
Eppure, da che mondo è mondo, le migliori leggi sono state varate in momenti che sembravano inopportuni: il divorzio, l’aborto, le tanto vituperate unioni civili.
Perciò è chiaro che continuare a negare a questi bambini, che sono di fatto italiani, uguali diritti è andare contro la nostra stessa identità.

I bambini sono la sostanza della terra, l’humus del futuro, sono i segnali che indirizziamo verso un universo in cui non vivremo, a un domani che non conosceremo, ma che, in qualche modo, avremo concorso a rendere migliore.
E qui ci portiamo oltre ogni confine: qui ci eleviamo nell’ambito squisito della libertà e della coscienza.

(Ispirato dalla lettura di un articolo di F. Merlo su Renzo Piano e lo Ius Soli)

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