La vergogna dei sacchetti

Italiani, quando avrete finito di lamentarvi toglierò il sacchetto (in carta riciclata) dalla testa!

In questi primi giorni del 2018 si sta parlando molto (troppo) dell’obbligo di utilizzo dei sacchetti biodegradabili per frutta e verdura. Sembra che dover pagare in modo esplicito i sacchetti che prima venivano pagati in modo implicito (eh sì i supermercati li comprano e devono far quadrare i conti, quindi in qualche modo li rivendono sempre!) porterà alla povertà delle famiglie italiane. Le stime più attendibili parlano di una spesa di 10€ a famiglia. Il sacchetto può essere riutilizzato per raccogliere i rifiuti organici negli appositi contenitori per la raccolta differenziata. L’Europa ha invitato (giustamente) alla riduzione degli imballi e lo stato italiano in questo caso ha fatto da precursore, da stato virtuoso. Pagare esplicitamente inoltre ci fa anche riflettere sul valore delle cose e ci fa evitare lo spreco. In quanti ormai utilizzano i propri shopper in cassa? Abbiamo già ridotto l’utilizzo dei sacchetti biodegradabili per imbustare la spesa, grazie al fatto che ora li paghiamo esplicitamente.

Ma perché è importante ridurre gli imballaggi?


Perché non siamo bravi raccogliere i nostri rifiuti. Abbiamo sempre avuto problemi nel raccoglierli. Molti comuni non fanno la raccolta differenziata, e anche in quei comuni in cui si fa non si pianifica una formazione per il cittadino (Il tetrapak dove va? I bicchieri di plastica?). I più maleducati gettano cartacce per strada o peggio ancora in spiaggia. I cestini della spazzatura e i cassonetti sono spesso stracolmi e strabordanti, i cani randagi d’estate e il vento spargono rifiuti ovunque. Capite bene che il lavoro di “tassazione” degli imballi è solo all’inizio di un progetto che dev’essere di più ampio raggio, cominciando da far pagare di più per imballi ibridi difficilmente differenziabili (per esempio le capsule del caffè o gli imballi in cartone plastificato).

Sapete che sull’Oceano Pacifico galleggia un continente di rifiuti chiamato “la grande chiazza di immondizia”? La sua estensione non è nota con precisione, ma secondo alcune stime potrebbe superare le dimensioni degli USA. Queste plastiche (non solo sacchetti, ma anche altri imballi) impiegano alcuni decenni per disintegrarsi in microplastiche, che poi permangono per circa un secolo in mare. Oltre all’ambiente i danni vengono subiti dalle specie acquatiche che rimangono impigliate e intrappolate da imballi plastici o che ingoiano dei rifiuti perché scambiati per cibo (tipico esempio è la tartaruga che scambia gli shopper di plastica trasparenti per meduse).

Proprio quando potrei sentirmi orgoglioso di essere italiano, invece con tutte queste polemiche sto iniziando a vergognarmi, perché pensiamo più a quei 10 euro a famiglia che ai danni che continuiamo a fare.

 

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