Il mio fetish (tra le costole)

di Antonella Tarantino

Io il fetish ce l’ho nelle costole!
Sì, proprio lì, avete capito bene. Sta dentro di me, tra il petto ed il costato, nella gabbia toracica vicino al cuore e quindi lontano dalla ragione. Si trova nel mio sterno e non ci vuole poi tanto a trovarlo; sta lì in evidenza, tra le mie dodici costole e ora che mi viene in mente questo numero è sacro. Il vero problema è che quando qualcuno cerca il mio fetish si perde su quelle rotondità che mi stanno davanti, si tratta di una quinta misura o una quarta abbondante, forse suona più elegante agli occhi del lettore, altro che chakra, quattro dita sotto l’ombelico, altro che punto G: è lì che si perdono tra le mie tette e ci perdono tanto tanto tempo.

In fondo a me piace, mi rilasso e riesco perfino a schiacciare un pisolino tra un intervallo e l’altro. Che peccato! Altro che fetish! E vorrei urlargli di osservare meglio, di scendere ai particolari. Non vedi che bustier che porto? Tutto nastri e pizzi, l’ho comprato pensando a te, e le scarpe con tacchi alti che potrebbero forare il pneumatico di un camion neanche le hai notate… Che dire? Sono naturalmente fetish e mi sono costate un occhio della testa; ma a te che importa della mia testa? Se non ci fosse la bocca nemmeno te ne accorgeresti che ho una testa. E poi il mio vestitino nuovo? Anche quello passa inosservato. Stai ancora lì come un bimbo che si nutre dalla mamma e mentre tu credi di aver trovato il mio punto debole, il mio fetish, io penso: Secondo me questo non è stato allattato a sufficienza, è rimasto bloccato alla fase della suzione ed è quella che ora devo cercare di fargli superare, e siccome sono sensibile io sento il bisogno di salvarlo; così perdo tutto il mio tempo e il mio fetish.

Alessandro lo conobbi per caso, compravamo il pane nello stesso panificio, sera per sera. Era bellissimo, un fascino conturbante, denti bianchi, i più bianchi che avessi mai visto. Un enorme naso irrompeva su quel profilo greco su cui io sognavo di mettere le mie dita e che fu causa di delusione per me… era proprio un gran bel pezzo di maschio, ma nascondeva inganno proprio lì fra le sue gambe, nulla da dire sulla confezione regalo. Grazie per il pacco! avrei voluto urlargli.
Il contorno era ineccepibile, ma sotto a quelle trame eleganti e costose, ahimè, si trovava un cosino minuscolo. Feci fatica a scorgerlo durante uno dei nostri primi incontri: era il più piccolo che avessi mai visto. Ora la sua reticenza a tirarlo fuori aveva una sua ragion d’essere, pensavo. – È che lui è sensibile e mi vuole bene e mi dà tempo, non ha premura, non pressa per averla subito! avevo confidato alle mie amiche illudendomi di avere incontrato un uomo speciale. Ora è tutto chiaro, capisco: si vergognava di mostrarsi e ci credo; nudo ricordava quei maschietti che si vedono al Buccheri in nursery.
Il mio amore è grande, supplirá ciò che manca, pensavo, e poi io sono una sognatrice, la mia grande fervida immaginazione mi aiuterà, ma non fu sufficiente, non bastò. Sognavo spesso di noi aggrovigliati ma erano sogni dolci, nulla di erotico; riuscii perfino a sognare un suo stupro, non ne fui vittima, niente trasgressione; non sentii nulla, solo il suo rumoroso russo che superava ogni pensiero e divenne dramma. Volete sapere che fine fece? La curiosità del lettore va soddisfatta: non me la presi, ma non lo rividi più! Il tempo aggiusterà tutto, dilata i confini dei ricordi e mi passerà, supererò il trauma, pensavo e lo superai grazie a lui.

Con Alfredo era tutto diverso e poi stavolta ero preparata: “Tre sono le cose che devo ricordarmi di fare”, canticchiavo sotto la doccia e non devo usare l’acqua troppo calda per non bruciarmi, ora lo so; ho preso le misure e regolato il termostato, questa volta sarà da urlo cinematografico.
Quella mattina gli mandai un sms al telefonino da cui non si separava mai. Diceva così – Maschio, resto in attesa di un tuo movimento. In questa relazione devi mettere tutto te stesso, non restare lì paralizzato, non sei davanti ad un ordigno: sì, è vero, sono indiscutibilmente sensibile, sì… forse un po’ esplosiva, lo ammetto, esuberante ma dannatamente emotiva, tranquillo, ti saprò amare. Ottenni l’effetto desiderato, mi disse che desiderava incontrarmi e mi diede appuntamento.
Curai i dettagli che trasformano le piccole cose in grandi. Non mancava nulla, la mia casa era vuota, musica di sottofondo, luce soffusa, sul tavolo due bicchieri e una bottiglia di Brunello per noi. Adesso stavo sotto di lui e tutto mi sembrava enorme ed era quella sensazione che contava per me; lui era riuscito a trovare il mio fetish, per un attimo fui costretta ad ammetterlo. Stavo riflettendo sulla cosa quando fummo interrotti, anzi, mi correggo, fu interrotto dalla suoneria del suo telefonino che cantava – Me gusta todo il tuo sapore caraibico… Sentivo già bianchi granelli fini di sabbia dentro le mie orecchie ma durò solo un attimo che già nel mio cervello i sensori della libido stavano intonando un adagio, un lentissimo adagio in sol minore – Non so dove trovarti, non so come cercarti, e pensavo alle sue parole che mi rassicuravano sulla sua presenza; lui restò al telefono parecchio. È mia madre, non posso dispiacerla! mi disse e mi lasciò così in piena rivoluzione motoria che sedai subito tuffandomi nella realtà delle cose.
“Il sole mi sembra spento” dove avevo letto queste parole, pensai alla maledizione di Tutankamon, e a tutti quei libri che mi avevano regalato per il mio ultimo compleanno e su cui avevo dissertato e il grande faraone si doveva essere incazzato con me e si stava vendicando, doveva essere questo il motivo di ciò che mi stava accadendo.
Una grande solitudine mi prese in quel momento, un morso alla bocca del mio stomaco: “Mettilo a caricare, ce l’hai scarico” gli urlai. Mi guardò con sguardo da pesce lesso annuendo che lo avrebbe messo sotto carica non appena sarebbe ritornato a casa, dove l’attendeva la cena in caldo preparata ovviamente dalla cara mammina. Gli sorrisi storcendo la bocca e fissandogli l’epicentro, quasi a sottolineare che non mi stavo mica riferendo al suo cellulare. Poi d’improvviso sobbalzai, sgomitai e mi tirai su; non aspettai nemmeno che lui tornasse sui suoi passi. Lo volevo subito, in quel momento, non ne potevo più di aspettare e allora lo presi e lo tirai fuori, lo annusai quasi a pregustarne il sapore. Lo avevo preparato come si deve e mhmhmhm che goduria! Lo avevo preparato giusto quella mattina, lo morsi e lo ingoiai insieme a tutta la mia voglia; perché si sa, quando le cose vanno male il fisico non deve patire (bisogna mangiare) e si può essere felici anche con un bel panino col salame tra le mani (e il fetish tra le costole).

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