La Sicilia è una bella donna vestita male e truccata peggio

Ore 17.00. Finito di lavorare sono pronto per andare a mare. Quando vivevo in Sicilia non ci tenevo particolarmente. Da quando abito in Piemonte il mare lo vedo con una certa invidia al TG a partire da inizio maggio con i soliti pionieri impavidi bagnanti di Mondello. Mi bastano un paio d’ore di mare nel tardo pomeriggio. Parto da Monreale e faccio la strada Giacalone-Partinico, taglio per le montagne per arrivare al Golfo di Castellamare. In realtà mi fermerò a Balestrate o Trappeto. Il viaggio dura 40 minuti.

Sono appena partito e mi viene il dubbio di non aver preso il portafogli, dovrebbe essere dentro la borsa da mare nel portabagagli. Mi infilo con l’auto nel grande parcheggio alla fine del corso di Monreale, poco prima del semaforo. Dovrei fermarmi per controllare. Un parcheggiatore abusivo mi indica di parcheggiare dentro, e mi indica un posto libero in mezzo a tanti altri.  <<Uno solo?>> penso io. A quell’ora non c’è nessuno, il parcheggio è semideserto, ma lui sente il bisogno di indicarmi che c’è un posto libero. Lo fa pro forma, ha pure un fischietto, un cappellino e un marsupio. Tutti questi elementi insieme gli conferiscono lo status di parcheggiatore abusivo. Non do soddisfazione al parcheggiatore, che si era anche alzato nel frattempo e aveva smesso di chiacchierare col compare. Tiro dritto mi infilo nel parcheggio, ma lontano, verso l’uscita. Il portafogli è proprio dove immaginavo. Posso proseguire.

Rallento a Pioppo, tante macchine posteggiate in doppia fila fanno sì che le auto viaggino a sensi alterni in alcuni tratti. Sul corso ci sono tante attività, ma è difficile parcheggiare. Si forma un piccolo ingorgo, poi tutto si risolve. Dopo poco ho oltrepassato il bivio per Giacalone. Un’auto mi sorpassa proprio mentre siamo in salita, ma si ferma davanti a me visto che c’è un furgoncino, e appena siamo in accelerazione tanto fumo nero esce dalla sua marmitta. Sono costretto a rallentare e tenermi a una distanza di 20-30 metri. Chiudo i finestrini e accendo l’aria condizionata. L’ultima “sgasata” fumosa e sorpassa finalmente anche il furgoncino, poi sparisce in una nuvola di fumo. <<Come ha fatto a passare la revisione?>> penso io, <<…ammesso che l’abbia fatta!>>.

Il viaggio prosegue, ai bordi della strada ratti e gatti morti. Ancora nessun cane morto, ma è una questione di tempo, a fine Agosto ci saranno anche quelli. Qualche cane abbandonato c’è già, ma il clou deve ancora arrivare. Ai bordi della strada, specialmente in certi punti “di sosta” ci sono diversi sacchetti dell’immondizia, alcuni annodati, altri aperti a morsi dai cani affamati. Il risultato è che in questi giorni ventosi ci sono piatti, bicchieri di plastica, bottiglie, cartaccia. In alcuni paesi hanno tolto i cassonetti dell’indifferenziata e fornito i condominii di bidoni colorati per la raccolta differenziata. Il risultato è che alcuni si impegnano a differenziare, altri si rifiutano di stare alle regole e vanno alla ricerca di un posto (magari un vicino paesino meno virtuoso) dove buttare i propri sacchetti con immondizia mista. Alcuni invece stabiliscono che alcuni slarghi possono benissimo diventare delle discariche a cielo aperto, chi verrà dopo continuerà quest’usanza.

Alla radio si comincia a parlare di incendi in tutta la Sicilia, soprattutto nei territori trapanesi e palermitani. I soliti piromani pronti ad approfittare del connubio caldo-vento per causare maggiori danni. Non di rado in questa strada tra le montagne che porta al mare è teatro di vasti incendi. Qualche anno fa mi sono ritrovato nel bel mezzo di un incendio, con strade chiuse e difficoltà a tornare a casa. Sono stato costretto a passare da una strada i cui bordi erano in fiamme. <<Non ci sono alberi in queste montagne>> penso. E nemmeno animali. Un deserto, si vedono solo sterpaglie (quando non sono bruciate) e sassi.

Sono arrivato a Partinico, proseguo verso Trappeto. E penso al mio prossimo viaggio nella parte orientale della Sicilia. Ci sono così tante cose da vedere, ma non ho il tempo di vederle tutte, devo scegliere. Il teatro greco di Taormina, le Gole dell’Alcantara, l’Etna, i vari paesini barocchi della Valle di Noto e di passaggio la villa romana di Piazza Armerina. E in quali spiagge andare? E poi proseguirò sulle coste di Marsala, le saline con i loro mulini a vento, le isole vicine. Un posto più bello dell’altro. Siamo fortunati, la Sicilia è così ricca di storia e di natura, ma non ce ne accorgiamo sinché ce l’abbiamo sotto casa. Bisogna andare a vivere altrove per capirlo. Peccato che non sappiamo valorizzare ciò che abbiamo. Bastano pochi “vastasi” (“gente poco educata” non rende l’idea) per far sì che la Sicilia diventi quella bella donna vestita male e truccata peggio, sciatta, che tutti guardiamo con rammarico. E quando andiamo a Copenaghen a vedere la Statua della Sirenetta pensiamo tutti: <<Mi pareva che era! A Mondello ce l’abbiamo uguale!>>. Uguale uguale proprio no, ma rende l’idea di come in altri posti abbiano poco – un sasso, una statua, un quadro – e ci costruiscano attorno delle strutture di ricezione turistica che nemmeno ci sogniamo.

Eccoci a mare, tiro fuori un sacchettino, prendo un pezzo di canna dalla sabbia e mi immergo con la mia nuova maschera Easybreath in acqua tra assorbenti, bottiglie di vetro, un involucro del calippo. Comincio a raccogliere ciò che mi circonda, non sarò un pescatore, ma la pesca ecologista è più appagante visto che qui di pesci ce ne sono meno che cartacce. <<…Proprio vestita male!>>

 

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