Riciclare, nonostante tutto

Chi abita a Palermo, in ambito rifiuti può essere classificato in due categorie: chi è obbligato a riciclare e chi, non essendo obbligato, ricicla ugualmente. Abito in una zona molto popolata dove il porta a porta non è ancora arrivato.
La quantità di rifiuti che crea la mia famiglia, composta da quattro persone, è davvero tanta e non vi nego che spesso diventa un lavoro a tutti gli effetti, quello di riciclare.

Di solito utilizzo due contenitori ed un sacchetto di carta: i primi due per vetro e plastica, il resto per la carta. Spiego giornalmente alle mie figlie l’importanza del riciclo, anche se me lo fanno presente loro stesse dopo aver visto le condizioni delle spiagge o la foto emblematica del cavalluccio marino aggrappato al cotton-fioc. A tal proposito, vorrei ricordare che è possibile segnalare a Greenpeace la presenza di plastiche sulle nostre spiagge, l’iniziativa si chiama PlasticRadar e consentirà di campionare tramite foto la quantità di rifiuti presenti sui litorali e soprattutto il marchio delle odiose bottiglie di plastica che vengono abbandonate o trasportate dal mare.
Più del 90% dei rifiuti presenti in mare, infatti, riguarda oggetti usa e getta per cui il primo passo per riciclare è proprio smetterla di utilizzare prodotti monouso, riutilizzare contenitori, bere acqua corrente.

Della plastica e delle sue odiose bottiglie se ne può davvero fare a meno: in famiglia abbiamo già eliminato da un anno le bottiglie di plastica, consumando solo acqua potabile di rubinetto o dalle fontanelle presenti in città, che risulta, e lo ripeterò fino alla nausea, sicuramente più sicura rispetto l’acqua in bottiglia: perché riciclare è importante, ma evitare di creare rifiuti lo è ancora di più.

Zero rifiuti

Dotarsi di una buona borraccia di plastica, o meglio in acciaio, consente di eliminare l’acquisto di bottigliette da viaggio; in casa siamo tornati al vetro che dona all’acqua tutto un altro sapore.
Ricicliamo anche i fondi del caffè, utilissimo come fertilizzante per piante e fiori; le risme illimitate di estratti conto, comunicazioni e pubblicità diventano coloratissime opportunità per i disegni delle mie figlie o più comuni, e meno poetiche, liste della spesa. Evitiamo come la peste l’acquisto di frutta imballata dei supermercati e, da un paio di mesi, acquistiamo direttamente da amici contadini a km zero. Riutilizziamo i contenitori di detersivi e sapone liquido, acquistando solo le ricariche.

Certo è necessario organizzarsi, togliere via del tempo al selfie su instagram (ehm), ma vi posso garantire che tutta questa fatica, quando arrivi al cassonetto della differenziata di zona, vale il tempo speso. Anche se davanti i contenitori mi viene da piangere, con la gente che, guardandomi, continua a ripetere “chi te lo fa fare”. Io, però, non demordo e mi metto calmo provando a pensare alle nuotate senza le mie 1800 bottiglie di plastica prodotte all’anno, e a tutti rifiuti che avrei contribuito a creare fottendomene altamente come buona parte delle persone.
Al di là del concetto del rispetto per se stessi e per la bellezza che ci circonda, credo nel Karma: prima o poi potrei rinascere pesce o tartaruga e ritrovarmi lo stomaco pieno di plastica oppure ritrovarmi a danzare per l’oceano con un assorbente interno. Bello vero?

Siamo miliardi di esseri fragili, protetti da un meccanismo millenario perfetto ma fragile anch’esso, che affanna e cambia a causa nostra: pensiamoci, basta poco.

 

4 thoughts on “Riciclare, nonostante tutto

    • Uno schifo. c’è spreco ovunque, bicchieri di plastica consumati manco fossero bignè! Ciò che odio di più è la frutta imballata del conad: cazzo c’imballi le banane?

  1. A breve cambierò casa e, avendo a disposizione un po’ più di spazio, spero di tornare a differenziare! Anche se (e mai avrei pensato di essere io a dirlo!) averci perso l’abitudine e aver triplicato follemente i ritmi di vita …non lo rende facile, sob :(

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