L’importanza di avere un nome (piuttosto che un altro)

Avete mai pensato a come sarebbe stata la vostra vita se anziché avere per nome “Serena” i vostri genitori vi avessero battezzato “Crocefissa”? O anziché chiamarvi “Ugo” il vostro nome fosse “Filiberto”? Anziché “Deborah”, con l’ “h”, “Maria Virginia”? Oppure “Jennifer” al posto di un comunissimo “Laura”?

Probabilmente la vostra vita sarebbe decisamente diversa, non sto esagerando. Un nome è sicuramente più determinante di un ascendente in vergine e la luna in Saturno!
Un nome ha un forte impatto sulla gente, un nome porta con sé i pregiudizi che si trascina nel tempo, e ciò avviene già dal momento delle presentazioni, già dalla stretta di mano quando qualcuno sta già cercando di capire chi siete. Imparare a presentarvi è la prima cosa che farete apprendendo una lingua nuova: “Io Tarzan tu Cita”, “Je m’appelle Calogero”, “Ich heiße Massimiliano”, “My name’s Felicetta”, “Me llamo Concettina”.
Il nome è scritto sul vostro biglietto da visita ed è quello che usate per annunciarvi al telefono. Certo potete edulcorare “Giovanbattista” presentandovi “Gianby”, ma all’appello la maestra svelerà il vostro vero nome, e sarete marchiati per sempre con quello. Se poi quei burloni dei vostri genitori, che li possino, han deciso di chiamarvi Tina, ma di cognome fate Scopa, allora finirete nell’elenco dei nomi più ridicoli assieme a Felice Mastronzo, Daria Tromba, Immacolata Sottolano, Maria Bagno e Felice Limonta. Vi avverto: sarà difficile superare indenni le elementari!

Se avete un nome, per quanto brutto, ridicolo o impronunciabile ritenetevi fortunati, almeno più dei Fortunato Diologuarda sparsi per il mondo o dei vari Lucky (se cani e gatti trovatelli). Avete un nome, è già qualcosa. Se avete un nome esistete, se non lo avete esistete un po’ meno, lo sa bene quello che “Fu Mattia Pascal” e che evidentemente non lo fu più, anzi non fu proprio più niente!

Un nome ha un suono e lo associ a tutto ciò che hai sentito chiamare allo stesso modo o in modo simile. È difficile per me non associare “Arturo” a un principe azzuro, Re Artù, un nobile condottiero. È altrettanto difficile conoscere un “Ugo” e non pensare al famoso Ugo Fantozzi. Purtroppo gli “Ugo” portano questo pesante fardello, un nome corto, che sa di comico e grottesco. Se poi un bel fusto tenebroso, alto, snello, elegante e sexy vi viene in contro e si presenta come Ugo Pappalardo il vostro pensiero sarà sicuramente “Non ha la faccia da Ugo, tantomeno da Pappalardo” oppure “Bel tipo, peccato per il nome!”. Ughi che state leggendo vi chiedo scusa.

Ma come nasce un nome? I genitori hanno 9 mesi di tempo per pensarci. Un valido aiuto può essere un libro dei nomi, si scoprono un sacco di cose. Ad esempio Tamara è “un nome antico e poco diffuso, per una bambina che si distinguerà e sarà sempre originale e unica. La sua diversità la farà emergere nelle arti e nella moda.” quindi non sarà per niente tamarra come suggerisce il nome!

oggi guardano su internet, probabilmente già da ragazzi annotavano mentalmente dei nomi idonei ai loro figli. Oppure il nome è quello del nonno, per continuare una tradizione. Ci si può ispirare a George Clooney, Michael Jackson, o cercare di fare i fighi con nomi tipo “Nathan Falco”, “Chanel” o “Leone”, usando nomi “paralleli” come “Zagor Fringuello”, “Prada” e “Tigre”.

Se invece ci si ispira ad una telenovela verranno battezzati Ridge, Caroline o Topazio. In questo caso l’errore alle anagrafe è dietro l’angolo. Trovo sempre molto folkloristico sentire nelle borgate popolari di Palermo madri chiamare “Jennifer! Maicol! Acchianate susu va sinnò abbuscate!”

Nove mesi! Dio ha fatto il mondo, migliore di quello che conosciamo in 7 giorni e in nove mesi i vostri genitori, coadiuvati da siti web specializzati, libri dei nomi, e opinione del pubblico (amici e parenti) sono riusciti a cagar, pardon, partorire questi schifo di nomi? Questi casi dovrebbero essere contemplati dal telefono azzurro!

Il nome è importante, è una roba seria! Lo sanno bene gli artisti che usano degli azzeccatissimi pseudonimi o nomi d’arte. Bud Spencer non sarebbe stato lui se fosse rimasto Carlo Pedersoli. Arisa sarebbe Rosalba Pippa (i genitori le hanno risparmiato un imbarazzantissimo “Tina”), nome che onestamente le calza meglio del suo pseudonimo. Caparezza, Michele Salvemini. Elio (di Elio e le Storie Tese) si chiama Stefano. Stefano e le Storie Tese? Chi sono? Se trovaste una lettera manoscritta da un ignoto Farrokh Pluto Bulsara ne sareste probabilmente poco attratti, magari la cestinereste. I più cursiosi googlando scoprirebbero che si tratta di Freddie Mercury e che quella lettera varrebbe migliaia di euro.

Il nome è da sempre importante, da Alessandro Magno a Napoleone, dalle sorelle Bronte, scrittrici che si fingevano i fratelli Bell, all’ambito nuovo nome sulla carta d’identità dopo il cambio di sesso. Nella commedia brillante “The Importance of Being Earnest” di Oscar Wilde, spesso tradotto in “L’importanza di chiamarsi Ernesto” o meglio “L’importanza di chiamarsi Fedele”, Jack, un giovane uomo di campagna si finge Earnest (che oltre ad essere un nome vuol dire “serio”) per divertirsi nei weekend. Quando in una delle sue scorribande in città si innamora di una bella ragazza, questa gli confessa che paradossalmente è attratta più di tutto dal suo nome, Earnest lo descrive perfettamente, gli si addice e lo rende più attraente. Per tutta una serie di malintesi, pasticci e sotterfugi i protagonisti tentano persino di battezzarsi o ri-battezzarsi Earnest e capiscono infine quanto sia importante un nome.

Il nome è personale, non a caso chiediamo “Qual è il tuo nome?” o usiamo la forma riflessiva “Chiamarsi”, “Come ti chiami?” Quindi è giusto che sia tu a scegliere il tuo nome.

Se il vostro nome non vi piace, vostra madre era un’appassionata di Dynasty, avete il nome di un profumo o l’accoppiata nome e cognome o cognome e nome è finito su un elenco dei nomi più divertenti, sappiate che “qualunque cittadino che intende cambiare nome o aggiungerne un altro al proprio oppure vuole cambiare il cognome perché ridicolo o vergognoso o perché rivela origine naturale deve farne domanda (esente da bollo) al Prefetto della provincia del luogo di residenza”. Non dovete pagare nemmeno il bollo!

One thought on “L’importanza di avere un nome (piuttosto che un altro)

  1. AhahH bellissimo! Maaiiicoooooollle picchì.t’ha fari struppiari!!
    Io sono contenta di “cristina” perché quando lo dici, devi sorridere :)

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