Gli altri siamo noi

di Lucia Immordino

Appartieni alla vita senza un perché.

Ecco come ti senti quando le parole e, ancora peggio, le azioni di un altro ti arrivano addosso come pietre: le puoi afferrare con le mani, le puoi addirittura contenere e poi usarle per difenderti.

Se solo lo potessi.

I tuoi sentimenti, che hanno natura eterna e incommensurabile, ti sembrano finiti e misurabili quando l’arbitrarietà dell’altro, quello dalle emozioni opache e dai pensieri in chiaroscuro, prova con pupille e narici dilatate, a ridurre l’estensione della tua esistenza.

Ci prova, sì, ci prova in tutti i modi e con ogni mezzo, perso dentro a quei pochi centimetri che ci stanno dal palmo al suo naso, perché queste sono le sue misure e i suoi parametri: pochi centimetri di attività cerebrale.

E ti manca il respiro se pensi che tutto questo è fuori da ogni razionalità.

E ti viene la nausea se rifletti che siamo a due passi dall’assurdo.

E ti prende la vertigine se consideri che siamo sulla soglia dell’abisso.

Eppure tu esisti, inspiegabilmente, esisti.

Con uno, cento, mille nodi in gola che ti soffocano il grido della disperazione e tu annodi il pensiero alla rassegnazione e ti abbandoni alla resa.

Prima noi!

E per quel noi è giusto così: è ovvio.

E per tutti quelli che stanno in mezzo tra il noi e gli altri, i tiepidi? Quelli che non sono sì e non sono no? Loro che pensano? Cosa agiscono?

Certo, rimangono all’interno, dentro quei pochi centimetri di silenzio assenso della codardia e dell’ignoranza.

Loro possono ucciderti, in un attimo infinitesimale tra pensiero e azione, così, senza che tu dia effettivamente fastidio, solo per disinteresse, per distrazione, senza una reale volontà di causarti male.

Poi fanno finta di niente riempiendosi le bocche di frasi fatte come  “non esistono più le mezze stagioni” o di parole vuote quali “aiutiamoli a casa loro”.

Gli altri, i non tiepidi, quelli che non ci sentiamo parte di quell’ipocrita noi, invece, dobbiamo stare attenti a ché non si verifichino più fatti orribili accaduti meno di cento anni fa.

Gli altri, quelli che siamo sì e siamo no, dobbiamo tenerla a bada la distrazione ché non si sa mai dove può arrivare e a cosa può portare.

E tutto ciò, se anche non potessimo gridarlo a squarciagola, ché l’ingiustizia urla più forte, abbiamo comunque il dovere di sussurrarcelo, dircelo con coraggio sottovoce in un orecchio che quegli altri, quelli da aiutare a casa loro, siamo proprio noi.

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