Ladri di sogni

Credo di non poter parlare in generale, perché 200 o 50 anni fa non esistevo e non so se è sempre stato così. Quello che posso fare è partire da me e da chi mi circonda per raccontare senza teorie di quel processo politico in cui l’essere vivente ha perso valore insieme ai suoi sogni. Insomma, di quella situazione in cui metti 27 sveglie circa a partire dalle 5 o dalle 6 (benissimo che vada) per convincerti ad andare ad un lavoro che non ti piace, in cui ti umiliano e che non cambierà mai perché a malierba un muore mai, ma s’av’a campare. Oppure, stessa scena e diversi soggetti: di quella situazione in cui metti 27 sveglie circa a partire dalle 5 o dalle 6 (benissimo che vada) per accogliere muratori e vari che vendono servigi e prodotti scatò per fotterti meglio. O ancora rewind all’infinito: di quella situazione in cui metti 27 sveglie circa a partire dalle 5 o dalle 6 (benissimo che vada) per fare sempre la stessa vita in cui nessuno è più abituato ad accorgersi di te/dell’Altro, e si va avanti di delusione in delusione, a suon di frustrazione.

Ecco, certi giorni parlo con la gente ed è questo che sento; e certi altri parlo con me stessa ed è questo che vivo. Ad esempio, situazioni in cui i datori di lavoro si svegliano un giorno in modalità “Faraone contro schiavi” o “drago a 7 teste contro prede” e ti dimezzano stipendi, tolgono ferie e aumentano il lavoro, e poi manco ti donano il panettone natalizio pur avendo una pasticceria. Situazioni in cui amici e conoscenti iperqualificati a oltre 40 anni si fanno forza per non abbassare, dinanzi ai più, la testa mentre sono mesi che cercano lavoro forsennatamente; e tu non puoi che limitarti in silenzio a pensarli e ad angustiarti per loro e perché “gli Altri siamo noi”. Situazioni in cui la gente si autoconvince che non vorrà figli non perché ha ascoltato il proprio desiderio, ma perché i ritmi di vita e i valori sociali (a-familiari, performativi e remunerativi) non lo rendono pensabile, ma rinnegabile sì. E situazioni in cui le quasi o neo-madri si pentono e si dolgono di esser diventate madri, non perché non amino i loro figli, ma per i sacrifici disumani da fare per restare umane in un mondo con misere protezioni sociali o garanzie. Situazioni, inoltre, in cui sei sola perché tutti sono emigrati per la disperazione, obbligati dalla disperazione: amici, cani, gatti, fratelli e conoscenti; e chi resta è spesso individuale e individualista, inabile ad essere padre, fratello, amico. Situazioni in cui provi a fare rete, entusiasta (ovvero “piena di dio”) di aver conservato ancora, a 30’anni, i tuoi valori relazionali, e poi nel mondo trovi squali travestiti da docenti, tutor, datori di lavoro e colleghi pronti a staccarti e a masticarti gli organi interni. Situazioni, ancora, in cui provi a sognare, ma sei circondato da chi non sogna e si abbrutisce nella mediocrità di una vita che ci vuole infarciti di bacco, tabacco e senape, ma non di sogni e progetti. Situazioni altre in cui devi accorgerti che la giustizia non esiste o che è solo quella del più furbo che di cotte e di crude ne ha fatte sul serio, ma va bene così, perché tu, l’onesto, sei troppo fesso per essere vero. E infine situazioni come queste mie giornate, in cui anch’io mi dolgo e mi pento e mi dolgo per aver osato desiderare, scegliere  e coltivare una casa, pagare ogni mese col sangue tutto l’elevato affitto all’ennesimo padrone di casa per le sue vuote mura e ritrovarmi dopo 6 mesi con la muffa in ogni stanza e il terrorismo psicologico del suddetto viscidoman che dice che la muffa l’abbiamo portata noi (…a proposito di quanto era bello giocare a muffa 21). Ci ho tanto creduto, mi sono fatta venire l’esaurimento nervoso passando un’estate a colloquiare con Tecnocasa e con i traslocatori di Palermo, con gli scatoloni e con il mio omino-pessimista del cervello, e ora dopo soli 6 mesi l’omino suddetto mi crea l’inferno protestando contro una casa di nuovo smontata e senza manco una sedia su cui sedersi, con un padrone più ignorante e mafioso della calia che mi intima di non respirare in casa perché sono io a creare la condensa che crea la muffa o, tutt’al più, se proprio io, Anto e i gatti dobbiamo respirare (perché è colpa anche dei gatti), di tenere aperte le finestre, nonostante da me nevichi, e di accendere contemporaneamente i riscaldamenti.
Ecco, mi riferisco a queste giornate qui.

Nonostante ciò, non ci credo che l’uomo (l’inventore della lavatrice, della macchina, dei termosifoni, del fuoco, degli assorbenti, della medicina, dell’elettricità, dei vaccini, della vita, della morte…) si sia ridotto così, ad ammazzare i sogni altrui per sport (dove oggi lo sport non so più cosa sia, se non un sinonimo di potere e denaro). Ma poi vedo in presa diretta l’ethos che circola, le navi e le genti in mare, i meme sul Titanic, la nausea che viene aprendo facebook o un quotidiano che non sia Lercio e leggendo le ultime dal Governo. E rivedo pure mio cugino che a 18 anni diceva di amare Berlusconi, perché sarà un un ladro, ma si è fatto da solo.

I sogni ce li hanno presi a martellate così, con frasi, facce ed etiche vincenti come queste. A martellate come “il rotto ponte” di Dalì o di Genova, ed io quasi mi vergogno, mi sento ridicola, in certi giorni, ad averne ancora, di sogni.
Non lo so chi ha impugnato il martello, ma so che le spore di un futuro senza speranze, certezze o appigli, né garantito dallo Stato, non le ho messe in giro io, come sostiene il mio padrone di casa per le altre muffe. Io mi tengo forte, ma è difficile, vedo. Stiamo dentro una centrifuga quotidiana annegata dal senso di precarietà legislativo, politico, psicologico ed esistenziale. Siamo dei fottuti disillusi.

Una banchiera l’altra sera, mangiando fajitas e parlando di vasocottura, l’ha detta a un certo punto tutta: “prima pensi che non ti potrai permettere di sposarti e vai a convivere, poi ti passa ogni entusiasmo e che senso ha sposarti, arredare una casa…? Nessuno”. Tra una vasocottura e l’altra, stavolta il dio delle banche gliela passò buona: sognare, progettare robacce romantiche, viaggi di nozze, spendere e spandere, progettare l’evoluzione della specie a suon di costosissimi figli & pannolini a 40 anni… che senso può avere mai quando le giornate sono quelle lì? E non finisce qui, perché poi quale può essere la dignità di una persona che non può progettare nulla? Di una persona che sicurezza psico-sociale non ne sente più, ma malessere, preoccupazione e insicurezza psico-sociale sì? Spore, queste, che radicano in ognuno un pessimismo depressivo che porta a non poter concepire il futuro. …Non sono domande lecite, su giornate del genere?

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