Buoni propositi per il nuovo anno

di Dora Pistillo

Persa nelle ricerche, guidata da – più che alla guida di – un topo, impigliata e un po’ sopraffatta dalle maglie della ragnatela, incappo in un’immagine che forse arriva al momento giusto. È la raffigurazione di un ambiente domestico, frontalmente vi è stata inserita una di quelle citazioni virali che affollano il canale dei meme (quanti termini recenti in un solo periodo…).

Logic will get you from A to B.

Imagination will take you everywhere…

La frase è attribuita al Nobel Einstein, quasi impossibile non vi siate incappati almeno una volta (niente da fare: almeno ora, ve la trovate piazzata…)
Se – come la sottoscritta – siete inseriti nel registro nero di quelli che non riescono a ricordare di aver stilato la lista dei buoni propositi oltre il 3 di Gennaio, ora vi presento un trucchetto che potrebbe spaccare i canoni usuali e l’attaccamento al pigro disincanto da peccatore frustrato.

Il trucchetto è suggerito proprio da questa manciata di parole allineate, citazione che sembra a buon mercato per il solo fatto di poterla reperire senza troppe difficoltà. …Epperò bisogna ammettere che ciò che alimenta il disincanto e la frustrazione del non riuscire a modificare granché nella propria condotta è il rigido e fermo credito dato alla logica stringente che ci avvolge tra spire inespugnabili e cordoni ombellicali atavici.
In fondo è proprio quella vocina un po’ molle, viziata, flaccidina e melliflua, che – obiettivamente – fa notare: “questo buon proposito implica scelte, tempo, energie, risorse e spazio che poco si conciliano con la routine post-natalizia e che, sappiamo bene, prenderà il (più che auspicabile) sopravvento”.
Altro suggerimento, del tutto disinteressato e dettato solo dal buonsenso: “Insomma, perché affaticarsi così tanto per qualcosa che alla fin fine forse non otterremo comunque o di cui abbiamo fatto a meno fin’ora?”.

Beh, arriva un momento in cui o scegliete o si sceglierà per voi.
I buoni propositi, accatastati ogni anno come gli indumenti che vengono stivati negli armadi per lustri, fino al giorno in cui finalmente trovano una raccolta porta a porta della caritas a salvarli ed accoglierli o a dare loro una degna fine meritano di più. Meritano un’evoluzione operata non da costrizioni che costringono a resistere al loro realizzarsi, ma da un’immaginifica immaginazione che dia loro corpo.
Mi viene in mente una cosa insegnatami davvero molto tempo fa. A chi è credente lo rinfresco: Speranza, Fede, Carità. A chi non è credente, basta spiegare che la Speranza è rivolta a ciò che auspicate ottenere, che ha bisogno di una buona dose di Fiducia e perseveranza; anche ricordare quotidianamente cosa si auspica e credere di poterla ottenere serve nel momento in cui siamo chiamati a una scelta pro o contro la sua realizzazione. La disponibilità a condividere con chi è meno fortunato aiuta più di quanto si pensi: aiuta a credere in ciò che vogliamo, aiuta ad avere fiducia nel fatto che anche in condizioni fuori dalla logica a cui siamo abituati qualcosa possa venir fuori. Infine, condividere aiuta ad aprirci alla realtà delle cose, che non è quella di cui abbiamo già esperienza, di cui abbiamo sentito dire o visibile, ma quella dell’energia che pervade e di cui ogni cosa è intrisa. Solo ciò che è dato può arrivare, ma non date solo per dare, ovvero, non rendete sterile il dare finalizzando l’atto a un futuro tornaconto o privandolo di una riflessione su ciò che è dato e sulle conseguenze del dare. Non mettereste in mano a un bambino di due anni un flacone di acido muriatico solo perché esprime il desiderio di curiosare un po’, vero?

Allora: Siate ambiziosi!  Auspicate, Credete fermamente nella realizzazione e Supportate chi vi circonda nella ricerca della realizzazione.

Beh, questi i pensieri epifanici (oggi è il 6 Gennaio) e scusate se è poco, Epifania è proprio il manifestarsi di una concezione.

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