I nuovi mostri – Eziologie

Per proseguire con le mirabolanti avventure della vita 1.0,5 a Emiland, vi parlerò ancora delle ultime del mio attuale padrone di casa. Orbene, dopo aver affermato che la muffa l’abbiamo portata noi e che la crea il respiro dei gatti, l’ultima posizione di questo astutissimo genio è da suspence: tra una cazzata e l’altra e tra una raggia e l’altra (tipo perché abbiamo osato chiedere le ricevute dei pagamenti), lui, integerrimo rappresentante dell’intelligentia umana, ha raccolto i suoi più profondi fiati, ha creato un silenzio da rullo di tamburi ed ha esclamato con la sua miglior voce nasale da nano panzuto: “E ora vi dirò… [altro silenzio scenico] …che… [silenzio scenico tris] …LA MUFFA NON ESISTE!”.
Io non c’ero, grazie al cielo. Anto me lo ha raccontato sbigottito, come sbigottito restò di fronte a questa losca e al contempo grottesca figura parlante.
Non c’ero, ma un brivido mi è corso lungo la schiena mentre sbottavo in una risata tanto sonora quanto isterica e lui faceva altrettanto. “Non esiste”, dice lui; già. Come i bambini che muoiono nelle terre e nei mari “lontani”. Come le violenze sugli agnelli da lana bruciati vivi o sulle oche con i becchi mozzati e le zampe inchiodate a terra per fare un buon foie gras. Non esiste come non esistono luoghi (visti con i miei occhi e sentiti con le mie orecchie) in cui un salumiere non abituato al lusso si stupisce se acquisti 200 grammi di prosciutto. Non esiste come non esiste mafiopoli, come non esistono i bulli, né il neo o vetero (che dir si voglia) fascismo. Come non esistono i milioni che la Ferragni si sarà fatta vendendo acqua da 8 euro al centilitro o maltrattando verdure al carrefour. Come non esistono i barboni uccisi dai ragazzini. Com’è vero Iddio e che solo i gay non sono in crisi, non esistono: sono inconsistenti, metaforicamente poco importanti, irrilevanti!

Credo che il punto sia che siamo un po’ confusi su cosa sia importante e su cosa no. Confusi – certo! -, dato che con un piccolo abracadabra populista il reale può divenire in ogni momento irreale e inconsistente, metaforicamente poco importante, irrilevante, ed essere, come nel gioco delle 3 carte, sostituito da un irreale manipolato. Farlo è semplice… Basta usare parole faziose e violente che renderebbero assetato di sangue anche un barboncino-toy pacifista: “rubare”, “dilaniare”, “attentato!”, “terrorista”; o “crisi”, “povertà”, “tasse”; poi tutto il lessico “migranti, immigranti, extracomunitari, profughi, clandestini”; e i motti di spirito come “prima noi” ovvero “prima gli italiani”, e le bagarres con le divise ostentate, “alla faccia vostra”. Oppure basta buttarla sul sesso e bullizzare i diversi, i ciccioni, i dentoni, quelli brutti che puzzano di formaggio. Una volta individuato il bersaglio, basta usare termini che riscaldano, arroventano e amplificano le rabbie collettive e darli in pasto a tutti: ripeterli fino a saturare la gente, finché non si riterranno espressioni normali, collegate a un certo ethos condiviso.
E’ una cosa molto potente la “normalizzazione”, ovvero quell’operazione del ricondurre alla norma, alla normalità, una situazione o un individuo. Apparentemente, non è un meccanismo repressivo: essa lavora appianando, appiattendo complessità, uniformando la devianza alla realtà, l’egocentrismo alla capacità di governare, il potere alla politica; lei che modella le cose più assurde come vuoi tu e le fa apparire ovvie, tranquille, normali, pensabili. …Tipo i famosi asini che volano, il genocidio che non esiste o, più sottilmente, la muffa che non esiste manco lei!
Nella cura psicologica si normalizza spesso per aiutare un paziente ad accettare le parti scisse, ripudiate o non accettabili di sé; quelle umanissime di cui si prova vergogna o per cui si è in profonda colpa. Quelle sporche, ma che abbiamo tutti e che ci tocca perdonarci. Ma in politica, fuori dalla stanza di terapia, il mio misero padrone di casa ci rivela quanto sia pericolosa un’etica statale basata sulla tecnica del normalizzare le muffe. Di tutto: di tutto si potrebbe arrivare a dire: padri che giustificano i figli assassini, maestre e badanti che seviziano bambini, anziani e vecchi bambini colpevoli di rompere culle o – che so – di cacare troppo, Franzoni stressate che li uccidono, amiche bullizzate da insulti sul loro aspetto fisico perché troppo argute e quindi fastidiose, governi che ammazzano gli occhialuti perché troppo evidentemente desiderosi di “vederci bene”.

Di tutto: di tutto si potrebbe arrivare a dire: e nel momento stesso in cui lo dici, lo avvalli e, praticamente, lo fai. Oggi chissà quanti sono i morti “normalizzati” qua e là: di fame sotto i portici, di freddo in mezzo al mare, di abbandono nei lager, di indifferenza sui confini, di…, di…? di. Non c’è da stupirsi se gli hikkikomori dilagano, se la gente si ritira e si chiude in se stessa paranoica o terrorizzata, se ci si protegge dietro gli schermi o l’anomia.
Intanto, mentre “Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay”, aumentano anche i manipolatori antisociali, narcisisti e arraffini dell’ultima ora, quelli mediocri, ma furbi che normalizzano se stessi ritenendosi grand’uomini mentre votano Lega (pur essendo siculi incarcati) per stima verso un coglione con lo stipendio e le divise come Matteo; quelli capaci di dire baldanzosi a un chimico che “la muffa non esiste” pure mentre ce l’hanno, come la puzza, sotto il naso.

Ve lo dico: io, sinceramente, a questo punto c’ho i brividi.

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