It-exit

Due bandiere logore, quella italiana e quella europea, legate indissolubilmente, che bisticciano strattonandosi al soffio del vento. Presagio di ciò che minaccia di accadere.

Parecchi anni fa una professoressa chiese in un test a risposta multipla:

Ti senti:
Cittadino di Palermo
Cittadino della Sicilia
Cittadino italiano
Cittadino europeo
Cittadino del mondo

Barrai tutte le caselle e avrei persino aggiunto “Cittadino dell’universo”.
Mi sorpresi però che molti miei compagni avevano barrato solo una delle risposte, la maggior parte si sentiva cittadino di Palermo, qualcuno era orgoglioso di essere “siciliano”, in pochi “italiani”. Alla verifica qualcuno si giustificò dicendo che poco gli importava di quello che avveniva nelle altre parti del mondo, se non coinvolgeva direttamente l’Italia.

Io invece ho sempre creduto nel “butterfly effect”. Che siamo formichine in un unico enorme universo, ma nel nostro piccolo contiamo anche con le nostre piccole azioni. Ho sempre immaginato un’Italia unita, seppure mantenendo tradizioni e dialetti, altro che Padania. Ho sognato che si studiasse sui banchi di scuola l’esperanto e che lo si parlasse all’Europarlamento degli Stati Uniti d’Europa. Sono felice di poter viaggiare liberamente senza passaporto, senza dover cambiare moneta, che ci sia una sola moneta, il tanto bistrattato euro, e di poter parlare al telefono utilizzando la mia offerta telefonica che è valida in tutta Europa. Non vedo la globalizzazione come un nuovo fenomeno nemico, c’è sempre stato e ci ha arricchiti di nuove conoscenze e prospettive. Mi piaceva pensare (e mi piace ancora) che gli unici miei confini sono quelli mentali, e che rimango tuttora cittadino del mondo.

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