Ca’ niscun è troia

Attenzione: post pieno di parolacce.

Una vignetta umoristica su facebook: donna prega Dio “ti prego Dio, fammi trovare un ragazzo per bene”. Dio risponde: “te l’avevo mandato due anni fa ma tu hai preferito stare in giro a troieggiare”.

Mille commenti di due tipi: battuta sessista VS fattela ‘na risata!

Sono stata più di dieci minuti col cursore nella sezione commenti, indecisa se dire la mia o meno. Ho desistito. In primis perché la sezione commenti ai post di facebook non è un mezzo per fare determinati ragionamenti, poi perché ho pensato che per esprimere il mio punto di vista ci sarebbe voluto un post. Tipo un post su Abattoir. Seguitemi, vediamo se riesco a spiegarmi.

Ho letto e mi sono indignata. Battuta sessista (e anche di cattivo gusto). E non mi sento in difetto se non rido ad una vignetta che mi fa storcere il naso.

Sono del parere che il sessismo vada eliminato soprattutto a partire dal linguaggio. Da linguista, penso che le parole ingabbino il pensiero e fino a quando continueremo ad utilizzare espressioni come troia, esisterà chi si sentirà in diritto di darci della troia. “Quella è una troia, se l’è cercata!”, giustificazioni che ci indignano a seguito di uno stupro.

Purtroppo fino a qualche anno fa, ci cascavo anche io: anche io ho detto, ridendo, all’orecchio della mia amica “guarda quella con quella gonna lunghezza inguinale, sicuro che stasera va in discoteca a fare la troietta”. E, si sa, le ragazze possono essere crudeli! Ma noi donne siamo le prime a dover eliminare determinate espressioni che riflettono e perpetrano una forma mentis imposta dall’eteropatriarcato maschilista.

Che cos’è l’atteggiamento da troia? Chi lo ha inventato? Perché, se vado in giro con le amiche in minigonna e ancheggiando, mi devo sentire additata come “troia”? E non dite che con “certi atteggiamenti” non peroro la causa! Noi donne, dando delle troie ad altre donne, cosa vogliamo ottenere? La simpatia dell’altro sesso? Forse la si può ottenere o, al massimo, una strizzatina d’occhio. Ma sappiate che colui che vi fa una risatina, è lo stesso che non esiterebbe un istante a dire di voi la stessa cosa. Piuttosto difendete il diritto di una donna a fare ciò che vuole col proprio corpo. Le troie sono solo donne. Gli uomini che fanno ciò che vogliono col proprio corpo sono dei fighi, dei latin lovers, dei “tigre!” o “campione!”. Le donne no, le donne sono troie. E l’uomo – o nel caso della vignetta, Dio – che dà della troia ad una ragazza, rimane ingabbiato in quel circolo culturale machista e degradante. Anche per scherzo!

Tagliate con la penna rossa dal vostro vocabolario espressioni come queste. Tagliate dalla vostra mente pensieri sessisti. Così il pensiero non rimarrà più inceppato in determinati meccanismi che vedono la donna sottomessa, umile, nascosta, coperta e muta. Rompete le gabbie culturali!

E, ragazze, fate quello che volete, praticate il poliamore, vestitevi come volete! Fatevi tutti i selfies che ve pare! Sempre nel rispetto e nella decenza umana, perché se troia non è nessuno, stronzi possono esserlo tutti!

Alla fine, comunque, ho riso alla vignetta: trovo comico che qualcuno si possa rivolgere ad una entità sovrumana inventata per trovare marito!

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