Il valore di una vita

Ladro ucciso da tabaccaio, il procuratore: “Indaghiamo per eccesso di legittima difesa”

da Repubblica

Aveva 24 anni, una sorella, degli amici, dei sogni e tutta una vita davanti. Ha fatto delle scelte sbagliate, non ha dato il giusto peso alla propria vita e a quella di chi ha tentato di derubare, alle possibili conseguenze dei suoi gesti. Il ragazzo moldavo alla sorella aveva detto “Vado in Piemonte per lavorare come autista”. Tentava invece, assieme ad altri due, di svaligiare una tabaccheria di notte, non era armato e non aveva intenzione di fare del male (fisico) a nessuno. Era incensurato, ma di fatto un ladro, forse per un solo colpo, quello fatale. Prima di tutto però era una persona.

Un piano più su c’era invece un uomo esausto, sfiduciato, incazzato. Aveva già subito altri 7 furti, era armato e pronto a difendere ciò che gli apparteneva. Probabilmente non dormiva bene la notte, ad ogni rumore andava a controllare che non vi fossero brutte sorprese.


Questa è la più probabile ricostruzione dei fatti:
Il furto non va come previsto, scatta l’allarme della tabaccheria che intreccia maledettamente le vite dei protagonisti.
La banda di ladri è disorientata, tutti se la danno a gambe con un bottino di circa 2000€. Il tabaccaio ha l’adrenalina in corpo, salta fuori dal letto, tira fuori la pistola, già carica, apre la porta finestra del balcone, s’affaccia, mira e scarica il caricatore contro i balordi. Uno di questi colpi centra la schiena del 24enne, all’altezza del cuore, il ragazzo si trascina per pochi istanti e poi muore sul marciapiede. Il tabaccaio e sua moglie raccontano alla polizia che il proprietario è sceso nel cortile e a seguito di una colluttazione ha ucciso il ragazzo, sarebbe dunque legittima difesa. Ma l’autopsia, qualche giorno dopo, smentisce tutto: il moldavo sarebbe stato colpito alle spalle, dall’alto, probabilmente dal balcone, nessuna colluttazione dunque.

Ad ogni modo due vite sono distrutte, e assieme alle loro quelle delle persone ad esse legate.

Una tragedia, ma non per tutti. Per qualcuno è un’ottima occasione di propaganda politica, per sperimentare la nuova riforma sulla legittima difesa. Per altri una possibilità di sfogo contro lo straniero che non ci ruba solo il lavoro. Per altri un’occasione per scrivere commenti davvero poco “cristiani”, per dire “io sto con”, “je suis … “, “peggio per lui, se se ne stava a casa non succedeva”, “ha fatto bene, io sparerei appena mettono un piede dentro la mia proprietà, poi chiedo perché sono entrati”, “bene, un bastardo in meno”, “sono i rischi del “mestiere”.

Non voglio giudicare il tabaccaio, per il giudizio fortunatamente esiste il tribunale, e, se ci credete, Dio. Non so nemmeno come avrei agito io, in quelle situazioni bisogna trovarcisi per sapere come si agirebbe.
Voglio solo dire che è giusto che venga giudicato. Perché? Perché altrimenti sarebbe il far-west, se si può sparare liberamente a dei ladri in fuga allora non c’è limite, si può schiaffeggiare un bambino che ruba le caramelle, o sparare a un ragazzino che scavalca per raccogliere arance. La legittima difesa non è la soluzione, è una toppa al fallimento dello stato nel dare sicurezza e fare giustizia. La legittima difesa è una difesa proporzionale alla minaccia. Bisogna quindi giudicare se è un caso di eccesso colposo di legittima difesa perché si tratta di un furto, non di una rapina a mano armata, il ladro era disarmato e stava scappando. Stando alla ricostruzione dell’autopsia e delle prove raccolte non c’era alcuna minaccia, alcun pericolo, solo probabilmente tanta rabbia per quel furto sommato a quelli precedenti.

È giusto punire un ladro con la morte? È giusto che sia un tabaccaio a far da giudice? Una vita vale 2000€? In Italia non c’è ancora la pena di morte, ma, visti i numerosi commenti sui social a favore di una legittima difesa senza se e senza ma, non mi stupirei se iniziassero a breve a proporla in parlamento.

4 thoughts on “Il valore di una vita

  1. Condivido la riflessione, compresa la virata politica strumentale… (oramai le informazioni servono più ad essere strumentalizzare che altro…!).
    Oggi ascoltavo su YouTube Carlo Sini; diceva di come questa diffusione delle armi tra i cittadini corrisponda a un’ idea di sfiducia, di paranoia, di vivere in un mondo pericoloso, con gente altrettanto pericolosa da accoppiare all’evenienza… Il vero vulnus, dunque, é la relazione con l’altro…! Mors tua, vita mea!

    • Questo meccanismo di farci credere che siamo in emergenza, in un mondo pericoloso, invaso, in cui dobbiamo difenderci è il perenne nemico di 1984 di George Orwell.

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