La metafora della bolla di sapone

È il mio turno di pubblicazione su Abattoir. Sono frastornata, non mi era mai capitato di essere in ritardo con la messa in bozze. Cioè, forse un paio di volte ma, cazzo, leggete le mie stronzate da quasi 10 anni! Sono tornata un mese e mezzo fa dalla Spagna, a volte sembra un’infinità, a volte sembra ieri, non voglio soffermarmi a pensarci.

Ho sempre cercato di spiegare com’è la vita di un lavoratore stagionale facendo l’esempio della bolla di sapone. In effetti, ogni volta che torno a San Vito lo Capo per quei quattro mesi estivi a lavorare, mi sembra di essere in una bolla di sapone, di vivere in un mini-cosmo dove esiste solo ciò che mi circonda. Sento solo echi lontane di ciò che accade nel mondo, fuori dalla bolla. Ministri che danno della “sbruffoncella” al capitano di una nave, commentatori sportivi che denigrano un arbitro perché donna, 49 milioni, migranti, sbarchi, Lampedusa e sequestri navali. Quando la mia quotidianità è fatta di check-in e check-out, documenti da registrare, annuire, annuire, “scusi mi fa la fattura”, un’ora di spiaggia, dormire, dormire, serie tv e birretta. E tutti i giorni sono uguali, intervallati al massimo da qualche variazione sul tema.

Nella bolla di sapone si perde il contatto con la realtà. La realtà. Che cos’è, in fondo, la realtà? La realtà è ciò che “è”. Ciò che è contrapposto al sogno, all’illusione. Nella bolla di sapone si fluttua come in un sogno, la realtà ha i contorni sfocati. Ma ciò che è, per me, è proprio quello: quei check-in, quelle ore in spiaggia, quelle rotture di cazzi da chi fa la vita da receptionist. Dunque io vivo la realtà, la mia realtà, insensibile non a ciò che mi circonda ma a ciò che circonda gli altri. È come farsi un trip, come essere su un binario unico e guardare avanti. Meglio: come guardare sempre dalla stessa finestra e vedere un solo ed unico panorama. E questo ti fa perdere la percezione temporale, a volte ti può sembrare che sia passato un minuto, altre che siano passati mesi.

Ecco perché mi sono trovata in difficoltà al momento del mio turno di pubblicazione. Perché, per una volta, non avevo niente da dire. Ho rimbalzato contro la bolla di sapone cercando un argomento, un’opinione, un pensiero da condividere. Non ne ho nessuno e ne ho mille. Per cui vi parlo della mia realtà: una realtà dove non riesco a percepire la realtà.

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