Turismo e resoconti di viaggio, opere d’arte vs masturbazione social

Che bei tempi quelli quando i rampolli britannici dell’alta società venivano mandati in viaggio per completare la propria formazione (tipo Erasmus ma con meno discoteche). Erano i secoli del neoclassicismo imperante. Però, poracci, in Grecia a ricalcare le orme dei filosofi e poeti, non ci potevano mica andare, ché per arrivarci dovevi attraversare le guerre sante (non c’era ryanair che co’ du’ spiccioli ti fai i week end a Mykonos). Quindi indovinate un po’ dove mandavano ‘sti ragazzini in gita? In Italia! Oooooooh! Stupore! Scoprirono che anche in Italia c’erano rovine greche e quindi mandarono i loro figlioletti nella terra del mandolino e della pizza.

A parte gli scherzi, ci ho fatto un semestre di studi sui diari di bordo di viaggiatori che venivano a visitare le nostre belle terre sicule e ne raccontavano stato, usi e costumi. Uno studio molto interessante: leggere di come un giovane di nobile famiglia britannica veda la tua terra, la tua gente e le sue abitudini, a cavallo tra 17esimo e 18esimo secolo.

Perché questo preambolo? Come mai una receptionist si mette a disquisire sui viaggi dei rampolli britannici del ‘700? Che te frega se tanto le informazioni urgenti che il cliente richiede sono “avete il garage?” o “mi dai la password del wifi?”.

Ho letto un articolo sul turismo dove si affermava che negli ultimi tempi si ha la tendenza ad “odiare il turista”. Il “turista” ci sta rovinando! Naturalmente non si può sparare a zero ma bisogna soffermarci a riflette su cosa sia il turista oggi e su come sia cambiato il fenomeno del turismo. La possibilità di viaggi low-cost da un lato ha dato modo a persone non avvezze a spostarsi da casa di visitare luoghi nuovi ma allo stesso tempo ha prodotto viaggiatori impreparati e non abituati al viaggio. Così il senso stesso del “viaggio” è cambiato e, con esso, i suoi resoconti.

Viaggi di formazione, dove i protagonisti erano giovani soli o al massimo accompagnati da un precettore, che facevano esperienza di tutto, si adattavano, scoprivano e sperimentavano nuove sensazioni, nuove situazioni e le riportavano in diari ed epistole che potevano essere considerate vere e proprie opere letterarie (vedi Goete, ad esempio).

Vs

Turismo di massa odierno dove a viaggiare sono per lo più coppiette o famigliole con barboncino nella borsa Gucci a seguito, presi dall’euforia di aver scoperto un sito per i viaggi low cost, che non si adattano ai luoghi ma pretendono il comfort e tutte le facilities del caso; viaggiano con tablet alla mano minacciando recensioni negative se non si fa come dicono loro. Sono quelli che non fanno esperienza diretta del luogo ma vogliono rimanere osservatori dall’alto della loro Junior Suite, come spettatori di scimmie allo zoo, e vogliono stare comodi perché “io ho pagato!”.

Il turismo di oggi da un lato ha beneficiato intere zone offrendogli una fonte di guadagno, purtroppo però si tratta di un turismo sbagliato alla partenza, un turismo mordi e fuggi, che quindi dall’altro lato rischia di rovinare quelle stesse piccole realtà che vorrebbe beneficiare, a scapito della cultura del posto, degli usi e dei costumi. I posti si adattano e aprono negozi tristici, catene di multinazionali, souvenir shops, attività di servizi turistici a volte di seconda qualità (perché non ci sono tempo né risorse per offrire servizi qualificati), in questo modo si perde l’originalità. Vedi il polpo bollito che fanno a Ballarò: il polpo più instagrammato della storia!

Inoltre, in zone diventate di recente mete del turismo di massa è difficile trovare una casa in affitto: hello gentrification. I padroni di casa preferiscono affittare a turisti e non a locali con il conseguente aumento delle quote d’affitto e il conseguente svuotarsi di certe zone di autoctoni costretti a cercare casa altrove. Un po’ come se a Ballarò non ci abitassero più palermitani ma fosse pieno di tedeschi e bergamaschi.

I diari di bordo si sono trasformati in blog, vlog, storie di Instagram e album su Facebook. Una sorta di collezione condivisa di attimi e di “bon, perfetto, ho la foto del polpo a Ballarò, possiamo andare”, come fosse un must, come se ci fosse la fretta: click e fuggi.

Per carità, non sto criticando, del resto io vi racconto dei miei viaggi attraverso blog e social e seguo tanta gente che fa altrettanto: Abattoir per primo ha raccolto molte storie di viaggi. Inoltre anche io ho la foto del polpo a Ballarò, prima di farla però ho parlato con Mimmo che mi raccontava di come una cosa così semplice come bollire un polpo e metterlo su dei piatti di plastica, tagliuzzarlo e venderlo ai passanti, sia diventata una cosa cool da postare su Instagrm. Mimmo mi ha offerto il polpo, ho rifiutato perché il polpo “alle 8 del mattino? E a mezzogiorno, topi morti?”

Il viaggio deve essere arricchimento, non andare alla ricerca di comfort ma alla ricerca di sé stessi, di relax, di scoperte. Non cercate, dunque, la carbonara buona a Lisbona, piuttosto magnatevi ‘nu bel bacalao! Arricchitevi di sapori nuovi, di esperienze piene, se volete fare una foto al tramonto al mare fatela, ma poi fermatevi e lasciate entrare quel mare e quel tramonto dentro di voi e soffermatevi a percepire le sensazioni che quella vista vi offre. Siate viaggiatori e non turisti! E, soprattutto, non rompete le palle alla receptionist se il wifi non prende bene in hotel!


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