Palermo-China: VucciriE

Se ne dicono tante. Come al solito, se ne dicono tante…
Che i cinesi non si fanno seppellire (“chi schifiu, io unn’i capisciu sti cuose! Chista unn’è dignità!!!”), e per la precisione che quando muoiono rimandano il corpo al mittente (in Cina) (“unn’u viristi o cimitero ca un cinn’i su’?!?”); che ci stanno colonizzando, che oramai via Lincoln è in mano a loro, che tutte cose sono di loro, che non ci stanno lasciando niente,
che ci hanno invaso; che il loro mangiare è unto/forse sporco, liofilizzato/forse finto; che non si integrano, addirittura che non mandano i bambini a scuola qui; insomma, che qui c’è il trucco (“picchì tutti chiuiuno e iddi grapono!”)!

Se ne dicono tante. Le foto non rimandano rappresentazioni gioiose, però. Chissà come mai… Chissà, mentre ne diciamo tante, cosa di nostro vediamo/mettiamo in loro: “nei cinisi”.

Per intanto, io dico che forse manco io voglio essere seppellita, anche se penso, continuando di questo passo, che NON avrò una patria zantesca in cui rimandare le mie mini-ossa. Sulla questione “invasione” la storia parla, e d’altronde in Grecia ho trovato i souvenir di Al Capone; dunque perché dovrei preoccuparmi per i “made in China”, finché posso scegliere cosa acquistare col mio cervello (…ehm…?!?). Per altro, trovo il loro cibo buonissimo, e costa pure poco; certo, non so se ha più o meno schifezze dentro dei nostri würstel o dei trancini o della pasta da discount. Comunque, per tradizione via Lincoln è luogo di altri commerci (ovvero prostituzione varia ed eventuale), ma se ci fosse un cambiamento penso che saremmo contenti in tanti… o no? Poi non si integrano …perché, i palermitani-medi vogliono integrarli? Infine sul trucco, beh… le cose costano poco e sono sempre aperti…: che possiamo farci se lavorano da cinesi, senza feste, senza famiglie, senza pause e accontentandosi di poco? Semmai su questo credo che abbiamo copiato qualcosa noi, ivi inclusa l’abolizione della famiglia e la cultura capitalistica del lavoro che ci stiamo ingurgitando nonostante l’altra faccia della medaglia: la luffia lamentosa del palermitano.

Proporrei, invece di fare sta vucciria curtigghiara e di sentirsi in competizione, di vedere, a stu priezzu, di contaminarci n’anticchia meglio; tipo di scambiarci saperi, festività, sfincioni e spaghetti di riso, valori del riposo e lussi del tempo piuttosto che del consumo. Di vedere, magari, in mezzo alle tante che se ne dicono, di parlarci e di mescolarci. Di migliorarci
insomma a vicenda (ché poi è l’unica, dato l’andazzo).
Chista fussi ‘a dignità!

“Non ci sono angoli nel cielo
se lo guardi a testa in su
Ma se ci metti un dito
tra te e l’infinito… non lo vedi più”.

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