COVIDecameron #4 – A M O R E 2123

di Rosita Baiamonte per il contest “COVIDecameron – Storie in quarantena”

Giorno 4

Sono in quarantena da 4 giorni. Non posso uscire, per nessuna ragione al mondo, per via di un brutto virus, quello che gli umani del 2020 definivano innamoramento. Nel 2123 è proibito innamorarsi, proprio così, vi starete chiedendo come ci siamo arrivati a questo, ebbene, tutto ebbe inizio quando per contrastare la crescita zero e la mancanza di nascite fu proibito l’aborto. Ci obbligarono a figliare. E di figli ne abbiamo fatti così tanti che poi, di botto, il mondo è diventato stretto e quindi decennio dopo decennio, si è giunti alla scellerata decisione di proibire l’innamoramento, che voi m’insegnate, non è proprio così semplice, cioè un conto è provare attrazione, un altro è innamorarsi. Il fatto è che finché si prova attrazione tutto bene, abbiamo sviluppato degli ormoni che ci permettono di procreare solo in presenza di feromoni e molecole dell’innamoramento. In pratica possiamo scopare come ricci senza paura di rimanere incinte. A causa di ciò la fabbrica DUREX è fallita miseramente già da qualche decennio, non ci ammaliamo più, siamo immuni a qualsiasi virus, abbiamo anticorpi che sono grossi come cocomeri e anche questo non va bene, ormai l’età media è di 120 anni, infatti adesso, gli omicidi non dico che sono incoraggiati ma quasi. L’unico nostro tallone d’Achille è l’amore. Proibito amare. Questo ha i suoi lati positivi: niente più pene d’amore, notti passate in bianco ad aspettare una chiamata, un messaggio, niente appostamenti notturni in cerca di indizi per mettere a tacere la propria paranoia e gelosia. Niente di niente, siamo asettici, ci vediamo per un drink, ci sfioriamo, stuzzichiamo, ma il tutto è sempre misurato e calcolato al centimetro, mai una parola fuori posto, uno sguardo più languido del solito, programmiamo il cervello in modo che pensi solo all’atto dello scopare s e n z a a m o r e.
E così come l’amore è scomparso l’odio, i social adesso servono solo a trovare più partner possibili, perché bisogna cambiarne tanti e spesso, le frequentazioni lunghe sono, ovviamente, scoraggiate. Non ci si odia più dicevo e questo a voi odiatori compulsivi del 2020 può sembrare un bene, invece non lo è, abbiamo perso lo spirito della battuta sagace, siamo tutti sullo stesso piano, affinché nessuno emerga rispetto agli altri. I diari di mia madre raccontano invece di grandi litigate su facebook, su twitter, scontri ideologici, sessismo, bullismo. Cosa darei per poter farmi una sana litigata, l’ultima è stata vent’anni fa, credo fosse l’ultimo anno in cui ci si poteva innamorare e io mi innamorai, sapete, perché lui, rispetto agli altri, aveva qualcosa in più, e il capirlo e l’innamorarmi furono un tutt’uno.

E devo avere cristallizzato quell’emozione dentro di me, come una zanzara dentro una goccia di resina, perché esattamente quattro giorni fa l’ho rivisto e il mio cuore ha fatto un balzo nel petto talmente forte che i miei colleghi si sono girati a guardarmi, le macchine che ci controllano la pressione sanguigna costantemente hanno cominciato a suonare forte. Ero sotto attacco del virus A M O R E e tutti lo sapevano. Mi hanno presa con la forza e portata via, come un’appestata. Ho urlato e protestato, azioni che ormai nessuno fa più e per questo la cosa ha destato ancora più scalpore. Mi hanno portato dentro uno stanzino con le pareti azzurre, una sedia e uno specchio, dal quale credo gli “scovamori” potessero guardarmi e osservare le mie reazioni. “Torna in te”, mi ripetevo facendo grandi respiri, ma non c’era nulla che potessi fare per calmare il mio sangue agitato e quel cuore che dopo vent’anni batteva all’impazzata. Che potevo fare io? Così abituata a controllarmi e ora in preda a sensazioni che non sapevo gestire?
E lui, direte? Non credo mi abbia riconosciuta, questo controllo ossessivo del contagio del virus A M O R E ci ha reso brutti, opachi, senza vita. I miei occhi sono costantemente coperti da un paio di occhiali, le mie labbra virano verso il basso, tutto il mio corpo vira verso il basso. Eppure, ogni sera mi trovo un uomo da scopare, a nessuno pare importare se sia bella o brutta, anche quello è qualcosa che non percepiamo più. Lui, dicevo, non si è accorto di nulla, è entrato dentro l’ufficio pubblico dove lavoro, ha sbrigato una pratica, si è voltato ed è andato via lasciandomi in balia di una tempesta emotiva che mi ha portato dritta dritta in quarantena.

Giorno 5

Il cuore ha ripreso a battere regolarmente, ma adesso ho paura di tornare a prima del virus e sento che piano piano i contorni del suo viso stanno sparendo, l’immagine della sua mano grande che afferra un plico di documenti mi ha perseguitato per 5 giorni e adesso sta svanendo. Non ricordo più di che colore siano i suoi occhi. I miei occhi, fino a ieri spalancati sul palpito di vita che stavo provando, sono tornati a farmi male, ho rimesso gli occhiali, chiaro segno che sto guarendo. Ho anche voglia di aprire FindHimandfuck, la chat di incontri.

Giorno 6

Sono guarita, il mondo ha rischiato grosso e a lavoro non hanno mancato di dirmelo, di farmi notare la mia inadeguatezza, vogliono spostarmi, portarmi nel back office, non possono rischiare che accada di nuovo. Mi hanno persino interrogata pregandomi di rivelargli il soggetto in questione, ma io davvero non so nulla, non ricordo nulla. Non sento nulla, se non il ticchettio sommesso dei cellulari su cui tutto il giorno, tutti i giorni, organizziamo incontri senza pudore e senza gusto per la conquista. O meglio, questo è quello che ho detto loro, con mia grande sorpresa, ho mistificato la realtà, ho controllato le mie emozioni, perché la verità cari amici del 2020 (è strano che io mi rivolga a voi del passato, lo so, ma qui è tutto strano), la verità è che devo sforzarmi di non pensare a cosa mi è successo appena sei giorni, 23 ore, 42 minuti e 3 secondi fa.

E invece ci penso e come un drogato cerco emozioni che nessuno può darmi perché sono tutti morti in cerca di figa o cazzo. E allora ho deciso che mi voglio ammalare di nuovo, che voglio diffondere il virus, voglio tornare a vedere un bambino, una pancia, un bacio appassionato, un tramonto che non sia scontato e banale. Intanto, devo tornare a studiare, essere più interessante, fare battute, ridere mostrando i denti, buttando indietro la testa, devo sconvolgere, devo imprimere un cambiamento in questa società di spenti dentro, devo fare in modo che qualcuno si innamori di me e che io mi innamori, di nuovo.

Ho deciso che comincerò dal tramonto.

One thought on “COVIDecameron #4 – A M O R E 2123

  1. … Quando il virus si chiama “Amore” … Non siamo a questo, ma in alcuni momenti, dentro Alcuni di noi e verso qualcuno… Sì. Fa paura. Ma sì. (Per accorgersene basta leggere i social, no?)

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