ALIVE – Sopravvissuti

“Siamo vivi! Sopravvissuti!!!”. Così ho salutato, rivedendoli, i miei amici. Ho allargato le braccia e li ho stretti ripetendo questa frase tra il serio e il faceto. Oggi invece ascolto i miei vicini ridere e accordarsi per fare le pizze, mentre io mi sento seccata. Vengo da un giorno di quelli in cui mi sono chiesta “Ok, siamo vivi! Ma in che senso?”. Oggi va meglio, finalmente ho dormito grazie alla tregua indetta dalle zanzare e al livello di stanchezza a cui ero giunta e che di fatto si accumula almeno (almeno!) da un anno. Così riesco a rispondere a questa domanda attraverso il canto degli uccellini e il bordeaux delle bouganville che vedo guardando a destra, dalla finestra della mia camera da letto. Sono seduta sul letto con Gina, dopo aver finalmente passato una mattinata di silenzio, scrivendo la mia “agenda clinica” settimanale, sì, ma con lentezza. Nel mezzo ho bevuto una tisana zenzero e limone e ho cucinato le cozze, “le mie prime cozze”.

“Prime” poiché influenzate da un ricordo di mio nonno: quando c’erano le cozze, lui le sfregava una ad una con la spugnetta metallica e per minuti interminabili. Brividi!!! Non ce la potevo fare. Le amo, ma non ce la potevo proprio fare! Così non le ho mai comprate. Ieri finalmente, stanchissima dopo una settimana di lavoro e di tante altre ben più pesanti varie, mi decido, dato che me le danno più o meno pulite, e ne chiedo… “Boh? 100 grammi?”. Su questa mia ipotesi, vedo la faccia stranita dal pescivendolo del Decò, allora puntualizzo tra l’imbarazzato e il rincoglionito: “Ehm… non le ho mai comprate… siamo solo 2!”. Lui mi guarda e già da qualche secondo ha un dito aperto per fare il segno di “1”… mi suggeriva l’”1”… Ma io non colgo e vado senza riflettere sui 100 grammi. Invece era l’1 di “Ma almeno 1 chilo!!!”, dice… Lo capisco dopo. Nessuno ci crede: arrivo a certe sere che non riesco a riflettere… Sono sempre stata appassionata, innamorata: della mia casa, dei miei animali, dei miei compagni, del mio lavoro. Do tutto ciò che posso, mi tutelo poco, così arrivo a non aver più forza per pensare alle cozze. A un certo punto il mio cervello si stacca e fine. Me ne rendo conto e oggi mi voglio bene, così rido intenerita da me stessa, rido anche col pescivendolo e mi scuso: “Ok, certo… E’ che non ne avevo idea e sono molto stanca!”. Anche lui sorride, poco importa, ne riderò. E però ho ancora da fare l’autostrada… E sono 2 giorni che non riesco a guidare lucida, un paio di volte ho sbandato. Dormo male, a casa c’è poca empatia per il mio carico mentale e poca voglia di collaborare. Provo a spiegare che ho bisogno di maggiore aiuto, ma risulto pesante. Donna lavoratrice, amante del suo lavoro, “che altro vuoi in più?”, sembra dire la gente… o più banalmente: “Hai voluto la bicicletta?!? Pedala, zitta e muta!”. Ora “addirittura” vorrei pensare a un bimbo… ma come farò? Chiedo aiuto a mio padre per alcune cose di casa, ma ha troppo da fare con faccende e spese sue. Io però devo far quadrare i conti, risparmiare, pensare alla spesa, alle scadenze, alle visite, alla casa (cose da pulire e da sistemare), ai rapporti interpersonali e a mediare quelli familiari, alla vacanza, al futuro, alle cozze… Mio fratello per ora è preso a male… Devo occuparmi del sito professionale, devo pensare anche ad Abattoir, anche se per fortuna, almeno qui, ci sono gli altri! A un certo punto mi sono impuntata con la mia stanchezza e ieri ho ritagliato 2 ore, dopo 2 settimane, per andare a vedere i miei nonnini e poi per andarmi a ordinare gli occhiali da vista, che devo cambiare da anni. In qualche modo velato, questo mi è stato rinfacciato e ciò che ho lasciato in sospeso in casa è rimasto lì… E’ tutto ancora lì. Gli altri si prendono i loro tempi, fanno bene a volte, altre però lo fanno a scapito di chi, come me, vive anche di cura delle cose. …Siamo così squilibrati… E io sono un’ingenua… Questa settimana sono caduta dal pero più volte, tipo reincontrando, post-covid, le macchine in doppia fila in curva e ri-odiando i clacsonisti sfegatati che ti suonano se sei ancora ferma dopo 1 secondo dalla scatto del verde al semaforo. Sono caduta dal pero rivivendo rancori che subisco su robe vecchie di 1 anno e che entrano in circolo inquinando relazioni e istituzioni. Sono caduta dal pero accorgendomi di come ancora, dopo 37 anni suonati, io non riesca ad auto-tutelarmi. Mi chiedo cosa ci vorrebbe… Sicuramente ha a che fare con me, con te, con voi che siete come me. Ma c’è anche una cultura maschilista che non sa concepire (che proprio non riesce a pensare e a realizzare!) che cosa significhi essere una donna che ama… che ama il suo lavoro, che ama la sua casa, che ha un chiaro progetto di vita. Un cultura delle mamme che nutricano i maschietti con cui la vita ci unisce a “pane-e-ti-lavo-io-le-mutande-ogni-volta-che-vuoi-e-a-mano-dopo-il-lavoro-anche-se-sto-poco-bene-(ma-le-donne-tollerano-meglio-il-dolore!)-e-poi-se-ti-risultano-più-comode-te-le-stiro?”. …Non so bene cosa ci vorrebbe. Quando sono troppo estenuata, commento a voce bassa che non riesco più a vivere così. Sono spesso le 21e30 di sera e a casa i peli dei miei amati micioni ballano il valzer nell’aere della cucina, c’è ancora la lavatrice da fare e le cose da scongelare o predisporre per il pranzo di domani… per fare solo qualche esempio. In questi momenti penso – folle! -, che la scelta sbagliata è stata quella di lavorare pur sapendo di essere una donna sola. So che è la stanchezza che parla. Mi chiedo se chi mi circonda sarebbe in grado di giudicarmi se mollassi tutto, rifiutandomi di esserci per chiunque. Credo di sì, ma poco importerebbe, se questo giudizio culturale non lo avessi infilzato nelle viscere io stessa. Mi chiedo come farò a concepire un figlio in queste condizioni, senza poter sperare negli aiuti di qualcuno o nella clemenza della società. C’è sempre qualcosa da sacrificare per una donna nel 2020. Follia…

E quindi ok: “Siamo vivi! Sopravvissuti!!!”. E davvero è ripreso tutto come prima. Nel film “Alive”, d’altronde, per restare vivi i sopravvissuti si mangiano i corpi dei morti e dei più deboli… Come noi, che sacrifichiamo l’altro e parti altre di noi stesse per arrivare a fine giornata, a fine anno, a fine vita… Siamo proprio crozzoni! Socialmente, intendo… Tutti crozzoni, istituiti e istituzionalizzati, messi lì a investire sui cavalli vincenti fino a divorarli, prosciugarli… per poi restare con quale futuro in mano?

Concludendo, però, qualcosa di incoraggiante devo pur dirmela/dirvela: guardo intenerita Gina che dorme col suo nasino rosa-bello e poi mi giro verso le boungaville. La strada sta nella ribellione interiore a questi modelli, pena il sacrificio conscio e inconscio di sé. Forza e coraggio, dico spesso. Il punto sta nel trovare la forza di ribellarsi anche quando hai il coraggio! Intanto, penso che quello che mi ha accolto con benevolenza sui 100 grammi di cozze sarà il mio pescivendolo preferito.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.