Banane e lamponi – Patriarcato e gelosia

Era il 1993, c’era il Festivalbar, io avevo tipo 7 anni e non conoscevo ancora il significato di parole come “patriarcato” o “maschilismo”. Andava tutto bene, avevo i miei cartoni animati e guardavo la tv. Il Festivalbar era una delle mie trasmissioni preferite, di quelle che rappresentano proprio la cultura italiana dell’estate musicale.

Gianni Morandi in quel periodo era piuttosto famoso, icona anni ’80 e idolo delle nostre mamme, aveva partecipato anche a delle fiction ed era reduce fresco fresco dell’ultimo successo “Bella signora”. Nel ’92 fa uscire questo album nuovo e inizia il tour l’anno successivo portando “Banane e lamponi” alla fama in tutta Italia.

Io adoravo questa canzone! Anche adesso ascoltando questo ritmo pop un po’ latino, un po’ salsero, mi si muovono le anche. Un brano ben ritmato, dalle tinte da “Bagaglino” e poi, diciamocelo, le banane e i lamponi sanno un po’ di goloso, di esotico (esotico negli anni ’90, come oggi l’avocado e la papaya). Facile capire perché questo brano ebbe molto successo.

Attenzione, però, perché inneggiare a qualcosa porta a mitizzare e ciò che elogi si trasforma in esempio. Il fatto è che “Banane e lamponi” è lo specchio della cultura machista e patriarcale dell’epoca che purtroppo si riflette ancora oggi nella mentalità bigotta del maschio medio italiano della generazione ’80.

La canzone parla dell’ossessione di quest’uomo geloso che ha le smanie perché ritorna a casa e trova banane e lamponi e la sua compagna è uscita. Si vuole sfogare, è nervoso, gira nudo per casa, fa mille congetture, guarda spesso l’orologio chiedendosi dove fosse lei, cosa stesse facendo e con chi. Ad un certo punto lo assale il dubbio, accusa la donna di essere una bugiarda rimuginando sul fatto che fosse uscita “con le amiche (dici)” e poi aggiunge “se poi è vero per davvero o ti vedi con qualcuno”. Naturalmente ammette di essere geloso ma giustifica questo sentimento con l’amore:

E’ che sono un po’ geloso (scemo)
Ma ti amo per davvero (vero)

Il fatto è che poi dalla gelosia sfocia nella possessione. Riconosce che lei, in quanto donna emancipata, è libera di fare ciò che vuole ma fino ad un certo punto:

Si va be’ l’autonomia…
ma ricorda che sei mia!

Ricorda che sei mia! Questa è la prima minaccia che fa alla donna. Del tipo: sì, mo’ me lo segno! Questa insana gelosia che sfocia nella possessione la ritroviamo nel ritornello:

Banane lampone chi c’era con te (chi c’era stasera)
Io sono il tuo amore sei solo per me.

Una prova di questa sua gelosia rabbiosa (che lui giustifica con l’amore) l’abbiamo anche nel momento in cui si vuole vendicare e allora a cosa pensa? Vuole telefonare, non dice a chi, per sfogare la rabbia e, cosa ancora più da stronzo, minaccia di andare a casa di Marì sottolineando “quasi quasi cado in piedi”. Come per dire: tu sei fuori chissà a far cosa e io per non fare quello che resta a casa, cornificato nella mia immaginazione, vado a scopare con un’altra. Un’altra donna che nel contesto della sua mente maschilista assume il ruolo di – cosa? – consolatrice? Amante? Chiodo schiaccia chiodo? Donna dai facili costumi che se la chiamo con uno schiocco di dita apre le gambe?

Complimenti!

Comunque ad un certo punto sente dei rumori che annunciano che finalmente la donna è rientrata in casa. Qui altra strategia: fa finta di dormire. Per quale motivo? Per punirla? Per orgoglio? Per non farsi vedere debole? Fatto sta che lei invece vuole parlargli per renderlo partecipe della sua serata. La donna raccontata dagli scrittori (uomini) del testo è una donna quasi succube, esce con le amiche e parla dei loro problemi ma si rifiuta di riconoscere il suo di problema: quello dell’essere legata ad un uomo geloso, possessivo e violento. “Per fortuna io ho te, amore”, non sapendo che lui pensa male di lei e che la voleva cornificare con Marì!

Sì, ragà, sì, violento! Verso la fine della canzone il ritmo ci travolge e iniziamo a ballare sulla voce che si fa sempre più alta di Gianni che urla “Chi c’era stasera?”, che Aiello, levati! E sulle note finali si recita un siparietto dove lui rimprovera, forse scherzando ma forse anche no, la compagna: “Ma ti sembra questa l’ora di tornare a casa? Brutt – eh!”. Tutto in crescendo. Quasi vediamo la mano di lui alzarsi o fare un gesto minaccioso, un po’ come quando la madre redarguisce il pargolo e gli mostra la mano tra i denti!

Rimproverare una persona per essere uscita ed essere tornata a casa alle 2 di notte. Perché lei è “SOLO PER ME”.

Lo so che volete urlare “obiezione vostro onore!” e dire cose come: vabbè erano altri tempi! E allora il rap? La trap? Le donnine nude? Lo so, vi capisco. Ogni genere ha i suoi alti e bassi. La musica “popolare” (da qui “pop music”) è proprio questa: per il popolo. Rispecchia la cultura popolare e la cultura popolare degli anni ’90 era questa: la donna si era iniziata ad emancipare e l’uomo non lo concepiva. Questa canzone rispecchia il pensiero patriarcale secondo cui la donna è di proprietà di un uomo e deve sottostare alla sua volontà di maschio alfa che, se vuole, tromba con le altre ma lei non si deve permettere di fare la zoccola! Il fatto è che l’arte e la cultura (ora non venite a dirmi che la musica non è arte né cultura) in questo caso non fa altro che perpetrare una forma mentis che continua ad essere in voga nell’anno domini 2021.

Se non siete d’accordo con me e non vi sembra affatto grave un testo del genere, e pensate che “i problemi sono altri”, sappiate che siete maschilisti. Se rifiutate ciò, non ho niente da dirvi: restate pure nelle vostre convinzioni. Se vi ho insinuato il dubbio, vuol dire che le rotelle del cervello vi stanno ancora funzionando. La prossima settimana se volete parliamo del testo di “Laura non c’è”.

2 thoughts on “Banane e lamponi – Patriarcato e gelosia

  1. “Se non siete d’accordo con me e non vi sembra affatto grave un testo del genere, e pensate che “i problemi sono altri”, sappiate che siete maschilisti.”
    Beh, questo brano è appunto di “un secolo fa” e non credo inneggi la parte migliore di un essere umano, anzi, secondo me la ridicolizza un po’. Fosse stata scritta ieri avrei capito cosa intendi (questo non vuol dire che non capisca tout court, anzi) ma in questi tempi – che non sono semplici – la transizione a una nuova Umanità/umanità non è “facile”, e se è giusto scoraggiare molti atteggiamenti irriflessivi e poco considerati (in ogni ambito e da parte di ognuno), nemmeno va bene fare: A) di tutta l’erba un fascio, B) condanna degli esseri umani che si portano delle tare culturali malgrado tutto (tara di cui molti non riescono a liberarsi proprio perché è una “tara” e sembra una cosa ovvia, normale). Le rivoluzioni servono solo a mantenere il vecchio con una faccia nuova. Invece, seminare il nuovo dà modo di comprendere la crescita e cosa è perfettibile e i germogli penseranno da sé a propagarsi. Probabilmente quanto ho scritto non è in linea con determinate aspettative, probabilmente il fraintendimento è all’uscio. Ma l’umanità/Umanità è varia e un mono-pensiero è tanto pericoloso quanto facile. P.S. Lo stesso brano potrebbe essere dedicato da una donna a un uomo, da una donna a una donna, da un uomo a un uomo; andrebbe bene in almeno uno dei casi o più che maschilismo si tratta di una personalità un po’ immatura?

  2. Geniale e anche lo spunto finale del commento di Dora.

    …Siamo tutti un po’ irriflessivi, forse oggi anche di più poiché sempre di corsa… Aiuto!

    (Gianni ultimamente pare si sia ustionato le zampette. Sarà il karma.)

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