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	<title>Abattoir &#187; L&#8217;Abattoir</title>
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	<description>Voci dal macello</description>
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		<title>Senza titolo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 07:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'Abattoir</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglie Ideologiche]]></category>
		<category><![CDATA[Benzina]]></category>
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		<category><![CDATA[informazione manipolata]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento dei forconi]]></category>
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		<description><![CDATA[di Faber L. Gray In tempi come questi, tra social network, blog, siti, giornali, tv, radio, vorrei scrivere una semplice, nota negativa. Un trafiletto, due pensieri in fila e quasi ben confezionati per voi. Senza immagini, lasciate spazio alla vostra fantasia – i telegiornali andrebbero sentiti senza video! Sono incazzato. Fottutamente incazzato e, per una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Faber L. Gray</strong></p>
<p>In tempi come questi, tra social network, blog, siti, giornali, tv, radio, vorrei scrivere una semplice, nota negativa. Un trafiletto, due pensieri in fila e quasi ben confezionati per voi.<br />
Senza immagini, lasciate spazio alla vostra fantasia – i telegiornali andrebbero sentiti senza video!</p>
<p>Sono incazzato.<br />
Fottutamente incazzato e, per una volta, non con me stesso.<br />
Benché sia orgoglioso di essere siciliano, nel mio cuore moltissimo orgoglioso, SONO INCAZZATO CON TUTTI I MIEI CONCITTADINI. Con tutti i miei conterranei, isolani più isolati mentalmente che fisicamente.<br />
Mi riferisco ai fatti che da quattro giorni ormai vincono il primo premio come &#8220;argomento più condiviso in rete&#8221;; un evento così tanto pompato, in positivo e negativo, da venir paragonato ai Vespri Siciliani.<br />
Lo sciopero degli autotrasportatori, a cui hanno aderito piccole minoranze di pescatori e agricoltori.<br />
E la stampa, nazionale e locale, non aiuta a calmarmi i nervi, nossignore.<br />
Cercando un buon compromesso nel mare incerto dell&#8217;informazione attuale calibro, nel possibile, un buon mix di telegiornali e quotidiani online/siti d&#8217;informazione.<span id="more-8672"></span><br />
Questa volta, per questo caso specifico, ho voluto affidarmi alla buona vecchia ricerca su google.<br />
Google; parole chiave &#8220;benzina Palermo&#8221;; invio.</p>
<p>Primo link: da La Repubblica del 18 gennaio 2012.<br />
<a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/01/18/news/sciopero_degli_autotrasportatori_in_citt_scatta_l_assalto_ai_distributori-28343036/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/palermo.repubblica.it/cronaca/2012/01/18/news/sciopero_degli_autotrasportatori_in_citt_scatta_l_assalto_ai_distributori-28343036/?referer=');">http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/&#8230;utori-28343036/</a><br />
La prima frase dell&#8217;articolo dice: &#8220;È l&#8217;effetto dello stop dei mezzi pesanti imposto dal movimento Forza d&#8217;urto.&#8221;<br />
PRIMO ERRORE DI INTERPRETAZIONE O MANIPOLAZIONE D&#8217;INFORMAZIONE.<br />
È un fatto che la benzina è finita in quasi tutte le stazioni di servizio per colpa di tutte quelle persone che sono saltate in aria dal proprio sonno e intontiti come da un farmaco, in panico, sono volati via a fare il pieno ai propri mezzi. È accaduto non per colpa o grazie ai tir che in questi giorni bloccano strade e autostrade per protestare.</p>
<p>Secondo link: dall&#8217;agenzia Adnkronos del 18 gennaio 2012.<br />
<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Autotrasporto-prosegue-sciopero-in-Sicilia-scarseggiano-scorte-di-viveri-e-benzina_312871561372.html" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Autotrasporto-prosegue-sciopero-in-Sicilia-scarseggiano-scorte-di-viveri-e-benzina_312871561372.html?referer=');">http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia&#8230;2871561372.html</a><br />
La prima frase dice: &#8220;A causa del blocco dei &#8216;padroncini&#8217; ai caselli autostradali, ma anche lungo le arterie delle statali, iniziano a scarseggiare le scorte di viveri nei supermercati e la benzina.&#8221; [l'ultimo periodo addirittura in grassetto]<br />
SECONDO ERRORE DI INTERPRETAZIONE O MANIPOLAZIONE D&#8217;INFORMAZIONE.<br />
Premesso che secondo il mio modesto parere con tutti i supermercati, gli ipermercati e i piccoli spacci e botteghe che abbiamo in città trovo difficile credere che i viveri stiano scarseggiando nel giro di 2 giorni: tutti che hanno un magazzino 2 metri per 2??! – I viveri, SE anche quando stanno iniziando a scarseggiare – plausibile solo per tutto quel che è CONSIDERATO &#8220;fresco&#8221; come verdure, pesce e altro – è per causa di tutti quei cittadini che leggendo le informazioni mal scritte probabilmente tanto da innescare la paura, temono carestie da Seconda guerra mondiale e, quindi, corrono a comprare ogni cosa; anche la scatoletta mai mangiata in vita loro. Non mi pare quindi corretto dare la responsabilità ai tir che hanno bloccato strade e autostrade.<br />
Due articoli su tanti letti in rete, altri sempre del 18 gennaio non migliorano i toni&#8230; quasi tutti innescano un meccanismo di panico e allarme con le parole scelte per i loro articoli, quando, in verità, la vita scorre abbastanza nella norma a Palermo. Lo vedo io, lo potete vedere anche voi.<br />
La gente ha comprato il cibo e l&#8217;ha conservato in casa e mangia. La gente ha riempito fino all&#8217;ultimo spazio il serbatoio del carburante e usa la macchina a ogni costo; pur avendo a disposizione le proprie gambe, biciclette, mezzi pubblici.<br />
Io panico, crisi, terrore da &#8220;abbandonati e senza speranze&#8221; non li sento proprio nell&#8217;aria. Voi?<br />
Pochi rimangono a casa, pochissimi non hanno fatto benzina capendo il motivo della protesta e usando la vera arma per protestare. Perché, che voi ci crediate o no, le armi sono sempre state e sempre saranno nelle nostre tasche, basta saperle usare; e se continuerete a mettere mano ai vostri portafogli in momenti di crisi, di scioperi, di proteste, continuando a comprare i beni, i servizi, la determinata marca X del proprietario Y che gestisce gli affari di Z, le cose non cambieranno! I grandi che conducono il gioco e la commedia continueranno a fare quel che han fatto fin&#8217;ora e non ci ascolteranno.<br />
Scioperare perché il prezzo della benzina è diventato troppo altro e lo stesso giorno fare il pieno ala macchina è da coglioni. E mi dispiace se vi ci rivedrete, non sentiatevi offesi per il &#8220;coglione&#8221;.<br />
Giustifico ed escludo dal gioco tutte quelle categorie che per lavoro necessitano della benzina, in primis ambulanze e pronto intervento.</p>
<p>È un ottimo esempio di macello a pareti trasparenti, le pecore ignare sono i cittadini e i macellai?<br />
Un &#8220;prendilo, fottilo, dagliele&#8221; che tanto rimane intontito e ride, lui povero cittadino miscredente ma contento, non ha capito. Nel discorso sopra fatto ci sarebbe anche da chiedersi chi potrebbe esserci dietro questi moti; questi gruppetti spuntati fuori dal nulla nominati &#8220;Movimento dei forconi&#8221;, ma temo di cadere in vecchie ideologie e argomenti politici e la politica mi annoia. Ma, sarebbe una bella domanda da farsi&#8230;</p>
<p>La gente dorme e non capisce e io uso sempre più toni forti e dispregiativi, antipatici e irriverenti.<br />
Voglio svegliare, non è con la simpatia e il sorriso che ciò accadrà.</p>
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		<title>Mi hanno detto che sono morto</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'Abattoir</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[di Carlo Nix Alla radio passa l’ennesima notizia di alcuni licenziamenti e dell’aumento di una nuova tassa che, onestamente, non avevo mai sentito prima. Sono Gaetano, ho 28 anni, ho una moglie e due figli e questi sono i miei ultimi pensieri, il mio testamento prima di morire. Ho guidato fino a una rupe del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Carlo Nix</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alla radio passa l’ennesima notizia di alcuni licenziamenti e dell’aumento di una nuova tassa che, onestamente, non avevo mai sentito prima. Sono Gaetano, ho 28 anni, ho una moglie e due figli e questi sono i miei ultimi pensieri, il mio testamento prima di morire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho guidato fino a una rupe del bresciano, dove vivo ormai da 7 anni. Ero un cuoco, ho sempre cucinato e questa è la mia ultima sconfitta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho stretto i denti per tutta la vita perché amo pazzamente mia moglie Laura. Stiamo insieme da 10 anni, veniamo tutti e due dalla provincia di Palermo, da Bagheria. Ci siamo conosciuti tornando dall’alberghiero in treno. Lei è bellissima come il primo giorno che l’ho vista: occhi verdi, capelli neri e ricci e pelle bianchissima. Ha il viso dolce e paffutello, ma da anni ormai non la vedo più ridere.</p>
<p style="text-align: justify;">Mia figlia, la più grande, ha 5 anni, Anna, l’ho chiamata come mia madre; lei è uguale a sua madre, occhi, capelli e tutto il resto, l’unica differenza è che lei ancora riesce a ridere. La vedo lì nella sua stanzetta che divide con il fratellino, Antonio, il mio piccolino deve fare 3 anni tra poco. A volte ho pensato di farla finita dopo il suo compleanno, ma, in fondo, non fa molta differenza. Comunque dovrà sempre ricordarsi di un padre codardo, che ha preferito farla finita piuttosto che continuare a combattere per lui, per sua sorella, per sua madre.<span id="more-8532"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che oltre un mese fa mi hanno licenziato per l’ennesima volta. Io sono un cuoco, ho studiato per diventarlo e adoro il mio lavoro. Sono emigrato perché non riuscivo a trovare un lavoro stabile giù in Sicilia e perché volevo sposare Laura. Volevo mettere su famiglia, avere dei figli, magari riuscire a comprare una casa. Invece, sono stato costretto a vendere anche la macchina perché non riuscivo più a fare il gasolio. Due anni fa, sono stato licenziato da un ristorante siciliano. Cambio gestione. Adesso hanno aperto un locale di cucina giapponese con il cibo che ti scorre davanti su un nastro metallico. Ricordo ancora quel giorno, l’ultimo servizio, eravamo 13 dipendenti tra sala e cucina e da noi potevi trovare il pesce più fresco di tutta Brescia. Ma a quanto pare alla gente il pesce piace crudo e della cucina siciliana non gliene sbatte una minchia a nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Morale della favola: mi trovo costretto a girare per le inutili agenzie interinali. Fogli di carta con la tua foto e la tua esperienza di qua e di là, ma nessuno che risponde. Qualche mese come salumiere in un supermercato, una serie di servizi di catering e poi la fabbrica. Contratto annuale in una fabbrica di biscotti, addetto alle impastatrici: 1.050 euro al mese. Con i piccoli da tirar su anche mia moglie ha dovuto cercare un lavoro. Certo, non a tempo pieno, perché non siamo riusciti a trovare un asilo nido per i piccoli. Non ci sono posti o non ce lo possiamo permettere. E poi la depressione. Quando sono arrivato al nord avevo un bel colorito, un bel fisico, ero un bel giovanotto, mi vedo qui nella foto della mia patente, patente che non mi serve più, tanto non ho la macchina e questa che sto conducendo adesso verso la morte l’ho rubata. Si perché devi portare qualcosa a casa da mangiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho iniziato a rubare nei centri commerciali, fortunatamente, ancora non sono stato beccato. Principalmente ho rubato carne e uova, per far mangiare i piccoli, per me di solito prendevo qualche bottiglia di vino che infilavo sotto il lungo cappotto rovinato e che mi scolavo avidamente, appartato dietro il supermercato. Una delle mie poche consolazioni è bere.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardo la mia faccia nello specchietto retrovisore e riguardo la foto della patente: non sono io questo. Ma non mi faccio schifo, non provo vergogna per aver rubato, per aver fatto tutto quello che ho fatto, non mi vergogno di niente. Semplicemente, non sono più felice e non ho più le forze per alzarmi la mattina, aspettare l’autobus alle 5.30 con –9 gradi fuori e andare a fare qualcosa che non voglio fare e che viene pagato anche male.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho perso la gioia di stare su questa terra anche mentre mio figlio mi mostra i giocattoli rotti ridendo, mentre io lo guardo che sono già morto dentro. Ma lui non può capire, lui non può capire un padre che circa 5 anni fa sognava di mettere dei soldi da parte per aprire il suo ristorante a conduzione famigliare. Come posso dire a mio figlio che suo padre più di questo non può fare per lui? Come posso dirglielo?</p>
<p style="text-align: justify;">E poi c’è mia moglie, Laura. Quanto male le ho fatto? Io e lei non parliamo più da mesi, ormai. Non riesco nemmeno a guardarla in faccia, tra noi non c’è più quel legame che ci univa anni fa. Anche lei si è rassegnata, in silenzio, senza dire niente, ma si è rassegnata a tutto questo. Ha deciso che questa è la sua vita e, grazie ai suoi lavoretti come domestica, tiriamo avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho provato a fare altri lavori, ho provato a sporcarmi le mani con il cemento, ma io ho sempre impastato farina, ho provato a maneggiare scopa e paletta in un cesso pubblico per meno di 5 euro l’ora, l’ho fatto, ma, inesorabilmente, a ogni cicca che tiravo su con la mia paletta, mi rendevo conto che la mia vita era diventata un incubo, un gioco schifoso senza regole al quale non volevo partecipare. Non stavo vivendo la mia vita. Raccattando mozziconi di sigarette in un bagno di un autogrill, mi rendevo conto che spendevo un sacco di soldi per arrivare sul posto di lavoro senza riuscire a portare niente a casa. Chiesi più di una volta un posto come pizzaiolo, tornai a chiedere ai supermercati, ma anche lì, se vuoi entrare alla Coop devi avere una raccomandazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo oltre un anno di ricerche e lavori schifosi mi ritrovo dentro una Ford rubata, in cima a uno strapiombo. Da qui si intravede casa mia. Lì ci sarà mia moglie che cuce qualcosa, con i piccoli che dormono. Le ho detto che ho trovato lavoro come barista in un autogrill e, non so perché, lei mi crede, nonostante tutto mi crede ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece ho rubato una macchina, solo che invece di andare all’appuntamento con alcuni zingari per piazzarla, ho detto basta.</p>
<p style="text-align: justify;">Io sono Gaetano Marino, mio padre Giuseppe Marino era ferroviere ed è morto di tumore a 54 anni. Mia madre ha tirato su la famiglia con la pensione di mio padre e grazie ai miei zii. Sono andato via dalla mia terra per cercare un lavoro, ho lasciato il mare, gli amici e i parenti e non rivedrò mai più mia madre perché ho deciso di farla finita.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso ho acceso la macchina e sto sgasando in direzione del guardrail. Io ero un cuoco, una volta, e amavo il mio lavoro e stavo bene con mia moglie Laura ed ero felice di avere i miei due bellissimi bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Amo ancora mia moglie e adoro i miei figli, ma non riesco più a guardarli in faccia perché mi vergogno di quello che sono diventato: un ignobile codardo. Il guardrail è sempre più vicino e il mio volto scavato dalla stanchezza e dalla rassegnazione si riflette sul vetro del parabrezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una notte tranquilla, la notte che sono volato giù da un dirupo di oltre 80 metri. Mi hanno detto che la mia macchina ha continuato a rotolare per 600 m prima di andarsi a schiantare contro un albero ed esplodere poco dopo per la deflagrazione del serbatoio.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo 28 anni, una moglie e due figli e la vita mi ha strappato via la voglia di vivere.</p>
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		<title>Auguri di buon Macello!</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 11:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'Abattoir</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando eravamo piccini, il Natale aveva una cosa di assolutamente bello: le vacanze! Non si andava a scuola per più di due settimane, si guardavano i cartoni, si stava al calduccio a letto, si giocava con amici e cugini e il macello, per la maggior parte di noi, era quello che lasciavamo in giro dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando eravamo piccini, il Natale aveva una cosa di assolutamente bello: le vacanze! Non si andava a scuola per più di due settimane, si guardavano i cartoni, si stava al calduccio a letto, si giocava con amici e cugini e il macello, per la maggior parte di noi, era quello che lasciavamo in giro dopo aver festeggiato il Natale.<br />
Oggi il macello lo abbiamo in testa, nella nostra vita. Lo abbiamo tutto l&#8217;anno, compreso a Natale, ormai senza più vacanze, si lavora il 24 e, se sei fortunato, il 27. Se lavori in un call center o in una pasticceria sei fottuto!</p>
<p><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/volantino.jpg" rel="lightbox[8437]"><img class="alignleft size-full wp-image-8440" title="volantino" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/volantino.jpg" alt="" width="250" height="354" /></a>Abattoir riprenderà con i suoi articoli il 2 gennaio per distendere un po&#8217; i suoi tempi, ma in quanto macello non si ferma. Abattoir si concentrerà sull&#8217;evento di giorno 30 dicembre a cui tutti voi lettori siete invitati, per festeggiare il secondo anno del nostro collettivo e la fine di un anno del cazzo come il 2011, che ci ha tolto Berlusconi ma ci ha lasciato lo stesso col culo di fuori.</p>
<p>Il collettivo Abattoir vi aspetta al <strong>Bar Libreria Garibaldi</strong> a partire dalle ore <strong>19e30</strong> di <strong>venerdì 30 dicembre</strong> per presentarvi il suo emagazine annuale &#8220;<a title="prendi dai fotti" href="http://www.abattoir.it/2011/12/20/prendi-dai-fotti-2/">P.D.F. &#8211; Prendi, Dai, Fotti</a>&#8220;.<br />
Sarete allietati da Scaccio, Aedi, Parole ed Esposizioni di materiale artistico contenuto nel magazine.<br />
Ingresso rigorosamente libero (Conferma la tua presenza e spargi la notizia grazie all&#8217;<a title="presentazione pdf" href="http://www.facebook.com/events/334945953182205/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/events/334945953182205/?referer=');">evento creato su facebook</a>!).</p>
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		<title>Prendi, Dai, Fotti</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 08:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'Abattoir</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Download &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.andreaventura.it/risorse/pdf_abattoir_2012/emagazine.php?referer=');pageTracker._trackEvent('download','pdf2012')" href="http://www.andreaventura.it/risorse/pdf_abattoir_2012/emagazine.php" target="_blank"><img class="size-full wp-image-8371 aligncenter" title="copertina_pdf_2" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/copertina_pdf_2.jpg" alt="" width="500" height="707" /></a><br />
<a onclick="pageTracker._trackEvent('download','pdf2012')" href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/2012_PDF_____2.pdf">Download</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il pacco</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 08:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'Abattoir</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Maria Cristina Di Rocco Due enormi navi bianche tagliano l’orizzonte e si avvicinano al porto come maestosi palazzi galleggianti. Minuscoli puntini colorati si riversano sul ponte per vedere dal vivo la città che molti descrivono come una cartolina che non deve mai essere guardata troppo da vicino. Ed eccoli quindi ammirare spaesati l’imponente castello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><strong>di Maria Cristina Di Rocco</strong></p>
<p><img class="alignleft" title="Golfo di Napoli" 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alt="Golfo di Napoli" width="278" height="181" /></p>
<p>Due enormi navi bianche tagliano l’orizzonte e si avvicinano al porto come maestosi palazzi galleggianti. Minuscoli puntini colorati si riversano sul ponte per vedere dal vivo la città che molti descrivono come una cartolina che non deve mai essere guardata troppo da vicino.</p>
<p>Ed eccoli quindi ammirare spaesati l’imponente castello angioino, la schiera di palazzi sulla destra, quel golfo che, come una bocca, sembra sorridere e allo stesso tempo li inghiottisce; la piazza che si stende come un tappeto di macchine e cantieri eterni e termina con l’edificio del Municipio.</p>
<p>Ecco alle sue spalle la collina del Vomero e quel castello bianco che guarda la città dall’alto e questa gli restituisce lo sguardo con ammirazione. Ecco Napoli. Ecco settembre, file di macchine di chi riprende il lavoro dopo le ferie, traffico di persone, veicoli, voci, rumori nell’animata zona del porto. Ecco finalmente i turisti che attraccano e si preparano a scendere, a curiosare o ad allontanarsi verso la storica Pompei, l’ambita Capri, l’affascinante penisola amalfitana.<span id="more-8310"></span></p>
<p>Chiamiamolo José. Lo chiamiamo così perché José è un bel nome. Ma potrebbe chiamarsi François, George, Ian o, perché no, Ludwig.</p>
<p>Josè è un uomo di mezza età, abbastanza in carne, abbastanza pelato. Ha uno spirito allegro, ottimista e curioso. Fa l’imprenditore agricolo nel suo paese, guadagna, ma non troppo, quanto basta per regalarsi un viaggio a fine stagione con la donna che è sua moglie da trent’anni. Sua moglie è rimasta in cabina perché ha sofferto il mal di mare durante la traversata da Barcellona, nonostante il mare fosse liscio come una tavola, e non se l’è sentita di avventurarsi in città, tanto più “in una città come questa, pericolosa, sporca e&#8230; ”. Come sempre Josè ha incassato il pessimismo nero di sua moglie, le ha sorriso e le ha detto “Riposati cara, vedrai che non è così terribile, ti porterò un regalino”. E così, maglia bianca e calzoncini azzurri, zainetto e cappellino per proteggersi dal sole ancora caldo dell’interminabile estate napoletana, Josè saluta la consorte e si appresta a scendere dalla nave da crociera.</p>
<p>Il molo crocieristico di Napoli è davvero stupendo. Essendo la prima volta che visita il capoluogo campano, Josè non l’ha visto qualche anno fa, quando era ancora spoglio e i negozi erano in tutto tre, quando l’aria condizionata non funzionava e si gelava d’inverno e si soffocava nell’afa estiva; quando c’era solo una macchinetta per il prelievo di contanti e nessun bar. Questo mini-centro commerciale di supernegozi, di supermarche e supercaffetterie gli piace, sembra quasi un aeroporto. Napoli promette proprio bene! Uscito dal molo, Josè scarta l’idea di prendere l’autobus rosso, quello turistico, perché vuole fare una breve escursione a piedi e poi ritornare in cabina, e dimostrare a sua moglie che non è tutto vero ciò che si dice. Ha sentito di turisti aggrediti per orologi costosi, di gente che va in giro a vendere merce rubata, di borseggiatori così abili da riuscire a sfilarti il portafoglio dalla tasca dei pantaloni senza che tu te ne accorga minimamente&#8230; Ma a lui non succederà niente di tutto ciò. Non indossa nulla di valore, lo zainetto l’ha girato previdentemente in avanti e i pantaloncini&#8230; beh, non hanno le tasche. È ottimista sì, ma anche prudente.</p>
<p>Attraversato lo spiazzo antistante al Molo Angioino, Josè attende che il semaforo pedonale diventi verde. Ha sentito dire da altri crocieristi che se attraversi questo semaforo con il rosso vieni travolto perché tutti corrono come saette. Quindi sorride guardando quel fiume di macchine che resta paralizzato anche quando dovrebbe circolare.</p>
<p>Un’altra cosa che ha sentito dire è che a Napoli fanno tantissimi imbrogli, ma sfiziosi, intelligenti, quasi divertenti. Pare, per esempio, che siano particolarmente abili nel noto gioco delle tre carte, che avviene per strada, su tavoli di cartone improvvisati. Il banco, il croupier della strada, mischia tre carte e il giocatore deve indovinare dove si trova una in particolare (Josè non ricorda bene chi sia a sceglierla) e scommette dei soldi. Il trucco per cui il giocatore perde sempre Josè non lo conosce. Sa che a volte ci sono dei complici ad allargare il gruppo e a invogliare chi gioca. Sa che all’inizio sembra che vinci, ma poi dopo&#8230; Un altro imbroglio che fanno a Napoli, ha sentito dire, è la vendita di oggetti falsi, telefonini, orologi, addirittura netbook. Josè si è sempre chiesto come possa una persona non accorgersi che sta comprando un falso. Pare che si chiami “fare il pacco” ma chissà cosa significa&#8230; Lui non sarebbe tanto ingenuo.</p>
<p>Eccone uno. Attraversando rapidamente la strada, Josè vede sulla destra, all’angolo del marciapiede, un uomo sulla quarantina, capelli ricci, neri, impomatati di gel, occhiali scuri tipo <em>Ray-Ban</em>, jeans e un’improbabile giacca di pelle decisamente inadatta alla stagione. Al passaggio della ciurma di turisti apre e chiude rapidamente la giacca mostrando un tablet bianco e dicendo qualcosa che Josè, un po’ distante, non riesce a sentire. D’un tratto l’uomo si accorge che Josè lo sta fissando e gli si avvicina sorridendo. Il turista si guarda intorno e cerca di farsi strada tra i numerosissimi passanti che confluiscono per quella strada. Ma è troppo tardi, l’uomo gli è ormai accanto: Josè sospira e si prepara a respingere l’assalitore.</p>
<p>“Ciao amico! Spagnol? English? Doich? Sei italiano?” chiede l’uomo, sempre sorridente.</p>
<p>Josè ci mette qualche secondo a rispondere. Poi opta per l’italiano: una sua zia, appassionata di Dante, glielo aveva fatto studiare quando era bambino e qualcosa se la ricordava. Josè non avrebbe mai immaginato che gli sarebbe tornata utile questa piccola eredità, tanto meno per controbattere le “ottime” ragioni di un venditore fasullo.</p>
<p>“I &#8211; italiano” articola timidamente.</p>
<p>“Amicoooo miooooo!!! Comm’ sì simpatico!!!” ruggisce l’uomo. “E sei pure troppo fortunato perché mi hai incontrato a me” aggiunge sogghignando. Poi, senza quasi riprendere fiato, prosegue: “Guarda amico visto che mi sei simpatico e parli pure italiano ti voglio fare un regalo, guarda un po’ qua.” E socchiude guardingamente il giubbotto mostrando a Josè un I-Pad nuovo di zecca. “Questo è nuovissimo, mai usato lo vuoi provare?” continua il venditore. Josè è riuscito a vedere bene il tablet, sembrava perfetto, nuovo, con tanto di pellicola protettiva sullo schermo. Un piccolo piacere che il buon uomo si concede di tanto in tanto, è una partitella a Poker con alcuni suoi amici, giusto per il brivido dell’emozione, per il gusto della sfida. «Ok» pensa, «Tutt’al più gli dirò di no. Andiamo a vedere. Chip!» e annuendo segue il venditore in un vicolo ombroso lì accanto. Qui l’individuo si sente libero di sfilare il tablet dalla giacca e lo mette proprio in mano a Josè, dicendogli “Provalo, provalo! Guarda, funziona, è nuovo!”. E comincia a spiegargli tutte le caratteristiche &#8211; 32 giga, Wi-fi &#8211; mentre lo stesso turista armeggia con i polpastrelli sullo schermo. Ed effettivamente a Josè sembra che sia proprio nuovo e originale, è l’originale, ultimo modello, praticamente mai usato. Sarà rubato? Josè decide di vedere cosa s’inventerà lo pseudo – venditore.</p>
<p>“Tu come hai questo? È rubato?” gli chiede mettendogli l’oggetto sotto il naso.</p>
<p>L’uomo impallidisce, ma dissimulando, alza le mani e dice: “Rubato? Ma che dici qui non ruba niente nessuno!!! Ho la faccia di un ladro? Io sono un bravo ragazzo! Ho fatto una scemenza, senti, visto che mi sembri una brava persona, ti racconto tutto il fatto.”. E circondandogli le spalle con un braccio, lo guida ancora più internamente al vicolo, senza smettere di parlare. “A me questo coso mi piaceva assai, me lo sognavo la notte. Ma mia moglie, quelle le femmine sono tutte cacacazze, conosci questa parola?” Josè non ha il tempo di rispondere perché quello continua: “Certo che lo sai! Ho visto l’anello, sei sposato pure tu. Comunque mia moglie diceva che non me lo dovevo comprare perché i soldi ci servono, lei fa i servizi, cioè le pulizie, io faccio il muratore, teniamo due bambini e i soldi sono sempre pochi. Poi però ci siamo appiccicati, abbiamo litigato, e io per dispetto me lo sono andato a comprare. Mo’ però, se voglio fare pace, devo recuperare i soldi, altrimenti stasera è meglio che non mi ritiro a casa! Hai capito?” Josè ha seguito per sommi capi il logorroico discorso del suo interlocutore, ma ne ha capito il succo. Non crede alla storiella della moglie e dei bambini, anche se lui gli sta mostrando le foto di due ragazzetti abbronzati sullo stesso I-Pad. Andiamo, chi venderebbe un tablet con sopra le foto dei propri figli? E proprio mentre lo pensa, l’uomo comincia abilmente a schiacciare icone dicendo “Però adesso le cancelliamo eh? Allora ti piace? Lo vuoi fare un affare?” Il venditore torna all’attacco. Josè gli rivolge un’occhiata sospettosa, pensando «Chissà quanto mi chiederà?». Poi decide: “Ok” dice “quanto vuoi?”.</p>
<p>“Guarda”, risponde il “bravo ragazzo”, “proprio perché sei tu e mi stai simpatico, e oggi è la tua giornata fortunata facciamo 250 euro. Io l’ho pagato molto di più, ma almeno così mia moglie vede la buona volontà”. Sorriso a 32 denti.</p>
<p>250 euro!!! Per un congegno che costa quasi tre volte tanto!!! Josè è davvero tentato da quello che è evidentemente un grande affare, ma, trattandosi di un furbo che ovviamente l’oggetto l’ha rubato, decide di alzare il tiro: apre la zip dello zainetto, fruga qualche istante e ne estrae un mazzetto di banconote.</p>
<p>“Ti do 100. 100 euro”. Esclama con determinazione.</p>
<p>“100 euro???” Ripete l’uomo in jeans, incredulo. “Guagliò tu non stai bene, così mi offendi” continua strappando praticamente il tablet dalle mani di Josè, che resta sbalordito mentre l’altro si lancia in uno sproloquio in cui il povero uomo riesce a distinguere solo le parole “scatola originale”, “affare” e “coglione” mentre tira fuori uno scatolo e vi ripone accuratamente l’articolo, richiudendo il tutto in una busta di plastica bianca, di quelle che ormai sono fuori legge perché inquinano e non sono biodegradabili. “Ti saluto” sbraita infuriato verso José, scimmiottando un saluto militare, e poi, con la busta in mano si allontana verso l’angolo che dà verso la strada principale. Si ferma, si volta, dando le spalle al traffico, si appoggia al muro con la spalla destra, lo sguardo posato su Josè (che ancora lo guarda a bocca aperta), le gambe incrociate, dando l’impressione di riflettere. Poi con un guizzo, si stacca dalla parete, si avvicina sorridendo a Josè, lo afferra per un braccio e gli dice: “Va bene, visto che sei tu, va bene 100. Ma proprio perché mi sei simpatico. Però fai presto che me ne devo andare.” E già gli fa scivolare la busta bianca tra le mani mentre conta le banconote da 20 che il turista teneva ancora in mano. Saluta di nuovo Josè, stavolta con una stretta di mano e con un “è stato un piacere fare affari con te” e si allontana frettolosamente verso l’interno del vicolo, sparendo tra la folla.</p>
<p>Josè tarda qualche istante a riprendersi dalla rapidità di quello che è successo. Sorride soddisfatto guardando la busta bianca e pensando alla faccia che farà sua moglie vedendo questo regalino. Decide di provarlo subito, e si siede alla trattoria lì affianco. Scioglie il nodo della busta e prende la sottile scatola nera. La apre e con mani tremanti estrae lentamente, come trasognato, un fascio di cartone marrone piegato e schiacciato. Gira e rigira la scatola tra le mani: non ha nessuna scritta. Sobbalzando dalla sedia si guarda intorno alla disperata ricerca dell’uomo in giacca di pelle. Cammina fino all’angolo lato mare, si dirige verso l’interno. Poi sospirando si risiede alla trattoria. Ripone la scatola nella busta come l’ha ricevuta e la mette sul tavolino davanti a sé. E resta lì, il viso tra le mani, a contemplare il suo pacco&#8230;</p>
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<p>La fronte è quasi schiacciata contro la finestra. La pipa pende dalle labbra che disegnano un sorriso amaro. “Che pezzi di m&#8230;”, pensa. Lo ha visto lui, da lassù quello che ha scambiato la busta mentre il truffatore era in piedi appoggiato allo spigolo dell’edificio di fronte. Ha visto tutto. E adesso guarda quel povero diavolo che come un cavallo pazzo percorre il vicolo in cerca di quello che l’ha fregato. Gli dispiace, certo. Prende le parti del povero turista truffato e pensa che altrove i turisti sono trattati con rispetto, con ospitalità, perché le persone capiscono che il turismo può fare la ricchezza di una località. Dà agli imbroglioni il merito di essere incredibilmente abili, ma che pezzi di m&#8230;! E lui potrebbe prendere il telefono e denunciare tutto. O scendere e dare aiuto al povero turista che se ne sta imbambolato a fissare il suo “acquisto”. Ma niente. Aspira ancora la pipa maneggiandola con delicatezza. Si gira verso il suo bell’ufficio. E se ne fotte.</p>
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