<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Abattoir &#187; Liliana Formica</title>
	<atom:link href="http://www.abattoir.it/author/lilithinwonderland/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.abattoir.it</link>
	<description>Voci dal macello</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 13:01:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
<xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" />
		<item>
		<title>Ma il coraggio di vivere, quello&#8230;dov&#8217;è?</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2010/08/13/ma-il-coraggio-di-vivere-quello-dove/</link>
		<comments>http://www.abattoir.it/2010/08/13/ma-il-coraggio-di-vivere-quello-dove/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 09:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Liliana Formica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[autenticità]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abattoir.it/?p=2774</guid>
		<description><![CDATA[Ci pensavo in questi giorni: una delle tante domande pseudo-esistenziali e intellettualoidi che mi sfrecciano nella mente, per ingannare il tempo morto, tra un miniprogetto da realizzare e i fumi di un sogno andato, interrogativi intangibili dai quali non posso fare a meno, ancora, di farmi sfiorare, di tanto in tanto. Pensavo questo, e lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci pensavo in questi giorni: una delle tante domande pseudo-esistenziali e intellettualoidi che mi sfrecciano nella mente, per ingannare il tempo morto, tra un miniprogetto da realizzare e i fumi di un sogno andato, interrogativi intangibili dai quali non posso fare a meno, ancora, di farmi sfiorare, di tanto in tanto. Pensavo questo, e lo pensavo osservando i volti di gente stressata, impaurita, chiusa nelle proprie certezze, nei propri piccoli scampoli di sicurezza tenuti saldamente stretti, nel proprio egoismo tronfio e intaccabile, noi un piccolo mondo autosufficiente, e il mondo, quello vero, una cosa a parte, senza importanza e scopo, se non quello di servirci, servire alla nostra ambizione, ai nostri sogni di gloria, testimone della nostra avanzata trionfale o della rovinosa caduta; volti ed espressioni colti all&#8217;esterno che adesso scorgevo lì, davanti allo specchio che rifletteva le stesse paure, le medesime meschinità e desideri da quattro soldi dai quali per tanto tempo, con superba ingenuità, mi sono sentita immune e inattaccabile. E invece: gli occhi sbarrati e spenti era la stessa invidia, la stessa vendicativa voglia di rivalsa, la stessa sfiducia, che esprimevano;<span id="more-2774"></span> la bocca, distorta in un duro sorriso di scherno, lo stesso disprezzo e orgoglio che niente chiede, di nessuno ha bisogno; e quello che provi, di fronte ai tuoi mostri galleggianti su quel vetro, tu con i tuoi buoni propositi e i tuoi nobili ideali, tu che ti illudi di essere migliore e di combattere per le cause giuste, è vergogna, confusa vergogna, nel renderti conto che tu, sì proprio tu, con tutta la tua saggezza e i tuoi principi, non sei poi così differente da ciò che tanto critichi, e dal quale ti vorresti distanziare. E&#8217; poi tanto diverso ferire, mancare di rispetto, star sempre in guardia e riservare fredda diffidenza perché veramente pensi solo a te stesso e vuoi solo raggiungere i tuoi obiettivi, e diventarlo, cinico e indifferente, per proteggerti dalle solite delusioni, perché &#8220;ad esser troppo buoni ci si rimette sempre?&#8221;.</p>
<p>E andiamo avanti così allora, a ferirci a vicenda e guardarci in cagnesco, a sparare per primi per prevenire colpi che magari non arriveranno mai, o a distruggere gli altri perché sul serio non ci importa niente dei loro universi privati che manco riusciamo a vedere, troppo presi dal nostro.  Basta un niente, una delusione, una ferita ancora aperta che fatica a richiudersi, una debolezza, un segreto tradito, una fiducia mal riposta, e il mondo si trasforma in un campo di battaglia, in una guerra che nessuno ha intenzione di perdere e tra i fuochi della quale il peccato mortale, l&#8217;errore fatale, è abbassare la guardia, smettere la corazza anche solo per un attimo, mostrare il fianco anche solo a quell&#8217; unico essere umano che, forse, non è poi così pericoloso come credevamo, spogliato dai nostri pregiudizi e da errate proiezioni, per rivelarsi per quello che in realtà è: un uomo impaurito e confuso che prova a tirare avanti nella battaglia senza soccombere. Proprio come te. Come noi.</p>
<p>E&#8217; buffo: si fa tanto parlare di <em>carpe diem</em>, di godersi la vita, di vivere al cento per cento, al massimo delle nostre possibilità; e si cercano tutti i modi per carpire emozioni, per provare sensazioni che ci facciano sentire di avere il fuoco dentro, che ci facciano illudere di esserci, non soltanto di esistere. Ci si butta a capofitto in esperienze di ogni tipo, si cerca l&#8217;adrenalina, la scossa esaltante, nel sesso di una notte, nel brivido di una pazza corsa, nell&#8217;esuberante sconvolgimento di una serata alcolica, nei viaggi ossessivo-compulsivi e nello spendi-e-spandi nevrotico; si accumulano episodi su episodi scollegati tra di loro, pezzi di un mosaico che vanno a comporre un disegno, incoerente e caotico, che non ci corrisponde affatto. Si va avanti in virtù del proprio ego, schiavi di condizionamenti, esterni ed interni; inconsapevolmente ci costruiamo la nostra gabbia, innalziamo un muro con i mattoni dei nostri errori passati, incapaci di cambiar rotta, di rischiare, di buttare all&#8217;aria comportamenti indotti, falsi ed inautentici, e di lasciar filtrare uno spiraglio; e intanto ci si illude di essere padroni delle nostre esistenze, soddisfatti ognuno nel gelo della propria tana dalla quale si osserva un mondo che non si capisce e proprio per questo fa paura, un mondo che si storpia e si distorce e si adegua alle nostre insicurezze, ai nostri punti di vista stravolti e imparziali, al nostro occhio annebbiato dall&#8217;ira, o dalla delusione, o da lacrime amare. E non ci si accorge che quella non è la realtà, ché il mondo se ne frega di una delusione d&#8217;amore, di una promozione mancata o di un&#8217;ingiustizia subita, e che se solo ci si sforzasse di non tenersi per sè il proprio dolore come un dono esclusivo, per quanto tremendo, ci si renderebbe conto di non essere gli unici, ad esserne tormentati e a soffrire di pene perdute, e soprattutto non ci si trincererebbe dietro buone ragioni destinate a marcire e convinzioni deformanti che avvelenano tutto.</p>
<p>Vedo gente correre impettita, che si passa accanto senza sfiorarsi, gettandosi sguardi sospettosi, muovendosi con cautela e guardandosi attorno con circospezione, o non gettandoseli affatto, degli sguardi; gente talmente presa da sè da non accorgersi del disagio del vicino, della bellezza di uno sguardo tenuto nascosto; gente che sgomita e vede nell&#8217;altro unicamente un ostacolo da eliminare, o un incentivo, un sostegno ad un&#8217;identità traballante, in ogni caso qualcosa da usare a proprio vantaggio, o da togliere di mezzo in quanto inutile, o ignorare, nel migliore dei casi. Mi guardo intorno e ovunque scorgo manichini che giocano ad essere uomini, che fan finta di avere una vita svolazzando di qua e di là a raccogliere gratificazioni e riconoscimenti, impegnati quasi esclusivamente a sfoggiare la propria pochezza e i segni esteriori di una personalità che in realtà non esiste, preoccupati più della facciata che mostrano che di lasciarsi andare e rendere visibile un&#8217;interiorità non presa nemmeno in considerazione. Mi guardo dentro e vedo dentro me la stessa vanità, lo stesso egocentrismo, la stessa volontà calcolatrice, che mi spingono giù dalla vetta dei miei buoni principi e mi fanno adeguare a quello che vedo e mi circonda. E ci vuole uno sforzo enorme, sovrumano, per impedire che il cuore resti di carne e non si faccia gomma.</p>
<p>Vi è mai capitato di spogliarvi, per un solo meraviglioso attimo, del vostro io così come lo conoscevate, con tutto il suo fardello di recriminazioni, rimorsi e rimpianti, invidie e odi non sopiti, e guardare la realtà con gli occhi di un bambino, senza passato, senza futuro, senza aspettative da soddisfare, senza fragilità da tenere nascoste, senza imbarazzanti colpe da celare, senza istruzioni per l&#8217;uso sballate e preconcetti? Vi è mai successo di guardare negli occhi uno sconosciuto, parlarci per pochi secondi, e intravedere in quel breve lasso di tempo lo speciale splendore della sua vita segreta? Vi è mai capitato di mettere da parte le vostre certezze e dimenticare quel che vi è stato insegnato, semplicemente lasciandovi attraversare dalla vita e muovendovi al ritmo del vostro cuore, secondo le vostre intime convinzioni, senza preoccuparvi di essere giudicati o capiti, limitandovi per paura&#8230;di che poi? Vi è mai successo di aprirvi, aprirvi sul serio, ad un altro, e <em>vederlo</em>, vederlo veramente, percepirne l&#8217;anima e sgretolare le barriere? Di vivere in un eterno presente di gioia e pace, senza niente da dimostrare a nessuno? E vi è mai successo di fermarvi, far piazza pulita di opinioni e desideri non vostri, e senza pensare a niente, godervi la brezza leggera di un vento primaverile, perfettamente a vostro agio nella vostra pelle? Se sì, siete fortunati: potrete ben dire di aver vissuto <em>veramente,</em> anche se per un solo secondo, o minuto, o ora di abbandono sublime. Se no, niente paura: c&#8217;è tutta una vita per imparare, e provare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abattoir.it/2010/08/13/ma-il-coraggio-di-vivere-quello-dove/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;inquietudine del viaggiatore: l&#8217;Altro come antidoto al male di vivere</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2010/07/26/linquietudine-del-viaggiatore-laltro-come-antidoto-al-male-di-vivere/</link>
		<comments>http://www.abattoir.it/2010/07/26/linquietudine-del-viaggiatore-laltro-come-antidoto-al-male-di-vivere/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 05:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Liliana Formica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[folklore]]></category>
		<category><![CDATA[inquietudine]]></category>
		<category><![CDATA[Multiculturalità]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abattoir.it/?p=2634</guid>
		<description><![CDATA[Estate: tempo di mare, vacanze, ferie. E viaggi. Chi può permetterselo, chi durante il resto dell&#8217;anno è stato costretto dietro una scrivania, o un bancone, o una cattedra, bloccato dall&#8217;obbligo di tirare a campare, può finalmente, in questa assolata stagione di ozio e di afa e di sudore appiccicoso, staccare la spina e viversi attimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Estate: tempo di mare, vacanze, ferie. E viaggi. Chi può permetterselo, chi durante il resto dell&#8217;anno è stato costretto dietro una scrivania, o un bancone, o una cattedra, bloccato dall&#8217;obbligo di tirare a campare, può finalmente, in questa assolata stagione di ozio e di afa e di sudore appiccicoso, staccare la spina e viversi attimi di spensierato riposo. Lunghe code, esodi, autostrade intasate e traffico asfissiante, tutto per raggiungere l&#8217;agognata meta: una spiaggia stra-affollata, il villaggio turistico lungo la costa con vista sul mare, per i più arditi e danarosi addirittura la città oltre confine o l&#8217;isoletta dal nome figo sperduta chissà dove in un oceano a caso. Ore interminabili di attesa cocente sotto il sole sferzante, stressanti file tra check-in e ritiro bagagli, giorni interi passati tra valigie e preparativi e ansia pre-partenza con l&#8217;immancabile sensazione di aver dimenticato qualcosa- il gas acceso? I biglietti?<span id="more-2634"></span> Il gatto fuori casa e a dieta forzata per un mese?- corse frenetiche per non perdere l&#8217;aereo, per ritrovarsi <em>on the road </em>due preziosi secondi prima del milione circa di speranzosi che agognano un pezzo di mare, uno scampolo di sabbia e di relax per spegnere, almeno per pochi giorni, con la monotonia di giornate pressanti e sempre uguali. Poi arrivi a destinazione, ti sistemi nel tuo angolo di paradiso in affitto, te lo godi per quei tre giorni o due settimane o un mese, giusto il tempo di abbronzarsi o di collezionare l&#8217;ennesimo flirt o di aggiungere su facebook quello che ballava la macarena accanto a te, le foto di rito ai suggestivi paesaggi con annesso il nostro faccione accaldato in primo piano, azzeramento totale della memoria con cancellazione temporanea di parole come lavoro, impegno, scadenza. Poi la vacanza finisce, si ritorna alla routine, ai giorni pieni e alle tensioni giornaliere, in attesa per i prossimi nove mesi che il ciclo ricominci. E che cosa rimane, di quelle giornate lente ed oziose spese in riva al mare a non pensare a nulla? Qualche foto, e la voglia nostalgica di ritornare a quei momenti sfaticati. Adesso pure il silenzio va di moda, preso a piccole dosi tra il frastuono cittadino e i rumori metropolitani di una vita vissuta troppo alla svelta che necessita di una pausa, di un breve attimo di pace e contemplazione tra le mura fresche di quiete di un tranquillo monastero nascosto tra i boschi di un inaccessibile monte.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro modo di viaggiare, di prender la valigia e partirsene incontro a posti nuovi e mai visti; un viaggiare che si fa esperienza profonda, che ti cambia e ti trasforma, incontro col fuori che ti plasma e ti rende diverso, dentro. E una volta tornato sul serio non sei più come prima, un&#8217;altra persona fa il suo ingresso nella tua anima e ti accompagnerà fino al prossimo viaggio, fino alla prossima apparizione di nuovi te mai vissuti. Non è necessario andare chissà dove, scegliere chissà che mete esclusive, per essere investiti da una simile miriade di sensazioni che invisibili agiscono e corrodono il tuo io pietrificato: una città a pochi chilometri da dove sei nato e cresciuto, un paesino sperduto ignorato dai turisti affaccendati e seguaci fedeli di guide e percorsi già stabiliti, un boschetto solitario non segnato in nessuna cartina. E poi ci sono gli incontri, le persone, vita che incontra altra vita, opinioni diverse, diverse culture e modi di guardare all&#8217;esistenza, parole e sguardi che ti segnano, ti attraversano e durano ben più dello spazio di una tintarella.</p>
<p>Viaggiare, quando inteso e vissuto così, diventa allora ricerca e scoperta continua, modalità tipica del nostro stesso essere al mondo: ogni posto visitato, ogni Paese in cui si è stati, non è soltanto un&#8217;ulteriore tacca da aggiungere all&#8217;egocentrica collezione di pezzi di mondo da depredare senza farsi afferare da essi, ma simbolo stesso di una condizione incerta, inquieta, carica di dubbi e priva di identità stabili date una volta per tutte, rappresentazione di irrequietezza congenita alla quale si tenta di far fronte perdendosi nel vasto mondo, afferrandone quanto più possibile, mordendone le infinite differenti storie di popoli lontani, diversi solo in apparenza, inseguendone la cultura, l&#8217;arte, il folklore, le tradizioni, dimenticandosi anche solo per un attimo, nell&#8217;esaltante conquista di mondi che non sono il nostro, i piccoli contrattempi e le nevrosi che ci assillano, paranoie e paure alle quali troppo peso vien dato, e che frenano e avvelenano e rendono impossibile uno scambio sereno e appagante con quel che c&#8217;è fuori le nostre menti turbate. Più delle guide, più delle cartine, delle mappe e delle tappe obbligate delle quali si deve al ritorno raccontare con orgoglio, è di passione e genuino amore per ogni piccola manifestazione del vivente che c&#8217;è bisogno, è di curiosità e rispetto per le culture altrui, per quell&#8217;Altro che è noi stessi, che bisogna munirsi prima di gettarsi, e vivere fino in fondo, l&#8217;avventura, le avventure, i genuini incontri, che andranno a comporre la nostra incerta e mutevole identità.</p>
<blockquote><p>Non possiamo conoscere nulla d&#8217;esterno a noi scavalcando noi stessi, l&#8217;universo è lo specchio in cui possiamo contemplare solo cio&#8217; che abbiamo imparato a conoscere in noi.  Italo Calvino, <em>Palomar</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abattoir.it/2010/07/26/linquietudine-del-viaggiatore-laltro-come-antidoto-al-male-di-vivere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tutti insieme appassionatamente (a lamentarci). Ma una risata ci salverà, e ci seppellirà. Forse.</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2010/07/10/tutti-insieme-appassionatamente-a-lamentarci-ma-una-risata-ci-salvera-e-ci-seppellira-forse/</link>
		<comments>http://www.abattoir.it/2010/07/10/tutti-insieme-appassionatamente-a-lamentarci-ma-una-risata-ci-salvera-e-ci-seppellira-forse/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 08:13:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Liliana Formica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Morale]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[frasi fatte]]></category>
		<category><![CDATA[il mondo fa schifo]]></category>
		<category><![CDATA[lamentarsi]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi comuni]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abattoir.it/?p=2465</guid>
		<description><![CDATA[Il mondo fa schifo. La società è marcia. Là fuori non ci si può fidare di nessuno, ché basta un niente e ti ritrovi con un coltello piantato nella schiena. Gli altri son pronti a farti le scarpe in ogni momento, quindi occhi bene aperti e in guardia, sempre. Nessuno mi capisce. Nessuno ha mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo fa schifo. La società è marcia. Là fuori non ci si può fidare di nessuno, ché basta un niente e ti ritrovi con un coltello piantato nella schiena. Gli altri son pronti a farti le scarpe in ogni momento, quindi occhi bene aperti e in guardia, sempre. Nessuno mi capisce. Nessuno ha mai provato quello che provo io. Sono pazzo. Sono solare. Sono pazzo e solare. Sono tutti stronzi, e solo io mi salvo. Sono tutti stronzi, e allora io mi adeguo. In ogni caso, io mi distinguo. Io sò anticonformista. Sono alternativo, me ne vanto e nessuno ne capisce quanto me.  Meglio la verità, anche se fa male, che una bugia, anche se fa bene e può risparmiarti un bel po&#8217; di magagne. Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace. La bellezza è soggettiva. Mia nonna è soggettiva. Tua sorella è soggettiva. Gli occhi sono lo specchio dell&#8217;anima: e se c&#8217;hai la congiuntivite? Beh, specchio alquanto appannato, ma va bene lo stesso. Non ci sono più i giovani di una volta. Non ci sono più i valori di una volta. Eh ma adesso è andato tutto a puttane, mica come ai miei tempi! Non ci sono più le mezze stagioni. E il mondo è grigio il mondo è blu. Cuccuruccuccu.<span id="more-2465"></span></p>
<p>Di minchiate del genere (chiamasi frasi fatte e/o luoghi comuni) ve ne sono in abbondanza, ne esistono talmente tante, in ogni campo dell&#8217;esperienza umana, che a metterle tutte insieme, ben raccolte e sistemate ordinatamente tipo lista della spesa, magari suddivise per argomento, ogni lagnanza nella sezione apposita, ne esce fuori un libro; e chissà che qualche genio senza un piffero da fare, qualche scienziato stanco di aver per l&#8217;ennesima volta scoperto l&#8217;acqua calda (e non poterlo dimostrare) non c&#8217;abbia già pensato. Un manuale delle baggianate più assurde partorite dalla mente intorpidita di chi, nell&#8217;acqua, non si vuole buttare; e allora meglio metter su un bestiario di idiozie a priori, darsi la zappa sui piedi prima, piuttosto che scordarsi tutto e recitare a braccio.</p>
<p>Di questi tempi, ovviamente bui e senza ideali, ché si stava meglio quando si stava peggio, il contenitore senza fondo, la fonte imperitura e sempre aggiornata di tali scempiaggini e insulti all&#8217;umana esistenza, il supermarket virtuale più fornito in cui trovare a iosa un numero mostruosamente infinito e illimitato di stronzate tutte ammassate in un piccolo spazio, esiste, ed ha un nome, molto famoso, che inizia per effe e finisce con <em>eisbuk</em>. Ebbene sì, sempre lui, sempre presente, a scassarci i maroni con la storia della privacy, e i fantasmiliardi di amici che amici non sono, e i commenti, e i &#8220;mi piace&#8221;, e i giochini, e gli status ad effetto,  e i link. Già, i link. Ed è talmente una gioia poter scorrere e leggere e lasciarsi passare davanti tutte quelle frasi, parole, modi di dire, cazzate astronomiche ammantate di saggezza a buon mercato, con accanto la foto del filosofo morto da trecento anni, o il fotogramma più cool dell&#8217;ultimo film cool uscito, o altre mille foto a caso, che magari non c&#8217;azzeccano niente, però fa figo accompagnare le profonde sentenze con un&#8217;immagine. Magari stilosa e paiettata, fa tutto un altro effetto l&#8217;aforisma colto accanto alla foto tenerosa sbrilluccicante di buoni sentimenti.</p>
<p>Questa strana accozzaglia di banalità prima riservate a circoscritte e precise situazioni e ambienti sociali, ora appannaggio virtuale di una altrettanto virtuale folla di buoni, folli, solari, depressi, alternativi, sinceri, stronzi e chi più ne ha più ne metta, un po&#8217; infastidisce quel che in me è rimasto dell&#8217;iconoclasta nemica di etichette e formalità a basso prezzo, ma più che altro è ad una considerazione che mi portano, è una ingenua domanda che stimolano nella mia mente annoiata: com&#8217;è che in rete, al sicuro dietro uno schermo, siamo tutti gentili, sinceri, coraggiosi, colti, umili, accomodanti, sensibili, o almeno proclamiamo a gran voce la nostra adesione a simili alti valori e standard di comportamento, mentre nella vita vera, con l&#8217;amico, col vicino, col collega di lavoro, con lo sconosciuto che non vedremo più, chi più chi meno, siamo invariabilmente dei pezzi di merda per nulla invidiabili? Insomma, basta dare un&#8217;occhiata al mondo reale: a fronte di così tanti proclami,  troppo pochi son coloro che si allineano seriamente ad un determinato codice non scritto di comportamento, e solitamente sono gli stessi che non lo sbandierano in giro. Un po&#8217; troppo alto il dislivello tra la ciurma arrembante di condivisori di link e chi, nella vita di tutti i giorni per primo segue i consigli dei link che non condivide e dei quali non gliene frega una mazza.</p>
<p>Ma è poi tanto grave, è poi tanto strano un simile stato di cose? No, per niente. E infatti non deve scandalizzare, nè infastidire o fare arrabbiare. Non è nemmeno necessario buttare gli strali su facebook il mostro, la rovina, lo spauracchio e il capro espiatorio, e a far così si rischia di diventare l&#8217;ennesimo cliché, di interpretare l&#8217;ennesimo stereotipo e restar bloccati nel solito luogo comune. Un&#8217;alternativa, un debole tentativo di ribellione sarebbe boicottare i link, non condividerne nè commentarli (tecnica in parte utilizzata dalla sottoscritta); o, se proprio non si può rinunciare alla smania di avere sulla propria bacheca le ultime parole famose dello scrittore alcolizzato o le perle di saggezza fai-da-te e reinterpretate a misura di analfabeta-che-non-ha-mai-letto-un-libro-ma-pensa-che-basta-condividerne-i-passi-più-famosi-per-darla-a-bere-ad-un-altro-analfabeta, è divertentissimo, anarchico e liberatorio andarsi a cercare i più bizzarri, assurdi, idioti, non-sense, paradossali, cinici, politicamente scorretti e inutili, e associare ad essi per sempre la finzione pompata di un personaggio, creato su test e link e cagate varie, che non esiste. Che è poi il miglior modo di prender la cosa nella vita fuori dalla scatola, quella vita che si costringe e si tenta in ogni modo di adeguare alle scontatezze senza peso che su di essa si scrivono, prima. Altro che filosofia. Adesso che pure Socrate e Nietzsche sono entrati a far parte della baracconata, che parlar e dedicarsi ad elevate attività non serve più a nutrire lo spirito, ma a riempire il proprio profilo con informazioni interessanti, ad ammorbare le pagine altrui con le prove della propria vuotezza nascosta da belle parole non capite, ma messe lì in bella mostra, solo una risata può salvarci. Non prendersi sul serio, ridere, di sè, delle proprie e delle altrui pazzie, come antidoto alle etichettature. Non fossilizzarsi su un ruolo, su un personaggio incompleto, per essere libero di vagare da una maschera all&#8217;altra e tutte fustigarle. Ridendo fino alle lacrime.</p>
<p>Vado a diventare fan di Aristofane e Bergson.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abattoir.it/2010/07/10/tutti-insieme-appassionatamente-a-lamentarci-ma-una-risata-ci-salvera-e-ci-seppellira-forse/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I vecchi e i giovani (non ci sono più i nonnetti di una volta)</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2010/06/27/i-vecchi-e-i-giovani-non-ci-sono-piu-i-nonnetti-di-una-volta/</link>
		<comments>http://www.abattoir.it/2010/06/27/i-vecchi-e-i-giovani-non-ci-sono-piu-i-nonnetti-di-una-volta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 08:52:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Liliana Formica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[giovanilismo]]></category>
		<category><![CDATA[scontro tra generazioni]]></category>
		<category><![CDATA[vecchi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abattoir.it/?p=2316</guid>
		<description><![CDATA[Ebbene sì, è ufficiale: di questi tempi, essere giovani &#8211; ovvero, in Italia, avere meno di 95 anni- è un&#8217;impresa, una maledizione, una condanna quasi. Uno stato deficitario da bere in un sorso e da cui uscire al più presto, salvo poi volerci ritornare a sipario quasi calato, patetici interpreti di un ruolo non consono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene sì, è ufficiale: di questi tempi, essere giovani &#8211; ovvero, in Italia, avere meno di 95 anni- è un&#8217;impresa, una maledizione, una condanna quasi. Uno stato deficitario da bere in un sorso e da cui uscire al più presto, salvo poi volerci ritornare a sipario quasi calato, patetici interpreti di un ruolo non consono che ci si ostina a portare avanti, grottesca maschera che non si vuole abbandonare. E se fosse sul serio una maledizione, la maledizione di chi, non più nel fiore degli anni e prossimo ormai ad uscire di scena, gettando il suo occhio colmo di invidia su chi a quel palco si affaccia, gli avvelena gli anni che dovrebbero seriamente essere i più belli, i più formativi e costruttivi, e al contempo gli sbarra il passo e gli pone di fronte ostacoli così duri da superare da rimpiangere quasi di esser così freschi e immaturi? Perché qua i ruoli son cambiati, il copione tutto da riscrivere, e tutti abbiam perso la bussola: e ti vedi dodicenni che hanno fretta di crescere e le madri, le zie, le nonne, che fan finta di avere ancora vent&#8217;anni; <span id="more-2316"></span>senti di quarantenni ben pasciuti e adulti a tutti gli effetti che vengono ancora definiti &#8220;ragazzi&#8221;; e assisti al macabro, patetico spettacolo di fin troppo arzilli vecchietti che, allo sbando e forse impauriti per il tempo che passa, presi al laccio e abbagliati dalla becera volgarità che è ormai la norma, rinunciano al loro ruolo di saggi depositari di ancestrale saggezza ed esperienza di vita generosamente elargita con la sola, impassibile e calma presenza, si fanno sbiadita fotocopia degli adolescenti, allo sbando pure loro. Solo con molte più rughe e il mal di schiena.</p>
<p>Giovanilismo viene chiamato questo strano fenomeno di inversione e fraintendimento di ruoli, questo voler essere a tutti i costi quel che non si è più. Tra le altre sue manifestazioni, l&#8217;inquietante e subdola figura del &#8220;genitore amico&#8221;, che coi figli ci parla, mica dà regole, e che sempre, ovunque e comunque, è il dialogo che cerca, è la confidenza del pargolo che ambisce ad ottenere, non il rispetto. C&#8217;è poi il professore che, per essere &#8220;figo&#8221; e in linea con le aspettative della classe scapestrata, si rolla una canna insieme agli alunni e commenta con loro l&#8217;ultimo reality, inframmezzando magari con qualche rivelazione sulle sue esperienze sessuali, passate e non, e &#8211; se è una prof giovane e piacente abbastanza- magari ci scappa pure il video porno-soft di spogliarelli e palpatine generose da mettere in rete a gloria futura e perenne. Strano fenomeno sul serio: perché, dietro la facciata del &#8220;volemose bene&#8221;, dell&#8217;amichevole rapporto alla pari e dello stucchevole tentativo di voler andare incontro ai figli, ai nipoti, agli allievi, ai più giovani insomma, si nasconde in realtà un disprezzo, un&#8217;invidia per quei volti lisci e non ancora segnati dal tempo, per quelle schiene forti e quella vitalità pronta ad esplodere, per quegli occhi bramosi di mondo su cui ancora non sono passate le scure nubi della disillusione e della maturità che uccide.</p>
<p>O forse è solo confusione, incertezza, paura, il non sapere più come muoversi, cosa fare e cercare, cosa realizzare, in un mondo che di certo e di sicuro, di concreto e significativo, non ha più niente. Buone intenzioni, reale interessamento e sincera voglia di capire, di comprendere l&#8217;universo caotico e ribelle di chi si affaccia alla vita e inizia a muoversi da solo, destinate ad andare in fumo perché è questo, che si vede ovunque: fumo, fumo negli occhi che impedisce di scorgere un solo obiettivo degno di essere raggiunto e verso il quale condurre chi ha meno esperienza, ma altrettanto entusiasmo. Basta restare aggrappati alla propria sudata poltrona, ai propri obiettivi piccini con fatica raggiunti, e poco male se l&#8217;età delle grandi possibilità, delle realizzazioni grandiose, grandiose perché piene di slancio, grandiose anche se imperfette, viene sprecata tra stage e lamentele e disillusione precoce. E poca o niente voglia di lottare per qualcosa di più che non sia la prospettiva di ingrassarci ed esserci noi, su quella poltrona, un giorno. Per restarci a nostra volta tenacemente abbarbicati.</p>
<p>E&#8217; lo scontro, la guerra tra giovani e vecchi, che ci si prospetta? Non bastava quella tra uomini e donne? Non bastano tutti i conflitti che scoppiano ovunque e tra chiunque? Chi vincerà? Ai posteri l&#8217;ardua sentenza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abattoir.it/2010/06/27/i-vecchi-e-i-giovani-non-ci-sono-piu-i-nonnetti-di-una-volta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chi cerca (bene) trova: perché non di solo pane vive l&#8217;uomo</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2010/06/15/chi-cerca-bene-trova-perche-non-di-solo-pane-vive-luomo/</link>
		<comments>http://www.abattoir.it/2010/06/15/chi-cerca-bene-trova-perche-non-di-solo-pane-vive-luomo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 09:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Liliana Formica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[egoismo]]></category>
		<category><![CDATA[epifania]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[materialismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abattoir.it/?p=2220</guid>
		<description><![CDATA[Amore. Felicità. Amore e Felicità insieme. Si può dire che siano queste le due paroline, rigorosamente con l&#8217;iniziale maiuscola che spetta ai grandi Ideali, che più di ogni altra affascinano e sono bramate da noi poveri esuli della vita in cerca del porto sicuro. Tutti desideriamo essere amati, sapere di essere importanti per qualcuno, così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amore. Felicità. Amore e Felicità insieme. Si può dire che siano queste le due paroline, rigorosamente con l&#8217;iniziale maiuscola che spetta ai grandi Ideali, che più di ogni altra affascinano e sono bramate da noi poveri esuli della vita in cerca del porto sicuro. Tutti desideriamo essere amati, sapere di essere importanti per qualcuno, così come chiunque, alla domanda &#8221; Cosa vorresti dalla vita? Cosa cerchi?&#8221;, al di là dei sentieri da prendere per arrivarci, è sempre a quell&#8217;unico scopo che punterà: essere felice, non soffrire, vivere ogni giorno con gioia e tenere lontano il dolore. Le domande son diverse, ma la risposta sempre quella è. A meno di non essere masochisti.</p>
<p>Tutti vogliono essere felici, &#8220;godersela&#8221;, nessuno vuole soffrire. Tutti vorremmo arrivare all&#8217;ultimo dei nostri giorni senza rimpianti e con la vaga consapevolezza di aver fatto quello che andava fatto, senza sprechi, senza la terribile sensazione di aver buttato via quel poco tempo concessoci, accorgendoci proprio alla fine di non aver mai vissuto veramente. <span id="more-2220"></span>E trovarci, come nel meraviglioso finale della novella verghiana, come Mazzarò, che resosi conto di star per morire senza essersi goduto e aver condiviso la sua &#8220;roba&#8221;, passando anzi la vita tra stenti e privazioni, sempre accumulando, terre su terre, denaro su denaro, di fronte alla tragicità della propria situazione, di una vita buttata alle ortiche e rimasta chiusa all&#8217;amore, all&#8217;amicizia, alla fiducia nel prossimo, a ogni piccolo e umano gesto che non sia l&#8217;accumulo avaro, non può far altro, ultimo disperato gesto di una vita altresì disperata, che girare in tondo per le sue terre in preda alla rabbia e alla furia, a uccider polli e galline, urlando &#8220;Roba mia, vienitene con me&#8221;.</p>
<p>Questa è una storia che fa venire i brividi. Che sconvolge. Che scuote e non lascia indifferenti. Potere della letteratura, potere delle parole, che descrivendo e ponendoti di fronte situazioni, luoghi e personaggi, con i loro vizi e le loro virtù, che pur non esistendo, pur essendo palesi parti dell&#8217;immaginazione, sono rappresentazioni, esempi in piccolo di quella realtà che descrivono, pur se filtrata dagli occhi di chi racconta, pure se, la realtà, è quella intima e distorta di chi scrive. E ti apre gli occhi, ti purifica, ti fa vedere le cose sotto una luce insolita fino a quel momento tenuta nascosta e sorpassata da ben altri pensieri: lavoro, impegni, pressione sociale, scadenze, orari da rispettare. La vita è fatta pure di questo, non si può rifiutarlo. Ma c&#8217;è anche dell&#8217;altro, che seppur sopito e dimenticato, a volte, in rari momenti, appare e trasfigura tutto. Epifania, la chiamano alcuni. Squarcio tra le pieghe della normalità e irruzione improvvisa del divino. E no, non bisogna essere credenti, sguazzare nella religione fai-da-te, per coglierlo e magari crederci, pur non vedendolo.</p>
<p>Di simili apparizioni, di tali epifanie, la letteratura, la poesia, l&#8217;arte, offrono svariati esempi, ne sono una delle porte d&#8217;accesso. Non le uniche però. La vita, con la sua imprevedibilità, abbonda di momenti di luce, di pepite lucenti che nessuno si ferma a raccogliere. Perché? Perché distratti da altro, talmente presi dai nostri impegni e progetti e scadenze da rispettare, da non rivolgere un solo sguardo a quei cantucci oscuri, agli angoli nascosti, in cui si cela la luce che preme per uscire ed essere vista. Siamo accecati, e ci vogliono occhi bene aperti e ricettivi per vedere, tanto più quel che non si vede.</p>
<p>Ed ecco che si torna al discorso iniziale, a quella fatidica domanda, a quella tanto cercata felicità che tanto più ci sfugge quanto più la vogliamo afferrare. Ma come arrivarci, se le strade intraprese per giungervi son quelle sbagliate? Se la stessa vetta è confusa, nascosta da nubi plumbee che a guardarle dan le vertigini? E se non solo le domande, ma anche la risposta, questa desiderata e confusa felicità, fossero errate? Sembra banale, per quanto è facile, eppure non è poi così impossibile sfiorarla, questa signorina Felicità. A volte si può addirittura possederla e farci all&#8217;amore. Il problema è saperla riconoscere, tra le tante imperfette signorine che brulicano ovunque e confondono le idee. Non idealizzarla troppo e farne uno scopo arduo da raggiungere, un idolo da conquistare con soldi, successo, potere, accumulando sempre e sempre come il povero Mazzarò.</p>
<p>Chi cerca trova, insegna il proverbio. La vita ti dà in cambio quel che tu per primo le offri, dice la saggezza del karma. Se solo si provasse a mutare lo sguardo, a cambiar gli obiettivi, a preferire al profitto l&#8217;empatia, alla competizione e alla lotta la fiducia e la comprensione, al soldo guadagnato e messo via il sorriso sincero; esser felici, godere la vita e provare gioia, gioia autentica, non sarebbe più vista come una meta lontana, come una chimera irraggiungibile. Il conto in banca ne risentirebbe, ma l&#8217;anima ne trarrebbe immenso beneficio. Il portafoglio sarebbe più vuoto, ma di sicuro il cuore più pieno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abattoir.it/2010/06/15/chi-cerca-bene-trova-perche-non-di-solo-pane-vive-luomo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

