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	<title>Abattoir &#187; Valentina D&#8217;Aleo</title>
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	<description>Voci dal macello</description>
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		<title>THE FINAL COUNTDOWN(?)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 07:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina D'Aleo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 2012 non è cominciato proprio bene, diciamocelo. Berlusconi è caduto, certo, ma chi realmente percepisce il cambiamento? Solitamente la caduta di un dittatore (anche se in versione moderna) è seguita da un qualsivoglia mutamento del corso della storia di un paese. O almeno così ci viene insegnato quando studiamo la storia. Noi italiani però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 2012 non è cominciato proprio bene, diciamocelo. Berlusconi è caduto, certo, ma chi realmente percepisce il cambiamento? Solitamente la caduta di un dittatore (anche se in versione moderna) è seguita da un qualsivoglia mutamento del corso della storia di un paese. O almeno così ci viene insegnato quando studiamo la storia. Noi italiani però ci teniamo particolarmente, per una questione di orgoglio, a svolgere un ruolo da salmone: noi non seguiamo la corrente, ma la risaliamo al contrario.<br />
Da noi in fondo nulla è cambiato. Abbiamo solo un presidente del Consiglio nuovo, non caciarone e per nulla puttaniere, retto e musone. Con una stuola di ministri che a guardarli viene da pensare: &#8220;Chisto sì che è &#8216;o paese d&#8217;o sole!&#8221;. Un&#8217;allegria contagiosa ci giunge da questa neonata brigata della salvezza. A Metropolis avevano un Superman con la sua mutandaevidenziapacco, noi abbiamo il banchiere Monti. <span id="more-8808"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Certo, risollevare le sorti di questo Paese non è un lavoro da poco e bisogna pur cominciare a prendere i soldi da qualche parte per risollevare l&#8217;economia. Solo che, come sempre succede, a fare le spese di tagli, aumento di tasse e quant&#8217;altro non sono coloro che con i loro conti in banca potrebbero sostentare da soli intere regioni, ma i poveri cristi che vedono peggiorare la loro situazione sempre e comunque, sotto qualunque governo, di destra o di sinistra, di gente presunta seria e di farabutti.<br />
L&#8217;aumento del costo del carburante non fa un danno a chi non può fare il pieno nello yacht di papi, ma danneggia i pescatori che rischiano ogni notte la vita in mare. Hanno solo quello per sostentare le proprie famiglie. E questo è solo un esempio, perché si potrebbero scrivere chilometri di pagine sulle ingiustizie e sul degrado morale prima ed economico poi che ci sta spingendo verso il baratro. Anche quando sembra che qualcosa di positivo avvenga, che la &#8220;grande proletaria si è mossa&#8221;, risulta infine solo un fuoco fatuo.<br />
Vedi la <em>rivolta dei forconi</em> in Sicilia, definita come <em>i nuovi Vespri siciliani</em>. Si è rivelata una grande pagliacciata, che ha solo danneggiato la nostra economia, già pesantemente compromessa. Senza contare il fatto che ha dimostrato come, di fronte a una catastrofe collettiva, la gente non sarebbe esattamente quello che abbiamo imparato ad ammirare nei film, non ci sono slanci di altruismo, sacrifici ed eroi. C&#8217;è solo una guerra fra poveri, che si scannano davanti ai distributori a secco, che si prendono per i capelli per accaparrarsi l&#8217;ultima confezione di acqua minerale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tutto deve cambiare affinché nulla cambi.</em><br />
E da noi, modestamente, non cambia nulla. E, mentre la Germania si prende le sue rivincite per le vessazioni subite nell&#8217;ultima Guerra mondiale, noi ci improvvisiamo uomini di mare e imbastiamo processi contro comandanti (inetti e codardi, per carità) di navi, ci crediamo esperti perché abbiamo visto che Jack Sparrow è stato ingoiato dal Kraken con la sua Perla Nera, che il Capitano del Titanic si è rimesso al timone prima che il transatlantico affondasse. E occupiamo speciali in seconda serata, in prima, pomeridiani, per discutere di una nave da crociera abbuccata su un lato. Se i ricchi muoiono fa sempre notizia e tocca il cuore. Milioni di persone non riescono manco più a fare la spesa, l&#8217;INPS che fa calare la sua mannaia su gente già spolpata fino all&#8217;osso. E chi se ne frega? I poveri non fanno notizia. Forse la fanno solo durante la campagna elettorale di questi quattro stronzi che si propongono con i loro slogan studiati a tavolino come sindaci e vattelappesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente non vi saranno catastrofi, voragini che ci inghiottiranno e tzunami che ci annegheranno. Fatto sta che la fine del mondo di cui facciamo parte è già iniziata. È la teoria del caos: nel Sud Italia i Tir bloccano le autostrade e in Giappone arriva Godzilla.<br />
Ma anche questa volta sono certa che il cane si avventerà sempre su <em>u cchiù sfardatu</em>.<br />
Meglio non pensarci e farsi una bella Crociera nel Mediterraneo.</p>
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		<title>J. Edgar, un film un&#8230; non c&#8217;era motivo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina D'Aleo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cinema americano]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[FBI]]></category>
		<category><![CDATA[J.Edgar Hoover]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa ho avuto la brillante idea di buttare dei soldi per andare a vedere il nuovo film di Clint Eastwood, “J. Edgar”. Come accade troppo spesso in quest’epoca che sforna miti e personaggi da standing ovation con una facilità agghiacciante, anche questa volta, si tratta di un evento sopravvalutato dal pubblico in attesa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-8556" title="j-edgar-la-locandina-italiana-228170" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/01/j-edgar-la-locandina-italiana-228170.jpg" alt="" width="215" height="298" />Qualche giorno fa ho avuto la brillante idea di buttare dei soldi per andare a vedere il nuovo film di Clint Eastwood, “J. Edgar”.<br />
Come accade troppo spesso in quest’epoca che sforna miti e personaggi da <em>standing ovation</em> con una facilità agghiacciante, anche questa volta, si tratta di un evento sopravvalutato dal pubblico in attesa. La critica americana l’ha demolito in più di una recensione e io concordo in pieno con ciò che ho letto nell’articolo di Andrew O’Hehir scritto per <em>Salon.<br />
</em>Per chi non lo sapesse, il film parla di John Edgar Hoover,  il primo direttore dell&#8217;FBI. Rimasto in carica per quarantotto anni, sotto otto presidenti, ebbe il merito di aver reso il <em>Federal Bureau of Investigation </em>uno strumento molto efficiente, creando un archivio di impronte digitali e laboratori scientifici per l&#8217;analisi degli indizi. Si scatenò contro i dissidenti comunisti, combatté i <em>gangster </em>e, grazie ai suoi numerosi informatori, entrò in possesso di dati personali di numerosi personaggio pubblici, compresi i presidenti e le rispettive mogli (come nel caso Roosevelt). I suoi metodi erano certamente violenti e, tra le altre cose, rimane il sospetto che ci sia il suo zampino nell&#8217;assassinio di Martin Luther King.<span id="more-8553"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, la tipica testa di cazzo megalomane americana.<br />
Nel suo film pacco, il monoespressivo Clint ci restituisce immagini, ma poco contenuto. &#8220;Risulta essere una delle peggiori idee che qualcuno abbia mai avuto, un mendace, confuso, sotto-mediocre pasticcio che trasforma alcuni degli episodi più esplosivi del 20° secolo in un cattivo melodramma nazionale e si rifiuta di prendere una qualsiasi posizione chiara su uno dei figure più controverse della storia americana&#8221;, scrive O&#8217;Hehir.<br />
Viene dato poco rilievo alle vicende che caratterizzarono quel mezzo secolo, una scarna galleria di personaggi storici viene presentata allo spettatore, ma senza soffermarsi più di tanto sul perché fossero coinvolti nella storia di Hoover. Tra l&#8217;altro , non vengono menzionati il COINTELPRO, il periodo della &#8220;seconda Paura Rossa&#8221; sotto McCarthy, tutti gli scandali (omicidi compresi) dei Kennedy, ma, in compenso, ci si preoccupa di farci sapere della conoscenza tra J. Edgar e quell&#8217;insopportabile, malefica e riccioluta bambina-mostro di Shirley Temple.<br />
Tuttavia, non credo che lo spettatore medio abbia risentito dell&#8217;assenza di queste fondamentali informazioni sulla vita di Hoover, considerato che molti non sapevano nemmeno della sua esistenza. In effetti, penso che, essendo la candidatura all&#8217;Oscar l&#8217;obiettivo di Eastwood, nella sua mente (evidentemente ancora ricolma di polvere ereditata dai suoi famosi western) dare al film un&#8217;impronta più romanzata, fastidiosamente melodrammatica, con pochi riferimenti agli aspetti più odiosi del protagonista (il suo razzismo esasperato, ad esempio), gli sarà apparsa come un&#8217;idea geniale. Lo giustificherei solo in quel caso.<br />
Sin dall&#8217;inizio, quello che si presenta davanti agli occhi è un ragazzo sociopatico, bugiardo, fascista e  patologicamente legato alla madre che lo influenza, lo condiziona ed è pronta a ricordargli, quando Edgar le confessa di non voler &#8220;danzare&#8221; con le donne,  di come lei avrebbe preferito un figlio morto piuttosto che sodomita. Un giovane ventiquattrenne con un grande incarico sulle spalle che si ritrova davanti allo specchio della camera da letto a fare esercizi contro la balbuzie, come se fosse un bambino di otto anni.<br />
Ciò che ha dato molto fastidio è stato il calcare la mano sulla relazione tra Hoover e Clyde Tolson, con tanto di momenti di gelosia isterica. Come se fosse l&#8217;unico aspetto biografico su cui fosse realmente necessario soffermarsi, magari per accaparrarsi il pubblico gay. La sua omosessualità era nota, ma non era ufficialmente dichiarata. La storia da scapoli-conviventi è plausibile certo, ma bastava accennarla e dare maggiore spazio ad altro. Non ho pagato per andare a vedere un film tratto da un Harmony.<br />
<em>“J. Edgar” goes from being just a minor melodrama about a conflicted and closeted gay man to being simultaneously stupid, offensive and random. </em>Pienamente d&#8217;accordo.<br />
<a href="http://www.abattoir.it/2012/01/11/j-edgar-un-film-un-non-cera-motivo/recensione-j-edgar-70-leonardo-dicaprio-e-pro-l-qkpee4/" rel="attachment wp-att-8557"><img class="alignleft size-full wp-image-8557" title="J.Edgar Hoover e Clyde Tolson" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/01/recensione-j-edgar-70-leonardo-dicaprio-e-pro-L-QkpEE4.jpg" alt="" width="255" height="176" /></a>Qualche parola bisogna spenderla sul trucco usato per invecchiare i personaggi. Quello di Di Caprio risulta abbastanza credibile. Essendo il protagonista i bravissimi truccatori si sono dedicati a lui anima e corpo. Lo stesso non si può dire per il terribile risultato al silicone dell&#8217;attore che interpreta Clyde Tolson. Davvero finto e scadente quanto quello di Francesco Mandelli ne &#8221;I soliti idioti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Giudicate voi. Vi assicuro che rimarrete delusi, soprattutto perché un attore bravo come Leonardo di Caprio avrebbe potuto diventare un possibile candidato all&#8217;Oscar se solo avesse recitato su un copione meno stucchevole, stupido e noioso.</p>
<p>Si corre davvero il pericolo che <em>Il film possa lasciare gli spettatori più giovani con l&#8217;impressione che J. Edgar Hoover è passato alla storia perché non era abbastanza gay per avere un senso decente della moda.</em></p>
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		<title>Merry Crisis and Happy New liver</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 07:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina D'Aleo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[atmosfera natalizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Addobbato di lucine intermittenti, babbi natale arrampicati sui balconi come la Banda Bassotti e presepi in cui San Giuseppe e Maria sono alti 15 cm e i pastorelli sono più piccoli delle loro pecore, film cult a iosa, è malauguratamente giunto anche quest’anno il Natale. La religione cattolica ci ha gentilmente offerto molte festività e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.abattoir.it/2011/12/22/merry-crisis-and-happy-new-liver/babbo-natale-al-balcone1/" rel="attachment wp-att-8326"><img class="alignleft size-full wp-image-8326" title="babbo natale al balcone1" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/babbo-natale-al-balcone1.jpg" alt="" width="259" height="198" /></a>Addobbato di lucine intermittenti, babbi natale arrampicati sui balconi come la Banda Bassotti e presepi in cui San Giuseppe e Maria sono alti 15 cm e i pastorelli sono più piccoli delle loro pecore, film <em>cult</em> a iosa, è malauguratamente giunto anche quest’anno il Natale.<br />
La religione cattolica ci ha gentilmente offerto molte festività e il Natale è senza dubbio la più attesa… con terrore dagli adulti e con tanta avidità dai bambini.<br />
Quando ero piccola, il rito di addobbare l’albero aveva un qualcosa di emotivamente coinvolgente. Adesso, guardando quell’albero storto, arricchito da quel tocco di <em>tasciume</em> che solo mia madre è in grado di dare alle cose, credo che lui voglia solo essere vero per seccare all’istante.</p>
<p style="text-align: justify;">La magia, ahimè, spiccò il volo, insieme alla slitta di Babbo Natale, quando scoprii che i pacchi sotto l’albero contenevano già i giocattoli e non venivano riempiti la notte di Natale e che non c’era nessun <em>summit</em> genitori-elfi per consegnare le letterine multicolor scritte da noi bambini. E, per vendetta, pensai bene di rivelare l’atroce verità a mia sorella più piccola che porta tutt’oggi i segni di quel trauma.<br />
<span id="more-8323"></span>C’era anche un altro momento della preparazione al Natale che provocava un’esplosione di creatività in ogni famiglia: la costruzione del Presepe. Si comprava la cartapesta color tuta mimetica per fare le montagne, si prendeva il sughero per fare la grotta o stalla (a seconda delle preferenze) e si acquistavano nelle bancarelle i personaggi, perché alla Standa erano troppo cari. A casa mia, venivano sfruttati per l’occasione i miei micro-animali di plastica. Infatti, accanto alla mangiatoia dove giaceva un bambinello ricoperto dalla bambagia, che si toglieva solo alla mezzanotte del 24 dicembre, potevate trovare anche un grizzly <a href="http://www.abattoir.it/2011/12/22/merry-crisis-and-happy-new-liver/cometa_126/" rel="attachment wp-att-8327"><img class="alignright size-full wp-image-8327" title="cometa_126" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/cometa_126.jpg" alt="" width="148" height="106" /></a>o un brontosauro. Un Natale ricordo di aver messo in coda ai re Magi Puffo Burlone solo perché, avendo un pacco dono in mano, mi sembrava a tema. Non so se a Betlemme ci fossero ruscelli o pastorelle vestite col costume tradizionale del <em>Südtirol</em>, ma nelle riproduzioni casalinghe ci sono eccome. Nel mio presepe, ovviamente, il fiumiciattolo era di alluminio (riciclato magari, ancora sporco di frittata del giorno prima), mentre in quelli di gente che poteva c’era addirittura un motorino che faceva scorrere della vera acqua. Le neve poi era di polistirolo sminuzzato. La bomboletta spray era troppo cara. La ciliegina sulla grotta era la stella cometa, appiccicata col biadesivo e presente in due versioni: argentata e dorata e rigorosamente glitterata. E non poteva mancare lo “scantato&#8221; del Presepe, con i suoi <a href="http://www.abattoir.it/2011/12/22/merry-crisis-and-happy-new-liver/p1010576-medium-small-2/" rel="attachment wp-att-8453"><img class="alignleft size-full wp-image-8453" title="P1010576 (Medium) (Small)" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/P1010576-Medium-Small1.jpg" alt="" width="175" height="131" /></a>capelli tesi e l’espressione di stupore sul viso che, in genere, stava in piedi con le braccia spalancate su un ponticello microscopico di fronte alla scena centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il passare degli anni e con la continua scomparsa dei personaggi principali, ritrovati regolarmente a Pasqua tra gli accessori di Barbie di mia sorella più piccola, abbiamo rinunciato a fare &#8216;sto benedetto Presepe, sostituendolo con una versione sintetica posta ai piedi dell’albero di Natale. Ancora oggi credo che la gente faccia delle gare d’appalto per il proprio, chieda sovvenzioni ai Comuni di appartenenza e, in certi casi, sia capace di svuotare da mobili e persone intere stanze pur di fare spazio a una riproduzione quasi a grandezza naturale della Natività.</p>
<p style="text-align: justify;">Natale tuttavia è ancora di più.</p>
<p style="text-align: justify;">Tocchiamo il tasto dolente dei regali. Non si sa per quale ragione, i miei parenti siano sempre stati totalmente inetti nell’acquisto di un dono compatibile con la mia persona. Ho ricevuto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Dal pigiama di <em>pile </em>c<a href="http://www.abattoir.it/2011/12/22/merry-crisis-and-happy-new-liver/p1010582-medium/" rel="attachment wp-att-8455"><img class="alignright size-full wp-image-8455" title="P1010582 (Medium)" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/P1010582-Medium.jpg" alt="" width="104" height="142" /></a>olor diarrea di chiuaua che ad ogni movimento notturno, complici le lenzuola di flanella di Winnie the Pooh tarocco regalatemi l’anno prima, mi davano delle scariche elettriche che illuminavano la stanza, alla lampada a forma di delfino senza un occhio, fino ad arrivare ai maglioni dalle caratteristiche decorazioni alla Pino dei Palazzi, il balordo delle case popolari<sup>1</sup>.</p>
<p>Simbolo indiscutibile e obiettivo principale di tutto questo teatrino triste è il pranzo di Natale (e annessi). Presso le poche famiglie rimaste unite prendervi parte è davvero un piacere per il palato e per la psiche. Il pranzo di Natale dai miei nonni paterni è un’altra storia. Da 28 anni c’è lo stesso menù, gli stessi posti a sedere assegnati e un Babbo Natale che aleggia su di noi imperturbabilmente ciondolante dal lampadario.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche anno è ‘misteriosamente’ scomparso. Quando le pance sono piene e l’<em>abbiocco</em><sup>2</sup> è inevitabile, si <a href="http://www.abattoir.it/2011/12/22/merry-crisis-and-happy-new-liver/il-lattante/" rel="attachment wp-att-8330"><img class="alignleft size-full wp-image-8330" title="il lattante" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/il-lattante.jpg" alt="" width="144" height="131" /></a>passa ai giochi di società. La tombola con la smorfia napoletana e i fagioli per segnare i numeri è una vera e propria chicca (soprattutto quando il tuo vicino muove il tavolo facendo spostare tutti i fagioli e si comincia con &#8220;il 28 è uscito?&#8221; e così via per ore), talmente divertente che alla fine un pezzo di te muore al grido di “Tombola!”. Senza contare i continui “E to pa’ è diuno” o “Scacci i purci a uno a uno”<sup>3</sup> quando esce un numero che finisce per uno. Immagini che riconciliano con la morte, appunto. E non toccherò il tasto del Mercante in Fiera e di quella maledetta e sfigata carta del ‘lattante’ che mi perseguiterà a vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bello del Natale forse sta proprio nell’oscenità delle sue sfaccettature, nella depressione che ti coglie davanti al tuo portafogli vuoto, mentre la gente intorno a te si dà allo shopping sfrenato. O magari nella malinconia che ti fa indugiare nei ricordi felici dell’infanzia.<br />
Si potrebbero scrivere delle vere e proprie enciclopedie sul Natale e tutti i rituali annessi, sul modo particolare di festeggiare che solo in Sicilia assume dei caratteri comici e al tempo stesso grotteschi. Potremmo filosofeggiare a lungo sulle ansie e la follia scatenata da una festività mutuata dal mondo pagano e diventata sacra per comodità di un imperatore paraculo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche no. <em>Ça suffit!</em></p>
<p><em>God bless us</em>, <em>everyone!</em> diceva Dickens nel suo &#8220;A Christmas Carol&#8221;.<br />
Abattoir, più profano, vi augura semplicemente un buon pistìo e&#8230; che il Gaviscon sia con voi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: x-small;"><sup>1 </sup>Personaggio interpretato a Zelig da Giancarlo Kalabrugovic.</span><br />
<span style="font-size: x-small;"><sup>2 </sup>trad. : cedimento strutturale dell&#8217;organismo dovuto all&#8217;eccessiva quantità di cibo ingurgitata con relativa sonnolenza.</span><br />
<span style="font-size: x-small;"><sup>3 </sup>trad.: &#8220;Tuo padre è digiuno&#8221; e &#8220;Schiacci le pulci ad una ad una&#8221;. Espressioni colorite utilizzate nel tentativo di creare rime goliardiche per rallegrare un gioco soporifero qual è la tombola</span>.</p>
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		<title>Sacrifici umani</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina D'Aleo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«E Dio disse ad Abramo: Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va&#8217; nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». (Genesi, cap.22) La nostra allegra cultura di matrice cristiana ci ha costretti a familiarizzare sin dall’infanzia con un concetto molto complesso che è forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">«E Dio disse ad Abramo: Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va&#8217; nel territorio di Moria </span><span style="font-size: small;">e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». </span><span style="font-size: small;">(Genesi, cap.22)</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La nostra allegra cultura di matrice cristiana ci ha costretti a familiarizzare sin dall’infanzia con un concetto molto complesso che è <a href="http://www.abattoir.it/2011/12/07/sacrifici-umani/imagescaaxkkgm/" rel="attachment wp-att-8142"><img class="alignleft size-full wp-image-8142" title="da Indiana Jones e il Tempio maledetto" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/imagesCAAXKKGM.jpg" alt="" width="213" height="208" /></a>forse tra i più studiati e su cui centinaia di studiosi, antropologi e <em>vattelapesca</em> hanno versato fiumi di inchiostro. Il sacrificio, parola che anticamente, presso tutte le culture di cui è punteggiato il nostro mondo, aveva un’accezione puramente religiosa, una sorta di <em>do ut des</em>, di scambio con la divinità di turno al fine di ottenere la remissione delle colpe e la liberazione da una delle tante piaghe che, secondo loro, il dio infliggeva in preda all’ira.<br />
Ci furono poi gli ebrei che si appassionarono talmente al sacrificio da riempire tutto un libro di episodi colmi di sgozzamenti, infanticidi e quant’altro uno stomaco abituato a mangiare erbe amare e pane azzimo potesse tollerare. Dai tempi di Caino e Abele, ogni ebreo, uomo comune o sommo sacerdote era obbligato a sacrificare un animale. La grandezza di quest’ultimo dipendeva dalle condizioni economiche del sacrificante. Per intenderci, se eri un pezzente magari con a carico una moglie lebbrosa e un figlio cieco, potevi sacrificare l’unica tortora in tuo possesso, così Dio avrebbe gioito nel vederti leccare le pietre per il pranzo di Hanukkah. Se eri ricco, addirittura una capra o un torello. E c’era sempre il pericolo che Dio, infinitamente buono, non gradisse la tua offerta. <span id="more-8127"></span><br />
Tornano così alla mente il sacrificio di Isacco, il sacrificio dell’umanità nell’episodio di Noè, quando Dio, infinitamente buono, si pentì di aver creato l’uomo e volle sterminarlo, poi Mosé e così via fino ad arrivare al sacrificio più famoso e fondante della religione cristiana: Cristo che si sacrifica per salvare il genere umano e inaugurare il Paradiso, visto che milioni di persone dalle origini fino alla sua epoca erano finite all’Inferno, non essendoci altri alloggi e Satana era alquanto afflitto da quel sovraffollamento.<br />
Dal sacrificio biblico, si passa a quello richiesto dalle madri disperate al proprio figlio che non ne vuole sapere di mangiare: ”Dai, fai &#8216;sto sacrificio!”. Oppure al sacrificio che i genitori fanno per dare una TV 3d al figlio pluribocciato. O a quello di milioni di nativi americani necessario affinché gli Stati Uniti potessero nascere e crescere. C&#8217;è stato il sacrificio richiesto agli italiani da Mussolini, senza il quale &#8220;non si conquista nulla nella storia&#8221;. C&#8217;è chi sacrifica la propria vita in senso metaforico per aiutare un fratello in difficoltà. Berlusconi si è generosamente sacrificato per noi tutti.<br />
Ci hanno insegnato che i nostri soldati sacrificano le loro vite per la nostra incolumità. Molte donne sono state criticate per aver sacrificato la propria carriera per i figli. C&#8217;è chi rinuncia a tanto, a troppo, per arrivare a sostenere le spese domestiche e mantenere una famiglia. Michelle Hunziker ha fatto molti &#8220;sacrifici&#8221; per arrivare dov&#8217;è.<br />
Senz&#8217;altro, i più sacrificati e sacrificabili siamo noi, gli italiani. Attenzione, non gli italiani in generale, ma unicamente quelli che non hanno più manco gli occhi per piangere. Regolarmente ogni governo ci chiede innumerevoli sacrifici, per rattoppare buchi creati da incapacità e attitudine allo sperpero per fini personali. Ed è l&#8217;operaio, l&#8217;impiegato a mettere sull&#8217;ara votiva il proprio stipendio nella speranza che ciò possa servire per fare avere un futuro migliore ai loro figli. Non sapendo che, proprio come in tempi lontani, il loro Dio del momento è raffreddato e non percepisce i fumi di quei martìri.<br />
Berlusconi si lamentava: &#8220;Stare a Palazzo Chigi ed essere il leader del Centro destra è un sacrificio&#8221;. E poi ancora il nuovo premier che richiede, giustamente, dei sacrifici &#8220;equi&#8221; per risollevare l&#8217;Italia da una crisi gravissima. Sul fatto che siano più o meno equi se ne può discutere.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatto sta che la parola &#8220;sacrificio&#8221; è diventata la chiave di volta della nostra vita, senza di esso pare che l&#8217;uomo non abbia possibilità alcuna di condurre un&#8217;esistenza dignitosa. Per indorare la pillola ci hanno sempre fatto credere che sacrificarsi significa  aver trovato uno scopo così sacro, così grande  per perseguire il quale vale la pena immolare se stessi e far confluire in esso quella poca energia che ci rimane per il bene comune.<br />
In realtà credo che, ormai, immolarsi serva a poco.<br />
Duecento anni fa qualcuno scrisse: &#8220;Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure e la nostra infamia&#8221;. Nulla di più attuale.<br />
<em></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Ad Elsa e alle sue lacrime.<br />
Perché almeno, adesso, c&#8217;è un membro del governo<br />
che piange sulla nostra tomba.<br />
Micacazzi!</em></p>
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		<title>Un &#8220;evento eccezionale&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina D'Aleo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alluvione provincia di Messina]]></category>
		<category><![CDATA[calamità naturali]]></category>
		<category><![CDATA[negligenza]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla prima e unica lettera di Maria ai Messinesi. Benediciamo voi e la vostra città.   Dalla Lettera dei Messinesi a Maria. Suca. In quel tempo al Signore, mentre consolava il suo figlio Silvio tradito dai suoi discepoli, giunse una soave e inopportuna fragranza estiva provenire dalla Sicilia. Si rese conto che in quella terra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><em>Dalla prima e unica lettera di Maria ai Messinesi.</em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Benediciamo voi e la vostra città.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><em>Dalla Lettera dei Messinesi a Maria.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Suca.</span></p>
<p><em><br />
In quel tempo al Signore, mentre consolava il suo figlio Silvio tradito dai suoi discepoli, giunse una soave e inopportuna fragranza estiva provenire dalla Sicilia. Si rese conto che in quella terra dove non era rimasto nulla per consolarsi se non il clima mite, non era ancora giunto l’inverno e così, pur essendo il più amato dalla mafia e dalle nonne siciliane, decise di provvedere dall’alto della sua infinità bontà. Lanciò un occhio (che cadde in mare e provocò un leggerissimo tzunami), guardò quella terra corrotta e aprì le cataratte del cielo. E vide che era cosa buona… <span id="more-7912"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.abattoir.it/2011/11/25/un-evento-eccezionale/saponara_r400-6/" rel="attachment wp-att-7940"><img class="alignleft size-full wp-image-7940" title="saponara_R400" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/11/saponara_R4005.jpg" alt="" width="306" height="180" /></a>Eh sì, sarebbe più facile accettare che a scatenarci contro queste sciagure siano delle divinità adirate con noi per la nostra condotta peccaminosa. Risulta essere più semplice imprecare sfogliando il calendario per accertarsi di non dimenticare neanche una testa aureolata, piuttosto che cercare casa per casa i responsabili umani e inondare le loro case con tonnellate di fango e letame, di origine animale e non.<br />
La Sicilia, benché fosse già piegata a 90°, è stata messa in ginocchio un&#8217;altra volta da un&#8217;alluvione che ha distrutto cose, che si è portata via persone e capi di bestiame. La protezione civile ci ha rassicurati dicendo che si è trattato di un &#8221;evento eccezionale&#8221;.<br />
Così non possiamo dare le colpe a nessun se non alla Natura che ci odia.<br />
Come Giampilieri, Scaletta Zanclea, luoghi in cui non si vede neanche l&#8217;ombra della famosa ricostruzione,  anche l&#8217;alluvione del messinese verrà dimenticata. Quando le acque si ritireranno, l&#8217;ultima pala di fango sarà stata gettata via, non ci saranno più notizie da <em>audience</em>.<br />
Non ci sarà l&#8217;ipocrisia televisiva a erigere monumenti agli <em>angeli del fango. </em>A Genova c&#8217;erano  gli angeli, a Messina solo gente di serie B.  Non ci saranno giornate di lutto nazionale, come non ci sono mai state quando si è trattato di vittime dell&#8217;abbandono e dell&#8217;incuria in cui versa il Sud di questo Paese di merda.<br />
D&#8217;altra parte, <em>u cani muzzica sempre u cchiu sfrardatu. </em>E qui in Sicilia, la periferia delle periferia, la provincia africana dell&#8217;Italia, lo sappiamo bene.</p>
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