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	<title>Abattoir &#187; Ambientalismo</title>
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	<description>Voci dal macello</description>
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		<title>Quando il green diventa building… idee per inverdire la tua vita!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 07:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilisa Dones</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Bioarchitettura]]></category>
		<category><![CDATA[fai-da-te]]></category>
		<category><![CDATA[garden in a pallet]]></category>
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		<description><![CDATA[“Sostenibilità” è un termine che ricorre spesso sulle bocche di tutti e oggigiorno si tenta di sposarlo quasi con ogni campo: commercio sostenibile, mobili ecosostenibili, cibi, ecc. L’ecostenibilità in architettura è uno di questi casi e, a mio parere, uno dei più interessanti. Tuttavia occorre notare che la sostenibilità coniugata all’architettura non è certo cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Sostenibilità” è un termine che ricorre spesso sulle bocche di tutti e oggigiorno si tenta di sposarlo quasi con ogni campo: commercio sostenibile, mobili ecosostenibili, cibi, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ecostenibilità in architettura è uno di questi casi e, a mio parere, uno dei più interessanti. Tuttavia occorre notare che la sostenibilità coniugata all’architettura non è certo cosa nuova:  uno dei primi a parlarne fu un tale Ebenezer Howard, passato alla storia come il teorico della “Città Giardino” che ai primi del Novecento “immaginava” scenari assai vicini alle proposte odierne sfornate della cosiddetta <em>green architecture</em>: si trattava di edifici dove è la natura che prende il sopravvento. Più meno nello stesso periodo anche Frank Lloyd Wright &#8211; considerato uno dei maggiori esponenti della cosiddetta <em>corrente organica</em> dell&#8217;architettura contemporanea &#8211; propugnava l&#8217;idea che progettazione architettonica dovesse avvenire in armonia tra l&#8217;uomo e la natura, costruendo un nuovo sistema in equilibrio tra ambiente costruito e ambiente naturale per mezzo dell&#8217;integrazione dei vari elementi artificiali propri dell&#8217;uomo (costruzioni, arredamento, ecc.) e naturali dell&#8217;intorno ambientale del sito. L&#8217;emblema della sua concezione architettonica è la <em>casa sulla cascata </em>(1936).<span id="more-8816"></span><em> </em></p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_8824" class="wp-caption alignleft" style="width: 292px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/02/torrevegetale.jpg" rel="lightbox[8816]"><img class="size-full wp-image-8824 " title="Tour Végétale a Nantes" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/02/torrevegetale.jpg" alt="" width="282" height="432" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Tour Végétale a Nantes (Francia) &#8211; progetto di Edouard François</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">E sembra proprio di questo avviso l’architetto francese Edouard François, al momento il più grande esponente dell’architettura green, progettista della Tower Flower (2004), una costruzione, che ospita trenta alloggi sociali, situata in un quartiere chic di Parigi: le sue mura esterne sono letteralmente inghiottite dalla flora dei balconi. Altri suoi progetti sono l’Eden Bio (2008), sempre a Parigi, una costruzione a Louviers, in Normandia, realizzata del tutto con mattoni bio e legno di castagno, e la cosiddetta <em>Torre Vegetale</em> di Nantes. Peculiarità che salta agli occhi guardando i suoi progetti è la costante impressione che la natura, attraverso l’incorporamento di alberi e piante al loro interno, abbia lo scopo di “occultare”, inghiottendola, la struttura dell’edificio, ottenendo al contempo l’effetto di alleggerirla.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, nella Torre<strong> </strong>Vegetale la struttura dell’edificio risulta del tutto celata alla vista e “la sagoma appare indefinita, lasciando il posto ad un’immagine molto suggestiva, che ricorda il profilo di una collina dalle linee morbide e ondeggianti”<sup>1</sup>.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_8822" class="wp-caption alignright" style="width: 296px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.abattoir.it/2012/02/06/quando-il-green-diventa-building%e2%80%a6idee-per-inverdire-la-tua-vita/bosco-verticale/" rel="attachment wp-att-8822"><img class="size-full wp-image-8822" title="Bosco-verticale - Progetto di Stefano Boeri, attualmente in costruzione a Milano" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/02/bosco-verticale.jpg" alt="" width="286" height="233" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Bosco-verticale &#8211; Progetto di Stefano Boeri, attualmente in costruzione a Milano</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Esempi di architettura verde sono però anche frutto di progetti nostrani, tra i quali il più celebre è senza dubbio il cosiddetto “Bosco verticale” di Stefano Boeri, attualmente in costruzione a Milano: una torre di 27 piani con ben 1500 alberi distribuiti su ogni balcone. L’idea è quella di “un’architettura biologica ad alta densità di abitanti e di alberi che, attraverso lo schermo vegetale costituito dal verde, assorbe le polveri sottili, crea un microclima adeguato e filtra la luce del sole. Questo progetto appartiene a un progetto più complesso chiamato <em>BIoMilano</em>: sei progetti che aspirano alla confluenza di “energie economiche e territoriali necessarie per raggiungere un nuovo equilibrio tra sfera urbana, naturale e rurale, donando ad una delle città più inquinate al mondo l’occasione di diventare Metropoli della Biodiversità”<sup>2</sup>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, le città aspirano a diventare “bio” e cercano disperatamente il verde dopo aver gettato colate di cemento in ogni dove. Meglio tardi che mai, come si dice…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quanta acqua dovrà passare sotto i ponti, quanti fondi saranno necessari per far sì che le città creino edifici a “impatto zero” che si ispirino ai dettami della Bioarchitettura?</p>
<p style="text-align: justify;">In moltissime città, anche italiane, sono sempre più diffusi i cosiddetti <em>tetti verdi </em>o <em>vegetali</em>: si tratta di tetti dei palazzi o di case unifamiliari ricoperti da prati, fiori e piante al posto di tegole e ardesia, ottenendo peraltro parecchi vantaggi in termini di risparmio energetico, perché questa tecnica &#8211; oltre ad assorbire le polveri sottili &#8211; permette di raffrescare durante l’estate l’edificio e riscaldarlo durante l’inverno. Inoltre, cosa non da poco, i tetti verdi hanno dei vantaggi anche economici riducendo la domanda di elettricità per la climatizzazione degli ambienti e permettendo un risparmio sull&#8217;acquisto di ortaggi e verdure. Ovviamente, non tutti possiamo armarci di zappa e ricoprire di terra i nostri tetti condominiali, perché sono necessari degli accorgimenti tecnici che predispongano la coltivazione isolando il tetto. Se volete saperne di più date un&#8217;occhiata <a title="tetto verde" href="http://it.ekopedia.org/Tetto_verde" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.ekopedia.org/Tetto_verde?referer=');">qui</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa è sicura: si desiderano sempre più aree verdi in città e lo dimostra il diffondersi sempre più frequente di giardini e orti in spazi e quartieri più o meno degradati o in spazi urbani e suburbani inutilizzati (da poco a Palermo, per esempio, è stato aperto il Parco Ninni Cassarà). Proprio da questo bisogno di verde è nata una nuova tendenza:  quella di coltivare un orto casalingo e grazie ad alcune idee prese qua e là da desiner e giardinieri, oggi questo desiderio è facilmente praticabile (o coltivabile, per l&#8217;appunto) ovunque, anche in casi in cui non si abbia particolare spazio.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_8823" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.abattoir.it/2012/02/06/quando-il-green-diventa-building%e2%80%a6idee-per-inverdire-la-tua-vita/giardino-verticale-idroponico/" rel="attachment wp-att-8823"><img class="size-full wp-image-8823" title="Giardino verticale idroponico" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/02/giardino-verticale-idroponico.jpg" alt="Giardino verticale idroponico" width="250" height="202" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Giardino verticale idroponico</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Per chi non vuole rinunciare al piacere di avere un angolo verde, è possibile realizzare una parete con vasi incorporati, servendosi di un semplice pannello provvisto di mensole su cui poggiare  le piante oppure adoperando griglie verticali appendendo ad esse i vasi.</p>
<p style="text-align: justify;">Due creativi di San Diego, Mark DeMitchell e Mike Tarzian<sup>3</sup>, hanno progettato un orto urbano verticale – l’orto verticale idroponico – realizzato con dei semplicissimi tubi in PVC, fissati tra loro e che corrono attorno a pali di legno creando una serpentina, con all’interno dei fori su cui andranno poggiate piante e fiori. L’acqua per innaffiare l’orto scorre all’interno della serpentina, per mezzo di una pompa situata alla base del sistema di ricircolo. La sua particolarità consiste nel fatto che per  alimentare l’area verde non si usa terreno, ma unicamente acqua ricircolata (risparmiando circa l’80% rispetto a un’aiuola coltivata).</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_8821" class="wp-caption alignleft" style="width: 301px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.abattoir.it/2012/02/06/quando-il-green-diventa-building%e2%80%a6idee-per-inverdire-la-tua-vita/garden-in-a-pallet/" rel="attachment wp-att-8821"><img class="size-full wp-image-8821" title="Giardino verticale fai-da-te" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/02/garden-in-a-pallet.jpg" alt="Giardino verticale fai-da-te" width="291" height="218" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Giardino verticale fai-da-te</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Ancora più facile è realizzare il “balcone fiorito” ideato e spiegato passo per passo nella graziosissima <a title="Guida" href="http://lifeonthebalcony.com/photos-of-my-pallet-garden" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/lifeonthebalcony.com/photos-of-my-pallet-garden?referer=');">guida</a> di Fern Richardson: basta munirsi di un pallet, un rotolo di tessuto, una pistola spara-graffette e della carta vetrata con cui eliminare le eventuali imperfezioni del legno. Una volta eliminate, si fissa il tessuto sul fondo e sulla parte laterale della struttura ottenendo in poche semplici mosse un vero e proprio giardino pensile da coltivare con piante o ortaggi a piacimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, che aspettiamo? Coloriamo di verde la nostra vita!</p>
<p style="text-align: justify;">Io lo farò sicuramente, anche perché le soluzioni proposte, oltre che rendere gli spazi gradevoli alla vista, sono anche divertenti da realizzare.</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: xx-small;">1 http://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/in-europa/torre-vegetale-nantes-tecnologie-verdi-architetto-edouard-francois-377.html.<br />
</span><span style="font-size: xx-small;">2 Idem.<br />
</span><span style="font-size: xx-small;">3 http://verticalearthgardens.wordpress.com/</span></p>
</div>
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		<title>Silenziose innocenti rarità</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2012/02/03/silenziose-innocenti-rarita/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Ventura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Farfalla d'inverno]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8761" class="wp-caption aligncenter" style="width: 570px"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/01/silenziose_innocenti_rarit%C3%A0-Custom.jpg" rel="lightbox[8759]"><img class="size-full wp-image-8761 " title="silenziose_innocenti_rarità (Custom)" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/01/silenziose_innocenti_rarit%C3%A0-Custom.jpg" alt="Farfalla Vanessa Atlanta d'inverno su aghi di pino" width="560" height="420" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Andrea Ventura - Vanessa atalanta, volgarmente chiamata &quot;Vulcano&quot;. Gennaio 2012, Riserva Naturale Speciale dei Monti Pelati e di Torre Cives, 585 m s.l.m., Vidracco (TO), Piemonte.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per fare un tavolo ci vuole il legno. Per fare il wurstel ci vuole il porco.</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2012/01/16/per-fare-un-tavolo-ci-vuole-il-legno-per-fare-il-wurstel-ci-vuole-il-porco/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 07:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Ventura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[carne]]></category>
		<category><![CDATA[scherzi]]></category>
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		<description><![CDATA[Da piccolo imparai che per fare un tavolo ci vuole il legno, quindi l&#8217;albero, il seme, il frutto&#8230; ma tirando le somme per fare tutto ci vuole un fiore. Ho sentito dire però che il tonno nasce in scatolette &#8220;easy open&#8221;, e c&#8217;è persino l&#8217;albero delle scatolette, essendo &#8220;verdura&#8221; in quanto vegetariano potrei mangiarla. Qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da piccolo imparai che per fare un tavolo ci vuole il legno, quindi l&#8217;albero, il seme, il frutto&#8230; ma tirando le somme per fare tutto ci vuole un fiore. Ho sentito dire però che il tonno nasce in scatolette &#8220;easy open&#8221;, e c&#8217;è persino l&#8217;albero delle scatolette, essendo &#8220;verdura&#8221; in quanto vegetariano potrei mangiarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa ho visto una divertente candid camera. Il set del video era un supermercato. Un salumiere-promoter (l&#8217;attore) offriva della salsiccia di carne fresca a chiunque passasse di lì. I clienti lasciavano il carrello un istante per assaggiare la salsiccia che l&#8217;attore specificava essere speciale: &#8220;&#8230;È salsiccia di carne di porco fresca. Buona, vero?&#8221;. Doveva essere davvero fresca poiché molti clienti facevano il bis e ne ordinavano 1-2 kili. Il salumiere quindi prendeva da una gabbietta poco dietro un grugnente maialino, apriva il box tritatutto a manovella e adagiava il malcapitato lì dentro. In realtà, sotto il macchinario un&#8217;altra attrice prendeva in custodia il maialino incolume. Gli ignari clienti, spesso col boccone in bocca, sputavano letteralmente l&#8217;assaggio di &#8220;carne fresca&#8221; quando vedevano che il salumiere, una volta inserito il maialino, ruotata la manovella, prendeva la salsiccia ordinata che fuoriusciva lentamente dal macchinario. L&#8217;attore vedendo la reazione dei clienti rispondeva &#8220;Carne di porco fresca&#8230;&#8221;, come dire &#8220;Che vi aspettavate? Carne di porco fresca!&#8221;.<span id="more-8603"></span></p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/oUoCZOOxgv8" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></center></p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, nell&#8217;era dell&#8217;informatica, dei lavori intellettuali e ben lontani dai processi produttivi, ma soprattutto lontani dalle campagne, non si ha più la giusta percezione della provenienza del cibo, ancora di più nell&#8217;infanzia. Una volta cresciuti vogliamo mantenere quella visione &#8220;rosea&#8221; della vita, e ignoriamo tutto ciò che potrebbe turbarci. Nella candid camera, forse un po&#8217; esasperata, avviene ciò che avverrebbe normalmente con un processo un po&#8217; più lungo: un cliente ordina della salsiccia, il macellaio la produce e riordina altra carne, l&#8217;allevatore macella altri suini per evadere i nuovi ordini.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno potrebbe però obiettare: &#8220;La gente era disgustata solo perché il maiale era un cucciolo e per di più macellato vivo&#8221;. È quello che avviene ogni giorno per migliaia di pulcini maschi nati da galline ovaiole tritati vivi o per vitellini e agnellini sgozzati. Gli animali adulti se la passano forse anche peggio. La gente nel video era disgustata soltanto perché  messa di fronte alla relazione di causa-effetto che c&#8217;è tra l&#8217;ordinare la carne e l&#8217;uccisione dell&#8217;animale. Se si fosse trattato di un maiale sgozzato sarebbe stato lo stesso, o anche peggio, fidatevi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringrazio gli autori di questa candid camera a nome di tutti coloro che coglieranno il senso metaforico dello scherzo, che sceglieranno di mangiare carne solo la domenica o per le feste, come si faceva quando l&#8217;uomo era più legato alla terra e viveva le campagne. Li ringrazio perché spiegare il motivo per cui sono vegetariano è sempre stato difficile e lo è ancora. Soprattutto quando il mio interlocutore mi chiede stupito: &#8220;Ma come fai? La carne è così buona! Ma nemmeno la fiorentina?&#8221;. Con questo video spero di avere un&#8217;arma in più durante le mie spiegazioni, anche se mi piacerebbe rendere il mio &#8220;cinico interlocutore&#8221; partecipe come vittima dello scherzo.</p>
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		<title>Dal car pooling al piedibus, esempi di un&#8217;altra civiltà</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 07:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Scarpinato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[bicibus]]></category>
		<category><![CDATA[bike sharing]]></category>
		<category><![CDATA[car pooling]]></category>
		<category><![CDATA[car sharing]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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		<description><![CDATA[Una delle piaghe di Palermo è il traffico, lo racconta anche Benigni in Johnny Stecchino; chiunque venga dal Nord, effettivamente, rimane sconvolto per il nostro traffico, ma non tanto per il numero di auto in circolazione, quanto per il modo disordinato con cui la gente guida e parcheggia, rendendo impraticabile la circolazione. Negli ultimi mesi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.palermociclabile.org/wp-content/uploads/2011/09/logo-sems2011.jpg" alt="" width="200" height="146" />Una delle piaghe di Palermo è il traffico, lo racconta anche Benigni in Johnny Stecchino; chiunque venga dal Nord, effettivamente, rimane sconvolto per il nostro traffico, ma non tanto per il numero di auto in circolazione, quanto per il modo disordinato con cui la gente guida e parcheggia, rendendo impraticabile la circolazione.<br />
Negli ultimi mesi, però il traffico di città come Roma e Milano ha superato la fama di quello siciliano, portando i relativi sindaci a cercare misure aggressive per contrastarlo.<br />
Una città piena di auto è una città rumorosa, che inquina e degrada consumando il territorio. Quanti bei monumenti non possiamo fotografare senza una macchina o un motorino che ci passi davanti? E quanto smog rimane incastrato trai ghirigori di marmo delle sculture di degni personaggi?<br />
La pedonalizzazione di alcune aree urbane può essere utile a tamponare il problema, ma finché non verranno adottate delle vere misure di mobilità sostenibile che rivoluzionino gli spostamenti quotidiani, rimarrà il traffico che renderà i nostri figli asmatici e noi più nervosi a causa del rumore e dei quotidiani imbottigliamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quali sono queste pratiche rivoluzionare di mobilità? L&#8217;espropriazione dei veicoli ai cittadini? Il telelavoro in modo da non doversi spostare? Certo, la digitalizzazione di alcune pratiche burocratiche snellirebbe molto sia il traffico che il nostro tempo perso a fare infinite file per consegnare un documento, ma ci sono altre necessità. <span id="more-8595"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una pratica che mette al centro l&#8217;auto come soluzione del problema del traffico è il <em>car pooling</em>: ovvero usare l&#8217;auto in più persone. Molte volte, vediamo che per strada c&#8217;è una persona per ogni auto e pensiamo che forse non sarebbe necessario, forse le persone che lavorano nella stessa azienda potrebbero andare al lavoro con le persone che abitano nella stessa zona con una sola auto. Si deve fare benzina in una sola auto, si deve cercare/pagare parcheggio per una sola auto e si mette in circolazione una sola auto. In questo modo, risparmia l&#8217;ambiente e anche il portafogli.<br />
Un&#8217;altra soluzione, forse un po&#8217; più famosa, che vede l&#8217;auto come soluzione, è il<em> car sharing</em>. L&#8217;auto è &#8220;condivisa&#8221; in un altro senso rispetto il precedente, infatti mentre prima l&#8217;auto era pur sempre un mezzo privato messo a disposizione dei colleghi, amici e parenti per fare un percorso comune, in questo caso, l&#8217;auto è presa in affitto per il tempo che serve.<br />
Si dovrebbe, così, scoraggiare l&#8217;acquisto di un&#8217;auto privata per spostamenti sporadici che potrebbero consolidarsi con il possesso del mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Importante è anche di adottare misure che mettano le strade in sicurezza per chi decide di muoversi in bici o a piedi. Infatti, chi parcheggia fuori dal centro storico, o addirittura ai margini della città per prendere un mezzo pubblico, poi dovrà spostarsi a piedi e se non sarà sicuro a causa di altre auto, ritornerà in auto e vorrà parcheggiare di nuovo davanti il negozio in cui voleva recarsi.<br />
Certo, è un po&#8217; un cane che si morde la coda, perché se tutti adottassimo un comportamento virtuoso le strade diverrebbero già sicure senza ulteriori interventi, quindi la scusa che nessuno va in bici perché le strade non sono sicure si fonda su un falso problema. Personalmente, credo che le piste ciclabili siano un incentivo all&#8217;uso della bici, ma non un mezzo per cambiare mentalità. È necessario educare l&#8217;automobilista al rispetto dei veicoli più lenti anziché relegare quest&#8217;ultimi su una striscia di strada che verrà occupata con altrettanta violenza da auto e moto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mezzo efficace che può incentivare l&#8217;uso della bicicletta è il<em> bike sharing</em>, che funziona con lo stesso principio descritto dal <em>bike sharing</em>. Si noleggia la bici da una postazione e la si riparcheggia in un&#8217;altra quando non serve più. Lo scopo qui è però opposto da quello del <em>car sharing</em>, perché, mentre il primo ti scoraggia ad acquistare un mezzo privato, il <em>bike sharing</em> incentiva l&#8217;uso dell&#8217;acquisto della bicicletta privata perché educa al pedalare.<br />
Il <em>bike sharing</em> più efficace a mio avviso è il<em> bike sharing</em> con biciclette a pedalata assistita che aiuta chi non è abituato ad andare in bici a percorrere il suo itinerario senza problemi.<br />
Piccola nota al margine: impariamo a usare anche le parole giuste, chi va ogni giorno in bici a scuola o a lavorare non è una persona &#8220;allenata&#8221;, termine che si usa in ambito più sportivo, ma semplicemente &#8220;abituata,&#8221; come come chi è abituato a prendere l&#8217;auto (e non allenato). Ci tengo a questa precisazione perché finché si dirà che siamo allenati ad andare in bici, la faremo sembrare una cosa per pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro modo di incentivare l&#8217;uso della bicicletta, specialmente tra i più piccoli è il Bicibus, non un autobus per le biciclette ma un sistema di spostamento collettivo su mezzo privato. L&#8217;esempio classico è quello in cui ha maggiore applicazione, ovvero accompagnare i bambini a scuola. Quanto traffico davanti le scuole all&#8217;ora di ingresso e di uscita? Il bicibus ovvia a questo problema in questo modo: un genitore che ha maggiore disponibilità (o a turno più genitori) dà appuntamento nella piazza di quartiere ai ragazzini in bicicletta che frequentano la stessa scuola di suo figlio e li guida fin lì. Il ragazzino è sempre sotto la supervisione di un adulto durante il percorso e si responsabilizza come individuo e come appartenente a un gruppo, oltre che imparare che muoversi in bicicletta non è cosa solo della domenica pomeriggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso principio ha il piedibus, solo che i ragazzini possono anche essere più piccoli perché andando a piedi non si richiedono grosse abilità. Questo sistema permette ai genitori che lavorano e che hanno tempi stretti di affidare a una persona fidata il loro figlio affinché lo accompagni a scuola, senza dover fare le corse per accompagnarlo a scuola in tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche educare a camminare a piedi è importante, perché questa forma di mobilità potrebbe praticamente scomparire per chi non si muove con i mezzi pubblici, infatti con l&#8217;apertura dei grandi centri commerciali in periferia e la conseguente chiusura dei negozi sotto casa, saremo costretti a fare chilometri per fare la spesa e quindi giù di nuovo nel traffico.<br />
La micro-economia di quartiere invece favorirebbe a vivere in un ambiente più sano, senza la necessità di prendere l&#8217;auto e instaurando un rapporto personale, giorno dopo giorno, con le persone che popolano il mondo intorno a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere, alcune pratiche utili che possono cambiare realmente il problema del traffico sono le infrastrutture di mobilità pubblica, dagli autobus (a metano o elettrici!) con corsia preferenziale sempre libera alle metropolitane, che diano servizio a tutta la città e con capolinea vicino i parcheggi dove lasciare l&#8217;auto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si chiude il centro alle auto, queste auto confluiranno da qualche altra parte; bisogna dare delle alternative, che non siano ideali ma fattibili, solo allora potremo fruire della città come spazio in cui vivere la nostra quotidianità e non come un insieme di punti da raggiungere.</p>
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		<title>Le nostre armi? I fiori!</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 07:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Ventura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[guerre sociali]]></category>
		<category><![CDATA[guerrilla gardening]]></category>
		<category><![CDATA[metropoli]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[verde urbano]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo già parlato in un precedente articolo di &#8220;Guerrilla gardening&#8221;: una forma di attivismo ecologico nato a New York negli anni &#8217;70 che consiste nel curare il giardino di qualcun altro senza alcun permesso. In questo articolo cercherò di spiegare lo spirito con cui è nato il movimento, perchè si parla di &#8220;guerriglia&#8221; (termine in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8499" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/01/guerrilla_gardening_rid.jpg" rel="lightbox[8498]"><img class="size-full wp-image-8499 " title="guerrilla_gardening_rid" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/01/guerrilla_gardening_rid.jpg" alt="una pistola fiorita" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Andrea Ventura</p></div>
<p>Abbiamo già parlato in un <a href="http://www.abattoir.it/2011/11/09/verde-guerrilla-gardening/">precedente articolo</a> di &#8220;Guerrilla gardening&#8221;: una forma di attivismo ecologico nato a New York negli anni &#8217;70 che consiste nel curare il giardino di qualcun altro senza alcun permesso.</p>
<p>In questo articolo cercherò di spiegare lo spirito con cui è nato il movimento, perchè si parla di &#8220;guerriglia&#8221; (termine in contrapposizione all&#8217;idea di pace e natura), quali sono le &#8220;armi&#8221; usate dai guerriglieri. <span id="more-8498"></span></p>
<p>I &#8220;ribelli giardinieri&#8221; sono spinti dai più disparati motivi, dall’amore per il verde a motivazioni politiche e di provocazione, ma l’obiettivo è chiaro e condiviso: rendere le squallide e grigie città dai caratteristici terreni abbandonati e dalle aiuole trascurate  giardini rigogliosi e fioriti.</p>
<div id="attachment_8501" class="wp-caption alignright" style="width: 254px"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/01/flowerbomb.jpg" rel="lightbox[8498]"><img class="size-full wp-image-8501   " title="flowerbomb" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/01/flowerbomb.jpg" alt="" width="244" height="256" /></a><p class="wp-caption-text">Uno dei loghi più famosi dei Guerrilla Gardening</p></div>
<p>I guerriglieri, spesso col favore delle tenebre, &#8220;attaccano&#8221; una rotonda, una via o un&#8217;aiuola armati di vanga e bombe di semi<sup>1</sup>. Tutto può trasformarsi in giardino, persino i muri e i marciapiedi opportunamente trattati possono ospitare piante e fiori, diventando, di fatto, rispettivamente giardini verticali e aiuole. Più estrosa è la trasformazione, più clamorosa diventa l’azione di protesta. Gli attacchi dei giardinieri sono quasi esclusivamente autofinanziati, a volte però alcuni vivai dal cuore verde offrono agli attivisti piante, fiori e semi da piantare per contribuire a migliorare &#8220;l’arredo urbano&#8221;.</p>
<p>Un aspetto interessante che caratterizza le azioni di guerriglia è la metaforica violenza che accompagna la semina di alcuni &#8220;gardener&#8221;. Le bombe di semi possono essere lanciate come fossero granate (ne esistono in commercio <a href="http://www.suck.uk.com/products/flowergrenade/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.suck.uk.com/products/flowergrenade/?referer=');">modelli che ne riproducono l&#8217;aspetto</a>), tramite <a href="http://www.greenaid.co/products/10-Pack-with-wooden-slingshot.html" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.greenaid.co/products/10-Pack-with-wooden-slingshot.html?referer=');">fionde </a>o <a href="http://www.good.is/post/bomb-the-blight-brings-a-serious-arsenal-to-seed-bombing/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.good.is/post/bomb-the-blight-brings-a-serious-arsenal-to-seed-bombing/?referer=');">mortai giocattolo</a>. I guerriglieri più estremi a viso coperto non sembrerebbero tanto diversi dalle flange violente di un gruppo di manifestanti. L&#8217;ossimoro violenza-fragile germoglio trionfa quando a seminare su larga scala le aree desertificate ci pensa un bombardiere militare, come promette un progetto di <a href="http://www.yankodesign.com/2009/05/08/bomberman-explodes-plants/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.yankodesign.com/2009/05/08/bomberman-explodes-plants/?referer=');">Yanko Design</a>, pronto a sganciare decine di &#8220;caramelle&#8221;, missili biodegradabili contenenti semi di piante autoctone, per prevenire il maggior danno dell&#8217;introduzione di specie non native, e tutto ciò che è necessario alla germinazione.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/01/seedbomb.gif" rel="lightbox[8498]"><img class="aligncenter size-full wp-image-8515" title="seedbomb" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2012/01/seedbomb.gif" alt="" width="328" height="328" /></a></p>
<p>L&#8217;idea di bombardare la terra con simboli di vita è molto suggestiva e alimenta la speranza di pace e riconciliazione  con la natura.</p>
<p>Esistono numerosi gruppi &#8220;Guerrilla gardening&#8221; più o meno organizzati, dai &#8220;<a href="http://badilibadola.ning.com/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/badilibadola.ning.com/?referer=');">Badili Badola</a>&#8221; torinesi al gruppo facebook &#8220;<a href="http://it-it.facebook.com/people/Guerrilla-Gardening-Palermo/100002073488792" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it-it.facebook.com/people/Guerrilla-Gardening-Palermo/100002073488792?referer=');">Guerrilla gardening Palermo</a>&#8220;. La suddivisione in piccole realtà locali è fisiologica, ciascun gruppo infatti mira prevalentemente ad abbellire la propria città, ma tra esse vengono scambiati consigli e foto dei “prima e dopo” le azioni di guerriglia verde. Oggi infatti esiste un sito web che cerca di raccogliere le diverse realtà mondiali <a href="http://www.guerrillagardening.org" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.guerrillagardening.org?referer=');">www.guerrillagardening.org</a>  e uno che riunisce quelle italiane <a href="http://www.guerrillagardening.it/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.guerrillagardening.it/?referer=');">www.guerrillagardening.it</a>.</p>
<p>E allora che aspettate gente dal pollice verde o dalla voglia di rivoluzione ecologica?</p>
<p>Munitevi di pala, bombe di semi  e qualunque altra simbolica arma riuscite a inventare e colorate di profumi floreali le nostre città!</p>
<p><span style="font-size: x-small;">1. Le bombe di semi sono palline di argilla (o terricio) e semi avvolte da carta umida, usate dagli attivisti per colpire &#8220;a distanza&#8221; aree urbane altrimenti irraggiungibili.</span></p>
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