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	<title>Abattoir &#187; Musica</title>
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	<description>Voci dal macello</description>
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		<title>Ciatu di l&#8217;arma nostra</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 07:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miriam Rizzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[“Quannu iu moru, faciti ca nun moru, diciti a tutti chiddu ca vi dissi” e io di Rosa Balistreri vorrei parlare. Una donna nata nel 1927 a Licata, che si spostò da emigrante a Firenze, dove visse fino al ritorno in Sicilia, a Palermo. Rosa cantava e raccontava la sua terra attraverso i canti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Quannu iu moru, faciti ca nun moru, diciti a tutti chiddu ca vi dissi” e io di Rosa Balistreri vorrei parlare.<br />
Una donna nata nel 1927 a Licata, che si spostò da emigrante a Firenze, dove visse fino al ritorno in Sicilia, a Palermo. Rosa cantava e raccontava la sua terra attraverso i canti di chi da piccola l’aveva cullata, di chi l’aveva chiamata “nicaredda”, ma anche liriche scritte per lei da Ignazio Buttitta.<br />
Ho ascoltato la sua voce, il  suo canto e le sue storie, in un giorno qualunque, spinta dalla curiosità di sapere chi lei fosse. Il primo ascolto, il secondo: la sua voce non lascia scampo, non lascia possibilità di distrazione. Voce angosciata, rabbiosa, portatrice di un dramma tutto nostro, che sa di scirocco, violenta e profonda. Traccia e ferisce, addolora e non abbatte, spinge a fare,  a voler essere anche noi voci di qualcosa fino a  poter gridare il proprio testamento da immortale. “Quannu iu moru, cantati li me canti, &#8216;un li scurdati, cantatili pi  l&#8217;antri.” . Canti che si devono conoscere, perché è  impossibile pensare di poter tenere sottoterra, in un passato lontano, una voce così forte e una richiesta di ascolto impossibile da ignorare. <span id="more-7656"></span><br />
Ed  è la “terra can nun senti” quella di cui ci parla “Terra ca nun teni cu voli partiri e nenti cci duni pi falli turnari”.  Disperazione e amore profondo, quasi a implorare quella terra di darci qualcosa, un motivo per restare, di offrire a noi, che le apparteniamo,  ciò che ha,  perché lasciarla non è facile, lasciarla dà dolore. Quasi a implorare un innamorato distratto di essere guardati e ascoltati, presi per mano. Implorare qualcuno che si ama di dare un motivo per non andare via, per non scappare. Una richiesta d’amore e vita. In cambio, il sacrificio di chi tutto ha già provato, ma che pensa di non avere smesso,  richiesta e fiducia. “Sti vint’ anni di turmentu cu lu cuori sempri nguerra notte e jornu”.<br />
Canti di bellezza e occhi colore del mare, di labbra dolci come zucchero e di amori. Amori passionali, ma che lasciano trasparire la purezza di un canto che culla, quasi di un ritorno all’età dell’infanzia dell’amato, a tenerlo stretto in un abbraccio, a cullarlo come si fa con un bambino, vezzeggiandolo e proteggendolo. Sono amori cantati con forza, anche questi con dolore, che feriscono. Non sono sentimenti lasciati a metà, non hanno indecisione, non hanno paura di essere affrontati. Sono amori che hanno in sé una ragione di vita, urlati con disperazione e dolcezza. E il suono della chitarra accompagna parole a noi care, parole e frasi ascoltate da bambini, ricordi di un affetto purissimo, di una mamma o di una nonna, adesso cantati a chi si desidera, a quella donna o a quell’uomo con estremo amore. E in quelle parole capirne la grandezza, quasi l’essenza stessa di un amore universale, che ben si esplica in parole come “ciatu di lu me cori, l’amore miu si tu”. Il ciatu che dà senso profondo a ciò che di più intimo si possiede, alla parte di sé che sa di respirare solo in quell’amore, un amore vitale, universale. Un canto lontano che parla di lotta, amore, giustizia, infanzia, che parla di tutti noi, in cui ritrovarci, da cui prendere forza. Immortalità, desideri e paure ancestrali, viscerali. E in quell’ascolto doloroso quasi a ferirsi, un pensiero le va a quel testamento “Quannu jù moru pinsatimi ogni tantu ca pi sta terra &#8216;n cruci murivu senza vuci”.</p>
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		<title>Cattivi Guagliuni</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 06:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Scarpinato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Morale]]></category>
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		<description><![CDATA[Cattivi guagliuni, quelli che stanno dentro un carcere, lontani dai loro cari, colpevoli per essere nati nelle famiglie sbagliate, quelle povere che vivono ai margini della società, il cui modello sociale migliore l&#8217;hanno appreso in televisione e non a scuola, perché a scuola non ci sono mai andati. Ascolto l&#8217;ultimo singolo dei 99posse che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/10/cattivi-guagliuni.jpg" rel="lightbox[7289]"><img class="size-full wp-image-7291 alignleft" title="cattivi guagliuni" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/10/cattivi-guagliuni.jpg" alt="" width="140" height="140" /></a><a title="Cattivi Guagliuni 99posse" href="http://www.youtube.com/watch?v=KrMXVrczs4E" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.youtube.com/watch?v=KrMXVrczs4E&amp;referer=');">Cattivi guagliuni</a>, quelli che stanno dentro un carcere, lontani dai loro cari, colpevoli per essere nati nelle famiglie sbagliate, quelle povere che vivono ai margini della società, il cui modello sociale migliore l&#8217;hanno appreso in televisione e non a scuola, perché a scuola non ci sono mai andati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ascolto l&#8217;ultimo singolo dei 99posse che si intitola appunto “Cattivi guagliuni” e mi sale il fuoco in petto pensando con quante persone ho condiviso il banco a scuola, la merenda e anche le scarpe da ginnastica, che hanno avuto un destino diverso dal mio entrando e uscendo dal carcere con familiarità. Sono persone che il carcere lo conoscono da quando sono nate perché andavano a incontrare lì il loro padre che sembrava non uscire mai. Cinque anni sono infiniti quando hai cinque anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un padre assente e una madre che si deve fare in due per mandare avanti la baracca, questi bambini crescono pressoché da soli, con vecchie nonne o zie o sorelle troppo giovani, così li vedi già per strada a cinque anni a giocare con quello che trovano, ad arrangiarsi per divertirsi, a lottare per sopravvivere contro i ragazzini più grandi. Un cattivo guaglione matura prima degli altri oppure soccombe.</p>
<p style="text-align: justify;">Heidegger scrive che ogni uomo è gettato nel proprio destino, che ha davanti a sé solo delle possibilità per il suo progetto, anche se nessuno può dire a priori quali sono le possibilità che ha davanti. Heidegger stesso era figlio di contadini poveri e tra le sue possibilità c&#8217;era di incontrare un prete che lo facesse studiare nei migliori istituti religiosi fino a farlo diventare un pezzo importante della storia della cultura europea.<span id="more-7289"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In che destino è gettato chi nasce in quartiere degradato, in cui lo Stato è sostituito dal sistema parastatale del crimine organizzato? Quanti film e libri ci testimoniano queste realtà? Purtroppo in Italia troppe. Pensiamo al cliché del ragazzo meridionale che davanti ha sé ha solo due possibilità: o malavitoso o sbirro, magari in contrasto con il proprio fratello. Eppure come ogni cliché c&#8217;è sempre un fondo di verità: in una società che non ti dà nulla se non piegarti alla malavita se non a parteciparvi di prima persona, l&#8217;unica possibilità che rimane è scappare, ma senza una lira in tasca non rimane che la strada dell&#8217;arruolamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta “dentro”, il vortice risucchia il cattivo guaglione che con una fedina sporca avrà una vita più difficile davanti e che in carcere ha fatto esperienze che non solo lo hanno messo in contatto con altri cattivi guaglioni, magari più grandi, ma sono costretti a vivere in condizioni che abbrutiscono: nessuno spazio personale, lontano dagli affetti, sempre costretto a combattere per non soccombere tra compagni di cella magari più violenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta fuori le mura del carcere, i cattivi guaglioni conservano rancore contro lo Stato che li ha rapiti e, se sono stati fortunati, conservano affetto per i loro compagni di cella. Una volta fuori, devi reintegrarti nella tua famiglia che ha ritmi che non sono più i tuo<span style="background-color: #ffffff;">i, in amici che hanno vissuto esperienze diverse, che sono partiti per poi magari non trovare un lavoro e ricominciare da capo, come quando si aveva cinque anni. E si comincia a stare per strada a trovare un modo come sopravvivere con un unico motto “Mors tua vita mea”.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Oppure se sono fortunati vengono educati alla meritocrazia all&#8217;italiana, ovvero la Regione o lo Stato gli offrono un lavoro a progetto con stipendi che non arrivano puntualmente ogni mese, magari in posti in cui non c&#8217;è controllo delle loro presenze o magari, ancora, sono in esubero e possono fare tempi ridotti e quindi abbandonati nuovamente per strada con una pulce maligna in più: “fai una rapina e se ti beccano dopo qualche anno ti trovano il posto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi sono questi cattivi guaglioni si è capito, sono ladri d&#8217;appartamento, borsaglioli o rapinatori, più spesso spacciatori o ladri di auto e moto. Sono ragazzi il cui destino sembra già essere deciso in quel famoso libro di Dio in cui tutto è scritto e nulla si può modificare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c&#8217;è anche un&#8217;altra categoria di criminali che dovrebbero fare la stessa fine e non la faranno mai e mi riferisco a chi ha truffato lo Stato per miliardi, a chi con il loro falso in bilancio ha fatto fallire aziende lasciando dipendenti, fornitori e creditori con il culo per terra. In galera non ci finiscono nemmeno i medici-manager che, anziché protestare per i tagli del loro budget, tagliano le cure ai loro malati di cancro. Loro scompaiono in isole felici per il fisco, dove possono spararsi i loro soldi con delle cattive guaglione dalla pelle di un altro colore.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia siamo poi il Paese dei paradossi, ovvero dei balocchi per questi furbi: e così una persona come Saverio Romano non andrà in tribunale a rispondere dell&#8217;accusa di concorso in associazione mafiosa, salvato da chi accarezza quei cattivi guaglioni in carcere e chiede l&#8217;amnistia. I radicali capitanati ancora da Pannella la fanno ancora una volta fuori dal vaso, e per richiedere il rilascio di cattivi guaglioni ne lasciano uno a piede libero, uno di quelli grossi che con la camicia dal colletto bianco la galera non la vedrà mai e poi mai.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia ci stupiamo se Cuffaro, dopo la sentenza che lo condanna, si presenta alle porte del carcere, quando dovrebbe essere la normalità, senza neanche chiederci in quale cella andrà a finire: con Alì accusato di non avere il permesso di soggiorno? Con Totò arrestato per furto con scasso per comprare il latte al bambino che non può prendere quello della madre? O sta comodo tra i suoi libri e il suo rosario in isolamento-suite?</p>
<p style="text-align: justify;">Per certi guaglioni il futuro è diverso: quando usciranno rimetteranno il loro colletto bianco e saranno liberi di esercitare ogni forma di potere avendo oramai scontato le proprie pene. Riprenderanno i contatti di prima e ritorneranno ai loro affari, magari in modo più riservato.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre cosa debbano aspettarsi i guaglioni cattivi che i Radicali vogliono liberare non si sa, nelle loro interviste non lo dicono e a noi non ci rimane che immaginare già che si ritrovino nelle soprascritte condizioni di disoccupato di nuovo alla mercé della tentazione diabolica oppure con un lavoro che non si sono cercati e che non devono neanche sudare per mantenerselo.</p>
<p style="text-align: justify;">I Radicali inoltre chiedono l&#8217;amnistia e non l&#8217;indulto, ovvero chiedono che non solo venga cancellata la pena, ma anche il reato, così quella categoria selezionata per l&#8217;amnistia si troverà senza reati alle spalle e saranno liberi da quel destino in cui, secondo Heidegger, sono gettati.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero che in Italia c&#8217;è un grosso problema con la criminalità più o meno organizzata, più o meno invischiata con la politica, con le carceri strapiene e il reinserimento degli ex-detenuti, non credo che un semplice indulto (quindi la sola cancellazione della pena e non del reato) possa risolverli. Serve prima di tutto una pianificazione nel tempo della soluzione di un problema così complesso che deve avere al centro della sua strategia la diminuzione dei reati commessi e delle seguenti carcerazioni, secondo un programma educativo che non lasci il cattivo guaglione di cinque anni abbandonato a se stesso e alla strada e la giusta proporzione della pena al reato, perché non sono i cattivi guaglioni a dover essere condannati e puniti ma il sistema che li ha generati.</p>
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		<title>Il ritorno di Giordano Bruno e altri sogni eretici</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 08:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Scarpinato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel suo ultimo album &#8220;Il sogno eretico&#8221;, Caparezza rispolvera le storie di alcuni personaggi che segnano la fine del Medioevo con la loro ribellione al potere della Chiesa, facendolo in nome di Dio. Galileo Galilei che a distanza di secoli ci mostra un dito, quello più irriverente per ricordare a tutti come ha fregato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="float: left;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/15/Giordano_Bruno.jpg" alt="giordano bruno" width="290" height="326" /> Nel suo ultimo album &#8220;Il sogno eretico&#8221;, Caparezza rispolvera le storie di alcuni personaggi che segnano la fine del Medioevo con la loro ribellione al potere della Chiesa, facendolo in nome di Dio.<br />
Galileo Galilei che a distanza di secoli ci mostra un dito, quello più irriverente per ricordare a tutti come ha fregato il tribunale del Sant&#8217;Uffizio, facendo un passo avanti per la ricerca libera e sperimentale.<br />
Galileo però si trovava la strada spianata da almeno un secolo di eretici bruciati prima della sua nascita, quegli eretici &#8220;famosi&#8221; ma ormai dimenticati dalla stragrande maggioranza come Giovanna D&#8217;Arco, Savonarola e Giordano Bruno.<br />
Giovanna D&#8217;Arco, una donna coraggiosa, che aveva guidato, in nome di Dio, eserciti di uomini francesi contro l&#8217;Inghilterra, ma fu tradita dai francesi stessi e venduta ai nemici.<br />
Savonarola, che fu impiccato e bruciato in quanto eretico e pronto ad uno scisma, perché contrario ad una Chiesa che aveva perso la sua missione di redimere gli uomini e condurli verso una vita virtuosa, ma come sappiamo tutti il medioevo è famoso per essere il periodo del nepotismo e delle indulgenze a pagamento.<span id="more-6687"></span><br />
Savonarola si ribellava alla corruzione della Chiesa e attirava a sé tanti fedeli che avevano capito le ragioni del suo dissenso, formando un piccolo esercito, come si direbbe oggi, fondamentalista, che faceva le ronde e puniva i peccatori. Tali fedeli a Savonarola erano Piagnoni, e questo era il vero motivo dell&#8217;accusa del frate.<br />
Giovanna D&#8217;Arco nel tempo è diventata l&#8217;immagine dell&#8217;eroina francese, mentre Savonarola con i suoi Piagnoni verranno ricordati come bigotti fondamentalisti, Giordano Bruno invece incarna la figura dell&#8217;eretico per eccellenza.<br />
Bruno, frate domenicano contemporaneo di Galileo, veniva condannato solo e soltanto per le sue idee e non per eserciti di fedeli che poteva comandare. Giordano Bruno amava la conoscenza al di là dei dogmi e studiava le scienze e le sue magie e le difendeva con passione.<br />
Bruno dubitava della Trinità, credeva nella pluralità dei mondi e che Dio fosse presente in ogni cosa (panteismo), credeva che la filosofia (la scienza in generale veniva chiamata così) e le sue magie fossero dei doni del Signore e conoscerli era dovere di ogni uomo di fede e l&#8217;onnipotenza divina non poteva essere limitata a questo solo mondo, ma nulla avrebbe potuto impedire che Dio creasse più mondi e che si manifestasse in ogni cosa terrena.</p>
<p style="text-align: justify;">Caparezza quindi prova a fare resuscitare nella nostra memoria questi personaggi che, ispirati da un ideale, combattevano senza indugio alcuno per difenderlo e forse per farci notare come ancora oggi chi afferma tesi contro il potere viene messo alla gogna senza leale processo, condannato come eretico.</p>
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		<title>Fibra e le donne</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 07:25:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Lino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Battaglie Ideologiche]]></category>
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		<description><![CDATA[Ti piacciono le donne1. Lo ripeti all&#8217;infinito in questa canzone-tormento estiva che sono costretta a subire ogni qual volta si accenda la radio, o si vada in giro per shopping. Ti piacciono le donne, le more e le bionde. Sembra che sia un nuovo inno filo-femminista, niente a che vedere con quello che cantavi fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti piacciono le donne<sup>1</sup>. Lo ripeti all&#8217;infinito in questa canzone-tormento estiva che sono costretta a subire ogni qual volta si accenda la radio, o si vada in giro per shopping. Ti piacciono le donne, le more e le bionde. Sembra che sia un nuovo inno filo-femminista, niente a che vedere con quello che cantavi fino a qualche mese fa. Nel video una serie di facce femminili, e corpi vestiti, apparentemente nessuna allusione offensiva. Ti piacciono le donne, le more e le bionde, insomma non è importante il loro aspetto fisico, vuoi farci credere. D&#8217;improvviso le ami tutte, sono finiti i tempi di &#8220;vedo troie di qua, vedo mignotte di là, ma non dobbiamo accontentarci di queste zoccole&#8221;<sup>2</sup>. Adesso le zoccole, le troie e le mignotte le ami tutte, vestite coi loro vestiti di ogni giorno, intente a sgolarsi ai tuoi concerti, come ragazzine invasate dietro le sbarre. Ti piacciono le donne, le grasse e le tonde, dici su una base ritmata soft, come se questo ti sollevasse sugli altri rapper, perché a loro, si sa, le chiattone non piacciono. Grazie Fibra. Hai smesso di arricciare il naso di fronte a &#8220;sti culi ciccioni come una crepe&#8221;<sup>3</sup> e ti sei finalmente dato ai corpi rotondi? Grazie. Hai svuotato i tuoi &#8220;coglioni giganti&#8221;<sup>2</sup> e adesso puoi darti all&#8217;amore pulito, vuoi &#8220;mettere su famiglia, come nello spot della Barilla&#8221;<sup>1</sup> per farci contente? Grazie, davvero. Ti siamo grate. Noi donne, more e bionde, grasse e rotonde, magre, francesi, spagnole, italiane, fredde e calde, fioraie e portinaie. <span id="more-6592"></span>Noi che per anni siamo state solo le tette e i culi di contorno alle tue frustrazioni, noi che hai appellato &#8220;puttane&#8221;, &#8220;mignotte&#8221;, &#8220;zoccole&#8221;, &#8220;troie&#8221;, adesso finalmente abbiamo ritrovato dignità, ammiccando vestite (o travestite?) nel tuo nuovo video rispettoso e filo-femminista.</p>
<p>Mi sorge solo un dubbio. Le nuove categorie nelle quali ci inviti a inquadrarci, le hai prese da youporn? I pensieri strani che ti fai sulla tabaccaia, mentre guardi i calendari con quelle schifose modelle in bikini, non la vedono forse in atteggiamenti sensuali-porno tradizionali? E &#8220;le donne di ogni razza e lingua&#8221; ti piacciono perché sono esotiche? Le &#8220;top model con due bombe&#8221;<sup>1</sup> non saranno in contraddizione con tutta sta sfilata di casi umani che degni del tuo sguardo fino a ieri ipercritico?</p>
<div></div>
<p>Ti piacciono le donne. Lo ripeti così tante volte che, mi sembra, il messaggio vero è che non ti piacciono gli uomini. Non ti piacciono, non ne parli mai, l&#8217;unico altro uomo che compare nella canzone è un cameriere romanaccio che &#8211; sarà un caso? &#8211; usa la parola &#8220;mignotta&#8221;. Insomma, credi di essere filo femminista, ma sei ancora quello che si lamentava perché le &#8220;minorate minorenni in minigonna&#8221; a letto sono meno maiale di tua nonna, e soprattutto sei omofobo. Fibra, dai, puoi dircelo. La tua più grande paura è che, dopo aver sputtanato (nel vero senso della parola) tutte le poverine che per sbaglio ti si sono accostate, dopo aver sputato sull&#8217;intero genere femminile, dopo aver dato della troia anche a tua madre (o no? forse le mamme non si toccano, almeno non la propria), a qualcuno è venuto il dubbio che tu potessi essere interessato agli uomini (come Mengoni, che secondo te &#8220;<span>è gay ma non può dirlo perché poi non venderebbe più una copia già me lo vedo in camera arriva una figa prende il suo cazzo in mano e lui lasciami ti prego&#8221;). Pesante, non è da veri uomini dire a una &#8220;figa&#8221; di no. Una figa, che non ho ben capito se è un complimento (o un&#8217;offesa) o una sineddoche. E comunque di sicuro la sua funzione è legata al cazzo, su questo non ci sono dubbi. La verità è che vorresti che fosse così. </span>Ti piacciono le donne, dici, ma sei solo spaventato. E non sei all&#8217;altezza di quelle donne &#8220;vere&#8221; che dici di volere.</p>
<p>Fibra, c&#8217;hai provato. Hai montato su un bel video con facce qualunque, e parole di finto cambiamento. Ci volevi fare passare il messaggio che sei cambiato, che non ci prendi più per puttane. Che adesso ci ami tutte. Non ti è riucito. Quello che ne è venuto fuori è una specie di &#8220;girlsbook&#8221;, un elenco di donne che ti faresti, che non rispettano i canoni tradizionali solo perché ti sei annoiato. Quello che volevi farci passare per il nuovo inno neo femminista, è solo il tuo nuovo elenco di fantasie, solo l&#8217;ennesimo modo per renderci oggetti, per reificare quei corpi che, non più soltanto alla tv o sui calendari, ma nella vita di ogni giorno, incontri e vorresti assoggettare.</p>
<p>Fabri, c&#8217;hai provato e non ci sei riuscito. Non siamo sceme. Siamo more, bionde, con due bombe, grasse e rotonde, alte, basse, stronze, zoccole, mignotte, puttane, madri, figlie, zie, interessate al membro maschile degli uomini di colore (ma un cliche meno razzista, no?), interessate ai tuoi soldi, alla tua macchina, al tuo rap (conosci una canzone, le conosci tutte), sbavanti ai tuoi concerti (solo se pagate), tabaccaie, fioraie, disoccupate, ladre, assassine, professoresse, scrittrici, medici, pittrici, nullafacenti. Minorate, maggiorate, in minigonna o in salopette. Siamo culi, tette, fighe. Siamo tutte queste cose, ma non siamo sceme.</p>
<p>Ti piacciono le donne, ok. Ma tu piaci a loro?</p>
<p><sup>1 &#8220;Le donne&#8221; è il terzo singolo estratto dall&#8217;album &#8220;Controcultura&#8221; di Fabri Fibra. Il video è visibile <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Qi8c7gQUiyA" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.youtube.com/watch?v=Qi8c7gQUiyA&amp;referer=');">cliccando qui. </a></sup></p>
<p><sup>2 da &#8220;Zoccole&#8221;, canzone conosciuta anche come &#8220;Coccole&#8221;, probabilmente per qualche censura della rete. </sup></p>
<p><sup>3 da &#8220;Non fare la puttana&#8221;.</sup></p>
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		<title>I Cani e l&#8217;hipsteria</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 06:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miriam Rizzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[centri commerciali]]></category>
		<category><![CDATA[critiche]]></category>
		<category><![CDATA[hipster]]></category>
		<category><![CDATA[I Cani]]></category>
		<category><![CDATA[omologazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma che cos’è? Una base elettronica porta a grande velocità al mio orecchio un mondo che conosco perfettamente, si insinua tra i suoni veloci, la staticità della velleità. Bello. La voce di questo ragazzo dai vestiti cool e con capelli cool, parla di polaroid, aspiranti dj, radical chic, di velleità che aiutano a scopare, dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ma che cos’è? Una base elettronica porta a grande velocità al mio orecchio un mondo che conosco perfettamente, si insinua tra i suoni veloci, la staticità della velleità. Bello.</p>
<p style="text-align: justify;">La voce di questo ragazzo dai vestiti cool e con capelli cool, parla di polaroid, aspiranti dj, radical chic, di velleità che aiutano a scopare,  dei critici musicali, nichilisti e nerd con finti occhiali e anoressiche alla moda, dei gruppi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hipster" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Hipster?referer=');">Hipster</a>, Hard core e dei Cani stessi. Ma è critica o consapevolezza da maschera nuda?  Osservazione attenta di un gioco sociale, ma del quale non poter far a meno? <a href="http://www.youtube.com/watch?v=iF77m2iAOJo" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.youtube.com/watch?v=iF77m2iAOJo&amp;referer=');">I Cani ci stanno dentro</a>.<span id="more-6326"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Voce su suoni elettronici che parlano di malinconie in perfetta sintonia con il colore dei leggins, delle ansie legate ai post su facebook su Daniel Johnston  e  di amori che nascono su basi di estetismo a righe, canottiere a righe, magliette a righe, dentro cui stare bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma com’è questo mondo che viene descritto tra pub e fotografie? È triste, modaiolo, affascinante o, forse,  è solo uguale a tutti gli altri in cui gente senza ciuffo ma con i rasta, o la cresta si riconosce se stesso nel modo di fare degli altri, nei vestiti di chi si ha intorno, nel modo di parlare e di salutarsi, insomma una cricca come tante altre, e quindi cosa hanno di così strano questi hipster, perché creano tanto sconcerto, sdegno, antipatia, forse anche fascino?</p>
<p style="text-align: justify;">I Cani, o l’unico membro di questo gruppo,  si mette tra i velleitari, si veste da hipster, ha il ciuffo e l’abbigliamento giusto, però ne mostra la fragilità e la convenzione, come a farci i conti con onestà con la propria omologazione, non è facile, ma riesce a guardarsi intorno facendo la conta dei difetti, degli aspetti più convenzionali, degli atteggiamenti, delle frasi a vuoto e delle tristezze di questa gente intorno a lui. In canottiera a righe, collane con ciondoli marinari, fumando una sigaretta di tabacco, guardarsi alla specchio, magari piacersi anche, riconoscersi  velleitari e non mentirsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Eccoli i Cani, lo sentite già questo ragazzo di venticinque anni cantare oltre la solita solfa da criticone facile, raccontare, avvertire e sentire un mondo cool, in modo decisamente cool, senza fermarsi all’avvertimento dell’omologato.</p>
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