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	<title>Abattoir &#187; Realtà</title>
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	<description>Voci dal macello</description>
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		<title>Bookcrossing. Libera un libro!</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Crisitina Vasile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[Avete mai letto L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón? In questo romanzo l’autore racconta di un’enorme biblioteca al centro della vecchia Barcellona degli anni ’40 che egli chiama “il cimitero dei libri dimenticati”. Questa biblioteca raccoglie testi e volumi di ogni tipo e genere per preservarli, per non farli cadere nell’oblio e i pochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin: 5px;" title="Libri sul prato" src="http://a4.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/408177_3043901145834_1512281626_32977485_1873481027_n.jpg" alt="" width="328" height="217" />Avete mai letto <em>L’ombra del vento</em> di Carlos Ruiz Zafón? In questo romanzo l’autore racconta di un’enorme biblioteca al centro della vecchia Barcellona degli anni ’40 che egli chiama “il cimitero dei libri dimenticati”. Questa biblioteca raccoglie testi e volumi di ogni tipo e genere per preservarli, per non farli cadere nell’oblio e i pochi adepti che ne venivano a conoscenza potevano “adottare” un libro da quell’enorme e infinito dedalo di scaffali e farlo rivivere leggendolo. Mi era sempre piaciuta l’idea di un cimitero dei libri, per far in modo che certi libri non venissero dimenticati, fossero custoditi al sicuro e mai dispersi. Poi ho scoperto che c’è un modo migliore per preservare un libro…<span id="more-8646"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Voi che ne fate dei vecchi libri? Di quelli che avete letto e che non vi sono piaciuti o di quelli che avete studiato, di quelli che avete odiato, di quelli che non avete finito, di quelli che avete semplicemente letto e riposto in fondo a qualche scatolo (sì, perché io sono della fazione che un libro, se ne vale la pena, vada letto minimo due volte, la prima volta per gustarlo, la seconda per comprenderlo)? Ecco, per piacere, non buttateli, utilizzate il <em>Bookcrossing</em>!</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea del <em>Bookcrossing</em> è nata nel 2001 attraverso il sito <a href="http://www.bookcrossing.com/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.bookcrossing.com/?referer=');">www.bookcrossing.com</a> che oggi registra quasi un milione di iscritti.<br />
Qual è l’idea di base: liberare i libri! Abbandonarli ovunque per fare in modo che vengano trovati e letti da altre persone. Lasciarli liberi di seguire la propria strada.<br />
Come funziona: si può seguire il percorso del libro grazie a un codice rilasciato dal sito.</p>
<p style="text-align: justify;">Cioè, praticamente? A te piace un libro e vuoi che altra gente lo ami oppure odi un libro e vuoi disfartene assolutamente ma senza gettarlo. Vai sul sito, registri il libro e ti viene dato un codice (BCID &#8211; <em>Bookcrossing</em> ID). Questo codice lo riporti sul libro con delle indicazioni, poi prendi il libro, lo porti fuori casa e lo “liberi”, cioè lo lasci su di una panchina, sul treno, in un bagno dell’autogrill… Chi lo trova leggerà le tue indicazioni (ovvero di andare sul sito e digitare il codice del libro) così tu potrai seguirne il viaggio!</p>
<p style="text-align: justify;">È una bella idea quella di “liberare” i libri per farli conoscere agli altri e soprattutto quella di seguirne il viaggio. Può capitare che un libro “liberato” a Honk Kong faccia il giro del mondo fino ad arrivare a Catania! Vabbè, magari ho esagerato, però non si sa mai!</p>
<p style="text-align: justify;">Perché farlo? Sul sito italiano di supporto scrivono:</p>
<blockquote><p>Il BookCrossing è un miscuglio di spirito d’avventura, letteratura e anche generosità che molte persone trovano irresistibile. Alcuni lo vedono come una versione moderna dei messaggi nella bottiglia o dei bigliettini attaccati ai palloncini. Altri lo concepiscono come il tentativo di creare un&#8217;enorme biblioteca aperta e in viaggio.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Bookcrossing</em> quindi supera l’idea di un cimitero dei libri dimenticati. Per preservare un libro non bisogna costruirgli una tomba e aspettare che qualcuno lo dissotterri e lo faccia rivivere; dato che un libro rivive nella mente di chi lo legge, il modo migliore per far rivivere un libro è disperderlo, liberarlo. Ma per essere sicuri che quel libro non cada nell’oblio, ne seguiamo il viaggio! Un tempo quando si liberavano messaggi in bottiglia che facevano il giro del mondo in mare non si sapeva se arrivassero da qualche parte o giacessero per sempre in fondo ai flutti. Oggi possiamo sapere se un libro, e quindi un messaggio, un pensiero, sta girando il mondo o giace sul fondo…di uno scatolone! Ah, la tecnologia!</p>
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		<title>Wind of changes: liberalizzazione sì, liberalizzazione no!</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2012/01/18/wind-of-changes-liberalizzazione-si-liberalizzazione-no/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 07:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosita Baiamonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglie Ideologiche]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricordate la &#8220;primavera di Praga&#8221;? Quel bellissimo e sfolgorante periodo in cui l’allora governo della Cecoslovacchia, sotto il dominio dell’Unione Sovietica, decise di promuovere un programma di liberalizzazione politica ed economica, nel tentativo di arrivare a un vero e proprio processo di democratizzazione, che purtroppo venne interrotto a causa dell’invasione sovietica, che in breve ripristinò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Ricordate la &#8220;primavera di Praga&#8221;?</p>
<p style="text-align: justify">Quel bellissimo e sfolgorante periodo in cui l’allora governo della Cecoslovacchia, sotto il dominio dell’Unione Sovietica, decise di promuovere un programma di liberalizzazione politica ed economica, nel tentativo di arrivare a un vero e proprio processo di democratizzazione, che purtroppo venne interrotto a causa dell’invasione sovietica, che in breve ripristinò l’antico ordine.</p>
<p style="text-align: justify">Perché ve ne parlo? Perché quello della liberalizzazione è un argomento che quasi tutti i governi hanno, una volta nella loro vita, preso in considerazione. Compreso il governo Berlusconi, che come sappiamo, nasce come governo liberale (???) e riformista, ma che, nella sostanza, ha tentato di imbavagliare anche Topo Gigio e che è sempre sceso a compromessi con le varie caste, proteggendole oltremodo e non arrivando a nessuna conclusione.<span id="more-8619"></span></p>
<p style="text-align: justify">Il governo Monti negli ultimi giorni ha rilanciato lo scottante tema della liberalizzazione economica, scatenando il solito vespaio di polemiche. Protestano tutti: tassisti, farmacisti, avvocati, notai e casalinghe.</p>
<p style="text-align: justify">Spieghiamo in breve cosa s’intende per processo di liberalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify">Dicesi <em>liberalizzazione</em> quel processo che intende adeguarsi ai principi del liberalismo economico e che prevede l&#8217;abolizione di qualsiasi restrizione preesistente; si parla quindi di liberalizzazione economica, del commercio, del mercato e del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify">Nel pacchetto liberalizzazione, promosso dall’attuale governo Italiano, le maggiori resistenze arrivano dalla lobby dei tassisti, che in questi giorni protestano senza sosta per bloccare il decreto che, a detta loro, saturerebbe il loro settore e non porterebbe alcun beneficio.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che Monti, diplomaticamente, chiama, “disarmo multilaterale delle corporazioni” è in sostanza il sogno di ogni governo che si professa liberale: eliminare le staccionate che da anni proteggono alcune categorie in Italia. Lo sfondamento di una di esse, come ad esempio quella dei tassisti, se mai venisse portato a compimento, potrebbe facilmente essere tra le più rivoluzionarie mosse pro liberalizzazione che il nostro Paese abbia mai portato avanti.</p>
<p style="text-align: justify">Essere tassista è come ereditare lo studio notarile del papà. La licenza si compra a caro prezzo e il mezzo passa di padre in figlio. Tutte le spese annesse al servizio taxi sono a carico del titolare della licenza: se si guasta il veicolo, è il tassista che paga di tasca propria, l’RC auto  e il carburante sono anch’essi a carico del conducente e così via. A fronte di spese sostanziose, il guadagno lordo dovrebbe essere intorno alle 4.000 euro per arrivare a un guadagno netto che va dai 1.500 ai 2.000 euro. Ecco perché i tassisti sono contro le liberalizzazioni, perché un numero maggiore di licenze significherebbe, a detta loro, un minor guadagno.</p>
<p style="text-align: justify">Questo potrebbe essere vero, ma un aumento del numero di taxi in circolazione significherebbe una sostanziale riduzione dei prezzi a corsa e quindi un incremento della concorrenza tariffaria. Insomma, sono o non sono libera di prendere un taxi che a parità di servizio, mi costa meno? Questo è in soldoni il quesito che mi sono posta e che mi fa propendere per un processo di liberalizzazione giusto, equo, che provi a scontentare i pochi, ma ad accontentare i molti, ovvero i liberi cittadini che di fronte a imposizioni di prezzi che vengono dall’alto, dalle lobby, dagli ordini professionali, sono inermi e anche, passatemi il termine, incazzati.</p>
<p style="text-align: justify">E qui si giunge a un altro tema spinoso: la liberalizzazione degli ordini professionali.</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente, sono per la totale abolizione degli ordini professionali, per due ragioni di principio:  in primis, perché l’istituzione degli ordini è di ispirazione fascista, fu infatti una delle poche istituzioni promosse da Mussolini e adottate dalla nascente Repubblica Italiana, che anzi, promosse l’avvio di numerose altre corporazioni; forse troppe, non trovate? Ormai è uso e costume istituire un ordine per qualsiasi cosa, anche per i suonatori di zampogna. Così, chi vuole fare lo zampognaro liberamente durante le feste natalizie si deve fare il mazzo. Ovviamente, la mia è mera ironia, ma constatare che ci sono più ordini professionali che professionisti è alquanto sconfortante. L’altra ragione, un po’ meno di principio ma più di sostanza, è l’imposizione di tariffe minime cui i professionisti sono “costretti” a fare riferimento, in barba a qualsiasi concetto di libero mercato e di concorrenza leale.</p>
<p style="text-align: justify">È recente il caso di quei due ingegneri che con uno sprazzo di coraggio hanno osato proporre un’offerta sul famoso sito Groupalia, con tariffe vantaggiose. Ovviamente, sono stati immediatamente radiati dall’ordine degli ingegneri per non aver rispettato le soglie minime di tariffa imposte dall’alto. Non vi sembra assurdo?</p>
<p style="text-align: justify">Ok, i professionisti che leggeranno questi miei sproloqui potranno ribattere che l’esistenza dell’ordine garantisce correttezza e professionalità ed evita che ingegneri, avvocati o notai da strapazzo, presa la laurea, possano svolgere la professione in maniera scorretta. Ok, manteniamo allora l’esame di stato per l’abilitazione, ma vi prego, lasciate che i cittadini decidano liberamente a chi rivolgersi sulla base della professionalità, ma anche del vantaggio economico e soprattutto smettiamola di proteggere queste microsocietà che di fatto non fanno altro che difendere i propri privilegi.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente, il tema delle liberalizzazioni è denso di problematiche, impossibili da sbrogliare in poche righe.</p>
<p style="text-align: justify">Ma da libera cittadina che vuole vivere in un paese moderno, certe imposizioni sono stantie e sanno di vecchio.</p>
<p style="text-align: justify">E voi che ne pensate?</p>
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		<title>Dal car pooling al piedibus, esempi di un&#8217;altra civiltà</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 07:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Scarpinato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle piaghe di Palermo è il traffico, lo racconta anche Benigni in Johnny Stecchino; chiunque venga dal Nord, effettivamente, rimane sconvolto per il nostro traffico, ma non tanto per il numero di auto in circolazione, quanto per il modo disordinato con cui la gente guida e parcheggia, rendendo impraticabile la circolazione. Negli ultimi mesi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.palermociclabile.org/wp-content/uploads/2011/09/logo-sems2011.jpg" alt="" width="200" height="146" />Una delle piaghe di Palermo è il traffico, lo racconta anche Benigni in Johnny Stecchino; chiunque venga dal Nord, effettivamente, rimane sconvolto per il nostro traffico, ma non tanto per il numero di auto in circolazione, quanto per il modo disordinato con cui la gente guida e parcheggia, rendendo impraticabile la circolazione.<br />
Negli ultimi mesi, però il traffico di città come Roma e Milano ha superato la fama di quello siciliano, portando i relativi sindaci a cercare misure aggressive per contrastarlo.<br />
Una città piena di auto è una città rumorosa, che inquina e degrada consumando il territorio. Quanti bei monumenti non possiamo fotografare senza una macchina o un motorino che ci passi davanti? E quanto smog rimane incastrato trai ghirigori di marmo delle sculture di degni personaggi?<br />
La pedonalizzazione di alcune aree urbane può essere utile a tamponare il problema, ma finché non verranno adottate delle vere misure di mobilità sostenibile che rivoluzionino gli spostamenti quotidiani, rimarrà il traffico che renderà i nostri figli asmatici e noi più nervosi a causa del rumore e dei quotidiani imbottigliamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quali sono queste pratiche rivoluzionare di mobilità? L&#8217;espropriazione dei veicoli ai cittadini? Il telelavoro in modo da non doversi spostare? Certo, la digitalizzazione di alcune pratiche burocratiche snellirebbe molto sia il traffico che il nostro tempo perso a fare infinite file per consegnare un documento, ma ci sono altre necessità. <span id="more-8595"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una pratica che mette al centro l&#8217;auto come soluzione del problema del traffico è il <em>car pooling</em>: ovvero usare l&#8217;auto in più persone. Molte volte, vediamo che per strada c&#8217;è una persona per ogni auto e pensiamo che forse non sarebbe necessario, forse le persone che lavorano nella stessa azienda potrebbero andare al lavoro con le persone che abitano nella stessa zona con una sola auto. Si deve fare benzina in una sola auto, si deve cercare/pagare parcheggio per una sola auto e si mette in circolazione una sola auto. In questo modo, risparmia l&#8217;ambiente e anche il portafogli.<br />
Un&#8217;altra soluzione, forse un po&#8217; più famosa, che vede l&#8217;auto come soluzione, è il<em> car sharing</em>. L&#8217;auto è &#8220;condivisa&#8221; in un altro senso rispetto il precedente, infatti mentre prima l&#8217;auto era pur sempre un mezzo privato messo a disposizione dei colleghi, amici e parenti per fare un percorso comune, in questo caso, l&#8217;auto è presa in affitto per il tempo che serve.<br />
Si dovrebbe, così, scoraggiare l&#8217;acquisto di un&#8217;auto privata per spostamenti sporadici che potrebbero consolidarsi con il possesso del mezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Importante è anche di adottare misure che mettano le strade in sicurezza per chi decide di muoversi in bici o a piedi. Infatti, chi parcheggia fuori dal centro storico, o addirittura ai margini della città per prendere un mezzo pubblico, poi dovrà spostarsi a piedi e se non sarà sicuro a causa di altre auto, ritornerà in auto e vorrà parcheggiare di nuovo davanti il negozio in cui voleva recarsi.<br />
Certo, è un po&#8217; un cane che si morde la coda, perché se tutti adottassimo un comportamento virtuoso le strade diverrebbero già sicure senza ulteriori interventi, quindi la scusa che nessuno va in bici perché le strade non sono sicure si fonda su un falso problema. Personalmente, credo che le piste ciclabili siano un incentivo all&#8217;uso della bici, ma non un mezzo per cambiare mentalità. È necessario educare l&#8217;automobilista al rispetto dei veicoli più lenti anziché relegare quest&#8217;ultimi su una striscia di strada che verrà occupata con altrettanta violenza da auto e moto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mezzo efficace che può incentivare l&#8217;uso della bicicletta è il<em> bike sharing</em>, che funziona con lo stesso principio descritto dal <em>bike sharing</em>. Si noleggia la bici da una postazione e la si riparcheggia in un&#8217;altra quando non serve più. Lo scopo qui è però opposto da quello del <em>car sharing</em>, perché, mentre il primo ti scoraggia ad acquistare un mezzo privato, il <em>bike sharing</em> incentiva l&#8217;uso dell&#8217;acquisto della bicicletta privata perché educa al pedalare.<br />
Il <em>bike sharing</em> più efficace a mio avviso è il<em> bike sharing</em> con biciclette a pedalata assistita che aiuta chi non è abituato ad andare in bici a percorrere il suo itinerario senza problemi.<br />
Piccola nota al margine: impariamo a usare anche le parole giuste, chi va ogni giorno in bici a scuola o a lavorare non è una persona &#8220;allenata&#8221;, termine che si usa in ambito più sportivo, ma semplicemente &#8220;abituata,&#8221; come come chi è abituato a prendere l&#8217;auto (e non allenato). Ci tengo a questa precisazione perché finché si dirà che siamo allenati ad andare in bici, la faremo sembrare una cosa per pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro modo di incentivare l&#8217;uso della bicicletta, specialmente tra i più piccoli è il Bicibus, non un autobus per le biciclette ma un sistema di spostamento collettivo su mezzo privato. L&#8217;esempio classico è quello in cui ha maggiore applicazione, ovvero accompagnare i bambini a scuola. Quanto traffico davanti le scuole all&#8217;ora di ingresso e di uscita? Il bicibus ovvia a questo problema in questo modo: un genitore che ha maggiore disponibilità (o a turno più genitori) dà appuntamento nella piazza di quartiere ai ragazzini in bicicletta che frequentano la stessa scuola di suo figlio e li guida fin lì. Il ragazzino è sempre sotto la supervisione di un adulto durante il percorso e si responsabilizza come individuo e come appartenente a un gruppo, oltre che imparare che muoversi in bicicletta non è cosa solo della domenica pomeriggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso principio ha il piedibus, solo che i ragazzini possono anche essere più piccoli perché andando a piedi non si richiedono grosse abilità. Questo sistema permette ai genitori che lavorano e che hanno tempi stretti di affidare a una persona fidata il loro figlio affinché lo accompagni a scuola, senza dover fare le corse per accompagnarlo a scuola in tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche educare a camminare a piedi è importante, perché questa forma di mobilità potrebbe praticamente scomparire per chi non si muove con i mezzi pubblici, infatti con l&#8217;apertura dei grandi centri commerciali in periferia e la conseguente chiusura dei negozi sotto casa, saremo costretti a fare chilometri per fare la spesa e quindi giù di nuovo nel traffico.<br />
La micro-economia di quartiere invece favorirebbe a vivere in un ambiente più sano, senza la necessità di prendere l&#8217;auto e instaurando un rapporto personale, giorno dopo giorno, con le persone che popolano il mondo intorno a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere, alcune pratiche utili che possono cambiare realmente il problema del traffico sono le infrastrutture di mobilità pubblica, dagli autobus (a metano o elettrici!) con corsia preferenziale sempre libera alle metropolitane, che diano servizio a tutta la città e con capolinea vicino i parcheggi dove lasciare l&#8217;auto.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si chiude il centro alle auto, queste auto confluiranno da qualche altra parte; bisogna dare delle alternative, che non siano ideali ma fattibili, solo allora potremo fruire della città come spazio in cui vivere la nostra quotidianità e non come un insieme di punti da raggiungere.</p>
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		<title>Mi hanno detto che sono morto</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'Abattoir</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Carlo Nix Alla radio passa l’ennesima notizia di alcuni licenziamenti e dell’aumento di una nuova tassa che, onestamente, non avevo mai sentito prima. Sono Gaetano, ho 28 anni, ho una moglie e due figli e questi sono i miei ultimi pensieri, il mio testamento prima di morire. Ho guidato fino a una rupe del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Carlo Nix</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alla radio passa l’ennesima notizia di alcuni licenziamenti e dell’aumento di una nuova tassa che, onestamente, non avevo mai sentito prima. Sono Gaetano, ho 28 anni, ho una moglie e due figli e questi sono i miei ultimi pensieri, il mio testamento prima di morire.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho guidato fino a una rupe del bresciano, dove vivo ormai da 7 anni. Ero un cuoco, ho sempre cucinato e questa è la mia ultima sconfitta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho stretto i denti per tutta la vita perché amo pazzamente mia moglie Laura. Stiamo insieme da 10 anni, veniamo tutti e due dalla provincia di Palermo, da Bagheria. Ci siamo conosciuti tornando dall’alberghiero in treno. Lei è bellissima come il primo giorno che l’ho vista: occhi verdi, capelli neri e ricci e pelle bianchissima. Ha il viso dolce e paffutello, ma da anni ormai non la vedo più ridere.</p>
<p style="text-align: justify;">Mia figlia, la più grande, ha 5 anni, Anna, l’ho chiamata come mia madre; lei è uguale a sua madre, occhi, capelli e tutto il resto, l’unica differenza è che lei ancora riesce a ridere. La vedo lì nella sua stanzetta che divide con il fratellino, Antonio, il mio piccolino deve fare 3 anni tra poco. A volte ho pensato di farla finita dopo il suo compleanno, ma, in fondo, non fa molta differenza. Comunque dovrà sempre ricordarsi di un padre codardo, che ha preferito farla finita piuttosto che continuare a combattere per lui, per sua sorella, per sua madre.<span id="more-8532"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che oltre un mese fa mi hanno licenziato per l’ennesima volta. Io sono un cuoco, ho studiato per diventarlo e adoro il mio lavoro. Sono emigrato perché non riuscivo a trovare un lavoro stabile giù in Sicilia e perché volevo sposare Laura. Volevo mettere su famiglia, avere dei figli, magari riuscire a comprare una casa. Invece, sono stato costretto a vendere anche la macchina perché non riuscivo più a fare il gasolio. Due anni fa, sono stato licenziato da un ristorante siciliano. Cambio gestione. Adesso hanno aperto un locale di cucina giapponese con il cibo che ti scorre davanti su un nastro metallico. Ricordo ancora quel giorno, l’ultimo servizio, eravamo 13 dipendenti tra sala e cucina e da noi potevi trovare il pesce più fresco di tutta Brescia. Ma a quanto pare alla gente il pesce piace crudo e della cucina siciliana non gliene sbatte una minchia a nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Morale della favola: mi trovo costretto a girare per le inutili agenzie interinali. Fogli di carta con la tua foto e la tua esperienza di qua e di là, ma nessuno che risponde. Qualche mese come salumiere in un supermercato, una serie di servizi di catering e poi la fabbrica. Contratto annuale in una fabbrica di biscotti, addetto alle impastatrici: 1.050 euro al mese. Con i piccoli da tirar su anche mia moglie ha dovuto cercare un lavoro. Certo, non a tempo pieno, perché non siamo riusciti a trovare un asilo nido per i piccoli. Non ci sono posti o non ce lo possiamo permettere. E poi la depressione. Quando sono arrivato al nord avevo un bel colorito, un bel fisico, ero un bel giovanotto, mi vedo qui nella foto della mia patente, patente che non mi serve più, tanto non ho la macchina e questa che sto conducendo adesso verso la morte l’ho rubata. Si perché devi portare qualcosa a casa da mangiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho iniziato a rubare nei centri commerciali, fortunatamente, ancora non sono stato beccato. Principalmente ho rubato carne e uova, per far mangiare i piccoli, per me di solito prendevo qualche bottiglia di vino che infilavo sotto il lungo cappotto rovinato e che mi scolavo avidamente, appartato dietro il supermercato. Una delle mie poche consolazioni è bere.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardo la mia faccia nello specchietto retrovisore e riguardo la foto della patente: non sono io questo. Ma non mi faccio schifo, non provo vergogna per aver rubato, per aver fatto tutto quello che ho fatto, non mi vergogno di niente. Semplicemente, non sono più felice e non ho più le forze per alzarmi la mattina, aspettare l’autobus alle 5.30 con –9 gradi fuori e andare a fare qualcosa che non voglio fare e che viene pagato anche male.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho perso la gioia di stare su questa terra anche mentre mio figlio mi mostra i giocattoli rotti ridendo, mentre io lo guardo che sono già morto dentro. Ma lui non può capire, lui non può capire un padre che circa 5 anni fa sognava di mettere dei soldi da parte per aprire il suo ristorante a conduzione famigliare. Come posso dire a mio figlio che suo padre più di questo non può fare per lui? Come posso dirglielo?</p>
<p style="text-align: justify;">E poi c’è mia moglie, Laura. Quanto male le ho fatto? Io e lei non parliamo più da mesi, ormai. Non riesco nemmeno a guardarla in faccia, tra noi non c’è più quel legame che ci univa anni fa. Anche lei si è rassegnata, in silenzio, senza dire niente, ma si è rassegnata a tutto questo. Ha deciso che questa è la sua vita e, grazie ai suoi lavoretti come domestica, tiriamo avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho provato a fare altri lavori, ho provato a sporcarmi le mani con il cemento, ma io ho sempre impastato farina, ho provato a maneggiare scopa e paletta in un cesso pubblico per meno di 5 euro l’ora, l’ho fatto, ma, inesorabilmente, a ogni cicca che tiravo su con la mia paletta, mi rendevo conto che la mia vita era diventata un incubo, un gioco schifoso senza regole al quale non volevo partecipare. Non stavo vivendo la mia vita. Raccattando mozziconi di sigarette in un bagno di un autogrill, mi rendevo conto che spendevo un sacco di soldi per arrivare sul posto di lavoro senza riuscire a portare niente a casa. Chiesi più di una volta un posto come pizzaiolo, tornai a chiedere ai supermercati, ma anche lì, se vuoi entrare alla Coop devi avere una raccomandazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo oltre un anno di ricerche e lavori schifosi mi ritrovo dentro una Ford rubata, in cima a uno strapiombo. Da qui si intravede casa mia. Lì ci sarà mia moglie che cuce qualcosa, con i piccoli che dormono. Le ho detto che ho trovato lavoro come barista in un autogrill e, non so perché, lei mi crede, nonostante tutto mi crede ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece ho rubato una macchina, solo che invece di andare all’appuntamento con alcuni zingari per piazzarla, ho detto basta.</p>
<p style="text-align: justify;">Io sono Gaetano Marino, mio padre Giuseppe Marino era ferroviere ed è morto di tumore a 54 anni. Mia madre ha tirato su la famiglia con la pensione di mio padre e grazie ai miei zii. Sono andato via dalla mia terra per cercare un lavoro, ho lasciato il mare, gli amici e i parenti e non rivedrò mai più mia madre perché ho deciso di farla finita.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso ho acceso la macchina e sto sgasando in direzione del guardrail. Io ero un cuoco, una volta, e amavo il mio lavoro e stavo bene con mia moglie Laura ed ero felice di avere i miei due bellissimi bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Amo ancora mia moglie e adoro i miei figli, ma non riesco più a guardarli in faccia perché mi vergogno di quello che sono diventato: un ignobile codardo. Il guardrail è sempre più vicino e il mio volto scavato dalla stanchezza e dalla rassegnazione si riflette sul vetro del parabrezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una notte tranquilla, la notte che sono volato giù da un dirupo di oltre 80 metri. Mi hanno detto che la mia macchina ha continuato a rotolare per 600 m prima di andarsi a schiantare contro un albero ed esplodere poco dopo per la deflagrazione del serbatoio.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo 28 anni, una moglie e due figli e la vita mi ha strappato via la voglia di vivere.</p>
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		<title>Job-Attack!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 09:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosita Baiamonte</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.abattoir.it/2011/12/24/job-attack/wwworkers0/" rel="attachment wp-att-8409"><img class="alignleft size-full wp-image-8409" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/wwworkers0.jpg" alt="" width="272" height="192" /></a>“C’è crisi” è ormai il claim che apre ogni discorso, fosse anche il discorso sulla zia Assunta che cadendo si è rotta una gamba: “se l’è rotta perché la crisi ci sta mangiando anche il calcio delle ossa!”. L’altra frase è: “ma dov’è &#8216;sta crisi?”, che si dice nei casi in cui non si hanno soldi a sufficienza per acquistare qualche oggetto di puro capriccio e come per magia ci ritroviamo a rosicarci i gomiti dall’invidia, lanciando invettive contro chi, in barba alla crisi, spende e spande a più non posso e poi lo ha detto anche Berlusconi e io a lui ci credo.<span id="more-8408"></span></p>
<p style="text-align: justify;"> Ma non voglio parlare di questo, piuttosto vorrei parlare di come la crisi, la mancanza di un impiego fisso, la disperazione del non arrivare a fine mese, aguzzi l’ingegno delle persone, o quanto meno  di quelle che alla disperazione aggiungono una sana di dose di voglia di farcela e di buona volontà e che il lavoro se lo inventano.</p>
<p style="text-align: justify;">Non molto tempo fa, sfogliavo annoiata una rivista, mentre attendevo il mio turno dal parrucchiere, quando la mia attenzione fu catturata da un articolo che aprì uno squarcio nella mia mente: il lavoro <em>homemade</em>, cioè che si può svolgere abilmente e comodamente dal divano di casa tua o quasi, e no, non sto parlando di quegli annunci truffa che ti vogliono intortare promettendoti grandi profitti telefonando in Australia da casa tua, no, no.  Parlo di lavori veri e propri e anche molto redditizi; ad esempio, ci sono le segretarie virtuali. Cosa sono? Sono quelle che  organizzano la vita, l’agenda, gli appuntamenti di uomini d&#8217;affari, senza che il datore di lavoro le veda mai. In Italia, questo fenomeno è ancora in via di sviluppo, tuttavia, esistono diverse assistenti virtuali che gestiscono un pacchetto clienti di tutto rispetto e  una di loro ha anche aperto un’agenzia di “Assistenza Virtuale”,  mettendo insieme un team di persone cui si affidano i grandi manager per gestire il loro lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Geniale no? In questo caso i costi vengono ammortizzati, in quanto il lavoro viene pagato a prestazione e non a ore.</p>
<p style="text-align: justify;">In Inghilterra, patria di grandi innovazioni, c’è un grande business attorno a questo tipo di lavoro, ma non solo, di matrice inglese è anche la nuova frontiera del gusto: le  torte decorate. Sì, avete capito bene. Avete presente i matrimoni dei film americani? Avete presente quelle grandi, immense, coloratissime torte decorate con la <em>sugar paste</em>? Quanti di noi a quell’immagine hanno associato la mestizia delle nostre torte senza piani, decorate con panna montata di scarsa qualità? Bene, questa nobile arte tutta anglosassone è sbarcata in Italia con un grande, anzi grandissimo riscontro; ormai sembra che il solo modo di fare le torte sia ricoprirle di pasta di zucchero e farcirle con butter cream, alla maniera anglossassone.</p>
<p style="text-align: justify;">La particolarità di questo tipo di torte sta proprio nella grandiosità dei decori, dei veri e propri capolavori. Ma l’aspetto più interessante è sicuramente quello di aver provato a fare di questa arte un vero e proprio lavoro: nasce così la figura del <em>cake designer</em>, cui sempre più persone si rivolgono per festeggiare eventi di vario genere, presentando queste torte spettacolari che a volte sfidano anche le leggi di gravità, tanto sono mastodontiche e pesanti. Inoltre, le stesse cake designer sfornano libri come se piovesse e organizzano una miriade di corsi e workshop per tutti coloro che volessero avvicinarsi alla sacra arte del <em>cake design</em>. Il cake designer talvolta lavora in tandem con la figura del wedding planner, anche questa in forte espansione.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine ci sono loro, i wwworkers, termine che identifica coloro che attraverso internet diventano imprenditori di se stessi, trasformando un’idea in un vero e proprio lavoro, semplicemente utilizzando la rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche esempio? Il dog sitter che si trasforma in istruttore cinofilo on line, tenendo corsi su skype, oppure quello che s’inventa un logo da appiccicare su una maglietta di cotone e la vende su internet solo su prenotazione, o ancora, il caso di quell’ingegnere gestionale che produce e distribuisce buste ecologiche collezionando clienti in tutta Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, nessuno di loro agisce nell’illegalità (o quasi nessuno), tutti sono provvisti di una regolare partita Iva, pagano le tasse e svolgono il lavoro anche con fatica, perché farsi un nome su internet non è semplice, bisogna avere molta caparbietà, spirito di adattamento, voglia di farcela e anche una buona dose di fortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa che più mi affascina dei lavori homemade, se così vogliamo chiamarli, è questo connubio fra passione e lavoro; dopotutto, credo non esista niente di più gratificante al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, siamo tutti consapevoli che il mercato del lavoro è saturo, la concorrenza spietata e che non c’è spazio per tutti. Tuttavia, da persona ottimista quale sono sono altresì convinta che questa possa essere la nuova frontiera dell’impiego, un modo per contrastare il precariato che ci stritola e lasciarsi indietro i problemi ad esso annessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Io nutro questa speranza e voi?</p>
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