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	<title>Abattoir &#187; Vignette</title>
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	<description>Voci dal macello</description>
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		<title>Siamo tutti nella stessa barca&#8230; che affonda&#8230;</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2011/11/16/siamo-tutti-nella-stessa-barca-che-affonda/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 07:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Ventura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_7766" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/11/siamo_nella_stessa_barca.jpg" rel="lightbox[7765]"><img class="size-full wp-image-7766 " title="siamo_nella_stessa_barca" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/11/siamo_nella_stessa_barca.jpg" alt="siamo nella stessa barca, Berlusconi affonda, noi con lui" width="420" height="614" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta di Andrea Ventura</p></div>
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		<title>Chi getta carta per terra non potrà mai capire chi la raccoglie</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 07:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Ventura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Testo di Laura Brida Mi sono sempre stupita dello strano comportamento degli “altri”. Non sono mai riuscita a capire come delle persone adulte, apparentemente con una buona razionalità, abbastanza colte e prive di evidenti segni di anomalie psichiche, potessero ragionare in certi termini. Uomini e donne “normali”, senza nessun grave problema esistenziale, che non riescono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_7491" class="wp-caption aligncenter" style="width: 570px"><strong> </strong><strong><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/11/spiaggia_pulita_rid.jpg" rel="lightbox[7476]"><img class="size-full wp-image-7491 " title="spiaggia_pulita_rid" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/11/spiaggia_pulita_rid.jpg" alt="Vignetta di Andrea Ventura" width="560" height="464" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Vignetta di Andrea Ventura</p></div>
<p><strong>Testo di Laura Brida</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono sempre stupita dello strano comportamento degli “altri”. Non sono mai riuscita a capire come delle persone adulte, apparentemente con una buona razionalità, abbastanza colte e prive di evidenti segni di anomalie psichiche, potessero ragionare in certi termini. Uomini e donne “normali”, senza nessun grave problema esistenziale, che non riescono a <em>vedere più in là del loro naso</em> e la cui risposta (celata o palese) a ogni domanda di collaborazione è: “E a me che me ne viene?”</p>
<p style="text-align: justify;">Collaborando attivamente con un paio di associazioni, in questi anni, ho avuto modo di entrare in contatto con persone molto differenti tra loro e questo mio sconcerto è parecchio aumentato. Non sono stati pochi gli individui che ci hanno abbordato, durante manifestazioni indette per la raccolta di fondi, accusandoci di “intascare” tutti i soldi raccolti, altrimenti “chi ve lo farebbe fare?”&#8230;. Non erano accuse campate in aria, realmente &#8220;non capivano&#8221; perché degli individui decidessero di sfacchinare come somari e perdere molto del proprio tempo libero per azioni totalmente gratuite.</p>
<p style="text-align: justify;">La scoperta della scala di Kohlberg mi ha aperto gli occhi e finalmente ho capito il nocciolo della questione e sono riuscita a dare una spiegazione a quegli “strani” comportamenti.<span id="more-7476"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Cerco di riassumere per sommi capi l’opera di Piaget e di Kohlberg, due psicologi cognitivisti che hanno dedicato la propria vita a indagare sullo sviluppo emotivo e sull’evoluzione delle capacità morali dalla prima infanzia all’età adulta; Kohlberg, in particolare, ha sintetizzato le sue teorie creando una scala (omonima), composta da tre fasi e sei stadi e corredata da un elenco di regole. Questa scala rappresenta l’evoluzione morale che dovrebbe aver avuto ogni individuo sano, con una famiglia equilibrata, che non abbia subito gravi traumi durante l’infanzia (insomma, un extraterrestre).</p>
<p style="text-align: justify;">Si parte ovviamente dal momento della nascita e i tempi sono divisi in tre fasi, ognuna di sette anni:</p>
<p style="text-align: justify;">1) durante la prima fase (da 0 a 7 anni), il bambino è completamente egocentrico e non è in grado di valutare le necessità degli altri, la mamma è l’unico riferimento interessante (fonte di cibo e protezione) e spesso la nascita di un fratellino o sorellina crea un trauma (piccolo o grande) per il conflitto territoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">2) nella seconda fase (da 7 a 14 anni), avviene la scoperta dell’“altro” come individuo diverso da sé; questa fase di crescita viene detta “omosessuale”, perché i ragazzini hanno il bisogno fisiologico di confrontarsi e identificarsi con le figure del proprio sesso.Anche in questa fase possono nascere dei traumi profondi, per citare un vizio tipicamente presente nelle famiglie italiane, pensate a tutte quelle madri troppo possessive verso il figlio maschio che ne impediscono un consono avvicinamento al padre.</p>
<p style="text-align: justify;">3) la terza fase (da 14 a 21 anni) è quella definita “eterosessuale”, durante la quale i ragazzi hanno la necessità fisiologica, per una corretta evoluzione, di avere molti contatti con l’altro sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Eventuali traumi o distrazioni durante anche solo una di queste tre fasi possono bloccare l’evoluzione naturale, impedendo così che l’individuo arrivi all’età adulta (normalmente dopo i 21 anni) a uno “stadio morale” adeguato.</p>
<p style="text-align: justify;">Idealmente, l’essere umano dovrebbe riuscire ad arrivare all’età adulta, ovvero poco dopo i 21 anni, al penultimo stadio della scala di Kohlberg e tendere verso l’ultimo. In realtà, proprio perché di traumi piccoli o grandi ne abbiamo subiti un po’ tutti, arriviamo all’età adulta in uno stadio ben inferiore di quello ideale e per tutta la vita arranchiamo faticosamente per raggiungere via via una posizione più alta della scala. Si ritiene che attualmente il penultimo livello venga raggiunto solo da una minima parte della popolazione adulta mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo esiste quindi una scala di Kohlberg specifica che si basa sul comportamento degli adulti. Questa scala rappresenta la <em>motivazione prevalente</em><sup>1</sup><sup> </sup>che l’individuo utilizza per le scelte importanti della propria vita e la ritengo molto interessante e chiarificatrice;  la sintetizzo qui di seguito:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>Fase pre-convenzionale o egoistica: riesco a ragionare solo in base ai miei interessi<br />
</strong>- primo stadio: la paura (&#8230; se non faccio questo i colleghi o l’autorità, me la faranno pagare);<br />
- secondo stadio: il benessere personale ( &#8230; se agisco così ci guadagno qualcosa?).</li>
<li><strong>Fase convenzionale: scopro che esistono gli altri</strong><br />
- terzo stadio: l’approvazione del gruppo ( &#8230; non voglio essere l’unico sfigato che si comporta diversamente dagli altri);<br />
- quarto stadio: l’attenzione verso la norma (&#8230; se si deve fare così si fa così!! Senza la norma nulla ha un senso).</li>
<li><strong>Fase post-convenzionale: riesco a mettermi nei panni degli altri </strong><br />
- quinto stadio: l’obiezione alla norma ( &#8230; questa regola non è giusta! Mi metto in azione per cambiarla&#8230;);<br />
- sesto stadio: l’etica universale (&#8230; piuttosto che permettere questa ingiustizia, sono disposto a morire, empatia totale).<br />
Alcuni immaginano un settimo stadio, mai pensato da Kohlberg, riservato a profeti e messia, in cui la visione oltre a essere universale è anche atemporale e adimensionale.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Due regole sono molto importanti :</p>
<p style="text-align: justify;">a) L’individuo non può capire le motivazioni etiche che spingono ad agire gli individui che si trovano a due stadi di sviluppo sopra il suo (l’individuo che si trova al 2° stadio non riesce a capire le motivazioni di chi si trova al 4°);</p>
<p style="text-align: justify;">b) Ogni individuo è attirato verso gruppi e individui con stadio di sviluppo immediatamente successivo al proprio e tenderà ad evolvere, più o meno velocemente, verso quello stadio.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste regole chiariscono molto bene perché è perfettamente inutile chiedere a chi posteggia tutti i giorni il SUV in doppia fila, per fare colazione al bar preferito (comportamento egoistico di 2° stadio), di mettersi a ragionare in maniera altruistica (dal 4° stadio in su), chiedendogli di pensare al disagio che arreca, col suo gesto, a un gran numero di persone (non può farlo!).</p>
<p style="text-align: justify;">Le motivazioni che possono dissuadere tale comportamento sono il rischio di essere multato (la paura del 1° stadio e/o la non convenienza del 2°) ed eventuale sfottò di amici, conoscenti o estranei (il gruppo del 3° stadio, non voglio sentirmi uno sfigato).</p>
<p style="text-align: justify;">Per lo stesso identico motivo una persona che si trova bloccata al 2° stadio (e sono tantissime) non potrà mai e poi mai comprendere le motivazioni che spingono ad agire una persona che decide di fare del volontariato, fosse anche il proprio figlio! Qualcuno di voi riconosce queste parole? “Mio figlio ha la testa tra le nuvole&#8230; è un’idealista e ho paura che se non si sveglia non combinerà mai nulla nella vita”.</p>
<p style="text-align: justify;">Appunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Estendendo un po’ il concetto, possiamo presumere che un gruppo sociale (come una città o una nazione) nelle motivazioni all’agire si comporti essenzialmente come un individuo, il cui stadio di coscienza sarà dato dallo stadio di coscienza prevalente dei componenti del gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">È molto importante la seconda regola: se all’interno del gruppo esiste un rapporto armonico ed equilibrato tra appartenenti ai vari stadi, ci può essere una sana e costante evoluzione degli individui e quindi dell’intero gruppo. Se, al contrario, non esiste nessun rapporto tra individui e in particolare tra individui di stadi differenti, il gruppo diventa psicotico e le decisioni vengono prese sulla base di motivazioni emotive non armoniche.</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi pensiamo alle motivazioni che possono spingere un individuo a occuparsi di politica, vediamo subito che possono essere soprattutto di due tipi: interesse personale (2° stadio) oppure fortissimo senso civico e desiderio di operare per il bene comune (5° stadio). Date le premesse come si può pensare che questi due gruppi possano collaborare attivamente tra loro?</p>
<p style="text-align: justify;">Chi è al 5° stadio giudica come neanderthaliani quelli al 2° stadio, uscendo da ogni discussione schiumando di rabbia e trattenendo a stento forti tendenze omicide. Quelli al 2° stadio non riescono assolutamente a comprendere le motivazioni di quelli al 5° e si prefigurano  strani complotti giudaico-massonici, comunisti-complottisti, anarco-insurrezionalisti, insomma un qualcosa che “spieghi” quegli intenti arcani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è una nazione psicotica, che elegge un governo psicotico, il quale gestisce in modo psicotico ogni singolo apparato: minacciando i giudici mentre parla di giustizia, parlando di sicurezza ma tagliando i fondi a polizia, carabinieri e carceri, parlando di accorciamento dei processi mentre si azzerano i fondi per la ristrutturazione dei tribunali.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo con una frase che si legge in calce a ogni romanzo di Andrea Camilleri: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.</p>
<p style="text-align: justify;">E, come si dice dalle mie parti, A SARÀ DÜRA!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">1 Negli anni ’60, all’Università di Havard, il dott. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lawrence_Kohlberg" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/en.wikipedia.org/wiki/Lawrence_Kohlberg?referer=');">Lawrence Kohlberg</a> ha effettuato, aiutato dai suoi studenti, migliaia di interviste basate su un dilemma, simile a quello chiamato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Heinz_dilemma" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/en.wikipedia.org/wiki/Heinz_dilemma?referer=');">dilemma di Heinz</a>, dove si chiedeva agli intervistati di dare una risposta su un quesito di scelta morale importante e di motivare la scelta effettuata. Il risultato di questi studi è basato sulle motivazioni dichiarate dagli intervistati, che il dott. Kohlberg ha studiato, per una quarantina di anni, e riassunto appunto nei 6 stadi della scala omonima.</span></p>
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		<title>Jeans scoloriti: quando la moda puzza di morte</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 06:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Ventura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Morale]]></category>
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		<description><![CDATA[Testo di Alexia Mangano Per un vero fashion victim il jeans dall’aria vissuta è un vero must. Ma il modaiolo accanito sa che i suoi pantaloni trendy, probabilmente, causeranno la morte di un essere umano? Ebbene, sembra incredibile, ma questo, purtroppo, può essere un effetto indesiderato di “una moda troppo alla moda”. Infatti, è pratica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<div id="attachment_7314" class="wp-caption aligncenter" style="width: 412px"><strong> </strong><strong><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/10/costosi_jeans_sabbiati_rid.jpg" rel="lightbox[7302]"><img class="size-full wp-image-7314 " title="costosi_jeans_sabbiati_rid" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/10/costosi_jeans_sabbiati_rid.jpg" alt="" width="402" height="480" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Vignetta di Andrea Ventura: I jeans che costano un occhio della testra... o meglio 2 polmoni del torace...</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Testo di Alexia Mangano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per un vero <em>fashion victim</em> il jeans dall’aria vissuta è un vero <em>must</em>. Ma il modaiolo accanito sa che i suoi pantaloni trendy, probabilmente, causeranno la morte di un essere umano? Ebbene, sembra incredibile, ma questo, purtroppo, può essere un effetto indesiderato di “una moda troppo alla moda”. Infatti, è pratica diffusa, al fine di donare al <em>denim</em> l’ “effetto vintage”, adoperare la tecnica del <em>sandblasting</em>, che consiste nello sparare attraverso un compressore della sabbia direttamente sulla porzione di tessuto che si desidera scolorire.</p>
<p style="text-align: justify;">La sabbiatura è un processo abrasivo adoperato per lisciare, attraverso la sabbia sparata ad alta pressione, superfici tradizionalmente metalliche o ceramiche; la tecnica dovrebbe essere impiegata soltanto se i materiali usati contengo meno dello 0,5% di silice (negli Stati Uniti meno dell1%) e solo con adeguate protezioni e preferibilmente attraverso macchinari appositi.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece, per quanto concerne la sbiancatura dei jeans, lo sporco lavoro viene affidato alle mani nude di giovani disgraziati abitanti di paesi più poveri come Turchia o Bangladesh i quali, senza alcuna protezione, si servono di pistole manuali ad aria compressa che sparano sabbia contenente fino all’ 80% di silice, assicurandosi così una morte prematura.<span id="more-7302"></span><br />
Infatti, la silice contenuta in questa sabbia è altamente tossica in quanto, se inalata, causa una malattia irreversibile e mortale: la silicosi.<br />
Malattia un tempo strettamente legata al lavoro in miniera e ai lavoratori dell’industria pesante, la silicosi, compromette la buona funzionalità dei polmoni, dando luogo a gravi difficoltà respiratorie che alla lunga portano alla morte del malato.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza dei minatori, nei quali la malattia tendeva a cronicizzarsi e il cui decorso era decennale, gli operai addetti alla sabbiatura dei jeans contraggono la malattia nella sua forma acuta, il che vuol dire che la sviluppano in tempi brevi, quasi fulminanti. Questo avviene perché ai lavoratori non è fornita l’attrezzatura basilare necessaria a proteggersi (tute, guanti, mascherine)e a volte, anzi, questi lavorano persino scalzi e per di più sono sottoposti a turni massacranti di lavoro, costretti anche a dormire nello stesso luogo di lavoro spesso situato in scantinati senza alcun ricambio di aria e a contatto diretto con le polveri per una quantità spropositata di tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono altre tecniche per decolorare il denim, come l’uso di sostanze chimiche, il laser, il lavaggio con la pietra, la spazzolatura, la carta vetrata (sebbene, anche per queste, non si possa essere totalmente sicuri sull’ innocuità per la salute del lavoratore), ma, oltre ad essere meno precise (la sabbiatura permette di sparare la sabbia appunto direttamente in porzioni di tessuto localizzate, cosi da esaudire in pieno le richieste dagli stilisti che desiderano “effetti particolari”), risultano anche notevolmente più costose.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo caso di silicosi associato alla sabbiature venne diagnosticato nel 2005 in Turchia; fu, però, nella primavera del 2009, che il governo turco vietò definitivamente la pratica della sabbiatura manuale dei jeans, a seguito dell’accertata correlazione tra la morte per silicosi di più di 40 uomini e il loro lavoro come sbiancatori del denim.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché la domanda di questi capi così trattati non è calata, anzi è continuata a crescere, la pratica della sabbiatura si è affermata in altri paesi come Cina, Bangladesh, Pakistan, Messico, Egitto, Brasile, India, Indonesia, dove sono prodotti quasi tutti i jeans venduti in Europa e dove non vigono controlli in merito né, tanto meno, statistiche che permettano di verificare gli eventuali casi di silicosi tra i lavoratori del settore.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito, quasi un anno fa, precisamente il 7 novembre 2010, è stata lanciata la campagna internazionale <em>Clean Clothes Campaign</em> (CCC)<sup>1</sup>, in collaborazione con il Comitato di Solidarietà dei Lavoratori della Sabbiatura in Turchia (<em>Solidarity Committee of Sandblasting Labourers</em>), che mira a spingere imprese e paesi produttori di jeans a mettere al bando la sabbiatura del denim, garantire le pensioni di invalidità ai lavoratori che hanno contratto la silicosi e applicare norme che garantiscano la sicurezza sul lavoro e la salute degli operai.</p>
<p style="text-align: justify;">Le case di moda interessate piano piano stanno provvedendo a eliminare il <em>sand blasting</em> anche se con forti resistenze da parte di alcune, tra le quali tristemente spiccano nomi di colossi italiani, come Dolce e Gabbana, che dopo la recente resa del marchio Cavalli, rimane nascosto dietro vergognose tapparelle di silenzio<sup>2</sup>.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto questo battagliare e cavare dalla bocca dei grandi produttori di jeans promesse di pronto intervento, nessuna azienda, però, si è presa la briga di verificare le condizioni di salute dei lavoratori ed eventualmente risarcire coloro che si sono ammalati di silicosi; inoltre, senza un’effettiva opera di monitoraggio è molto difficile rendersi conto di quanto si stiano attivando in merito alla faccenda e se ciò che viene dichiarato è in linea con ciò che viene messo in pratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza contare che per il consumatore è praticamente impossibile rendersi conto se il jeans che si sta acquistando è stato trattato con la sabbiatura o con altro metodo di sbiancamento, data che sulle etichette non c’è nessuna indicazione a riguardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe bene, così, eliminare dal nostro guardaroba i jeans scoloriti, per non rischiare indirettamente di contribuire alla morte di un uomo. Effettivamente, per dirla tutta, dovremmo forse non acquistare più jeans di nessun modello perché la produzione stessa del tessuto <em>denim</em> comporta alti tassi di inquinamento e dispendio di energie notevoli. Ma ritengo sia chiedere tanto. Che mondo sarebbe senza loro? Poveri jeans, dopo anni di onorata carriera, proprio loro nati per vestire i lavoratori, grazie alla loro resistenza, dopo avere fasciato le gambe dei <em>cowboy</em> nei film western, divenendo emblema di mascolinità, assorti poi a emblema della ribellione giovanile e “divisa per eccellenza del giovane”, finiscono miseramente imputati per omicidio, beffardamente, ai danni dei loro primi destinatari. <span style="font-size: xx-small;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: xx-small;">1. I consumatori possono firmare un appello sul sito della CCC per sostenere la Campagna.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: xx-small;">2. Un elenco aggiornato delle aziende che hanno bandito l’uso della sabbiatura si trova qui:  <a href="http://www.cleanclothes.org/urgent-actions/sandblasting" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.cleanclothes.org/urgent-actions/sandblasting?referer=');">http://www.cleanclothes.org/urgent-actions/sandblasting</a> Nella stessa pagina web è possibile inoltre firmare una petizione online per fermare la pratica della sabbiatura</span></p>
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		<title>Se vogliono entrare entrano comunque</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 06:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Ventura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cosiddetta piramide dei bisogni di Maslow rappresenta cinque diversi livelli di bisogni che un individuo può manifestare. Se una persona non raggiunge il livello più basso, il livello dei bisogni fisiologici sarà difficilmente interessato a soddisfare bisogni di livello più alto, un assetato in pieno deserto sarà scarsamente interessato a migliorare il proprio status [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_6944" class="wp-caption aligncenter" style="width: 458px"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/09/notwelcome_rid.jpg" rel="lightbox[6936]"><img class="size-full wp-image-6944 " title="notwelcome_rid" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/09/notwelcome_rid.jpg" alt="un ladro tenta di scassinare una porta super blindata, un cane esce dalla botola della porta" width="448" height="462" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta di Andrea Ventura. You are not welcome </p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La cosiddetta <em>piramide dei bisogni di Maslow</em> rappresenta cinque diversi livelli di bisogni che un individuo può manifestare. Se una persona non raggiunge il livello più basso, il livello dei bisogni fisiologici sarà difficilmente interessato a soddisfare bisogni di livello più alto, un assetato in pieno deserto sarà scarsamente interessato a migliorare il proprio status sociale comprando un Rolex. Uno dei bisogni più elementari, collocato al secondo livello della piramide di Maslow, è il bisogno di sicurezza.  Vogliamo vivere in un quartiere “sicuro”, ben pattugliato, vogliamo auto sicure, stipuliamo polizze assicurative, preferiamo tariffe “flat” alle più rischiose tariffe a consumo, cerchiamo il posto di lavoro “sicuro”, acquistiamo allarmi, sofisticate serrature e porte blindate. Siamo sicuri però che queste “misure” preventive funzionino veramente?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Molto spesso, nel caso della sicurezza anti-ladro, la risposta è negativa. <span id="more-6936"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Siamo convinti &#8211; ed io stesso ero convinto  &#8211; che una porta blindata chiusa a chiave costituisse un limite invalicabile per un topo d’appartamento di media &#8220;bravura&#8221;. Non è così. Una delle serrature tipiche delle porte blindate è quella detta a “doppia mappa”. Si tratta di una chiave piuttosto lunga con due rettangoli intagliati all’estremità. Ebbene &#8211; ho scoperto &#8211; è un modello facilmente replicabile tramite calco o tramite semplice fotografia (non una scansione, si badi bene) non dettagliata. Si può usare anche un “quick opener”, vale a dire un pezzo di metallo con due dentelli spesso realizzato in casa e con un po’ di pazienza in meno di cinque minuti la porta sarà aperta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Oggi la serratura a doppia mappa è stata quasi completamente sostituita dal vecchio cilindro europeo con chiave “punzonata”.<span style="background-color: #ffffff;"> È una chiave scanalata che, al posto dei classici dentelli sagomati sulle chiavi da portoncino</span>, riporta sulla sua larga superficie delle depressioni che costituiscono il codice meccanico della serratura, più difficile da clonare tramite calco o foto proprio perché la combinazione non è più sul bordo della chiave. Alcune di queste chiavi hanno anche una scheda che costituisce l’unico documento valido per poter duplicare la chiave. Il problema è che, se il cilindro sporge rispetto alla porta, esiste una sega a tazza o un tubo sagomato in grado di troncarlo. Alcuni modelli inoltre non hanno sistemi anti-strappo, quindi  basta colpire la serratura con una martellata ben assestata da farla fuoriuscire dalla sua sede all’interno della porta. Altri ancora possono essere trapanati con facilità. E, come se tutto questo non bastasse, ho scoperto che anche uno studente di prima elementare della scuola nazionale di furto sarebbe in grado di scassinare la serratura meccanica più sofisticata in meno di tre  minuti. L’ho scoperto dopo avere acquistato una serratura di livello “TOP” (il centro commerciale dove l’ho comprata suddivide le serrature in tre-quattro livelli differenti in base al livello di sicurezza che offrono) di una nota marca di serrature. Il giorno stesso cercando su internet il modello acquistato, ho scoperto che su YouTube ci sono un’infinità di video di <em>lockpicking</em>,<em> </em>uno sport che, a detta dei praticanti,  non vuole incoraggiare i malviventi a compiere furti imparando a scassinare le serrature, ma dimostrare che la nostra sicurezza è forse affidata troppo a dei sistemi inadatti e facilissimi da violare, con mezzi artigianali o comprando online kit e strumenti sofisticati come il <em>lockpick gun</em> elettrico o meccanico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A che serve proteggere la duplicazione delle chiavi tramite scheda se un comunissimo ladro è in grado di aprire una porta anche senza chiave? A che serve avere una porta blindata con fermi in alto, in basso sul pavimento, su più parti del telaio rigorosamente in acciaio e imperniato con 15 centimetri di barre in acciaio? A nulla.  È come mettersi il casco per andare in moto e non allacciarlo. La serratura meccanica protegge solo dalle persone comuni, non dai ladri.</span><!-- @font-face {   font-family: "Times"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 { page: Section1; } --></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il mio consiglio è quello di proteggersi in vari modi: evitate di comunicare date di partenza e di arrivo di viaggi (qualcuno è stato derubato perché ha scritto su Facebook delle sue vacanze), se potete, evitate di essere troppo abitudinari, di impegnarvi in giorni fissi. Un cane, anche di piccola taglia, può essere un buon <span style="background-color: #ffffff;">deterrente.</span> Comunicate al vicino le vostre partenze, se sentirà rumori, si insospettirà. Utilizzate un antifurto, anche il più banale scoraggia i ladruncoli. Utilizzate delle lampade con sensore di movimento ad infrarossi, quando qualcuno passa nel suo raggio d’azione la lampadina si accenderà: i ladri non amano la luce, è risaputo. Preferite a una serratura meccanica una più costosa serratura con codice elettronico e meccanico, ma solo se avete una porta blindata e se le vostre finestre non sono facilmente accessibili, non c’è alcuna etichetta che vieti al ladro di preferire una finestra facilmente forzabile a una porta superblindata, specialmente se la casa è al pian terreno o all’ultimo piano.</span></p>
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		<title>La casa che si evolve con la nostra vita</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 06:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Ventura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Vignette]]></category>
		<category><![CDATA[casa divisibile]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[separazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando siamo innamorati, ad una certa età e ad un certo punto, pensiamo di voler condividere la nostra vita con quella del nostro partner, sposarci, mettere su casa, dare alla luce il frutto del nostro amore, invecchiare insieme sperando di poter continuare la nostra relazione anche dopo la morte. Quando siamo meno sicuri di essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_6791" class="wp-caption aligncenter" style="width: 484px"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/09/puzzlefamiliare.jpg" rel="lightbox[6774]"><img class="size-full wp-image-6791 " title="puzzlefamiliare" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/09/puzzlefamiliare.jpg" alt="" width="474" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Puzzle familiare: con la casa divisibile sarà possibile riconfigurare l&#39;intera famiglia</p></div>
<p>Quando siamo innamorati, ad una certa età e ad un certo punto, pensiamo di voler condividere la nostra vita con quella del nostro partner, sposarci, mettere su casa, dare alla luce il frutto del nostro amore, invecchiare insieme sperando di poter continuare la nostra relazione anche dopo la morte. Quando siamo meno sicuri di essere innamorati, invece, il nostro flusso di pensieri romantici termina bruscamente con l’immagine di un ergastolano dietro le sbarre. “Amare per sempre”&#8230; sarebbe bello, ma siamo realisti, noi cambieremo così come il nostro partner, non solo fisicamente, ma anche caratterialmente, affronteremo difficoltà attualmente inimmaginabili; sposarsi, senza prevedere la possibilità di una separazione, sarebbe come firmare un contratto senza aver letto le minuscole note e clausole di cui è composto. D’altra parte pensare al divorzio ancora prima di sposarsi potrebbe essere sintomo di insicurezza sul compagno di viaggio, parlare di “separazione dei beni” è indice di scarsa fiducia nel partner e sposarsi all’estero per avvalersi di un contratto prematrimoniale dettagliato ucciderebbe ogni romanticismo:<span id="more-6774"></span></p>
<blockquote><p>Lui: Amore, vuoi sposarmi *…?<br />
Lei: Tesoro, è bellissimo. Si!<br />
Lui: *…ehm… sposarmi a Las Vegas, con accordo prematrimoniale, di fronte ad Elvis…</p></blockquote>
<p>Eppure, nonostante il cinismo di cui si potrebbe essere accusati, la coppia più felice al mondo farebbe bene a pensare ad una possibile rottura visto che ciò accade in Italia circa 400.000 volte all’anno. Se non si è abbastanza preparati si corre il rischio di dormire in macchina e far la fila alla Caritas. Non è una battuta, è quanto emerge da un rapporto a cura della Caritas-Zancan condotto su un campione di 80 mila persone delle 600 mila che si rivolgono ai centri d’ascolto delle Caritas diocesane di tutta Italia. Tra gli italiani che hanno chiesto aiuto il 19,2% delle donne e il 16,1% degli uomini sono divorziati o separati.<br />
Questo accade per numerosi fattori: indubbiamente un solo nucleo familiare unito condivide automobili e mezzi di locomozione, risparmia su confezioni famiglia e tariffe telefoniche <em>flat</em>, per fare qualche esempio. Inoltre nel 67% dei divorzi l’affidamento dei figli è a favore della madre, contro il 28% di affidamento congiunto; ciò comporta il “trasloco forzato” del padre, spesso prima del matrimonio l’unico proprietario dell’abitazione, e quindi il pagamento di un nuovo affitto. Nel 24% dei casi è disposto il versamento, da parte del marito, di un assegno mensile di importo medio pari a 498,19 euro, e, nel caso di un figlio, un assegno di mantenimento di 445 euro. Il risultato è che alcuni padri scelgono la via dell’onestà e della legalità, facendo enormi sacrifici per mantenere una vita “dignitosa”, altri scelgono la via della ribellione e della disonestà, cambiano residenza, lavorano in nero, non versano neanche l’assegno di mantenimento per i figli. D’altra parte alcune donne al momento della separazione lavorano in nero, e approfittando del mancato reddito ufficiale, pretendono l’assegno di mantenimento da parte del proprio coniuge. Altre, al contrario, avendo investito solo sulla gestione della propria famiglia e lavorando da casalinghe a tempo pieno, si trovano senza fonte di reddito e a volte senza assegno di mantenimento. Qualcuna si &#8220;ingegna&#8221; rinunciando ad un lavoro messo in regola e preferendo la formula “lavoro in nero + assegno di mantenimento”. Qualcun&#8217;altra, purtroppo, sceglie il marciapiede.<br />
Mettere in conto questi tristi avvenimenti vuol dire proteggersi, essere accusati di cinismo, pessimismo, materialismo, certo, ma, nel caso più sfortunato, cadere in qualche modo all’in piedi facendo tesoro degli errori di chi ci ha preceduti. Solo da chi l’ha vissuto in prima persona può infatti pensare per esempio ad una innovativa casa sfruttabile sia da coniugi che da separati.  L’Eco-network in collaborazione con l’associazione padri separati della Lombardia ha recentemente indetto un concorso per la migliore idea di “casa divisibile”, una casa che si evolve con la vita familiare di chi l&#8217;acquista. Un <em>single, </em>per esempio, potrebbe godere di un bivani con ampio giardino, sposandosi potrebbe aggiungere un soggiorno sottraendo un po&#8217; di spazio al giardino, si potrebbero persino spostare le pareti &#8220;mobili&#8221; per ricavare in posizione centrale la stanza del figlio. Centrale perché in caso di separazione della coppia basterebbe innalzare un muro a divisione della spaziosa stanza matrimoniale, il figlio dormirebbe così in una stanza al &#8220;confine&#8221;. Se poi la suocera non gode più dell&#8217;autonomia necessaria a viver da soli si potrebbe rinunciare al giardino per destinare una nuova stanza alla sua accoglienza. La casa può essere progettata in tutte le sue eventuali varianti, per non lasciare nulla al caso, sin dall&#8217;inizio.<br />
Non pensate che la casa divisibile sia l&#8217;unica idea &#8220;geniale&#8221; esistente al mondo per ovviare al problema di una casa e due ex che non si sopportano più: nei paesi scandinavi per esempio l&#8217;abitazione coniugale può essere affidata al minore ed, in questo caso, i genitori si alternano ogni settimana; in Cina, invece, una recente interpretazione da parte della Corte Suprema in merito alla legge sul matrimonio stabilisce che una proprietà acquistata (anche tramite mutuo, e quindi pagata un po&#8217; per volta anche durante gli anni di convivenza matrimoniale) prima dell&#8217;unione, in caso di divorzio torni al primo proprietario, ignorando eventuali contributi economici e non del coniuge (nella quasi totalità dei casi la donna) durante gli anni di matrimonio.</p>
<p>Forse è un po&#8217; triste pensare al divorzio ancora prima di sposarsi, è come comprare una bara quando si è ancora in vita per poter negoziare personalmente quando non ce n&#8217;è un impellente bisogno. Questo progetto però, assieme ai &#8220;4 salti in padella&#8221;, descrive bene lo stato sociale italiano, una nazione, l&#8217;Italia, dove per &#8220;tirare a campare&#8221; bisogna essere in due a lavorare, si mangia a mensa, si torna a casa stanchi e la voglia di cucinare o di fare i lavoretti di casa è scarsa. Prima di sposarsi ci si pensa 1000 volte, per non parlare del fatto che spesso non ci si può permettere un figlio. Lavoro, stress, vedersi poco fanno il resto. Puff! Un&#8217;altra felice coppia che si scioglie. Una casa divisibile potrebbe forse rompere lo schema dell&#8217;idea del matrimonio &#8220;forzato&#8221; dall&#8217;abitudine, ma ci saranno davvero coppie di divorziati che vorranno condividere la propria casa con l&#8217;odiato/a ex ed il suo nuovo partner?</p>
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