<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Abattoir &#187; Bambini</title>
	<atom:link href="http://www.abattoir.it/tag/bambini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.abattoir.it</link>
	<description>Voci dal macello</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 13:01:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
<xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" />
		<item>
		<title>Ritardi d’amore</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2011/06/14/ritardi-d%e2%80%99amore/</link>
		<comments>http://www.abattoir.it/2011/06/14/ritardi-d%e2%80%99amore/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 09:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Venturella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Dignità]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[incuria]]></category>
		<category><![CDATA[riabilitazione]]></category>
		<category><![CDATA[ritardo mentale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abattoir.it/?p=6133</guid>
		<description><![CDATA[“Cito necatus insignis ad deformitatem puer esto“ (trad.: “ Un bambino chiaramente deformato deve essere condannato a morte.” &#8211; Antica Roma, Leggi delle 12 tavole, 450 a.c.) In Italia circa 1 milione e mezzo di persone (pari al 5% della popolazione) soffre di ritardo mentale, ovvero di una condizione cronica di profonda alterazione della personalità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">
<blockquote><p><em>“Cito necatus insignis ad deformitatem puer esto“</em> (trad.: “ Un bambino chiaramente deformato deve essere condannato a morte.” &#8211; Antica Roma, Leggi delle 12 tavole, 450 a.c.)</p></blockquote>
<p>In Italia circa 1 milione e mezzo di persone (pari al 5% della popolazione) soffre di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ritardo_mentale" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Ritardo_mentale?referer=');">ritardo mentale</a>, ovvero di una condizione cronica di profonda alterazione della personalità che si verifica a livello cognitivo (funzionamento intellettivo al di sotto della media con un Q.I. da 70 punti in giù), compromettendo significativamente le capacità  adattive dell’individuo.<br />
Secondo il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diagnostic_and_Statistical_Manual_of_Mental_Disorders" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Diagnostic_and_Statistical_Manual_of_Mental_Disorders?referer=');">DSM</a>, i fattori incidenti sul ritardo mentale sono due:<br />
1) Ereditarietà (condizioni associate a patologie come x fragile, sindrome di down, sclerosi tuberosa, danni prenatali e perinatali, infezioni virali, malnutrizione), e questo lo sapevamo;<br />
2) Condizioni Ambientali, ovvero mancanza di accudimento e di stimolazioni adeguate, e questo forse non tutti lo sanno.<br />
Infatti, nel caso di deficit intervenuti in fasi arcaiche dello sviluppo, sono essenziali il ruolo assunto dall&#8217;ambiente e la qualità delle cure destinate al bambino: laddove il deficit è associato all’inadeguatezza delle cure materne, il bambino potrà difendersi solo ricorrendo a organizzazioni difensive estreme, dunque avviandosi verso versanti psicotici. <span id="more-6133"></span>Tradotto: con l’andar del tempo diventerà un soggetto sempre più grave, più di quanto prescrivesse il suo DNA.</p>
<p>Sappiamo già che <a href="http://www.abattoir.it/2010/05/07/cera-una-volta-cappuccetto-rosso-lassie-e-la-mamma-perfetta/">la relazione originaria con la madre segna fortemente il destino di ogni bambino</a>.<br />
Questa è una verità ancora più sacra e visibile nel caso di bambini con deficit precoci, il cui futuro è determinato dalla capacità dei genitori di pensare il figlio come un bambino normale; certo, senza negare il problema, ma conquistando la dignitosissima capacità di pensare il proprio bambino come un essere in grado di desiderare e di amare come gli altri e di potere essere amato.<br />
Voi direte: semplice! In fondo è loro figlio anche se fa dei movimenti continui e un po’ strani, anche se è più aggressivo e meno affettuoso degli altri bambini, anche se non è indipendente, anche se urla …ed anche, eventualmente, se è muto ed ha 28 anni e un‘età mentale di 2.<br />
E invece no.<br />
E non è solo per la pesantezza di accudire un bambino così &#8220;difficile&#8221;; c&#8217;è dell&#8217;altro.<br />
Spesso i genitori si sentono invasi da un senso di catastrofe, “segnati a morte” dalla nascita di un figlio dis-forme che rappresenta un attentato alla loro identità, una disconferma del loro narcisismo parentale, e ancora la reificazione delle loro colpe genetiche.<br />
Spesso questi genitori sono troppo presi dal loro lutto esistenziale, dal loro senso di fallimento per accorgersi che il figlio non è un essere ritardato e fine… e che è invece un bambino che ha delle difficoltà, ma anche delle potenzialità, dell’amore da donare e che merita di ricevere, delle possibilità di sano sviluppo.<br />
Troppo spesso, questi genitori non ascoltano le richieste del figlio se non sovrapponendogli addosso i propri fantasmi, le loro “fantasie inconsce”, le loro “pulsioni di morte” e il loro modo di elaborare la menomazione, che invadono pervasivamente il bambino, orientandone il destino. Possono così trasformare il figlio in un corpo da curare a loro piacimento, da vedere solo in funzione dei propri bisogni, dei propri tempi, dei propri stati umorali.<br />
Nel migliore dei casi, si innesca un paradigma medicalizzante/riduttivo in cui non possono nascere legami mentali; una sorta di tacito patto per cui da entrambe le parti si abbandona il contatto mentale e ci si preoccupa solo del corpo e delle cure ad esso destinate.<br />
Nel peggiore dei casi, i genitori finiscono inconsciamente (e a volte neanche poi tanto!) per delegare a strutture assistenzialiste anche le cure primarie dei propri figli, in un atto di rifiuto (questo sì più spesso inconscio) che porta questi bambini, che arrivano in un centro diurno sporchi, trasandati, nervosi, assonnati, spettinati… ad essere degli emarginati tra gli emarginati.</p>
<p>In entrambi i casi, l’atteggiamento genitoriale non permetterà alcuno sviluppo reale, e il bambino rappresenterà per lo più un &#8220;animale&#8221; ammaestrato e rieducato o un eterno infante impossibilitato a crescere, agghindato in modo imbarazzante (che sia trascurato o curato) di vestitini da bambini che rappresentano in modo imbarazzante la negazione della sua crescita, della sua individuazione, della sua diversità e potenziale autonomia.<br />
&#8230;E&#8217; così che un ritardo organico lieve può nel tempo trasformarsi in una condizione di grave irrecuperabilità.</p>
<p>Certo, qui non siamo in Svezia, dove a quanto pare lo Stato è così evoluto da garantire un’esistenza autonoma (poiché dotata di tutte le tecnologie a spese statali) anche a dei ritardati gravissimi.<br />
Qui siamo a Palermo, Sicilia, Italia: lo Stato funziona poco e male e neanche le famiglie spesso sono in grado di fare fronte comune, di offrire calore umano e sincero ai propri sfortunati figli; troppo raramente esiste una spinta allo sviluppo, al pensiero autonomo e ad una soggettività possibile.<br />
Oggigiorno, il debole mentale è ancora destinato ad essere l&#8217;oggetto di qualcuno o di qualcosa: è un “Oggetto da curare“, giammai Soggetto autonomo, ma sempre dipendente e privo di qualsiasi espressione personale e della possibilità di riconoscersi come essere umano con desideri propri, non alienati nell&#8217;Altro.</p>
<p>Io conosco ritardati gravi che vengono vestiti in camicia, ordinati, puliti, curati, responsabili.<br />
E conosco ritardati gravi senza denti, con i capelli pieni di forfora, sempre le stesse magliette macchiate d’olio e di sa Dio cos’altro e il pannolino (sì, a circa 22 anni hanno ancora il pannolino) sporco; e le famiglie non sono di certo povere.<br />
Nonostante ciò, voglio bene a entrambi, a entrambi stringo la mano, e li bacio.<br />
Ma &#8211; anche se oggi non è più lecito uccidere nessuno come nell’antica Roma - so perfettamente chi dei due è metaforicamente “condannato a morte”; so perfettamente che i primi a modo loro diventeranno uomini e donne dignitosi e magari anche indipendenti e in grado di sopravvivere ad una vita che a un certo punto li priverà fisiologicamente dei genitori. Mentre i secondi non sono bambini, non sono ragazzi, non saranno mai uomini; sono e saranno sempre e solo semplicemente “ritardati“.</p>
<p>_____</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_ONU_per_i_diritti_delle_persone_con_disabilit%C3%A0" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_ONU_per_i_diritti_delle_persone_con_disabilit_C3_A0?referer=');">Convenzione sui diritti delle persone con disabilità</a> (ONU 2006): “la disabilità è parte della diversità umana” e prevede il diritto:<br />
(a) al pieno sviluppo del potenziale umano, del senso di dignità e dell’autostima ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della diversità umana;<br />
(b) allo sviluppo, da parte delle persone con disabilità, della propria personalità, dei talenti e della creatività, come pure delle proprie abilità fisiche e mentali, fino al loro massimo potenziale;<br />
(c) a mettere in grado le persone con disabilità di partecipare effettivamente a una società libera.</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abattoir.it/2011/06/14/ritardi-d%e2%80%99amore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alice, bada alla semplice storia!*</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2011/04/20/alice-bada-alla-semplice-storia/</link>
		<comments>http://www.abattoir.it/2011/04/20/alice-bada-alla-semplice-storia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 05:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Lino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alice]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[speranza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abattoir.it/?p=5669</guid>
		<description><![CDATA[Ho sempre affermato che mai e poi mai avrei avuto dei bambini. Lo dico circa dalle scuole elementari, con convinzione, con la consapevolezza di un discorso razionale a darmi ragione, senza dare troppa importanza alle espressioni deluse dell&#8217;interlocutore di turno. Questa, assieme ad altre, è una di quelle affermazioni che vengono automaticamente catalogate come: dicono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://micheleb26.files.wordpress.com/2009/07/alice-in-wonderland.jpg" alt="" width="347" height="302" />Ho sempre affermato che mai e poi mai avrei avuto dei bambini. Lo dico circa dalle scuole elementari, con convinzione, con la consapevolezza di un discorso razionale a darmi ragione, senza dare troppa importanza alle espressioni deluse dell&#8217;interlocutore di turno. Questa, assieme ad altre, è una di quelle affermazioni che vengono automaticamente catalogate come: dicono tutte così. È una di quelle risposte che presuppongono che tutte le ragazzine del mondo abbiano pensato nella loro vita di non voler prole, ma poi abbiano seguito una strada già segnata: innamoramento, matrimonio, pargoli. Continuo a dubitare fortemente che questo sia un destino anche per me, ma ho aggiunto delle nuove motivazioni a questa mia adolescenziale convinzione. E nonostante tutto&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Alice cara,</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>se mai tu nascessi dentro di me, probabilmente avresti questo bel nome da favola. Saresti ben fortunata, perché, dicono le mie amiche, sembro molto materna, e probabilmente in quei nove mesi di crescita esponenziale del mio ipotetico materno corpo, potresti conoscermi, ed io imparare ad amarti prima ancora di vedere il tuo brutto muso contratto.<span id="more-5669"></span> I bambini, sebbene si dica sempre il contrario, sono mostruosi alla nascita. Ma a me piacciono le cose bruttine. Non so rassicurarti sulla solidità del nostro eventuale nucleo familiare, ho visto famiglie perfette sgretolarsi negli anni, compresa la mia, che di perfetto non aveva nulla, ma non era male. E nonostante tutto, non avere paura di questo, non è il vincolo di sangue che fa i rapporti, ma l&#8217;amore, e sono sicura che troveresti dei padri, delle madri, e dei fratelli alternativi, in questo mondo così popoloso. Ecco, questo mondo è anche il motivo per cui non vorrei mai metterti al mondo, perdona il gioco di parole. È un posto molto bello, quello in cui vivo, ma succedono anche delle cose terribili. Spesso qui brilla un sole meraviglioso, capace di rendere felici gli infelici cronici, e poi c&#8217;è il mare blu, uno di quei mari che potresti disegnare nei tuoi pomeriggi infantili coi pastelli a cera, disegnando una linea più o meno dritta per separare l&#8217;acqua dall&#8217;aria, e colorando il resto a tutto campo. Ci sono alberi, case, strade e persone, belle e brutte, tutte da conoscere. Parlano una lingua che ha in sé il suono delle noci, quando le schiacci, e quello del vino, quando lo versi nel bicchiere. Ma se non ti piacesse, potresti imparare un&#8217;altra lingua, ce ne sono in abbondanza, ed io sarei felice di impararla con te. Ci sono giorni puliti e freschi, in cui vivere è come scivolare alla fine della giornata, e altri che invece sono difficili, afosi, pieni di spazzatura. Una volta qui è venuto un uomo, un artista, e con la spazzatura ci ha fatto un&#8217;opera d&#8217;arte, riesci a immaginarlo? Ancora ci passiamo le notti, in quel posto così strano, così difficile, eppure pieno di vita. Penso che ti piacerebbe, anche quello sarebbe bello da disegnare. La spazzatura-opera-d&#8217;arte però non c&#8217;è più, il sindaco ha deciso che era pericolosa. In cambio ne trovi quanta ne vuoi, per strada. Quella non è pericolosa.  Ha deciso molte cose, il sindaco, e altre le hanno decise altri uomini, altrove, e poche donne. Decidono spesso cose che non vorrei che tu vivessi, perché mi fanno arrabbiare, o mi fanno diventare triste.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ad esempio, hanno deciso che alcuni Paesi hanno bisogno di un aiuto estero, perché non sanno badare a se stessi, e quindi organizzano le missioni di pace, mandando dei soldati. Stai ridendo? Soldati di pace, con le armi, sì. Lo so, è assurdo, ma vaglielo a spiegare. A volte, questi soldati tornano morti, lasciano qui famiglie, e un bel conto in banca, tornano in bare coperte dalla bandiera, e c&#8217;è lutto nazionale. Poi muoiono altri uomini, che soldati non sono, ma muoiono senza bandiere. Alcuni erano davvero dei portatori di pace, ma senza armi, e muoiono in qualche terra lontana, perché sono scomodi, oppure in un cantiere, perché non li protegge nessuno. Per loro però non facciamo lutto nazionale, in un certo senso, dicono quelli, se la sono cercata.<br />
Hanno deciso che, dato che c&#8217;è la crisi, meglio mollare quelli in bilico, piuttosto che togliere qualcosa al vertice. Hanno deciso che la cultura non serve più, che è meglio la merce. Stanno deturpando un paesaggio da sogno, stanno cucendo le bocche di chi aveva qualcosa da dire. Alla fine ci sarà solo silenzio, forse, alla fine rimarranno da soli.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ecco, vorrei che tu queste cose non le sapessi mai.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Poi dovrei mandarti a scuola. Sai, a me piaceva moltissimo andare a scuola. Mi piaceva più che stare a casa, amavo le mie maestre e i miei compagni, ma soprattutto i miei quaderni, i colori, e il giardino della scuola con lo scivolo, l&#8217;altalena, e le storie che ci inventavamo durante la ricreazione. Ma la scuola la stanno smantellando, e al suo posto ci stanno costruendo una specie di fabbrica di cervelli assopiti dalla televisione, e io non vorrei mai assopirti con la televisione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ti vorrebbero bella e muta, poi, in quanto donna, magari assoggettata a qualche vecchio maiale prima ancora della tua maggiore età. Non potrei permetterlo, non potrebbe piacerti un mondo così.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sai, non smetto mai di sperare che le cose migliorino, ma in questi giorni succede di tutto, ed è sempre peggio. Però, Alice, bado alla semplice storia, come mi hai insegnato tu. La storia nella Storia, quella personalissima e unica che ci rende fautori del nostro destino. E quando penso alla storia minuscola, quella che ti racconterei, se mai tu nascessi in me, allora un po&#8217; di coraggio mi viene, un po&#8217; di speranza, una rabbia felice e ardente, che mi fa aprire gli occhi ogni giorno, e andare avanti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Se mai tu venissi al mondo, bambina mia, bada alla semplice storia, alle voci degli uomini e delle donne che non hanno scettri e troni. Ascolta la musica che non cerca troppi guadagni, leggi poesie, studia, pettina i tuoi capelli, oppure lasciali crescere selvaggi, come una pianta, e impara presto a nuotare, a riconoscere l&#8217;amore vero, quando lo incontri, a non aver paura degli uomini che dormono per strada, o di quelli che arrivano dal mare, ad amare il tuo corpo e ad averne rispetto, a nutrire il tuo cervello, e ad essere sorella degli altri abitanti di questo pianeta.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bada alla semplice storia, e non essere troppo arrabbiata con me, qualunque cosa succeda, alla fine.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>*</em>cit. da <em>Alice nel paese delle meraviglie</em>, Lewis Carroll<em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abattoir.it/2011/04/20/alice-bada-alla-semplice-storia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>QUESTA SCUOLA NON E’ “BELLA”!</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2010/09/19/questa-scuola-non-e-bella/</link>
		<comments>http://www.abattoir.it/2010/09/19/questa-scuola-non-e-bella/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 13:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'Abattoir</dc:creator>
				<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abattoir.it/?p=3105</guid>
		<description><![CDATA[di Francesca Vassallo La scuola d’infanzia inizia anche quest’anno in un clima di agitazione familiare, per la percezione, fin dai primi giorni, della precarietà e della confusione a cui si va incontro. La pazienza e l’adattabilità, doti rare a cui si perviene nella maturità, sono richieste ai bambini fin dal primo ingresso a scuola. Ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesca Vassallo</strong></p>
<p>La scuola d’infanzia inizia anche quest’anno in un clima di agitazione familiare, per la percezione, fin dai primi giorni, della precarietà e della confusione a cui si va incontro. La pazienza e l’adattabilità, doti rare a cui si perviene nella maturità, sono richieste ai bambini fin dal primo ingresso a scuola. Ci si consola con i “preparativi”, che, per molti, iniziano già in piena estate, ma nelle prime settimane di settembre il nervosismo è incontenibile.</p>
<p>Ci pensa al solito la società del consumismo e del benessere a distrarre bambini e genitori dalle enormi carenze scolastiche e dal senso di incertezza con cui viene vissuto l’inizio della scuola. Lo zaino nuovo di zecca con i personaggi della pubblicità, quaderni e libri coloratissimi comprati in un negozio sovraffollato, tra lamentele per il costo eccessivo dei corredi scolastici e per le maestre che mancano, sono l’unica attrazione per i bambini ignari del loro diritto ad un scuola decente.<span id="more-3105"></span></p>
<p>E’ questo il clima in cui il bambino comincia il suo nuovo anno scolastico tanto atteso e decantato, quello che lo farà diventare sempre più grande e istruito…</p>
<p>Per favore non facciamo credere ai nostri bambini che questa scuola è bella, perché bella non è! Se è bello ciò che, fin dal primo ingresso nell’edificio scolastico, ti procura malessere, non potremo mai più sperare che i nostri figli sappiano distinguere il bello dal brutto, il giusto dall’ingiusto, perché nei bambini, a differenza di molti adulti ”adattati” o rassegnati, c’è ancora una chiara percezione che i valori etici si fondano anche su quelli estetici. ”Andare a scuola per me è avere un macigno legato al collo tutta la mattina e non potermene liberare” , mi diceva qualche giorno fa un bambino di 9 anni.</p>
<p>Accogliamo con onestà i segnali di disagio di molti bambini di fronte ad un sistema scolastico che fa acqua da tutte le parti, non inganniamoli facendo loro credere che questo è il modello di scuola e che sono loro a non avere alcuna voglia di studiare. Come si può vivere con entusiasmo e convinzione l’esperienza scolastica se non viene rispettato il senso del bello che passa dal contesto in cui il bambino si inserisce? L’esistenza di un ambiente scolastico rassicurante e gradevole è il presupposto per stimolare e favorire nel bambino il processo di apprendimento.</p>
<p>E non è certo la scuola privata la garante di una scuola “bella”; non è l’apparente pulizia e ordine a rispondere a quel bisogno più profondo di armonia e di benessere, che si può ritrovare anche in una modesta scuola pubblica di periferia.</p>
<p>Nel continuare a lottare per una scuola pubblica migliore cerchiamo per lo meno di non privare i nostri figli di un giudizio autentico sulle cose, soprattutto quando queste tradiscono i valori che dovrebbero tutelare.</p>
<p>Riconoscendo che il malessere che provano di fronte alla scuola ha una precisa ragione di essere, si sentiranno più forti e capaci di tollerare ciò che non funziona.</p>
<p>La curiosità e il desiderio di apprendimento che ogni bambino porta in sé non possono essere, comunque, rinchiusi ed esauriti in nessuna struttura e se oggi la scuola tradisce le aspettative dei bambini, siamo tutti chiamati, con maggior senso di responsabilità, a tenere vivo nelle nuove generazioni il “fascino” della conoscenza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abattoir.it/2010/09/19/questa-scuola-non-e-bella/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I bambini e il senso del pudore</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2010/07/31/i-bambini-e-il-senso-del-pudore/</link>
		<comments>http://www.abattoir.it/2010/07/31/i-bambini-e-il-senso-del-pudore/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 08:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'Abattoir</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[emotività]]></category>
		<category><![CDATA[pudore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abattoir.it/?p=2654</guid>
		<description><![CDATA[di Francesca Vassallo Il pudore è la condizione per una sana educazione, perchè determina lo “stile” di ogni convivenza basata sul rispetto. Il pudore, che fa pensare ad un “ritrarsi”, è un concetto estraneo al modo di pensare attuale che, al contrario, fa coincidere l’emancipazione con l’ “espansione” e l’affermazione personale. Si preferisce semmai parlare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesca Vassallo</strong></p>
<p>Il pudore è la condizione per una sana educazione, perchè determina lo “stile” di ogni convivenza basata sul rispetto.</p>
<p>Il pudore, che fa pensare ad un “ritrarsi”, è un concetto estraneo al modo di pensare attuale che, al contrario, fa coincidere l’emancipazione con l’ “espansione” e l’affermazione personale. Si preferisce semmai parlare più genericamente di “riservatezza”, che non esprime però tutta la ricchezza compresa nel sentimento del pudore.</p>
<p>Da decenni questo concetto è caduto in disuso perché è subentrata una diversa cultura del corpo, pensato non come qualcosa da custodire ma da esibire, e non solo nella sua immagine esteriore: oggi i sentimenti più intimi sono diventati materia pubblica, con l’idea che l’autenticità e la libertà è data dal non vergognarsi di niente.</p>
<p>Chi osserva, senza preconcetti il comportamento dei bambini, sa quanto invece esiste un senso naturale del pudore che chiede di essere riconosciuto e curato, perché da questo derivano conseguenze importanti sul piano di una dignità personale e del rispetto degli altri, oltre che su quello dell’ autonomia e della salute psicologica.<span id="more-2654"></span></p>
<p>Il pudore riguarda bambini e adulti e deriva dal disagio di sentirsi scoperti, non protetti rispetto al sopraggiungere di reazioni emotive o bisogni corporei che non controlliamo. Quando si percepisce una dissonanza tra una certa immagine di sé e le proprie pulsioni interne, allora si è portati istintivamente a ritrarsi, a proteggersi dagli sguardi esterni, perché in questi momenti si ha bisogno di ricompattarsi nel corpo.</p>
<p>Rispettare e salvaguardare già nei bambini uno spazio per la ricomposizione di sé e della propria immagine, permette di avere il tempo di creare un ponte tra il brutto/cattivo/sporco che i bambini, in certi momenti, percepiscono in maniera pressante dentro di sé e il bello/buono/pulito a cui la loro immagine vorrebbe corrispondere, perché non restino sensazioni così distanti ed estreme ma possano gradualmente incontrarsi nella persona “reale”. C’è un desiderio di integrazione e di armonia in tutti che deve continuamente fare i conti con i limiti, le dissonanze, i contrasti che ognuno in maniera diversa percepisce in sé.</p>
<p>Dire a un bambino o a una bambina imbarazzata perché si è sporcata o perché si intimidisce o si emoziona per qualcosa, di non vergognarsi, serve poco, perché il sentimento della “vergogna” esiste, indipendentemente da ogni condizionamento morale, sopraggiunge comunque quando si avverte un disagio o sentiamo lo sguardo o il giudizio di un altro. Non siamo noi comunque a potere giudicare un sentimento così istintivo com’è la vergogna, basta semplicemente creare le condizioni, attraverso un’educazione al pudore, perché ognuno con i suoi tempi e la sua sensibilità possa imparare a gestirla e ad elaborarla, senza restarne condizionati.</p>
<p>La reazione più immediata e naturale di fronte alla vergogna, sarebbe la riservatezza, ma il mondo degli adulti che ha perso il senso del pudore, ha trovato altri modi per risolvere il problema della vergogna: si reagisce ai disagi interni sovrastandoli o negandoli, annullando quel distanziamento emotivo che permette di .. riprendersi quando qualcosa ci turba. Se non c’è attenzione per questo spazio vitale, si è portati ad evitare ogni piccola frustrazione attraverso dei forzati riempimenti. Quante volte, con i bambini si usa impropriamente e esageratamente la parola, facendo loro ragionamenti complicati, o si toglie loro il respiro con effusioni fisiche eccessive, solo perché non si riesce a tollerare o a gestire diversamente una situazione emotiva forte, senza dare ai bambini il tempo di sentirla, riconoscerla e riprendersi.</p>
<p>Se, spesso mettendo in circolo altra ansia, non ci fosse l’urgenza di colmare un disagio e di tollerarlo come un momento necessario per la crescita, troveremmo i modi per affrontare meglio la situazione senza ricorrere a rimedi confusi e inopportuni. In certi casi potrà essere più indicato allontanarsi, o distrarre il bambino con delicatezza, o semplicemente dire con garbo due parole sull’accaduto, senza troppe interpretazioni e giudizi. Questo permetterebbe al bambino di guardare e superare senza traumi quella piccola o grande frustrazione provata. E questo è possibile se comunque rispettiamo uno spazio dove le cose vengono metabolizzate per trovare vie di risanamento, che non vediamo immediatamente, ma sappiamo esserci se diamo tempo e fiducia.</p>
<p>Il pudore è il luogo dove le emozioni acquistano dignità e possono essere riconosciute e nominate e quindi elaborate e armonizzate.</p>
<p>Ogni bambino, fin dalla nascita ha diritto a crescere in un ambiente dove possa trovare spazi per ricompattarsi dalle disarmonie, sia interne che esterne che lo feriscono. Innanzitutto uno spazio fisico vitale, dove il corpo trovi respiro fuori da eccessivi avvolgimenti. Sentire il confine tra la propria pelle e quella della mamma o altre figure accudenti , permette di uscire da uno stato di fusione che danneggia l’identità di ognuno. Educare al pudore vuol dire rispettare l’alterità, il diverso da sé fin dalla sua nascita, vuol dire considerare i figli non una proprietà o un prolungamento di sé ma persone separate anche se dipendenti per i bisogni primari e non solo.</p>
<p>Dal riconoscimento del sentimento del pudore, condizione per esprimere la propria individualità e rispettare quella dell’altro, deriva uno stile educativo e una concezione degli spazi e dei comportamenti in casa, che tiene conto di questa esigenza.</p>
<p>L’educazione in fondo nasce dall’esigenza di salvaguardare l’ autonomia e l’intimità di ognuno, figli e genitori, perché le cose buone e belle possano trovare accesso e respiro. Ripartire dal senso del pudore significa cominciare a distinguere i momenti della giornata, i tempi e le esigenze di ognuno, pur nel caos e nella fretta dei ritmi quotidiani, predisponendo piccoli spazi che ognuno, bambini e adulti, possa vivere senza intrusioni; dal proprio lettino, all’angolo con i propri giochi, al piatto dove si mangia, e al diritto alla riservatezza quando si è in bagno, così via. Soltanto da un educazione al rispetto dell’intimità, la sfera sessuale che nel bambini è per molto tempo confusa con altri bisogni o emozioni, man mano che si delinea e si localizza potrà essere vissuta nel rispetto del proprio corpo e del proprio desiderio e nel rispetto del corpo dell’altro.</p>
<p>Chiediamoci se tanti disagi dell’età evolutiva, dall’accitazione motoria che tutto vorrebbe divorare, alla chiusura estrema, non derivino da una cultura dove è venuta a mancare la riservatezza e il rispetto dei corpi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abattoir.it/2010/07/31/i-bambini-e-il-senso-del-pudore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

